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	<title>I camosci bianchi</title>
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	<description>Blog di discussione sulla montagna, escursionismo, cultura e tradizioni alpine</description>
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		<title>La montagna invisibile</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 06:30:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beppeley</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente montano]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura della montagna]]></category>
		<category><![CDATA[conoscenza]]></category>
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		<description><![CDATA[Sebbene il territorio piemontese sia costituito quasi per il 50 per cento da montagne, queste faticano non poco ad entrare nelle case dei cittadini attraverso la televisione. Eppure, a pensarci bene, le montagne non rappresentano solo lo sci quando nevica. Sarà anche vero che a livello politico, in termini di elettori, numericamente parlando, la montagna &#8220;conta&#8221; [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=camoscibianchi.wordpress.com&amp;blog=29899088&amp;post=1968&amp;subd=camoscibianchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/montagna-invisibile.jpg" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-1861" title="Montagna invisibile" src="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/montagna-invisibile.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a>Sebbene il territorio piemontese sia costituito quasi per il 50 per cento da montagne, queste faticano non poco ad entrare nelle case dei cittadini attraverso la televisione.</p>
<p style="text-align:justify;">Eppure, a pensarci bene, le montagne non rappresentano solo lo sci quando nevica.</p>
<p style="text-align:justify;">Sarà anche vero che a livello politico, in termini di elettori, numericamente parlando, la montagna &#8220;conta&#8221; poco, ma è altrettanto indiscutibile che le risorse che essa racchiude sono davvero molto importanti per tutti e non solo quando si parla di sport invernali.</p>
<p style="text-align:justify;">Quante occasioni di sviluppo economico, e non solo per chi ci vive, potrebbe fornire una montagna più conosciuta dagli abitanti di pianura? E&#8217; giusto che un <strong>servizio pubblico radiotelevisivo</strong> tratti della <a href="http://montagne.blog.rai.it/" target="_blank">montagna solo alle nove di mattina</a>?</p>
<p style="text-align:justify;">Non sarebbe importante favorire la conoscenza del <strong><em>luogo montagna,</em></strong> al di là delle visioni urbanocentriche<strong>, </strong> anche grazie ad un&#8217;informazione specifica da mandare in onda in fasce orarie ad alto ascolto, come, per esempio, alle venti di sera magari dopo il TG3 Piemonte o all&#8217;interno di esso con una rubrica apposita?<span id="more-1968"></span></p>
<p style="text-align:justify;">Pensiamo solo a quanto sta facendo discutere, negli ultimi anni, il problema legato al ritorno del lupo, allo sfruttamento dell&#8217;energia idroelettrica (con il proliferare delle piccole centraline), all&#8217;abbandono di certe aree alpine, con i conseguenti fenomeni di dissesto idrogeologico, così rilevanti e drammatici anche per la pianura, i cambiamenti climatici, di cui le zone di montagna soffrono maggiormente (<em>hot-spot</em>), lo sviluppo del turismo lento, con la conseguente problematica della manutenzione dei sentieri, in molte zone letteralmente abbandonati, il tema delle minoranze linguistiche, le biomasse, la tutela dell&#8217;ambiente montano, lo sviluppo di quelle attività come la pastorizia, la neo-ruralità, i trasporti, il problema della scuole, dei servizi, e così via.</p>
<p style="text-align:justify;">L&#8217;on. <strong>Giorgio Merlo </strong>(Vice Presidente Commissione Viglianza Rai), <a href="http://www.giorgiomerlo.net/?p=1879" target="_blank">nel suo blog</a>, con l&#8217;on. <strong>Manuela Di Centa</strong>, sostengono che (25 gennaio 2012):</p>
<p style="text-align:justify;"><img class="alignleft  wp-image-1970" title="televisione" src="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/segn_tel.jpg?w=200&#038;h=133" alt="" width="200" height="133" />“<em>I temi legati alla montagna – dal turismo agli sport invernali, dalle condizioni meteorologiche alla vita quotidiana delle popolazioni locali – meritano di aver più spazio nella programmazione radiotelevisiva. Il Direttore Generale <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lorenza_Lei" target="_blank">Lorenza Lei</a>, che abbiamo incontrato stamane, ha convenuto sulla necessità di affrontare e rilanciare nei palinsesti  della Rai le problematiche riconducibili alla montagna. Del resto, il servizio pubblico radiotelevisivo non può essere assente o, peggio ancora, latitante attorno ad un tema che coinvolge le condizioni di vita di milioni di italiani e che, comunque sia, rappresenta un volano di sviluppo e di crescita del nostro paese</em>”.</p>
<p style="text-align:justify;">Nel frattempo, una neonata web TV chiamata <a title="Alp Channel - Mondi di montagna" href="http://www.alpchannel.eu/" target="_blank">Alp Channel</a>, ha aperto gli occhi proprio alcuni giorni fa ed è <a href="http://www.loscarpone.cai.it/news/items/alp_channel.html" target="_blank">stata battezzata</a> al Monte dei Cappuccini, dal Museo Nazionale della Montagna del Club Alpino Italiano.</p>
<p style="text-align:justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-3694" title="Val d'Ala" src="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/01/val-dala.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" />Se a qualcuno di voi interessa approfondire le tematiche relative alla convivenza uomo-lupo, vi segnalo che <strong>Marzia Verona</strong>, attraverso il suo blog <a href="http://pascolovagante.wordpress.com/" target="_blank">Storie di Pascolo Vagante</a> (in particolare grazie al suo ultimo post &#8220;<strong><em><a href="http://pascolovagante.wordpress.com/2012/02/22/una-lettera-che-sta-gia-facendo-discutere/" target="_blank">Una lettera che sta già facendo discutere</a></em></strong>&#8220;), sta compiendo un&#8217;opera di divulgazione davvero meritoria di estrema attenzione intorno a questo serio problema che dovrebbe coinvolgere anche tutti noi che abitiamo in città, quantomeno in qualità di elettori che vivono su di un territorio costituito in modo rilevante da aree montuose. Le montagne fanno parte di noi, sono parte della nostra identità. E non solo in qualità di cittadini piemontesi perché dovremmo essere tutti consapevoli che l&#8217;Italia è un Paese costituito prevalentemente da territorio montuoso.</p>
<p style="text-align:justify;">Credo che sia arrivato il momento di guardare alla montagne come un <em>luogo</em> da comprendere in modo molto serio ed approfondito perché da esse possiamo davvero trarre <em>ricchezze</em> che non sono solo quelle derivanti da un bel paesaggio consumato durante un fine settimana trascorso sulle piste da sci.</p>
<p style="text-align:justify;">C&#8217;è molto altro in Montagna. Tocca solo a noi cittadini pretendere che la televisione pubblica, <strong>ovvero quella che appartiene a tutti noi</strong>, sappia istruirci ed educarci a vedere la montagna come un <em>luogo</em> altro, molto diverso da quello cittadino e per tale ragione da valorizzare.</p>
<p style="text-align:justify;">Perché la <strong><em>diversità</em></strong>, come la montagna ci sa spiegare molto bene, soprattutto dal punto di vista biologico, è sempre una ricchezza.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/camoscibianchi.wordpress.com/1968/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/camoscibianchi.wordpress.com/1968/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/camoscibianchi.wordpress.com/1968/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/camoscibianchi.wordpress.com/1968/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/camoscibianchi.wordpress.com/1968/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/camoscibianchi.wordpress.com/1968/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/camoscibianchi.wordpress.com/1968/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/camoscibianchi.wordpress.com/1968/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/camoscibianchi.wordpress.com/1968/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/camoscibianchi.wordpress.com/1968/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/camoscibianchi.wordpress.com/1968/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/camoscibianchi.wordpress.com/1968/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/camoscibianchi.wordpress.com/1968/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/camoscibianchi.wordpress.com/1968/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=camoscibianchi.wordpress.com&amp;blog=29899088&amp;post=1968&amp;subd=camoscibianchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Amare la montagna</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 21:13:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beppeley</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;A l&#8217;ombra &#8216;d CALCANT&#8221; (All&#8217;ombra del Calcante) è un libro che parla di montagna vera, quella modellata dai montanari, e di montanari veri, quelli modellati dalla montagna, come lo è la signora Maddalena Vottero-Prina, autrice di memorie della vita intensa di una piccola frazione delle Valli di Lanzo, Pugnetto. Maddalena me lo regalò dieci anni [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=camoscibianchi.wordpress.com&amp;blog=29899088&amp;post=3605&amp;subd=camoscibianchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/a-lombra-d-calcant2.jpg" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-3493" title="A l'ombra 'd CALCANT" src="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/a-lombra-d-calcant2.jpg?w=208&#038;h=300" alt="" width="208" height="300" /></a>&#8220;<strong>A l&#8217;ombra &#8216;d CALCANT</strong>&#8221; (All&#8217;ombra del Calcante) è un libro che parla di montagna vera, quella modellata dai montanari, e di montanari veri, quelli modellati dalla montagna, come lo è la signora <strong>Maddalena Vottero-Prina</strong>,<strong> </strong>autrice di memorie della vita intensa di una piccola frazione delle Valli di Lanzo, <strong>Pugnetto</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;">Maddalena me lo regalò dieci anni fa e per me questo testo è un po&#8217; come una &#8220;Bibbia&#8221; della vita di montagna.</p>
<p style="text-align:justify;">Quando ogni tanto sento il bisogno di ritrovare uno po&#8217; di genuinità vera, di semplicità e di sobrietà, sfoglio le pagine di questo libro. Questa sera la mia attenzione è stata catturata da queste parole scritte da un discendente degli abitanti della Valle Soana, il Dottor Giovanni Reverso, amico della signora Vottero-Prina e «<em>sensibile interprete della &#8220;montagna&#8221; e delle sfumature più nascoste».</em></p>
<p style="text-align:justify;">Mi sono piaciute così tanto che ho pensato di riportarle qui, per condividerle con voi e per sentire un po&#8217; di quel profumo, così particolare, che solo la montagna sa emanare&#8230;<span id="more-3605"></span></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>AMARE LA MONTAGNA</strong></p>
<div id="attachment_3499" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/uja-di-calcante.jpg" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-3499" title="Uja di Calcante" src="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/uja-di-calcante.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Calcante</p></div>
