Anello Pianardi – San Berné – Frassa – Pianardi

Verso San Berné

Di questi angoli meravigliosi delle Alpi Graie Meridionali, ne avevo già parlato grazie a Gian Marco Mondino e a Piercarlo Jorio con i post “Sguardi sulla Val Grande di Lanzo” e “L’impero nascosto“.

Il 13 maggio il Corso Base di Escursionismo del CAI Uget Torino è stato proprio in Val Grande di Lanzo, lungo questo bellissimo itinerario. Peccato che il tempo non sia stato molto clemente.

In attesa finalmente di una domenica assolata, vi lascio tutte le indicazioni escursionistiche per mettersi il sacco in spalla e partire.

Andiamo in questi luoghi per conoscerli, apprezzarli e anche per farli un po’ nostri. Così facendo li lasceremo  intatti e frequentabili da chi verrà dopo di noi. Posare il nostro sguardo su questi angoli dell’anima rappresenta un piccolo grande gesto di amore e di generosità verso l’umanità, la nostra, che ci permetterà di riconciliarci con il mondo e le sue inquietudini.

Questi sentieri avrebbero urgente bisogno di manutenzione, di pulizia e di segnaletica, sia orizzontale che verticale. Tentare di non dimenticarli è il primo passo per tenerli in vita, per farli prigionieri del nostro cuore e poi, forse, anche per curarli.

Come ci suggerisce flaco,  ”Basta prendere e andare“… e lasciarci così alle spalle, per qualche momento,  il mondo asfissiante della nostra epoca, quello che troppo spesso ingabbia il nostro spazio più intimo. Leggi il resto dell’articolo

Valvestino

Foto di popof1959 (http://popof1955.wordpress.com)

Popof1955, nel suo blog libera…mente, ci racconta di un angolo bellissimo delle Prealpi bresciane, a seguito di un’escursione fatta con il C.A.I sezione di Vaprio d’Adda (www.caivaprio.it/):

Cosa c’è di meglio di una giornata in montagna per riconciliarsi con il mondo? Una giornata di ferie e con gli amici del gruppo Vecchio Scarpone del CAI di Vaprio d’Adda, mi son concesso una sana passeggiata su è giù per i sentieri di una valle che è ancora ben conservata, tra il lago di Garda e il lago di Idro.

Narra una leggenda che un padre donò ai sette figli questa valle e questi, visto che si volevano cosi bene, dettero vita a sette nuclei di paesi diversi,  con una caratteristica comune, da nessuno di essi si poteva vedere l’altro, eccetto uno che poteva vederli tutti. Difatti percorrendo il  sentiero storico n. 2 attraversando pascoli e boschi i paesini si vedono a distanza solo uno alla volta.” [...]

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I camosci del Pian delle Masche

Un ottimo libro che ci permette di andare alla scoperta di luoghi stupendi, al di fuori degli itinerari escursionistici più battuti, è quello scritto da Marco Blatto, Raffaele Monti e Luca Zavatta che si intitola ”Le Valli di Locana, Piantonetto e Ribordone” edito da l’Escursionista & Monti editori.

Vi parlo di questa guida escursionistica perché mi ha permesso di scoprire qualcosa di più di quel “Pian delle Masche” di cui ho parlato nel post Tera dla nei, tera dli prà.

Questo pianoro delle streghe è una spianata circolare posizionata sulla cresta che unisce Cima Ròsta a Cima Loit, tra il vallone di Guaria e la conca sovrastante il santuario di Prascondù, nel comune di Ribordone (siamo in provincia di Torino a cavallo tra la Valle di Ribordone e la Val Soana). Molti sono i luoghi di montagna così battezzati dall’immaginario popolare delle genti alpine. Leggi il resto dell’articolo

Incontri a Sea

Finalmente una mattina di tregua dal maltempo di questo piovosissimo ponte primaverile, una levataccia alle 5, un caffè bevuto al freddo perché non c’è il tempo di accendere la stufa e si scende a Chialamberto per poi risalire la valle fino a Forno Alpi Graie dove parcheggiamo l’auto prima del ponte sulla Stura. Le premesse sono state ottime: da Candiela a Forno una dozzina di caprioli ci attraversano la strada, altrettanti ne vediamo pascolare nei prati che costeggiano la provinciale e a Campo Pietra una bellissima volpe ci osserva tranquilla dai prati a monte; peccato che sia ancora troppo buio per fotografare con la piccola digitale che mi sono portato.

