Il rischio valanghe
20 febbraio 2012 3 commenti
Grazie al post precedente, “Il silenzio della neve”, che mi ha dato lo spunto per ulteriori ricerche di risorse su internet, ho scoperto un sito interessante per chi ama frequentare la montagna in ambiente innevato.
E’ il servizio SIVA (Sistema Informativo Valanghe) che molto probabilmente gli scialpinisti e i ciaspolatori più arditi, ma anche i più informati ed attenti a prevenire il rischio valanghe, lo conosceranno già. Personalmente invece è stata una piacevole sorpresa poter accedere a tale strumento, così definito dall’Arpa Piemonte:
“Il Sistema Informativo Valanghe è uno strumento di analisi e consultazione di dati cartografici, data base alfanumerici associati, fotografie e documenti storici, periodicamente aggiornato alla luce degli eventi valanghivi stagionali e del reperimento di nuovi dati storici”.
Così, pensando alla mia modestissima attività escursionistica in ambiente innvevato, ho provato a curiosare in Val d’Ala (Valli di Lanzo) analizzando la zona di Testa Pajan (1858 m), gradevole meta di un’ escursione con le racchette da neve (media difficoltà), con partenza da Almesio (760 m – fraz. di Ceres) percorrendo una carrozzabile che ben presto diventa una strada sterrata (anche senza neve è una piacevole ed interessante escursione in un ambiente solitario e molto affascinante; ne avevo già parlato nel post “Il mondo dietro casa“). Leggi il resto dell’articolo




menica scorsa ho trascorso una bellissima domenica in compagnia degli amici del 








Con la legge regionale 2/2009 il Piemonte aggiunge regole più severe per le attività invernali in montagna allo scopo di aumentare la sicurezza. In particolare le norme più discusse sono quelle, inserite nell’articolo 30, che obbligano tutti coloro che si muovono su terreno innevato al di fuori delle piste o percorsi definiti sicuri dai singoli comuni di “munirsi di appositi sistemi elettronici di segnalazione e ricerca, pala e sonda da neve per garantire un idoneo intervento di soccorso“. Non voglio certamente mettere in discussione l’importanza di muoversi con la maggiore sicurezza possibile in montagna, ma mi rendo conto che prima ancora dei dispositivi di sicurezza bisogna utilizzare le regole del buonsenso. Purtroppo una legge non riesce a tenere conto delle sfumature della realtà che cerca di regolare e in questo caso non riesce nel difficile compito di segnare una linea di confine tra escursioni oggettivamente poco pericolose e le gite di scialpinismo. Questo potrebbe dare la falsa sensazione a chi frequenta la montagna in maniera superficiale di sentirsi al sicuro solo perchè indossa un ARVA oppure tenere alla larga coloro che vorrebbero farsi due passi nella neve, ma non intendono spendere così tanti soldi per comprarsi l’attrezzatura, magari per utilizzarla un paio di volte l’anno. Bisogna inoltre considerare che tutto ciò potrebbe ostacolare non poco quel turismo legato alle escursioni invernali che invece bisognerebbe incentivare perchè è una forma sostenibile di sfruttamento del territorio.
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