<p style="text-align:justify;">Amare la montagna è una delle tante possibilità d&#8217;amare. Non tutto quello che si ama ricambia l&#8217;amore ricevuto. La montagna penso che ricambi quasi sempre l&#8217;amore che sente per sé e intorno a sé. Le possibili disgrazie che avvengono sui monti, non sono mai imputabili alla montagna stessa, ma all&#8217;impreparazione dell&#8217;uomo ad affrontarla, per amarla. La montagna non mente mai, si presenta nuda o vestita per quel che è, e bisogna accettarla com&#8217;è. La montagna ha un suo profumo, anzi ha tanti profumi. Si può dire che ogni montagna ha il suo caratteristico profumo, che logicamente può non piacere a tutti.</p>
<p style="text-align:justify;">Se il profumo di una montagna ci piace, impregna le nostre radici ed eccita il nostro cuore che batte più velocemente facendoci innamorare di essa. Una volta nato l&#8217;amore, non dimentichiamo più la montagna che l&#8217;ha suscitato, e, appena possibile, ritorniamo ad essa per sentirci appagati di quell&#8217;appagamento sereno e vitale che solo l&#8217;amore della montagna può darci in tutta la sua purezza.</p>
<p style="text-align:justify;">Guardando il cielo stellato dalla cima di una montagna, ci prende comunque una particolare angoscia, è l&#8217;angoscia dell&#8217;intensità, che annulla ogni individualità, e può procurarci sofferenza. Ma chiudiamo gli occhi e non apriamo li più fin quando un raggio di sole li riscalda e un nuovo giorno è venuto per dirci che la vita continua, con noi e anche senza di noi.</p>
<p style="text-align:center;">***</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/uja.jpg" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-3612" title="Uja" src="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/uja.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a>L&#8217;uomo può fermarsi o essere fermato, ma la montagna rimane nelle notti stellate e in quelle buie, con la sua massa scura e potente, simbolo della continuità del movimento universale.</p>
<p style="text-align:justify;">A noi, piccoli esseri umani dotati di intelligenza distruttrice, non resta, se vogliamo continuare l&#8217;esistenza che inchinarci alle forze naturali o soccombere. Amare la natura resta pertanto un modo per assecondare la natura, rendercela amica e ottenerne i favori: serenità d&#8217;animo, gioia di vivere, forza di lottare, impulsi inibitori alla rassegnazione, chiusura alle lacrime, allontanamento della morte.</p>
<p style="text-align:justify;">Chiudo con una frase del grande poeta Thomas S. Elliot: &#8220;In the mountains, there you feel free&#8221;. Sulle montagne ci si sente liberi.</p>
<p style="text-align:justify;">7 agosto 1998</p>
<p style="text-align:right;"><strong>Giovanni Reverso</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Di questo libro ne avevo parlato già qualche tempo fa, a proposito delle raccolta delle castagne (<em><a href="http://camoscibianchi.wordpress.com/2009/03/30/la-raccolta-dle-coche/" target="_blank">La raccolta d’lê còchê</a></em>).</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/camoscibianchi.wordpress.com/3605/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/camoscibianchi.wordpress.com/3605/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/camoscibianchi.wordpress.com/3605/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/camoscibianchi.wordpress.com/3605/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/camoscibianchi.wordpress.com/3605/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/camoscibianchi.wordpress.com/3605/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/camoscibianchi.wordpress.com/3605/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/camoscibianchi.wordpress.com/3605/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/camoscibianchi.wordpress.com/3605/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/camoscibianchi.wordpress.com/3605/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/camoscibianchi.wordpress.com/3605/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/camoscibianchi.wordpress.com/3605/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/camoscibianchi.wordpress.com/3605/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/camoscibianchi.wordpress.com/3605/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=camoscibianchi.wordpress.com&amp;blog=29899088&amp;post=3605&amp;subd=camoscibianchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il rischio valanghe</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 07:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beppeley</dc:creator>
				<category><![CDATA[CAI - Club Alpino Italiano]]></category>
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		<description><![CDATA[Grazie al post precedente, &#8220;Il silenzio della neve&#8221;, che mi ha dato lo spunto per ulteriori ricerche di risorse su internet, ho scoperto un sito interessante per chi ama frequentare la montagna in ambiente innevato. E&#8217; il servizio SIVA (Sistema Informativo Valanghe) che molto probabilmente gli scialpinisti e i ciaspolatori più arditi, ma anche i più informati ed attenti a prevenire il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=camoscibianchi.wordpress.com&amp;blog=29899088&amp;post=3262&amp;subd=camoscibianchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/valanga.jpg" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-3264" title="valanga" src="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/valanga.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a>Grazie al post precedente, &#8220;Il silenzio della neve&#8221;, che mi ha dato lo spunto per ulteriori ricerche di risorse su internet, ho scoperto un sito interessante per chi ama frequentare la montagna in ambiente innevato.</p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; il <a href="http://webgis.arpa.piemonte.it/elenco_servizi/webgis_sigeo_valangheARPA.htm" target="_blank">servizio SIVA</a> (Sistema Informativo Valanghe) che molto probabilmente gli scialpinisti e i ciaspolatori più arditi, ma anche i più informati ed attenti a prevenire il rischio valanghe, lo conosceranno già. Personalmente invece è stata una piacevole sorpresa poter accedere a tale strumento, così definito dall&#8217;<strong><a href="http://www.arpa.piemonte.it/" target="_blank">Arpa Piemonte</a>:</strong></p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;<em>Il <strong>Sistema Informativo Valanghe</strong> è uno strumento di analisi e consultazione di dati cartografici, data base alfanumerici associati, fotografie e documenti storici, periodicamente aggiornato alla luce degli eventi valanghivi stagionali e del reperimento di nuovi dati storici&#8221;.</em></p>
<p style="text-align:justify;">Così, pensando alla mia modestissima attività escursionistica in ambiente innvevato, ho provato a curiosare in Val d&#8217;Ala (Valli di Lanzo) analizzando la zona di <strong>Testa Pajan </strong>(1858 m), gradevole meta di un&#8217; escursione con le racchette da neve (media difficoltà), con partenza da Almesio (760 m &#8211; fraz. di Ceres) percorrendo una carrozzabile che ben presto diventa una strada sterrata (anche senza neve è una piacevole ed interessante escursione in un ambiente solitario e molto affascinante; ne avevo già parlato nel post &#8220;<a href="http://camoscibianchi.wordpress.com/2010/11/21/il-mondo-dietro-casa/" target="_blank">Il mondo dietro casa</a>&#8220;).<span id="more-3262"></span></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.ujaeditrice.it/libri-uja-editrice/i-pericoli-della-montagna-innevata/" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-3267" title="Pericoli montagna innevata" src="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/pericoli-montagna-innevata.png?w=180&#038;h=300" alt="" width="180" height="300" /></a>Mi è subito venuto in mente un libro pubblicato dal CAI di Lanzo (<a href="http://www.ujaeditrice.it/libri-roberto/tracce-sulla-neve/" target="_blank">Tracce sulla Neve</a>) e scritto, per gli aspetti legati alla sicurezza, da <strong>Pier Lugi Mussa</strong> per 13 anni nel Soccorso Alpino e scialpinista di grande esperienza, autore di un libretto molto interessante ed importante per chi vuole conoscere le tematiche relative alla frequentazione consapevole degli ambienti innevati, partendo proprio dalla conoscenza della neve e delle valanghe (<strong><a href="http://www.ujaeditrice.it/libri-uja-editrice/i-pericoli-della-montagna-innevata/" target="_blank">I pericoli della montagna innevata</a></strong>).</p>
<p style="text-align:justify;">Tra i vari itinerari proposti nel libro, Pier Luigi Mussa ci propone come meta <strong>Pian del Conte</strong> (1776 m), notevole punto panoramico situato a sud di Testa Pajan che si raggiunge attraverso Desert (1406 m), avvisandoci però che occorre fare molta attenzione alle condizioni della neve proprio al di sopra di Desert: solo in condizione sicure, si può proseguire.</p>
<p style="text-align:justify;">Durante una lezione sul tema del rischio valanghe, tenuta nella sede del CAI di Lanzo, Pier Luigi ci segnala di prestare molta attenzione a quel tratto di strada che taglia le pendici nord-est di Testa Pajan perché, in condizioni di neve non sicura, c&#8217;è il rischio di valanghe.</p>
<p style="text-align:justify;">Ho provato così ad utilizzare il <a href="http://webgis.arpa.piemonte.it/elenco_servizi/webgis_sigeo_valangheARPA.htm" target="_blank">servizio SIVA</a> per visulizzare proprio la zona dell&#8217;escursione al Pian del Conte:</p>
<div id="attachment_3273" class="wp-caption aligncenter" style="width: 640px"><a href="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/testa-pajan.png" target="_blank"><img class="size-full wp-image-3273 " title="Testa Pajan" src="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/testa-pajan.png?w=630&#038;h=397" alt="" width="630" height="397" /></a><p class="wp-caption-text">Cliccare sulla mappa per ingrandirla</p></div>
<p style="text-align:justify;">Si nota come la strada sterrata venga interessata in più punti da distacchi valanghivi attraversando il versante nord &#8211; est e poi est, al di sotto della cima. Se poi, invece di fermarsi all&#8217;Alpe del Conte, si pensa di proseguire versa la vetta di Testa Pajan allora si dovrà prestare molta attenzione all&#8217;itinerario che, in assenza di innevamento, è costituito da tracce di sentiero in direzione nord, ovest e poi nord &#8211; ovest. Il sentiero si stacca sulla destra della strada sterrata ad una quota di circa 1740, prima di raggiungere l&#8217;Alpe del Conte.</p>
<div id="attachment_3303" class="wp-caption aligncenter" style="width: 640px"><a href="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/testa-pajan1.jpg" target="_blank"><img class="size-full wp-image-3303  " title="Testa Pajan" src="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/testa-pajan1.jpg?w=630&#038;h=472" alt="" width="630" height="472" /></a><p class="wp-caption-text">La sterrata che taglia il versante NE di Testa Pajan. Il sentiero finale che porta in vetta è a sud.</p></div>
<p style="text-align:justify;">Oltre a visualizzare la mappa in coordinate UTM &#8211; WGS84 è possibile effettuare interrogazioni e scaricare i dati storici. Nel nostro caso una &#8220;I&#8221; con lo sfondo blu ci segnala che è possibile accedere all&#8217;archivio (vengono riportati estratti degli articoli pubblicati dai giornali in occasioni di eventi eccezionali, come quelli raccontati da Giorgio Inaudi nel <a href="http://camoscibianchi.wordpress.com/2012/02/17/le-regole-del-gioco-della-neve/" target="_blank">post precedente</a>).</p>
<div id="attachment_3317" class="wp-caption aligncenter" style="width: 640px"><a href="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/sterrate-verso-alpe-del-conte.jpg" target="_blank"><img class="size-full wp-image-3317 " title="sterrate verso Alpe del Conte" src="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/sterrate-verso-alpe-del-conte.jpg?w=630&#038;h=472" alt="" width="630" height="472" /></a><p class="wp-caption-text">La sterrata &quot;innocua&quot;, in versione tardo primaverile, che porta al Piano del Conte poco prima di intercettare il sentiero per la cima di Testa Pajan.</p></div>
