La scoperta del Monte Bianco

Dopo l’articolo di Lino Fornelli e l’intervista di Messner, la notizia che segue (tratta dalla newsletter del Club Alpino Italiano) è sicuramente benvenuta. Pietro Crivellaro ricostruisce la prima salita del Monte Bianco in un nuovo volume della serie “Licheni” della Vivalda Editori:

“La scoperta del Monte Bianco” di Horace Benedict de Saussure è uno dei grandi classici della letteratura dedicata all’alpinismo, con la novità di un’avvincente ricostruzione di Pietro Crivellaro che risolve definitivamente il caso della prima ascensione del Monte Bianco, una vicenda fondamentale per la storia dell’alpinismo. Per la prima volta si documenta la responsabilità di De Saussure nell’intrigo, e si svela perché il primo salitore, il dottor Paccard (considerato idealmente dagli storici Graham Brown, Gavin de Beer e Pietro Crivellaro il primo vero alpinista), ha subito in silenzio la falsa storia. Leggi il resto dell’articolo

Alla ricerca dell’alpinismo perduto

Messner alla ricerca dell’alpinismo perduto

Oggi si banalizza tutto. E la colpa è anche dei club alpini

Domanda: “Cimeli a parte, che cosa offre di buono l’alpinismo ai nostri giorni?

Risposta: “L’ho più volte detto e scritto: le montagne sono diventate delle piste dove tutto è previsto e organizzato. La colpa è soprattutto dei club alpini, corresponsabili in questa banalizzazione”.

Il resto dell’intervista qui:
www.loscarpone.cai.it/news/items/messner-alla-ricerca-dellalpinismo-perduto-cai.html

Invito all’alpinismo medio

Mi è molto piaciuto l’articolo dell’alpinista Lino Fornelli - Invito all’alpinismo medio – che ha scritto per il bollettino del CAI di Torino (numero di maggio – giugno).

Questo bellissimo invito lo rivolgo a tutti coloro che amano le montagne e che credono che quanto espresso nell’art. 1 dello Statuto del Club Alpino Italiano, sia uno scopo da perseguire sempre, a maggior ragione nella nostra epoca dove troppo spesso la montagna viene banalizzata quando in essa si ricerca esclusivamente la prestazione sportiva, il noioso sensazionalismo dei record ad uso e consumo della civiltà della spettacolarizzazione:

Il Club alpino italiano (C.A.I.), fondato in Torino nell’anno 1863 per iniziativa di Quintino Sella, libera associazione nazionale, ha per iscopo l’alpinismo in ogni sua manifestazione, la conoscenza e lo studio delle montagne, specialmente di quelle italiane, e la difesa del loro ambiente naturale.

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Renato Chabod

Renato Chabod

Senza volerlo mi sento obbligato, su attenta e brillante segnalazione del mio amico GP, a fare una doverosa spiegazione in merito al titolo del libro, ovvero “Montagnes valdôtaines”, del post precedente, quello su Massimo Mila.

“Sei sicuro del titolo?” mi scrive via mail Gianpaolo. Un sussulto… Certo, ho il libro ma quel titolo è in verità da attribuire originariamente a Renato Chabod mi fa intendere GP. La colllana “Narratori“, con la quale la rivista Meridiani Montagne ha pubblicato una raccolta degli scritti di Mila, ha adottato quel titolo per richiamare un po’ l’attenzione. Chiarita la cosa mi rimane però una perplessità, nel buco nero della mia ignoranza:

Ho rincorso per tanto tempo su ebay quel libro di Chabod…“ mi scrive GP. Ebay? GP mi sta parlando di una rarità? Ma queste montagne valdostane sono davvero così introvabili ?

Mi butto su Librinlinea… figuariamoci se non si trova alla Biblioteca Nazionale della Montagna di Torino… Digito “Montagnes valdôtaines” (senza il tettuccio sulla “o”…) ma di Renato Chabod nessua traccia in tutto il Piemonte. Allora ci metto anche il circonflesso sulla “o”. Niente. Leggi il resto dell’articolo

Massimo Mila

Forse complice il fatto di aver compiuto un’immersione in una Valle da sogno (spero di riuscire a parlarvene presto), forse il fatto che sto iniziando una nuova avventura con il CAI Uget, forse il fatto che in quella Valle c’erano montagne da fine del mondo…ma soprattutto il caso, che ieri sera ha voluto che mi ritrovassi tra le mani un libro,  Montagnes valdôtaines, di Massimo Mila, acquistato qualche anno fa, in occasione del ventennale della sua morte avvenuta nel 1988.

