La scoperta del Monte Bianco

Dopo l’articolo di Lino Fornelli e l’intervista di Messner, la notizia che segue (tratta dalla newsletter del Club Alpino Italiano) è sicuramente benvenuta. Pietro Crivellaro ricostruisce la prima salita del Monte Bianco in un nuovo volume della serie “Licheni” della Vivalda Editori:

“La scoperta del Monte Bianco” di Horace Benedict de Saussure è uno dei grandi classici della letteratura dedicata all’alpinismo, con la novità di un’avvincente ricostruzione di Pietro Crivellaro che risolve definitivamente il caso della prima ascensione del Monte Bianco, una vicenda fondamentale per la storia dell’alpinismo. Per la prima volta si documenta la responsabilità di De Saussure nell’intrigo, e si svela perché il primo salitore, il dottor Paccard (considerato idealmente dagli storici Graham Brown, Gavin de Beer e Pietro Crivellaro il primo vero alpinista), ha subito in silenzio la falsa storia. Leggi il resto dell’articolo

Sulle tracce del mito

Forse qualcuno di voi si ricorderà dei post che ho scritto sulla leggenda dell’Uomo Selvatico riportando il pensiero di Annibale Salsa e di Massimo Centini. E forse qualcuno di voi sa quante volte in questo spazio virtuale abbiamo parlato della Val Grande di Lanzo (Torino) e di Vonzo (frazione di Chialamberto).

Massimo Centini, nel libro L’Uomo Selvaggio, Antropologia di un mito della montagna (Priuli & Verlucca), di cui ho parlato per la prima volta qui, riporta alcune fonti sull’Uomo Selvaggio raccolte sul campo nel corso di un’indagine condotta proprio nella Val Grande di Lanzo oltre a quella fatta in Val Grona (Cuneo).

Prima di riportare le interviste fatte ad alcuni abitanti della zona di Vonzo, vorrei fare una piccola introduzione su questo tema, così complesso e delicato parlandovi di un altro libro di  Massimo Centini molto interessante, uscito solo qualche giorno fa, che si intitola Creature fantastiche, viaggio nella mitologia popolare in Piemonte, Ligura e Valle d’Aosta  (Priuli & Verlucca) nella cui premessa viene subito fatta chiarezza sulla serietà di questi argomenti che attengono al mito e alle leggende popolari: Leggi il resto dell’articolo

Musei della pietra

“Arrivano in Ossola da ogni angolo del mondo: dall’America, dall’Asia, dal Medio Oriente, dai Paesi europei. Con l’obiettivo di studiare e recuperare un patrimonio rurale in evidente abbandono. E ridar vita a villaggi montani che, cadendo a pezzi, sotterrano anni di cultura. Come se il tempo passasse un colpo di spugna su un’architettura di alto pregio. Cancellandola [...]

[...] Gli amministratori devono esser consapevoli e orgogliosi di questi tesori che se solo li avessero gli americani farebbero salti di gioia. Leggi il resto dell’articolo

I piloni votivi

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Tutti  noi, giovani o anziani, camminando lungo le strade e i sentieri delle nostre borgate e delle baite in montagna, ci siamo fermati a guardare queste piccole costruzioni, “I piloni votivi”. Quanti ne abbiamo visti! Alcuni piccoli, altri molto grandi, quasi piccole cappelle, tutti esempi di fede, di religiosità, talvolta anche di superstizione; e, nelle loro nicchie più o meno grandi, immagini sacre, Crocifissi, Madonne dallo sguardo dolcissimo. Sono stati costruiti spesso in ringraziamento per pericoli miracolosamente scampati, spaventose calamità naturali o per gravi incidenti.

I nostri nonni avevano tanta fede, ma soprattutto il “timor di Dio”, ormai sempre meno sentito. Il pilone era considerato luogo di devozione: passando davanti alla nicchia molti si facevano il segno della croce. Personalmente mi sono fermata tante volte per una breve preghiera.

Ho visto piloni in alta montagna nei luoghi più impervi, vicino alle baite. Mi ha sempre colpito un fatto: mentre le case venivano costruite in pietra a secco, spesso mal riparate, i piloni erano costruiti con sabbia e calce, perfetti nelle linee, il piccolo tetto coperto da lose, sormontato da una croce di ferro. Il biancore dei loro muri, fra il verde dei prati e dei boschi, faceva un forte contrasto, visibile da molto lontano ed era proprio questo a incutere rispetto per il luogo.

Degno di nota è il pilone, dedicato a San Vito, che si trova sulla provinciale di Voragno, salendo verso destra. Si racconta che un corteo funebre, scendendo lungo la strada per portare il defunto al cimitero di Ceres per la tumulazione, si fermò alla “posa”, luogo dove veniva posata la cassa per un breve tempo (una volta le salme venivano portate a spalla chiuse in una rudimentale cassa di legno). Ad un tratto coloro che stavano accanto al feretro parvero udire alcuni rumori provenienti dalla cassa; stupiti e anche un po’ timorosi decisero di sollevare l’asse di legno che,  fungeva da coperchio. Quale non fu il loro stupore nel vedere l’uomo disteso dentro al feretro che dava segni di vita! Portati i soccorsi necessari, l’uomo riprese piena coscienza; alcune testimonianze asseriscono che visse ancora per molti anni. Per questa miracolosa ripresa della vita fu costruito il pilone di San Vito, tuttora in buono stato di conservazione.