<p style="text-align:justify;">Per muoversi in sicurezza in ambiente innevato, come ci ricorda Pier Luigi Mussa, non basta conoscere molto bene la zona che vogliamo percorrere (grazie alla raccolta di documentazione ed informazioni, magari trovate proprio su internet) ma è fondamentale seguire costantemente i <strong>bollettini valanghe </strong>e quelli <strong>meteorologici</strong>. Anche in questi casi l&#8217;<strong>Arpa Piemonte</strong> provvede ad emanarli periodicamente (giornalieri quelli meteo: alle 14.00, giorni festivi compresi). I siti internet di riferimento sono questi:</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.arpa.piemonte.it/bollettini" target="_blank">http://www.arpa.piemonte.it/bollettini</a> (Arpa Piemonte);</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.regione.piemonte.it/xmeteo/xmeteod/" target="_blank">http://www.regione.piemonte.it/xmeteo/xmeteod/</a> (Regione Piemonte).</p>
<p style="text-align:justify;">Per la corretta interpretazione dei bollettini valanghe si può consulatare il sito internet dell&#8217;<a href="http://www.aineva.it/" target="_blank">AINEVA</a> (Associazione Interregionale per lo studio della Neve e delle Valanghe). <a href="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/guida_bollettino_neve_2012.pdf" target="_blank">Qui è scaricabile la guida 2012</a>.</p>
<p style="text-align:justify;">E <a href="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/verso-testa-pajan.jpg" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-3310" title="Verso Testa Pajan" src="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/verso-testa-pajan.jpg?w=225&#038;h=300" alt="" width="225" height="300" /></a>poi mai dimenticare di avere sempre con sé <strong>ARTVA</strong> (Apparecchio Ricerca Travolti in Valanga),<strong> pala e sonda</strong> e portarli tutti e tre, e non solo l&#8217;ARTVA, <strong>anche se si esce da soli</strong>: nel malaugurato caso di vedere una valanga, abbiamo il dovere di provvedere a soccorere gli eventuali sepolti se sappiamo usare bene tali strumenti di autosoccorso.</p>
<p style="text-align:justify;">In conclusione ci terrei a sottolineare che quella che può essere considerata una semplice escursione estiva (come effettivamente si presenta quella da me proposta in questo post a Testa Pajan), in ambiente innevato può diventare molto rischiosa per la difficoltà che si incontra a valutare i versanti innevati che possono rappresentare un&#8217;insidia alla nostra uscita.</p>
<p style="text-align:justify;">Per chi fosse interessato a conoscere bene l&#8217;utilizzo dell&#8217;ARTVA, segnalo che le sezioni CAI, che propongono uscite con racchete da neve nei loro programmi, sovente effettuano un&#8217;uscita preliminare proprio per insegnare il corretto utilizzo di ARTVA, pala e sonda (<strong>strumenti obbligatori</strong> per le uscite in ambito Club Alpino Italiano). Un ottimo esempio in tal senso è rappresentato dal <a href="http://www.caiviu.it/" target="_blank">CAI di Viù</a> (provincia di Torino) che ogni anno propone sia una lezione teorica che pratica. Non esitate a contattare  il CAI se volete frequentare in sicurezza la montagna. E questo vale anche quando non c&#8217;è la neve.</p>
<p style="text-align:justify;">Buone escursioni!</p>
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		<title>Il silenzio della neve</title>
		<link>http://camoscibianchi.wordpress.com/2012/02/17/le-regole-del-gioco-della-neve/</link>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 12:45:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beppeley</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente montano]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura della montagna]]></category>
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		<category><![CDATA[conoscenza]]></category>
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		<description><![CDATA[Solo fino a qualche giorno fa, i giornali e le televisioni ci hanno inondato di notizie riguardanti le nevicate, più o meno &#8221;imponenti&#8221;, che si sono abbattute sulla nostra Penisola, al nord come al sud, creando gravi problemi nei confronti di cittadini ed istituzioni completamente impreparati ad affrontare eventi simili. Anche in una città come Torino, sebbene la neve [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=camoscibianchi.wordpress.com&amp;blog=29899088&amp;post=2943&amp;subd=camoscibianchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/nevicata1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2976" title="nevicata" src="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/nevicata1.jpg?w=300&#038;h=220" alt="" width="300" height="220" /></a>Solo fino a qualche giorno fa, i giornali e le televisioni ci hanno inondato di notizie riguardanti le nevicate, più o meno &#8221;imponenti&#8221;, che si sono abbattute sulla nostra Penisola, al nord come al sud, creando gravi problemi nei confronti di cittadini ed istituzioni completamente impreparati ad affrontare eventi simili.</p>
<p style="text-align:justify;">Anche in una città come Torino, sebbene la neve non abbia insistito come in altre zone del nostro Paese, ci sono state polemiche e lamentele per qualche disagio che la neve ha creato scombussolando il &#8220;normale&#8221; svolgimento della vita cittadina.</p>
<p style="text-align:justify;">Durante quei giorni, catturato come tanti dal  flusso, anch&#8217;esso imponente,  di notizie, foto, servizi televisivi, interviste, attacchi vari ai sindaci delle città, polemiche e così via, ho pensato spesso ad un silenzio particolare, insolito, ma anche molto elegante ed eloquente. E&#8217; il silenzio che proviene da certe valli alpine distanti solo un&#8217;ora di auto dalla metropoli in cui vivo.  Frugando nei ricordi dei racconti dei vecchi e tra le letture che ho potuto fare, ho pensato che grandi nevicate ce ne sono sempre state, anche quando non c&#8217;era tutta questa tecnologia che ci circonda e che ci fa sentire illusoriamente così potenti ma in verità così fragili da ritorvarci in un batter d&#8217;occhio profondamente smarriti e disarmati sotto un&#8217;insistente ed &#8220;inattesa&#8221; nevicata  da inverno di &#8220;una volta&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;">Di questo silenzio, ammantato di bianco, vorrei rendervi partecipi riportando qui uno scritto del mio amico <strong>Giorgio Inaudi</strong>, autore di libri di cultura alpina, grande conoscitore e straordinario narratore di quell&#8217;area francoprovenzale che si rinviene nei dintorni di Balme, piccolo villaggio alpino delle Valli di Lanzo.<span id="more-2943"></span></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>TEMPO DI NEVE, STORIE DI VALANGHE</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><em>Quando la neve arriva alle finestre</em></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/balme2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2961" title="Balme" src="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/balme2.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a>Stando alle statistiche, a Balme dovrebbero cadere ogni inverno quasi quattro metri di neve fresca, per la precisione cm 373. Sono dati attendibili perchè il nostro paese fu tra i primi ad essere dotato, sin dal 1876, di una efficiente stazione meteorologica, per iniziativa del celebre Padre Denza, uno dei fondatori della meteorologia moderna.</p>
<p style="text-align:justify;">Le osservazioni furono effettuate, per molti anni, da uno dei più benemeriti parroci di Balme, don Didier de la Motte. Oggi questi dati vengono raccolti ed elaborati dalla Società Meteorologica Subalpina che pubblica la prestigiosa rivista &#8220;Nimbus&#8221;. Sappiamo così che a Balme sono trentuno i giorni dell&#8217;anno in cui cade almeno un centimetro di neve e che la neve rimane al suolo in media per 135 giorni l&#8217;anno. Sono dati che confermano scientificamente la fama che Balme ha, in tutta la provincia di Torino, di essere una vera e propria &#8220;fabbrica della neve&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;">Probabilmente a causa di un microclima locale, le precipitazioni  e la permanenza della neve al suolo appaiono maggiori di quanto non comporterebbe la quota e si avvicinano ai dati raccolti in stazioni assai più elevate, come quella di Malciaussìa, ad oltre 1800 metri di quota. Si tratta sempre di dati medi, e sappiamo bene che le medie sono fatte di eccezioni: infatti, come ben sanno gli sciatori, da molti anni la neve si fa desiderare. Tarda a venire, ne viene poca e, quando finalmente arriva, ecco il vento &#8220;marino&#8221; pronto a mangiarsela in poche notti.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/pian-della-mussa.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2968" title="Pian della Mussa" src="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/pian-della-mussa.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a>E&#8217; un grosso danno per l&#8217;economia locale e per il turismo. La carenza di neve fa rimpiangere apertamente le mitiche nevicate di un tempo, delle quali volentieri parlano i vecchi. Sono storie che i più giovani ascoltano spesso con un po&#8217; di scetticismo, ma che si rivelano puntualmente confermate dai documenti. Leggiamo così nella cronaca del Milone, pubblicata nel 1911:  <em>&#8220;1879. Dal principio di novembre 1878 al 19 aprile 1879, lo strato di neve non fu mai inferiore ai metri due e molte volte raggiunse i metri tre nell&#8217;abitato e quattro alla Mussa. In sei mesi non si ebbero quattro giornate consecutive di bel tempo. Il 10 di maggio la neve era ancora alta due metri in Balme e quattro alla Mussa. Fra Chialambertetto e le Molette cadde in tali giorni una valanga più alta del campanile della chiesa. Il 14 giugno la neve alla Mussa era ancora alta trentacinque once ed ai Cornetti copriva ancora buona parte dei prati. In giugno ed in luglio si ebbe il gelo in Balme e si cominciò a salire alla Mussa con il bestiame il 26 luglio&#8221;. </em></p>