L'Alpe Balma Massiet, vallone di Sea

L’Alpe Balma Massiet, Vallone di Sea

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Santa Cristina

Il Santuario di Santa Cristina (1340 m)

Bella escursione ad anello, effettuabile praticamente tutto l’anno, salvo in caso di forte innevamento, che si svolge su buoni sentieri rivisti completamente nella segnaletica dal CAI di Lanzo  nel 2011. Sebbene il Santuario sia situato a quota modesta, il panorama che si spalanca ai nostri occhi è davvero fantastico (quasi un 360°).

Lungo il percorso si trovano tracce di insediamenti preistorici,  la Cappella della Peste con affreschi eseguiti nel 1577 da Oldrado Perino della Novalesa e la Cappella degli Angeli in località Ladant.

Santa Cristina di Bolsena, la vergine martire ai tempi di Diocleziano (fu condannata ad essere uccisa da serpi velenose che però si rifiutarono di aggredirla uccidendo invece il sui boia; per questo motivo è invocata sia come protettrice del bestiame e dei raccolti, sia contro le vipere), ha nelle Valli di Lanzo un culto particolare incentrato sulla processione (24 luglio) alla cappella-santuario. Leggi il resto dell’articolo

Tera dla nei, tera dli prà

Complice la pioggia e la voglia di riorganizzare  il blogroll dei Camosci bianchi , mi trovo a rovistare in alcuni siti interessanti e ricchi di risorse che mi fanno intraprendere qualche bel “percorso” di montagna. Uno di questi è il sito Chambra d’oc – portal d’Occitènia (http://www.chambradoc.it/) che tra i vari “viaggi” che propone ce n’è uno che mi fa prendere contatto con la lingua francoprovenzale. Nella sezione “Vivre la monthana“ apprendo che c’è una canzone (file audio qui) che ci racconta di luoghi di montagna che possono essere anche uno spunto per fare delle escursioni insolite, alla ricerca di aree alpine un po’ meno conosciute e frequentate, al di fuori dei percorsi più battuti, ma sicuramente molto interessanti.

“E’ nel 1999 che Graziano Grua, Valsoanino di radici ha composto il canto “Terra della notte, Terra dei prati” con l’idea di proporla come Inno franco provenzale. Leggi il resto dell’articolo

Lago di Viana

Il Lago di Viana vestito di bianco (2204 m)

I dati nivologici del bollettino dell’Arpa di venerdì scorso mi raccontano di manto continuo, settore ovest delle Alpi, versanti esposti a sud, dai 2500-2800 metri di altitudine.

Il Lago di Viana galleggia lassù, a 2200 metri. Dovrebbero bastare per dimenticarsi a casa le racchette da neve. Versante sud… quello da Viù… Dall’altra parte si decolla da Ala di Stura, da nord. Troppa neve e poi conosco già quel versante. Ci ho lottato affinché tornasse in vita. Sentieri persi, sentieri ritrovati… Una stupenda escursione nel 2008 in occasione della 11ª Settimana Nazionale dell’Escursionismo nelle Valli di Lanzo… Lottare per non far morire nell’indifferenza un angolo stupendo delle nostre Alpi.

Lago di Viana da Viù vuol dire parcheggiare l’auto all’Alpe Bianca. E poi vuol dire scendere, calzare gli scarponi e  mettersi in cammino per inalare un esempio terribile di stupidità umana. Il mostro è lì. Ci impone la sua presenza scheletrica per raccontarci di progetti di insediamenti turistici (così come recita un cartellone ormai sbiadito) e di sogni luccicanti di bianco miseramente falliti. Leggi il resto dell’articolo

Alpis Graia

Chiesetta di Pont-Serrand (1602 m - fraz. di La Thuile) dedicata a San Bernardo

l’uomo non poteva scappare perché un drago gli sbarrava la strada

La foto qui a lato (un clic per ingrandirla) raffigura San Bernardo da Mentone intento a tenere a bada un drago incatenato. Siamo in Valle d’Aosta, a Pont-Serrand (1602 m),  frazione bellissima del Comune di La Thuile, attraversata dalla antica via consolare delle Gallie, costruita dai Romani per guadagnare Alpis Graia  (il Colle del Piccolo San Bernardo) uno dei passi più importanti utilizzato nell’antichità per raggiungere le Gallie. Questo valico, prima della costruzione dei trafori autostradali del Bianco e del Frejus, era ancora uno dei più frequentati per andare in Francia (il Passo permetteva di collegare la Valle d’Aosta con la Valle della Tarantasia).