Con tristezza e nostalgia dobbiamo constatare che queste dimostrazioni di fede non sono più sentite. Molti piloni, testimonianza della religiosità e della civiltà della nostra gente di montagna, sono oggi coperti da rovi e cespugli o sono addirittura crollati; solo in rare nicchie resta qualche immagine del tempo che fu.

Ormai l’uomo si ritiene superiore ad ogni legge, come se fosse immortale.

Lia Poma

Per approfondimenti cliccare qui (il file e’ in pdf).

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I racconti di una montanara

Il nostro blog si impreziosisce delle testimonianze della nostra cara amica  Lia, il cui cuore immenso abita una minuscola frazione della Val d’Ala dove il campanile della sua piccola Cappella scandisce il tempo di questo angolo silenzioso delle Alpi Graie (la foto qui a lato non rappresenta la Cappellina di tale frazione ma è altrettanto preziosa ed amata).

Ciò che scrive lo si può anche trovare su Lou Bouletìn ëd Sérëss dal quale emerge lo sguardo ricco di rara umanità e di genuina fede di una vera montanara delle Valli di Lanzo.

Il volto di Lia è un volto che commuove, che lascia profondamente attoniti e stupiti di fronte alle sue parole traboccanti di amore e di orizzonti di senso.

Grazie ai suoi racconti ed alle sue fedeli ed appassionate descrizioni, possiamo comprendere un po’ di più il luogo montagna magari essendo meno distratti di fronte a tutti quei segni, e a quelle testimonianze della vita dei montanari, di cui le Alpi sono custodi, e che ancora possiamo facilmente rintracciare durante un’escursione.

Mai è stato più bello, appagante e vero viaggiare tra i monti dopo che ci ha donato la calorosa accoglienza della sua dimora.

Grazie Lia di averci permesso di riportare qui, nel via vai virtuale di internet, il colore e il “sapore”, talvolta amaro, talvolta doloroso, delle tue care ed amate splendide montagne.

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Amatele, perchè sono cosa nostra

Maria Savi-Lopez, signora napoletana nata nel 1846,  ha scritto un libro bellissimo che si intitola «Le Valli di Lanzo – bozzetti e leggende» edito, come ristampa anastatica (la versione originale è datata 1886), da Arnaldo Forni Editore, di cui qui riporto la stupenda introduzione.

Non ho voluto appositamente adornare il testo con delle foto perché sarebbero davvero superflue, tanta è la bellezza e la poesia delle parole e dei pensieri di questa bravissima scrittrice che vanta una vastissima bibliografia (tra cui anche «Leggende delle Alpi»).

Oltre a dimostrare una grande talento nello scrivere, la signora Savi-Lopez ci fa apprezzare il vero volto di quello che noi oggi chiamiamo “escursionismo”. E se poi, a farcelo ammirare, è una napoletana, allora possiamo davvero crederci…

Se potete, trovatevi qualche minuto per perdervi tra le su parole  perché lo sguardo straordinario di questa donna, verso le sue amate montagne piemontesi, saprà farvi viaggiare con l’immaginazione e con la fantasia come solo pochi narratori sanno fare.

Non ve ne pentirete. Leggi il resto dell’articolo

La voce del bosco

Il post sulla leggenda dell’Uomo Selvatico, che ho scritto all’inizio di febbraio, grazie all’ispirazione ricevuta dal giornalista Carlo Grande, con il suo articolo sul Carnevale, mi ha indotto a percorrere un sentiero. Non di montagna, ma culturale.

In quel post Annibale Salsa cita un libro di riferimento sulle leggende che ruotano intorno a questo mito della montagna. E’ scritto da Massimo Centini ed è davvero un bel libro. Si intitola “L’Uomo Selvaggio. Antropologia di un mito della montagna” (Priuli & Verlucca 2000) e l’ho scovato per caso, osservando la vetrina dell’edicola-libreria di Roberto Bergamino che si trova dalle parti di Germagnano (belli i suoi libri sull’escursionismo nelle Valli di Lanzo: è stato uno dei primi personaggi che mi ha permesso di fare davvero un’esplorazione di quell’area alpina proprio grazie alle sue pubblicazioni).