<p style="text-align:justify;">Del resto, soltanto una ventina di anni fa, nel corso degli anni Settanta, si susseguirono quasi senza interruzione annate nevosissime, altrettanto dannose per il paese quanto lo sono ora gli inverni secchi e miti. Ma la natura ha le sue regole ed i suoi cicli, che il breve spazio della vita umana riesce soltanto ad intravedere. I Balmesi ricordano bene che tra il &#8217;59 ed il &#8217;63 vi fu una serie di annate molto nevose, come pure tra il &#8217;72 e l&#8217; inizio degli anni Ottanta. Il 6 aprile 1969 caddero cm 140 di neve nelle ventiquattro ore, mentre il 22 febbraio 1972 la neve raggiungeva nel capoluogo l&#8217;altezza di cm 402. Avere quattro metri di neve compressa sotto il proprio stesso peso significa circolare all&#8217;altezza dei fili della luce, ed entrare nelle case dai balconi del primo piano. Significa entrare, nel giro di poche ore, in un mondo in cui le dimensioni delle cose appaiono alterate, nel quale anche gli spostamenti più brevi comportano difficoltà insormontabili.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/cornetti.jpg"><img class="size-medium wp-image-2970 alignleft" title="Cornetti" src="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/cornetti.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a>All&#8217;inizio del secolo scorso, il Conte Francesetti di Mezzenile annotava che <em>&#8220;il villaggio di Balme rimane per molti mesi sepolto sotto la neve, al punto che gli abitanti sono talvolta obbligati a restare per interi giorni senza poter uscire dalle proprie case. Quando ne escono, poichè la neve fresca non sostiene il loro peso, portano ai piedi cerchi di legno con l&#8217;interno munito di corde, come una racchetta. L&#8217;uso di questi attrezzi è conosciuto in tutte le valli, ma soltanto in casi eccezionali, mentre qui la necessità li rende quasi abituali in caso di  neve. In queste occasioni,, le comunicazioni con i paesi meno elevati sono interrotte per intiere settimane e, anche in caso di gravi malattie o della rottura di un arto, non si può contare su alcun soccorso dall&#8217;esterno. All&#8217;inizio dell&#8217;inverno, ogni famiglia fa le proprie provviste, come si farebbe in una città che dovesse prepararsi a sostenere un assedio di qualche mese. Neppure i morti vengono più seppelliti entro le ventiquattro ore, come si fa abitualmente, perchè il cimitero è sepolto sotto sei o sette piedi di neve (</em>cm 180-210, ndr<em>). Le salme vengono messe in una piccola stanza a fianco della chiesa, </em><em>dove si conservano senza corrompersi, finchè non è possibile spalare qualche tesa di terreno e scavare una fossa&#8221;. </em>I Balmesi hanno sempre dovuto convivere con la neve e con le valanghe. Sanno bene che cosa fare e soprattutto che cosa <em>non</em> fare. Nei paesi alti le forti nevicate fanno parte delle regole del gioco. Quando la coltre cresce fino a &#8220;oscurare le finestre&#8221;, come si dice da noi, non c&#8217;è altro da fare che  aspettare che la tempesta passi. Soltanto quando sarà finito si potrà uscire e la vita riprenderà a scorrere.</p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; sempre stato così e ci sono ancora tra di noi alcuni che ben ricordano un tempo, appena dietro le nostre spalle, in cui l&#8217;isolamento veniva affrontato non con le ruspe e con gli elicotteri, ma con le pale e con le racchette da neve, quando neppure esistevano gli sci.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong><em>L&#8217;insidia delle slavine</em></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/bessanese.jpg"><img class="alignright" title="Bessanese" src="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/bessanese.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a>Se oggi la neve porta lavoro e benessere, non bisogna dimenticare che spesso è sinonimo di morte e distruzione. La storia di Balme è tutta intessuta di disgrazie provocate dalle valanghe. La prima di cui si ha memoria accadde nel 1724: sappiamo che un certo Castagneri Gian Giacomo, figlio del nobile Giovan Battista e di Abbà Antonietta, di anni cinquantanove, morì sotto una valanga e fu poi estratto soltanto sei mesi dopo, il 17 luglio 1725. Non sappiamo dove sia avvenuto l&#8217;incidente, certamente non nelle vicinanze del paese, dato il lungo periodo intercorso prima che il corpo venisse ritrovato.</p>
<p style="text-align:justify;">Pochi anni dopo, nel 1734, fu la volta dei fratelli Bogiatto (<em>Djakìn</em>) che furono travolti  e morirono soffocati nello Stura al Crest della Losa, lungo la mulattiera che sale al Pian della Mussa, poco prima di arrivare al piano. Entrambi gli incidenti sono probabilmente da ricondurre alla necessità di trasportare a valle, con le slitte, la legna ed il fieno accumulati durante la stagione estiva. Lavori di questo tipo, insieme al contrabbando ed alla caccia erano le attività che inducevano talvolta i Balmesi ad allontanarsi dall&#8217;abitato anche in momenti di grande neve.</p>
<p style="text-align:justify;">Poco più di un secolo dopo, il 28 aprile 1858, è la volta di un altro Bogiatto-<em>Djakìn</em>, Giacomo di Giacomo, di anni diciannove. Recatosi a caccia in regione <em>Gorgi di Servin</em>, investito da una valanga di neve, morì soffocato. Ma anche le immediate vicinanze del paese potevano (e possono) essere pericolose. Infatti, nei momenti di maggiore pericolo, la gente di Balme, oggi come allora, evita di spostarsi da una frazione all&#8217;altra e, se può, addirittura di uscire di casa.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/il-forte.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2990" title="Il Forte" src="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/il-forte.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a>Il 16 gennaio 1845 Castagneri (<em>Djanoùn</em>) Giacomo Antonio morì sotto una valanga staccatasi dal monte Fort, che lo investì mentre stava andando ad attingere acqua al Rio della frazione Cornetti, in località<em> La Ròia. Si tratta del luogo dove oggi sorge il piazzale dei Cornetti, dove oggi sembra assolutamente impossibile che una valanga possa cadere. Ma bisogna pensare che la montagna doveva essere all&#8217;epoca quasi completamente denudata, per l&#8217;intenso disboscamento effettuato nei secoli precedenti. Le foreste erano state abbattute per fabbricare il carbone di legna necessario all&#8217;attività mineraria e metallurgica. </em></p>
<p style="text-align:justify;">Il 1885 è ricordato come il più terribile, secondo la memoria  dei vecchi. Caddero, nel corso dell&#8217;inverno, oltre dodici metri di neve, di cui più di quattro nel solo mese di gennaio. Fu  colpito il capoluogo, risparmiato nei secoli precedenti o, almeno, mai colpito da valanghe che avessero provocato vittime umane. Questa volta, invece, i morti furono parecchi.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/nevicata2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2992" title="nevicata" src="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/nevicata2.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a>Occorre ricordare che, fino alla meta del secolo scorso, l&#8217;abitato era assai più concentrato. Iniziava dove ora sorge la cappella di Sant&#8217;Urbano e terminava prima della spianata dove oggi sorge l&#8217;Hotel Camussòt. Questa zona era tradizionalmente considerata sicura e, inoltre, le case più a monte erano protette da uno sperone a forma di prua di nave o ad abside. Questa struttura, fatta di pietre e di terra, detta in patois <em>la tchòma</em>, aveva ed ha lo scopo di dividere la valanga, rallentandone l&#8217;impatto distruttivo.</p>
<p style="text-align:justify;">I Balmesi avevano sempre evitato di costruire al di fuori di questa zona e non a caso, al momento di costruire la nuova chiesa, alla fine del &#8217;700, era stata scelta una zona sita circa cento metri più a valle, al riparo del contrafforte della <em>Bàrma.</em> Ma nella seconda metà del secolo scorso il paese aveva conosciuto una certa espansione, dovuta anche allo sviluppo del turismo.</p>
<p style="text-align:justify;">Questa espansione fu diretta verso la parte alta del villaggio, <em>la Tchinàl</em> (il canale), e verso la zona detta dei <em>Tchinavé </em>(i campi di canapa), posta tra il capoluogo e la chiesa. I campi lasciarono poco la volta il posto a ad una fila edifici, fino a saldare completamente l&#8217;abitato alla parrocchiale. Proprio questa zona, nel gennaio 1885, fu investita da una valanga terribile, che spazzò via tutto quanto trovò sul proprio percorso, attraversò i campi dove oggi sorge il deposito delle corriere, giunse fino oltre il torrente ed andò a sfogarsi dove oggi si trova lo skilift del Pakinò.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/balme4.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2994" title="Balme" src="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/balme4.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a>La disgrazia è così raccontata nel volume del Milone:<em> &#8220;Nel comune di Balme, verso le ore 4.30 della sera del 18 gennaio 1885, una valanga spaventosa precipitò dalla montagna sopra il villaggio e spazzò via la casa del maestro comunale, G. B. Castagneri-Lynch, situata vicino alla parrocchia. Delle sette <em>persone che vi si trovavano, si estrassero morti la moglie ed un figlio. Le altre cinque furono trovate in vita, ma malconce in modo che il più piccino dei figli spirò quasi subito ed il padre morì due giorni dopo. Un altro figlio ebbe una gamba quasi gelata e fu portato all&#8217;ospedale di Lanzo, insieme ad una sorella che ebbe slogata una spalla e rotto un braccio. Tale fu l&#8217;immane sventura della famiglia Castagneri, colpita dal dolore e dalla morte mentre tranquillamente stava raccolta attorno al focolare domestico. Tutto il capoluogo di Balme rimase sepolto sotto la disastrosa valanga, ad eccezione della casa del parroco e di quella di un certo G. B. Bricco, che è fabbricata sulla rupe del Routchiàs. Presso la vecchia cappella di S. Urbano, ora abbattuta, un fabbricato fu raso al suolo e lanciato contro la casa prospiciente. Dopo la caduta della valanga, in  certi punti, la neve misurava nel paese dodici metri di altezza. Mediante l&#8217;opera di soccorso subito attivata, furono disseppellite vive trentotto persone&#8221;.</em>  Fu una tragedia che segnò a lungo la comunità di Balme, una storia raccontata innumerevoli volte durante le veglie nelle stalle, all&#8217;incerto chiarore delle lucerne. Ecco la testimonianza di Maddalena Castagneri-<em>Lèntch,</em> classe 1907, figlia di uno dei sopravvissuti. </em></p>
<p style="text-align:justify;"><em><em>&#8220;Era il 18 gennaio 1885. Lo so bene, perchè mio padre mi raccontò questa<a href="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/cornetti1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2996" title="Cornetti" src="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/cornetti1.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a> tragedia infinite volte. La famiglia di mio nonno era chiusa in casa, perchè nevicava ormai da tre giorni e lo strato di neve superava i tre metri. Mio nonno, detto &#8220;lou madjìster&#8221;, perchè era il maestro di scuola, aveva fatto molti sacrifici per costruire quella casa. L&#8217;aveva fatta proprio lì, appena sopra il posto dove poi hanno costruito la scuola, perchè lì aveva un pezzo di terra. Alcuni gli avevano fatto osservare che poteva esserci pericolo di valanghe, altri dicevano che la zona era sicura. Ma Balme è costruito proprio sotto le rocce e nessun posto è assolutamente sicuro. Erano già successe tante disgrazie&#8230; La casa non era ancora finita: mancava ancora la &#8220;tchòma&#8221;, cioè lo sperone di pietra che di solito viene costruito dietro le case di Balme per difenderle dalle slavine. Erano le quattro del pomeriggio quando la valanga cadde, portò via la casa e distrusse ogni cosa sul suo passaggio. Basta dire che la &#8220;fresta&#8221;, cioè il trave di colmo della casa fu trascinata a parecchie centinaia di metri di distanza, fin oltre la Stura, dove oggi c&#8217;è lo skilift del Pakinò. Proprio lì, molti mesi dopo, quando scioglieva la neve, vennero fuori i mobili e persino i pani di segale della provvista per l&#8217;inverno. Sotto le macerie della casa, mio padre era ferito ma vivo. Sentì che arrivavano i soccorsi e gridò, ma non riuscì a farsi sentire. Anzi, sentì che da fuori dicevano:&#8221;Qui sono di sicuro tutti morti. Andiamo prima a scavare la valanga che è caduta alla Molera, dove forse c&#8217;è qualche superstite&#8221;. Tornarono il giorno dopo. Mio nonno fu estratto ancora vivo, ma morì la sera stessa. Erano invece morti sul colpo la moglie e due figli. La poveretta fu trovata trafitta da uno dei corni della culla, con dentro l&#8217;ultimo nato. Forse stava dandogli il latte o forse aveva cercato di salvarlo&#8230; Mio zio Battista restò zoppo per il congelamento riportato. Mio padre guarì, ma rimase segnato da questa tragedia per tutta la vita. Volle ricostruire la casa, nello stesso posto. Ricordo che, ogni volta che la neve cresceva, cadeva in preda all&#8217;angoscia e ci faceva andare tutti nella stalla, l&#8217;unica parte della</em></em><em>casa che non era crollata. Noi gli dicevamo: &#8220;Ma, padre, perchè avete ricostruito la casa proprio qui?&#8221; E lui rispondeva che ognuno aveva il suo destino, ognuno i suoi posti&#8230;&#8221;</em></p>