Ovviamente, nella nostra cultura, il drago riassume simbolicamente tutti gli aspetti della notturnità: mostro ridicolmente antidiluviano, bestia del tuono, furore delle acque, seminatore di morte, esso è una creatura della paura ereditata dalla mitologia celtica“.

 ”Nel Vangelo, nelle lettere paoline, in quelle di San Pietro e nell’Apocalisse, il «diavolo», il «dragone», «l’antico serpente» edenico, sono tentatori che corrompono l’uomo, lo spingono al male.

Dragoni, serpenti ed altri mostri hanno da sempre alimentato l’immaginario popolare delle genti alpine, come ci spiega Piercarlo Jorio (sue le citazioni in questo post), fino all’avvento del cristianesimo (ma certi riti e credenze di origine celtica non sono mai stati sradicati completamente: pensiamo, ad esempio, ai fuochi della festa di San Giovanni a Torino). Leggi il resto dell’articolo

Il selvatico fuori e dentro di noi

«Che cosa posso imparare da un salmone?», chiedeva un esploratore bianco ad un indiano Kwakiul. In quella domanda c’era tutta l’arroganza che scaturisce da una presunzione irrecuperabile nei confronti di una conoscenza antica, atavicamente adagiata in ognuno di noi. Il bozzolo dell’educazione, della cultura metropolitana, del pratico «tutto subito» hanno distrutto la nostra capacità di sentire la terra e il suo canto, il silenzio delle pietre, il disperato urlo della valanga, il tenue sibilo delle piante.

Nell’ermetica chiusura della nostra cultura, che ci offre luoghi deputati per ogni cosa, che ci ha imposto lo stupore della neve, il fastidio del vento, l’esaltazione per un volo migratorio d’anatre, noi sentiamo impellente la necessità di ritrovare il sentimento della terra. Abbiamo bisogno di riscoprire l’«originalità interiore», con i suoi segni elementari, con la sua matrice selvatica. La vita sintetica, spesso programmata, sembra non offrire vie di fuga, e anche i probabili itinerari più spontanei e umani, pare siano lontani, ricchi d’avversità, difficili da trovare. Ma è in quel «trovare» la chiave del nostro vivere: è necessario ritornare sui nostri passi e cercare il selvaggio che, alla fine, ci salverà la vita.  Leggi il resto dell’articolo

L’impercettibile sussurro delle pietre

Pera Ciapel lungo il percorso per i Laghi di Sagnasse

Ringrazio sentitamente la redazione di Panorami-Vallate Alpine per avermi concesso la possibilità di riportare qui l’interessantissmo articolo di Gian Marco Mondino, sulle pietre che raccontano nelle Valli di Lanzo, pubblicato nel numero di Gennaio – Febbraio e di cui vi ho parlato nel post “Letture ed appuntamenti“.

Le foto che vedete qui sono mie e rappresentano solo una piccola parte di quelle che si trovano invece nella versione stampata. Mi scuso con l’autore e l’editore se non posso riprodurre anche tutte le immagini, davvero molto significative.

Nell’articolo viene citato il signor Giacomo Bossonetto. Costui è un montanaro d’hoc, una persona straordinaria di cui avevo parlato nel post “Sentieri ritrovati“.

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Quando le pietre raccontano

Formazioni rocciose, pietre sacre e macigni verticali: prodigi della natura da sempre venerati dagli uomini

GIAN MARCO MONDINO

La pietra, osserva Claude Lecouteux, uno dei maggiori studiosi dell’argomento, ricorre in modo costante nelle credenze e nelle tradizioni dei popoli europei, onnipresente nella storia umana con forme e poteri disparati, dalla Bibbia alla mitologia greco-romana ed alle leggende medievali. In tutta l’Europa meridionale, tra i popoli pre-indoeuropei, il culto della pietra fu così radicato da influenzare i conquistatori successivi, che ne continuarono certi moduli di espressione del sacro, in primo luogo nei megaliti. Le pietre erano viste non come elementi inanimati, ma nate dalla madre-terra, di cui conservavano ed emanavano i poteri e le energie vitali (G. Barbadoro – R. Nattero, “Il Cuore antico”, 2010). Perciò, in quanto sede di forze soprannaturali, esse erano capaci di proteggere, guarire ed esaudire, e come tali erano venerate. Leggi il resto dell’articolo

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