Sarà anche solo un mito, ma personaggi che rievocano tale leggenda ne esistono sulle montagne, sebbene purtroppo siano davvero pochi. Ci ho pensato parecchio negli ultimi giorni, mentre leggevo il libro, e mi è tornato in mente un signore della Val d’Ala. E’ un omino piccolo, con tanto di barba lunga e folta. Un personaggio particolare e affascinante che ti incanta quando ti racconta del tempo che trascorre nei boschi, in mezzo agli alberi. Si sente bene quando va a caccia di legna. Intere giornate a contatto stretto con la natura, con le colonne del cielo. Leggi il resto dell’articolo

L’impercettibile sussurro delle pietre

Pera Ciapel lungo il percorso per i Laghi di Sagnasse

Ringrazio sentitamente la redazione di Panorami-Vallate Alpine per avermi concesso la possibilità di riportare qui l’interessantissmo articolo di Gian Marco Mondino, sulle pietre che raccontano nelle Valli di Lanzo, pubblicato nel numero di Gennaio – Febbraio e di cui vi ho parlato nel post “Letture ed appuntamenti“.

Le foto che vedete qui sono mie e rappresentano solo una piccola parte di quelle che si trovano invece nella versione stampata. Mi scuso con l’autore e l’editore se non posso riprodurre anche tutte le immagini, davvero molto significative.

Nell’articolo viene citato il signor Giacomo Bossonetto. Costui è un montanaro d’hoc, una persona straordinaria di cui avevo parlato nel post “Sentieri ritrovati“.

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Quando le pietre raccontano

Formazioni rocciose, pietre sacre e macigni verticali: prodigi della natura da sempre venerati dagli uomini

GIAN MARCO MONDINO

La pietra, osserva Claude Lecouteux, uno dei maggiori studiosi dell’argomento, ricorre in modo costante nelle credenze e nelle tradizioni dei popoli europei, onnipresente nella storia umana con forme e poteri disparati, dalla Bibbia alla mitologia greco-romana ed alle leggende medievali. In tutta l’Europa meridionale, tra i popoli pre-indoeuropei, il culto della pietra fu così radicato da influenzare i conquistatori successivi, che ne continuarono certi moduli di espressione del sacro, in primo luogo nei megaliti. Le pietre erano viste non come elementi inanimati, ma nate dalla madre-terra, di cui conservavano ed emanavano i poteri e le energie vitali (G. Barbadoro – R. Nattero, “Il Cuore antico”, 2010). Perciò, in quanto sede di forze soprannaturali, esse erano capaci di proteggere, guarire ed esaudire, e come tali erano venerate. Leggi il resto dell’articolo

Letture ed appuntamenti

Eccovi alcune cose interessanti…

L’ultimo numero della rivista bimestrale “Panorami - vallate alpine” (numero di Gennaio - Febbraio) pubblica un bellissimo articolo di Gian Marco Mondino sulle pietre che raccontano nelle Valli di Lanzo: è uno stupendo viaggio alla ricerca di quei segni importanti, sia lasciati dall’uomo e sia lasciati dalle forze naturali, che ci possono far comprendere un qualcosa in più della cultura di quei luoghi; tra l’altro Mondino ci offre degli spunti favolosi per effettuare un escursionismo intelligente e sicuramente molto appagante: un’ottima lettura per uscire dal déjà-vu.

La pietra, osserva Claude Lecouteux, uno dei maggiori studiosi dell’argomento, ricorre in modo costante nelle credenze e nelle tradizioni dei popoli europei, onnipresente nella storia umana con forme e poteri disparati, dalla Bibbia alla mitologia greco-romana ed alle leggende medievali. In tutta l’Europa meridionale, tra i popoli pre-indoeuropei, il culto della pietra fu così radicato da influenzare i conquistatori successivi, che ne continuarono certi moduli di espressione del sacro, in primo luogo nei megaliti. Le pietre erano viste non come elementi inanimati, ma nate dalla madre-terra, di cui conservavano ed emanavano i poteri e le energie vitali (G. Barbadoro – R. Nattero, “Il Cuore antico”, 2010). Perciò, in quanto sede di forze soprannaturali, esse erano capaci di proteggere, guarire ed esaudire, e come tali erano venerate. [...]

La rivista Panorami-Vallate alpine la trovate in edicola (€ 3,50). Ho provato a chiedere via mail l’autorizzazione a pubblicare l’articolo su questo blog. Vediamo se mi risponderanno. Leggi il resto dell’articolo

Il tempo rubato

Il vero antidoto contro la modernità è riprendersi il tempo. Vivere spazi di tempo liberato.

Marco Belpoliti, sulle pagine del quotidiano “La Stampa”, ci parla della generazione “No future” grazie a due libri: uno è di Marc Augé (l’antropologo francese che ha elaborato il concetto del nonluogo), e si intitola ”Futuro“, e l’altro è di Gustavo Pietropolli Charmet che ha scritto “Cosa farò da grande? Il futuro come lo vedono i nostri figli“.

[...] È in corso un vero e proprio scippo del tempo, l’effetto di un’attiva invidia degli anziani, che culmina nella requisizione del tempo di vita dei ragazzi, per farlo diventare tempo della scuola, come accade nei licei, o del dopo scuola, come nelle attività sportive e nei corsi di addestramento, dalla musica alla dizione, fino alle vacanze-studio in Inghilterra: «tutte creazioni adulte finalizzate a ridurre il tempo libero dei ragazzi». [...] Leggi il resto dell’articolo

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