<p style="text-align:justify;">Nel pomeriggio di quello stessa, tragico, 18 gennaio 1885, una valanga travolgeva la frazione Molera, abbattendo la casa di Solero Domenico e proseguendo poi la sua corsa fino alla sottostante frazione Molette.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/balme5.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2997" title="Balme" src="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/balme5.jpg?w=225&#038;h=300" alt="" width="225" height="300" /></a>Il capofamiglia, come spesso avveniva all&#8217;epoca, si trovava a Torino dove lavorava durante la stagione invernale.  Rimasero invece uccisi la moglie, Solero<em> Sevànt </em>Maddalena fu Antonio, nativa di Mondrone ed il figlio Celestino di anni due, morto subito dopo essere stato estratto dalle macerie della casa. Altri cinque figli, Nicola, Antonio, Maddalena, Gabriele e Battista, furono salvi perchè al momento del crollo non si trovavano in casa ma nella <em>&#8220;cròta d&#8217;l'ampài&#8221;,</em> cioè nella cantina attigua alla casa dove si conservavano le foglie per la lettiera della stalla. Il fabbricato, più basso della casa, fu sepolto dalla valanga ma non crollò. I cinque bambini, il più grande aveva 13 anni, il più piccolo quattro, furono estratti dai soccorritori soltanto il giorno 20.</p>
<p style="text-align:justify;">Di quella tragica giornata si ricordano anche episodi meno tragici: alcuni vennero travolti dalla neve, ma furono più fortunati, come quel Francesco Castagneri <em>Minoùia,</em> di anni venticinque, che si trovava, al momento della valanga, nel lavatoio del paese.  Il lavatoio fu sommerso ma non travolto e   Francesco, in cinque ore di lavoro, riuscì a scavare una galleria di dieci metri, sbucando infine all&#8217;esterno.</p>
<p style="text-align:justify;"><em><strong>Le valanghe in cifre</strong></em></p>
<p style="text-align:justify;">Per concludere, ecco alcuni dati scientifici sulle valanghe balmesi, tratti dall&#8217;Archivio Storico &#8211; Topografico delle Valanghe Italiane, Istituto di Geografia Alpina dell&#8217;Università di Torino.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="text-decoration:underline;">VALANGA DEL VALLONE DEL RU</span></p>
<p style="text-align:justify;">Sul fianco sinistro dello Stura, tra Balme ed il Pian della Mussa, prima dei tornanti. Si stacca a m 2300 nel vallone del Ru, scende in un canalone senza piante per diversi balzi, e si deposita in località Ghiaire, accumulandosi sulla strada a quota 1500. Investe il serbatoio n. 2 dell&#8217;acquedotto. A volte attraversa lo Stura e danneggia i larici sul versante opposto. Osservata il 13 dicembre 1936, il 6 aprile 1963, nell&#8217;aprile 1964, il 6 aprile 1969, nell&#8217;aprile 1972, il 3 maggio 1974. Nel 1972 il volume fu calcolato in 40.000 metri cubi.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="text-decoration:underline;">VALANGA DI BALME (o del Rio Pissai)</span></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/verso-balme-scendendo-dal-piano-della-mussa.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3001" title="Verso Balme scendendo dal Piano della Mussa" src="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/verso-balme-scendendo-dal-piano-della-mussa.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a>Si forma sul fianco sinistro dello Stura, poco a valle del paese. Si stacca a quota 2350 dall&#8217;Uja di Mondrone, scende in un canalone roccioso tra il Rio Ru ed il Rio Pissai, si snoda tra pareti rocciose fino a quota 1700. Prosegue in un canalone roccioso fino a quota 1400, in località Campanìn, dove di deposita, cento metri a valle di Balme, di fronte al ponte per la frazione Cornetti. Se è consistente, attraversa la strada ed il torrente, risalendo il fianco vallivo opposto e portando rovine. Nel 1885 distrusse gran parte dell&#8217;abitato ed uccise sette persone.  Nel 1963, quando danneggiò la segheria che sorgeva lungo lo Stura,  il volume fu valutato in circa 100.000 metri cubi. Per ridurre il danno all&#8217;abitato di Balme è stato costruito nel 1964 dalla Forestale un muro deviatore in cemento armato a quota 1574. Nel 1969 la valanga fu deviata completamente da questo, mentre il 18 febbraio 1974 la valanga danneggiò due abitazioni ed ancora la segheria di Cornetti.</p>
<p align="justify"><span style="text-decoration:underline;">VALANGA DI CHIALAMBERTETTO </span>(a monte)</p>
<p align="justify">E’ una valanga ricorrente, annuale, si forma a quota 2200 sulle pendici dell’Uja di Mondrone, scivola sulle pareti per compiere un <a href="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/molette-molera11.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3087" title="Molette-Molera (un clic per ingrandire)" src="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/molette-molera11.jpg?w=254&#038;h=300" alt="" width="254" height="300" /></a>balzo di circa cento metri. Attraversa poi una zona boscosa per depositarsi poi subito a monte di Chialambertetto, doveattraversala strada per Balme. Nel 1972 il volume fu calcolato in 112.000 metri cubi.</p>
<p align="justify"><span style="text-decoration:underline;">VALANGA DI CHIALAMBERTETTO</span> (a valle)</p>
<p align="justify">Periodica annuale, si stacca dall’Uja di Mondrone a circa 2000 metri di quota, scende su balze rocciose per depositarsi pochi metri a valle di Chialambertetto, dove attraversa la strada e talvolta anche lo Stura. Nel 1974 fu valutato un volume di circa 54.000 metri cubi.</p>
<p align="justify"> <span style="text-decoration:underline;">VALANGA DI MOLETTE</span></p>
<p align="justify">Si stacca, come le precedenti, dall’Uja di Mondrone e precipita in un canalone pietroso fiancheggiato da boschi. Si deposita subito a monte della frazione Molette, attraversando lo Stura e provocando, talvolta, la formazione di un laghetto. Di solito lascia una distesa di pietre e tronchi d’albero. Nel 1972 il volume fu di oltre 260.000 metri cubi.</p>
<p align="right"><strong>Giorgio Inaudi</strong></p>
<p style="text-align:left;" align="right">_________________________________________________________________</p>
<p style="text-align:left;" align="right">Questo scritto è stato tratto dalla rivista &#8220;<strong>Barmes News</strong>&#8221; liberamente consultabile sul sito internet del Comune di Balme (all&#8217;interno della sezione &#8220;Cultura &#8211; Storia&#8221;) :</p>
<p style="text-align:justify;" align="right"> <a href="http://www.comune.balme.to.it/" target="_blank">http://www.comune.balme.to.it/</a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/camoscibianchi.wordpress.com/2943/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/camoscibianchi.wordpress.com/2943/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/camoscibianchi.wordpress.com/2943/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/camoscibianchi.wordpress.com/2943/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/camoscibianchi.wordpress.com/2943/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/camoscibianchi.wordpress.com/2943/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/camoscibianchi.wordpress.com/2943/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/camoscibianchi.wordpress.com/2943/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/camoscibianchi.wordpress.com/2943/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/camoscibianchi.wordpress.com/2943/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/camoscibianchi.wordpress.com/2943/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/camoscibianchi.wordpress.com/2943/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/camoscibianchi.wordpress.com/2943/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/camoscibianchi.wordpress.com/2943/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=camoscibianchi.wordpress.com&amp;blog=29899088&amp;post=2943&amp;subd=camoscibianchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Molette-Molera (un clic per ingrandire)</media:title>
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		<item>
		<title>La &#8220;dimensione verde&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 18:45:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beppeley</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente montano]]></category>
		<category><![CDATA[Personaggi]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[«Siamo più ricchi che mai, eppure danneggiamo l’ambiente pur di crescere a tutti i costi. Ma questo progressivo allontanamento dalla natura si ritorce contro di noi, fisicamente e psicologicamente: molte malattie infiammatorie come allergie e asma, sempre più frequenti nelle metropoli, nascono proprio dalla perdita di contatto con la “dimensione verde”». Ma allora cercare di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=camoscibianchi.wordpress.com&amp;blog=29899088&amp;post=2778&amp;subd=camoscibianchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;" align="left"><a href="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/piano-di-vassola5.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2808" title="piano di vassola" src="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/piano-di-vassola5.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a>«<em>Siamo più ricchi che mai, eppure danneggiamo l’ambiente pur di crescere a tutti i costi. Ma questo progressivo allontanamento dalla natura si ritorce contro di noi, fisicamente e psicologicamente: molte malattie infiammatorie come allergie e asma, sempre più frequenti nelle metropoli, nascono proprio dalla perdita di contatto con la “dimensione verde”».</em></p>
<p style="text-align:justify;" align="left"><em></em>Ma allora cercare di difendere un angolo delle Alpi, come lo splendido <a href="http://camoscibianchi.wordpress.com/tag/piano-di-vassola/" target="_blank">Piano di Vassola e l&#8217;ambiente nei dintorni del Rio Paglia</a>,  vuole anche dire tentare di salvaguardare la nostra salute? E quella di chi verrà dopo di noi?</p>
<p style="text-align:justify;" align="left">L&#8217;inserto del quotidiano &#8220;La Stampa&#8221;, <strong>TuttoScienze</strong>, propone un&#8217;intervista a <strong><a href="http://www.helsinki.fi/~ihanski/" target="_blank">Ilkka Hanski</a> </strong>uno dei maggiori studiosi di biodiversità.</p>
<p style="text-align:justify;" align="left"><a href="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/perchc3a9-la-civiliazzione-ci-sta-facendo-ammalare.pdf" target="_blank">Ecco l&#8217;intervista</a> che dovrebbe farci riflettere parecchio sul rapporto con il nostro mondo e la visione che abbiamo di esso.</p>
<p style="text-align:justify;" align="left">Anche delle nostre montagne.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/camoscibianchi.wordpress.com/2778/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/camoscibianchi.wordpress.com/2778/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/camoscibianchi.wordpress.com/2778/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/camoscibianchi.wordpress.com/2778/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/camoscibianchi.wordpress.com/2778/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/camoscibianchi.wordpress.com/2778/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/camoscibianchi.wordpress.com/2778/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/camoscibianchi.wordpress.com/2778/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/camoscibianchi.wordpress.com/2778/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/camoscibianchi.wordpress.com/2778/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/camoscibianchi.wordpress.com/2778/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/camoscibianchi.wordpress.com/2778/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/camoscibianchi.wordpress.com/2778/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/camoscibianchi.wordpress.com/2778/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=camoscibianchi.wordpress.com&amp;blog=29899088&amp;post=2778&amp;subd=camoscibianchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">beppeley</media:title>