Nella quarta di copertina leggo queste poche righe che mi sono piaciute tanto:

Se l’alpinismo è qualcosa di più di uno sport, questo è dovuto al fatto che è una forma di conoscenza. Conoscenza approfondita, a misura di microscopio, della crosta terrestre su cui ci tocca vivere. Conoscerla fino all’ultimo anfratto, fino all’ultima ruga che solca una parete, fino all’ultimo risalto infinitesimale che permette al sestogradista di passare su una placca disperatametne liscia.”

Massimo Mila

Il clima del Canavese

La mappa che si trova su Nimbus e che permette di scegliere la stazione meteo da cui prelevare i dati.

Qualche tempo fa, grazie ai bollettini meteo di Nimbus, che ricevo nella casella di posta elettronica più volte alla settimana e che includono anche notizie legate all’attività svolta della Società Metereologica Italiana (SMI), mi ero soffermato sulla Banca Dati del clima del Canavese osservando soprattutto i dati rilevati dalle stazioni meteo poste in quota come, per esempio, quelle del Lago di Valsoera (2440 m), quella del Lago di Teleccio (1917 m) oppure quella del Lago Serrù (2275 m).

I dati che si possono leggere sono davvero interessanti e stimolano molto la curiosità perché, in molti casi, come quelli da me presi in considerazione, le serie numeriche iniziano dagli anni cinquanta e terminano nel 2004, includendo così anche la terribile estate del 2003. Leggi il resto dell’articolo

A Olivier e Charlotte. Angeli volati via

A dispetto di una vita in cui tutto viene calcolato e predeterminato, voi siete stati grandi.

Perché capaci di liberare i vostri sogni tra le immensità delle montagne.

Beppeley

“497…”

RoxAmo la montagna da sempre.
Da quando ero piccola, quando se mia madre decideva che non potevo andare a fare una passeggiata con gli amici più grandi che mi venivano a cercare, lei arrivava a nascondermi gli scarponcini: io rimediavo mettendomi i suoi che erano di 3 o 4 numeri più grandi, e scappavo via per qualche ora. Boschi, greggi, cespugli di mirtilli, animali, montagne, aria pura. I ragazzi più grandi che offrivano a me, mascotte di 4 o 5 anni, un pezzo di pane con due fette di salame. Poi, a casa le prendevo di santa ragione. Ma ne valeva la pena, perché avevo visto cose meravigliose per me, che non perdevo tempo a disegnare e colorare nei miei quaderni. Sapevo già scrivere, e sotto ogni disegno, davo il nome all’animale o alla pianta o alla montagna visti, sovente affidandomi ai suoni che non avevo ben decifrato dai ragazzi più grandi, spesso paesani, che parlavano in patuà. Le sberle che mi aspettavano a casa, valevano la pena e le punizioni a tempo, pure, grazie a tutto ciò che i miei occhi avevano visto quel giorno. Leggi il resto dell’articolo

Gian Carlo Grassi

Gian Carlo GrassiChi si addentra nel Vallone di Sea, in alta Val Grande di Lanzo, dopo pochi minuti incontra un enorme masso di gneiss squadrato con una parete perfettamente liscia che guarda verso il sentiero. È uno dei tanti blocchi ciclopici trasportati a valle dal ghiacciaio della Ciamarella. Con il suo sorriso beffardo, Gian Piero Motti mi aveva raccontato che quando capitavano da quelle parti con Gian Carlo fingevano, come se fosse stata la cosa più naturale del mondo, di aver scalato più e più volte quel muro senza sforzo alcuno, lasciando che il povero Calimero, stupefatto, si grattasse disperatamente i polpastrelli per ore senza riuscire a progredire di un centimetro. «Eravamo delle carogne» aveva concluso Gian Piero.”

Tratto dal libro ”Mal di Montagna” di Enrico Camanni.

Il primo aprile del 1991 il grande alpinista Gian Carlo Grassi lasciava questo mondo. Enrico Camanni lo ricorda con un articolo comparso sulla rubrica “Montagna” del quotidiano  La Stampa.

Ecco l’articolo: “Grassi, l’attimo fuggente per il profeta del ghiaccio

Qui invece l’articolo di Marco Blatto: “Gian Carlo Grassi: il sentimento della meta” pubblicato dal settimanale “Il Risveglio“.

Beppeley

Neve – Nives

Il nome proprio influisce sul tuo destino?

Origine del nome Nives:

da Wikipedia: riflette il culto della “Madonna della Neve” o, in latino, Maria Santissima “ad Nives”. Il significato di tutte le sue forme è quindi “neve”.

 locandina serata Nives Meroi a Cumiana

Serpillo

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