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			<media:title type="html">piano di vassola</media:title>
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		<title>La leggenda dell&#8217;Uomo Selvatico</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 18:45:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beppeley</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura della montagna]]></category>
		<category><![CDATA[Personaggi]]></category>
		<category><![CDATA[annibale salsa]]></category>
		<category><![CDATA[boschi]]></category>
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		<description><![CDATA[Il giornalista Carlo Grande (http://www.lastampa.it/grande) ci parla del Carnevale e delle figure mitologiche come quella dell&#8217;Uomo Selvatico presente in tutto l&#8217;arco alpino. La prima volta che ebbi l&#8217;occasione di sentire parlare di queste leggende, fu durante un ciclo di incontri serali organizzato dal CAI di Torino alla fine degli anni &#8217;90. Tra i vari partecipanti ci fu [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=camoscibianchi.wordpress.com&amp;blog=29899088&amp;post=2344&amp;subd=camoscibianchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-2406" title="uomo selvatico" src="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/uomo-selvatico.jpg?w=214&#038;h=300" alt="" width="214" height="300" />Il giornalista <strong>Carlo Grande</strong> (<a href="http://www.lastampa.it/grande">http://www.lastampa.it/grande</a>) ci parla del Carnevale e delle figure mitologiche come quella dell&#8217;<strong>Uomo Selvatico</strong> presente in tutto l&#8217;arco alpino.</p>
<p style="text-align:justify;">La prima volta che ebbi l&#8217;occasione di sentire parlare di queste leggende, fu durante un ciclo di incontri serali organizzato dal CAI di Torino alla fine degli anni &#8217;90. Tra i vari partecipanti ci fu anche l&#8217;allora vicepresidente del CAI, <strong>Annibale Salsa</strong>. Rimasi molto impressionato dalla sua competenza e bravura nello spiegare dell&#8217;importanza di certe figure nella cultura alpina.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/uomo-orso.pdf" target="_blank">Ecco l&#8217;articolo interessantissimo</a> comparso nella rubrica &#8220;<strong>Mertedì tempi degli animali</strong>&#8221; del quotidiano &#8220;<a href="http://www.lastampa.it/redazione/default.asp" target="_blank">La Stampa</a>&#8220; nell&#8217;edizione del  7 febbraio.</p>
<p style="text-align:justify;">Qui sotto invece riporto un articolo scritto proprio da Annibale Salsa sulla figura dell&#8217;Uomo Selvatico.<span id="more-2344"></span></p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;L’interesse per l’Uomo Selvatico accomuna studiosi ed appassionati di montagna per il fascino che evoca in una società come la nostra sempre più artificiosa e virtuale. L’osservazione diretta del mondo alpino non consente più, infatti, di ritrovare facilmente tracce visibili di quella “presenza/assenza” che in passato ha contribuito ad alimentare l’immaginario popolare della gente di montagna. Ma residue testimonianze di storie orali e ricerche mirate di carattere antropologico come quelle di Massimo Centini possono risvegliare l’interesse per un fenomeno così lontano dalla mentalità dell’uomo contemporaneo. Rappresentazioni iconografiche dell’uomo selvatico se ne trovano ancora qua e là tra le montagne, ma certamente la meglio conservata e più nota è quella di Sacco in Val Gerola (provincia di Sondrio). Si tratta di un affresco del 1464 all’interno del quale, accanto alla figura coperta di peli e che impugna un bastone, compare la scritta &lt;&lt;E sonto un homo salvadego per natura, chi me ofende ge fo pagura&gt;&gt;. Anche nello stemma di una delle tre leghe che hanno costituito il Cantone dei Grigioni (Svizzera) compare una figura di questo tipo. Nell’arco alpino da ovest ad est la tradizione popolare gelosamente custodita dalle residue sacche dialettali tramanda racconti e leggende popolate da queste figure a metà strada tra umanità ed animalità non addomesticata. Le espressioni più ricorrenti che vengono attribuite all’Uomo Selvatico riguardano riferimenti metereologici e climatici legati alla proverbiale paura de ”l’aria”(il vento) da parte del Selvatico. Essa è racchiusa in <img class="alignleft size-medium wp-image-2419" title="uomo_selvatico" src="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/uomo_selvatico.jpg?w=211&#038;h=300" alt="" width="211" height="300" />espressioni fino a qualche tempo fa reperibili nel patrimonio orale dei nostri contadini liguri e piemontesi e che suonava così (pur con diverse varianti locali come la seguente da me registrata direttamente nel savonese):&lt;&lt;Quande u cioeuve u cioeuve, ma quande u fa ventu u fa gramu tempu&gt;&gt;. L’Uomo Selvatico rappresenta, infatti, una sorta di “bastian contrario” per il fatto che è di buon umore durante le precipitazioni e di cattivo umore in presenza di cielo sereno. Ecco la spiegazione: nelle giornate uggiose vive l’attesa del ritorno del bello, in quelle serene avverte il senso della precarietà e dell’effimero. La paura del vento si lega strettamente ad un immaginario contadino in cui il vento arreca danni all’agricoltura ed innervosisce gli animali domestici. Ma la selvatichezza del nostro uomo è anche simbolo di genuinità e di autenticità di fronte alla malvagità della società umana. Un’opposizione che ripropone con semplicità la dicotomia rousseauiana tra bontà della natura e corruzione della società, tra <em>Homo Natura</em> e <em>Homo Cultura</em>. Il Selvatico, timido e pauroso, materializza simbolicamente, come si vede, la soglia critica tra selvaticità e domesticità, una presenza “liminare” che costituisce quasi una frontiera ecologica. Se non viene disturbato e deriso il Selvatico non disdegna di rendere partecipi gli uomini di alcuni segreti di cui egli è custode come, ad esempio, le tecniche di cagliatura del latte per la produzione dei formaggi. O anche di prestare servizio di custodia delle greggi e mandrie nei prati o pascoli. Ma la sua dimora di elezione rimane sempre e comunque il bosco di cui conosce tutti i segreti protettivi e terapeutici. Le testimonianze della presenza dell’Uomo Selvatico lo segnalano un po’ in tutto il mondo ma in particolare nelle zone di montagna. In Italia la tradizione lo registra prevalentemente sull’arco alpino e sull’appennino settentrionale. Troviamo così le diverse espressioni dialettali di Ommu Sarvegu in Liguria, di Sarvanot nel Cuneese, di Homme Sarvadzo in Valle d’Aosta, di Wild-man nelle valli di lingua tedesca, di Omeon in alta Valtellina, di Bilmon tra i Mocheni del Trentino, di Fanes in val Badia, di Salvanel nelle valli ladine dolomitiche, di Om di Bosch nell’Appennino emiliano solo per citare i più rappresentativi. Ma che cosa sarà mai lo Yeti tanto caro e ricercato da Rheinold Messner se non l’Uomo Selvatico himalayano? La cultura della montagna era anche questo: una sfida simbolica verso la società de-simbolizzata. L’importante è saperla ancora interrogare attraverso una frequentazione consapevole&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Annibale Salsa</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Buon Carnevale!</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/camoscibianchi.wordpress.com/2344/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/camoscibianchi.wordpress.com/2344/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/camoscibianchi.wordpress.com/2344/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/camoscibianchi.wordpress.com/2344/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/camoscibianchi.wordpress.com/2344/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/camoscibianchi.wordpress.com/2344/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/camoscibianchi.wordpress.com/2344/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/camoscibianchi.wordpress.com/2344/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/camoscibianchi.wordpress.com/2344/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/camoscibianchi.wordpress.com/2344/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/camoscibianchi.wordpress.com/2344/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/camoscibianchi.wordpress.com/2344/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/camoscibianchi.wordpress.com/2344/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/camoscibianchi.wordpress.com/2344/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=camoscibianchi.wordpress.com&amp;blog=29899088&amp;post=2344&amp;subd=camoscibianchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il clima del Canavese</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 22:40:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beppeley</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alpinismo]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente montano]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura della montagna]]></category>
		<category><![CDATA[Escursionismo]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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		<category><![CDATA[escursionismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche tempo fa, grazie ai bollettini meteo di Nimbus, che ricevo nella casella di posta elettronica più volte alla settimana e che includono anche notizie legate all&#8217;attività svolta della Società Metereologica Italiana (SMI), mi ero soffermato sulla Banca Dati del clima del Canavese osservando soprattutto i dati rilevati dalle stazioni meteo poste in quota come, per esempio, quelle del [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=camoscibianchi.wordpress.com&amp;blog=29899088&amp;post=2075&amp;subd=camoscibianchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="mceTemp" style="text-align:justify;">
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/canavese.jpg"><img class=" wp-image-2109" title="Canavese" src="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/canavese.jpg?w=300&#038;h=206" alt="" width="300" height="206" /></a><p class="wp-caption-text">La mappa che si trova su Nimbus e che permette di scegliere la stazione meteo da cui prelevare i dati.</p></div>
<p>Qualche tempo fa, grazie ai <a href="http://www.nimbus.it/italiameteo/iscrizionebollettino.htm" target="_blank">bollettini meteo di Nimbus</a>, che ricevo nella casella di posta elettronica più volte alla settimana e che includono anche notizie legate all&#8217;attività svolta della <a href="http://www.nimbus.it" target="_blank">Società Metereologica Italiana (SMI)</a>, mi ero soffermato sulla <strong><a href="http://www.nimbus.it/clima/Canavese/CartaStaz.asp" target="_blank">Banca Dati del clima del Canavese</a></strong> osservando soprattutto i dati rilevati dalle stazioni meteo poste in quota come, per esempio, quelle del Lago di Valsoera (2440 m), quella del Lago di Teleccio (1917 m) oppure quella del Lago Serrù (2275 m).</p>
</div>
<p style="text-align:justify;">I dati che si possono leggere sono davvero interessanti e stimolano molto la curiosità perché, in molti casi, come quelli da me presi in considerazione, le serie numeriche iniziano dagli anni cinquanta e terminano nel 2004, includendo così anche la terribile <a href="http://www.nimbus.it/clima/2003/030912estatenw.htm" target="_blank">estate del 2003</a>.<span id="more-2075"></span></p>
<p style="text-align:justify;">Per ogni stazione sono disponibili tabelle in formato <em>pdf</em>, contenenti i riepiloghi mensili e le statistiche di svariati parametri come, per esempio, le medie mensili delle temperature (massima e minima), la quantità mensile di neve fresca, il numero dei giorni con suolo innevato e così via.</p>
<div id="attachment_2115" class="wp-caption alignright" style="width: 280px"><a href="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/rifugio-gastaldi.jpg"><img class=" wp-image-2115 " title="Rifugio Gastaldi" src="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/rifugio-gastaldi.jpg?w=270&#038;h=203" alt="" width="270" height="203" /></a><p class="wp-caption-text">Il Rifugio Gastaldi (2658 m) il 2 giugno 2006.</p></div>
<p style="text-align:justify;">Senza dover essere per forza degli esperti in statistica, la consultazione di tali tabelle ci permette di verificare come sia cambiata la montagna negli ultimi decenni soprattutto se pensiamo che ormai, in estate, per chi fa escursionismo, sia diventato difficile incontrare nevai a quote non poi così elevate.</p>
<p style="text-align:justify;">Nella nostra epoca, pensando a chi ama fotografare, come il sottoscritto, è molto difficile rientrare casa da un&#8217;escursione estiva, per esempio ad un rifugio posto intorno ai 2400 metri di quota, con degli scatti in cui anche il bianco della neve abbellisce le nostre foto.</p>
<p style="text-align:justify;">Non si tratta certamente solo di un fattore paesaggistico: la montagna della nostra epoca è diventata più difficile da &#8220;leggere&#8221;, da valutare e da comprendere, rendendo così sicuramente più ardua la scelta della nostra meta tenendo sempre bene a mente gli <strong>aspetti legati alla sicurezza</strong> nella frequentazione dell&#8217;ambiente montano in cui c&#8217;entra, a pieno titolo, il fattore clima.</p>
<p style="text-align:justify;">Tornando ai dati messi online da Nimbus, vorrei condividere con voi qualche tabella interessante su cui possiamo soffermarci e pensare a come poteva essere diverso fare un&#8217;escursione solo qualche decennio fa.</p>
<p style="text-align:justify;">Facciamo finta di voler raggiungere, in una bella domenica di luglio, il <strong>Lago di Valsoera</strong>, situato a 2440 m di quota in Valle Orco (PNGP), e proviamo a calarci, per esempio, nell&#8217;anno 1978. Troveremmo ancora della neve?  Apriamo il file in pdf &#8221;<strong><a href="http://www.nimbus.it/clima/Canavese/dati/lago%20Valsoera_ggHs.pdf" target="_blank">Numero di giorni mensili con il suolo innevato</a></strong>&#8221; e incrociamo i dati (l&#8217;anno in questione, 1978, con il mese di luglio) e scopriremo che per ben 23 giorni il suolo, a luglio, rimase coperto di neve.</p>
<div id="attachment_2135" class="wp-caption alignleft" style="width: 280px"><a href="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/lago-del-ru-2570-m-fine-maggio-2011.jpg"><img class=" wp-image-2135" title="Lago del Ru (2570 m) - fine maggio 2011" src="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/lago-del-ru-2570-m-fine-maggio-2011.jpg?w=270&#038;h=203" alt="" width="270" height="203" /></a><p class="wp-caption-text">Lago del Ru (2570 m) in alta Val d&#039;Ala: foto scattata il 29 maggio 2011</p></div>
<p style="text-align:justify;">E negli ultimi anni? Proviamo a scorrere la tabella lungo il mese di luglio e avviciniamoci sempre più agli anni 2000; così facendo ci renderemo conto che di neve che ricopre la zona del Lago non se ne trova più nel mese preso da noi in considerazione. Nel 1978, fare un&#8217;escursione a quelle quote, significava affrontare una montagna molto diversa rispetto ai giorni nostri.</p>
<p style="text-align:justify;">Proviamo a curiosare ancora aprendo un&#8217;altra tabella, quella relativa alla &#8221;<strong><a href="http://www.nimbus.it/clima/Canavese/dati/lago%20Valsoera_Tmin.pdf" target="_blank">Media mensile della temperatura minima (°C)</a></strong>&#8220;, sempre al Lago di Valsoera. Se volessimo nel mese agosto andare in quella zona per starci due giorni in tenda, quale temperatura minima potremmo trovare? Provate a  far scorrere il pdf in corrispondenza della colonna &#8220;Ago&#8221;, partendo dalle prime misurazioni. Salta subito all&#8217;occhio che,  la<strong> media mensile della temperatura minima</strong>, quella che evidentemente troveremmo dormendo a quella quota, negli anni a cavallo del 2000 è sensibilmente più elevata rispetto agli anni precedenti al 1990 (da notare l&#8217;agosto dell&#8217;anno 2003: <strong>10,9 gradi</strong>).</p>
<p style="text-align:justify;">Certo, qualcuno di voi potrebbe eccepire che questi dati riguardano il passato e che nulla possono dire del domani. Però trovo molto interessante, al di là del sensazionalismo che sovente contraddistingue le notizie sul clima date dai mass media, poter comprendere, grazie a tali rilevazioni, quali possono essere le tendenze in atto. E&#8217; anche vero che chi fa abitualmente escursionismo sa molto bene quali sono le condizioni della montagna in questi ultimi anni.</p>
<div id="attachment_2138" class="wp-caption alignright" style="width: 280px"><a href="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/lago-del-seone-inf-2520-m-18-7-2010.jpg"><img class=" wp-image-2138 " title="Lago del Seone inf. (2520 m) - 18.7.2010" src="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/lago-del-seone-inf-2520-m-18-7-2010.jpg?w=270&#038;h=203" alt="" width="270" height="203" /></a><p class="wp-caption-text">Lago del Seone inf. a quota 2520 m in Val Grande di Lanzo - 18 luglio 2010</p></div>
<p style="text-align:justify;">Personalmente sono un po&#8217; dispiaciuto di non poter più godere di condizioni di innevamento e di temperature, come quelle che si potevano ancora rintracciare in certe annate. E&#8217; innegabile che negli ultimi anni l&#8217;escursionismo si è <em>impoverito</em>, soprattutto se parliamo di quello che viene praticato nei classici mesi di luglio ed agosto perché, a certe quote, diviene sempre più difficile incontrare nevai e confrontarsi con temperature più rigide, più da &#8220;montagna&#8221;. Oggi, per ritrovare certe condizioni climatiche, bisogna anticipare le escursioni di un paio di mesi rispetto a luglio ed agosto. Provare ad uscire da un rifugio, a quota 2500 m, e poter calzare da subito i ramponi, per cominciare un&#8217;ascensione verso i 3000 m, è piuttosto difficile che accada a luglio in questa nostra epoca.</p>
<p style="text-align:justify;">Purtroppo dobbiamo constatare che, rispetto al passato, la montagna oggi è sicuramente più pericolosa in certi periodi classici, come l&#8217;estate, perché è molto più difficile da interpretare: gli sbalzi improvvisi di temperatura (da periodi insolitamente caldi si passa ad altri molto più freddi in maniera repentina, e viceversa) rendono molto instabile la montagna (pensiamo solo al perfmafrost, la &#8220;colla&#8221; che permette alle rocce di non crollare). Tutti noi sappiamo di frane e crolli che nelle ultime stagioni hanno contraddistinto tutto l&#8217;arco alpino.</p>
<p style="text-align:justify;">Emblematico, nel 2003, il crollo di un tratto della via di salita al Cervino (la Cheminée).</p>
<div id="attachment_2145" class="wp-caption alignleft" style="width: 280px"><a href="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/la-cima-del-monte-barrouard-2865-m-24-6-2007.jpg"><img class=" wp-image-2145 " title="La cima del Monte Barrouard (2865 m) - 24.6.2007" src="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/la-cima-del-monte-barrouard-2865-m-24-6-2007.jpg?w=270&#038;h=203" alt="" width="270" height="203" /></a><p class="wp-caption-text">Il Monte Barrourad (2865 m) raggiunto dal CAI di Ala di Stura il 24 giugno 2007</p></div>
<p style="text-align:justify;">In conclusione, ci terrei a sottolineare, tornando alla <strong>banca dati climatici di Nimbus</strong>, come sia importante, quando intendiamo muoverci in montagna, prendere in considerazione la conoscenza che ne abbiamo di essa soprattutto in un&#8217;epoca in cui il nostro clima non presenta più quella regolarità che aveva solo qualche decennio fa. Gli effetti di tali stravolgimenti li possiamo incontrare molto facilmente durante un&#8217;escursione e oggi, più che mai, diventa molto complicato saper preparare con accuratezza un&#8217;escursione od una più impegnativa ascensione alpinistica. L&#8217;ambiente che ci circonda è ineluttabilmente condizionato dagli eventi climatici che contraddistinguono la nostra epoca.</p>
<p style="text-align:justify;">L&#8217;unica via per affrontare la montagna in sicurezza e con consapevolezza è quella della conoscenza e della cultura, &#8220;strumenti&#8221; mentali ed immateriali ben più importanti dell&#8217;attrezzatura materiale: a quest&#8217;ultima ci affidiamo solo dopo aver capito la montagna già da casa, quando stiamo programmando l&#8217;uscita.</p>
<p style="text-align:justify;">Non dimentichiamolo mai.</p>
<p style="text-align:justify;">Speriamo che presto la <a href="http://www.nimbus.it/clima/Canavese/CartaStaz.asp" target="_blank">Banca Dati</a> venga aggiornata completandola con gli anni successivi al 2004: sicuramente avremmo la possibiltà di analizzare, nelle nostre montagne, delle annualità molto strane dal punto di vista climatico.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/camoscibianchi.wordpress.com/2075/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/camoscibianchi.wordpress.com/2075/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/camoscibianchi.wordpress.com/2075/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/camoscibianchi.wordpress.com/2075/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/camoscibianchi.wordpress.com/2075/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/camoscibianchi.wordpress.com/2075/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/camoscibianchi.wordpress.com/2075/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/camoscibianchi.wordpress.com/2075/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/camoscibianchi.wordpress.com/2075/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/camoscibianchi.wordpress.com/2075/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/camoscibianchi.wordpress.com/2075/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/camoscibianchi.wordpress.com/2075/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/camoscibianchi.wordpress.com/2075/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/camoscibianchi.wordpress.com/2075/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=camoscibianchi.wordpress.com&amp;blog=29899088&amp;post=2075&amp;subd=camoscibianchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">beppeley</media:title>
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			<media:title type="html">Canavese</media:title>
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			<media:title type="html">Rifugio Gastaldi</media:title>
		</media:content>

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			<media:title type="html">Lago del Ru (2570 m) - fine maggio 2011</media:title>
		</media:content>

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			<media:title type="html">Lago del Seone inf. (2520 m) - 18.7.2010</media:title>
		</media:content>

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			<media:title type="html">La cima del Monte Barrouard (2865 m) - 24.6.2007</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Se a febbraio e marzo verrà la neve&#8230;</title>
		<link>http://camoscibianchi.wordpress.com/2012/02/02/se-a-febbraio-e-marzo-verra-la-neve/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 19:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beppeley</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente montano]]></category>
		<category><![CDATA[Personaggi]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[lupi]]></category>
		<category><![CDATA[neve]]></category>
		<category><![CDATA[rumiz]]></category>

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		<description><![CDATA[Leggete cosa ci racconta Paolo Rumiz in un suo articolo pubblicato il 29 gennaio sul quotidiano &#8220;La Repubblica&#8221; a proposito delle bizzarrie del nostro clima: &#8220;L&#8217;allarme: da settimane lupi e uccelli hanno iniziato a riprodursi. E gli etologi avvertono: si è già modificata la fisiologia della fauna. Ora le uova dei merli rischiano di schiudersi quando [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=camoscibianchi.wordpress.com&amp;blog=29899088&amp;post=1999&amp;subd=camoscibianchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/neve.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2005" title="neve" src="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/02/neve.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a>Leggete cosa ci racconta <strong>Paolo Rumiz</strong> in un suo articolo pubblicato il 29 gennaio sul quotidiano &#8220;<strong>La Repubblica</strong>&#8221; a proposito delle bizzarrie del nostro clima:</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;<em>L&#8217;allarme: da settimane lupi e uccelli hanno iniziato a riprodursi. E gli etologi avvertono: si è già modificata la fisiologia della fauna. Ora le uova dei merli rischiano di schiudersi quando non ci sono ancora insetti in giro</em>.&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;">Strano parlare di <strong>caldo</strong> proprio adesso che è arrivato il gelo siberiano. Ma ci ricordiamo ancora delle temperature anomale solo di qualche giorno fa?</p>
<p style="text-align:justify;">Sebbene non sia ancora finito, di sicuro tra qualche tempo archivieremo  questo inverno, nella nostra memoria, come un <strong>inverno gelido</strong>. Ma se solo torniamo indietro di qualche settimana, e proviamo a  confrontare le temperature misurate con quelle registrate negli ultimi decenni (intese come medie del periodo), troveremo di certo qualcosa di insolito da quando sono cominciate le misurazioni ufficiali.</p>
<p style="text-align:justify;">Ecco l&#8217;articolo completo di <strong>Paolo Rumiz</strong> (lo scrittore del bellissimo libro &#8220;La leggenda dei monti naviganti&#8221;):</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.repubblica.it/scienze/2012/01/29/news/animali_pazzi_amre_per_caldo-28945434/index.html?ref=search" target="_blank"><strong>Gli animali pazzi di caldo. &#8220;Sono già in amore&#8221;<!-- fine TITOLO --></strong>.</a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/camoscibianchi.wordpress.com/1999/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/camoscibianchi.wordpress.com/1999/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/camoscibianchi.wordpress.com/1999/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/camoscibianchi.wordpress.com/1999/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/camoscibianchi.wordpress.com/1999/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/camoscibianchi.wordpress.com/1999/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/camoscibianchi.wordpress.com/1999/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/camoscibianchi.wordpress.com/1999/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/camoscibianchi.wordpress.com/1999/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/camoscibianchi.wordpress.com/1999/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/camoscibianchi.wordpress.com/1999/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/camoscibianchi.wordpress.com/1999/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/camoscibianchi.wordpress.com/1999/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/camoscibianchi.wordpress.com/1999/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=camoscibianchi.wordpress.com&amp;blog=29899088&amp;post=1999&amp;subd=camoscibianchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">beppeley</media:title>
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			<media:title type="html">neve</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Acqua e cambiamenti climatici -2-</title>
		<link>http://camoscibianchi.wordpress.com/2012/01/31/acqua-e-cambiamenti-climatici-2/</link>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 13:52:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>serpillo1</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente montano]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[piano di vassola]]></category>
		<category><![CDATA[tutela del territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi ricollego al post di Beppeley che informa del recente dossier emesso dalla CIPRA  (Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi) ed allego un interessante articolo di Enrico Camanni pubblicato sul quotidiano &#8220;La Stampa&#8221; del 28 Gennaio 2012 e da me evidenziato. Articolo_I cambiamenti del clima_Camanni_La Stampa_28_01_2012 Serpillo1<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=camoscibianchi.wordpress.com&amp;blog=29899088&amp;post=1937&amp;subd=camoscibianchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1373" class="wp-caption aligncenter" style="width: 640px"><a href="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/01/20100625-0421.jpg"><img class="size-full wp-image-1373" title="Piano di Vassola - Alpeggi" src="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/01/20100625-0421.jpg?w=630&#038;h=472" alt="" width="630" height="472" /></a><p class="wp-caption-text">Il Piano di Vassola con il Torrente omonimo e, in alto a destra, gli alpeggi.</p></div>
<p style="text-align:justify;">Mi ricollego al <a title="Acqua e cambiamenti climatici" href="http://camoscibianchi.wordpress.com/2012/01/11/acqua-e-cambiamenti-climatici/" target="_blank">post di Beppeley</a> che informa del recente dossier emesso dalla <a href="http://www.cipra.org/" target="_blank">CIPRA</a>  (Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi) ed allego un interessante articolo di <strong><a href="http://www.enricocamanni.it/" target="_blank">Enrico Camanni</a></strong> pubblicato sul quotidiano &#8220;La Stampa&#8221; del 28 Gennaio 2012 e da me evidenziato.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/01/articolo_i-cambiamenti-del-clima_camanni_la-stampa_28_01_2012.pdf" target="_blank">Articolo_I cambiamenti del clima_Camanni_La Stampa_28_01_2012</a></p>
<p style="text-align:justify;">Serpillo1</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/camoscibianchi.wordpress.com/1937/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/camoscibianchi.wordpress.com/1937/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/camoscibianchi.wordpress.com/1937/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/camoscibianchi.wordpress.com/1937/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/camoscibianchi.wordpress.com/1937/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/camoscibianchi.wordpress.com/1937/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/camoscibianchi.wordpress.com/1937/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/camoscibianchi.wordpress.com/1937/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/camoscibianchi.wordpress.com/1937/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/camoscibianchi.wordpress.com/1937/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/camoscibianchi.wordpress.com/1937/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/camoscibianchi.wordpress.com/1937/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/camoscibianchi.wordpress.com/1937/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/camoscibianchi.wordpress.com/1937/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=camoscibianchi.wordpress.com&amp;blog=29899088&amp;post=1937&amp;subd=camoscibianchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">serpillo1</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/01/20100625-0421.jpg" medium="image">
			<media:title type="html">Piano di Vassola - Alpeggi</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Un appello per la montagna</title>
		<link>http://camoscibianchi.wordpress.com/2012/01/26/un-appello-per-la-montagna/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 19:31:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beppeley</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente montano]]></category>
		<category><![CDATA[alpi]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[civiltà]]></category>
		<category><![CDATA[ecologia della mente]]></category>

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		<description><![CDATA[[...] Le montagne dispongono di quello di cui gli esseri umani avrebbero realmente bisogno: acqua, silenzio, serenità e bellezza, condizione per continuare a pensare, immaginare e sognare. [...] &#8220;Qu’on y vive, qu’on en vive, qu’on s’y ressource, la montagne nous offre l’expérience de la beauté des paysages, de la nature et du partage. Cette expérience [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=camoscibianchi.wordpress.com&amp;blog=29899088&amp;post=1798&amp;subd=camoscibianchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/01/valpelline1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1868" title="valpelline" src="http://camoscibianchi.files.wordpress.com/2012/01/valpelline1.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a>[...] <strong><em>Le montagne dispongono di quello di cui gli esseri umani avrebbero realmente bisogno: acqua, silenzio, serenità e bellezza, condizione per continuare a pensare, immaginare e sognare</em></strong>. [...]</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Qu’on y vive, qu’on en vive, qu’on s’y ressource, la montagne nous offre l’expérience de la beauté des paysages, de la nature et du partage. Cette expérience n’est possible que grâce à un équilibre entre l’homme et la montagne. Conscients de la fragilité de cet équilibre nous nous sentons le devoir de lancer un appel pour nos montagnes.&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;">La <strong>CIPRA Francia</strong> è alla ricerca di visioni per un futuro sostenibile dell&#8217;uomo e della montagna.</p>
<p style="text-align:justify;">Tutte le informazioni di questa campagna le trovate qui:</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.cipra.org/it/alpmedia/notizie-it/4541" target="_blank">http://www.cipra.org/it/alpmedia/notizie-it/4541</a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.appelpournosmontagnes.org/" target="_blank">http://www.appelpournosmontagnes.org/</a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/camoscibianchi.wordpress.com/1798/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/camoscibianchi.wordpress.com/1798/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/camoscibianchi.wordpress.com/1798/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/camoscibianchi.wordpress.com/1798/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/camoscibianchi.wordpress.com/1798/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/camoscibianchi.wordpress.com/1798/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/camoscibianchi.wordpress.com/1798/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/camoscibianchi.wordpress.com/1798/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/camoscibianchi.wordpress.com/1798/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/camoscibianchi.wordpress.com/1798/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/camoscibianchi.wordpress.com/1798/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/camoscibianchi.wordpress.com/1798/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/camoscibianchi.wordpress.com/1798/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/camoscibianchi.wordpress.com/1798/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=camoscibianchi.wordpress.com&amp;blog=29899088&amp;post=1798&amp;subd=camoscibianchi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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