Tera dla nei, tera dli prà

Complice la pioggia e la voglia di riorganizzare  il blogroll dei Camosci bianchi , mi trovo a rovistare in alcuni siti interessanti e ricchi di risorse che mi fanno intraprendere qualche bel “percorso” di montagna. Uno di questi è il sito Chambra d’oc – portal d’Occitènia (http://www.chambradoc.it/) che tra i vari “viaggi” che propone ce n’è uno che mi fa prendere contatto con la lingua francoprovenzale. Nella sezione “Vivre la monthana“ apprendo che c’è una canzone (file audio qui) che ci racconta di luoghi di montagna che possono essere anche uno spunto per fare delle escursioni insolite, alla ricerca di aree alpine un po’ meno conosciute e frequentate, al di fuori dei percorsi più battuti, ma sicuramente molto interessanti.

“E’ nel 1999 che Graziano Grua, Valsoanino di radici ha composto il canto “Terra della notte, Terra dei prati” con l’idea di proporla come Inno franco provenzale. Leggi il resto dell’articolo

Amatele, perchè sono cosa nostra

Maria Savi-Lopez, signora napoletana nata nel 1846,  ha scritto un libro bellissimo che si intitola «Le Valli di Lanzo – bozzetti e leggende» edito, come ristampa anastatica (la versione originale è datata 1886), da Arnaldo Forni Editore, di cui qui riporto la stupenda introduzione.

Non ho voluto appositamente adornare il testo con delle foto perché sarebbero davvero superflue, tanta è la bellezza e la poesia delle parole e dei pensieri di questa bravissima scrittrice che vanta una vastissima bibliografia (tra cui anche «Leggende delle Alpi»).

Oltre a dimostrare una grande talento nello scrivere, la signora Savi-Lopez ci fa apprezzare il vero volto di quello che noi oggi chiamiamo “escursionismo”. E se poi, a farcelo ammirare, è una napoletana, allora possiamo davvero crederci…

Se potete, trovatevi qualche minuto per perdervi tra le su parole  perché lo sguardo straordinario di questa donna, verso le sue amate montagne piemontesi, saprà farvi viaggiare con l’immaginazione e con la fantasia come solo pochi narratori sanno fare.

Non ve ne pentirete. Leggi il resto dell’articolo

Il selvatico fuori e dentro di noi

«Che cosa posso imparare da un salmone?», chiedeva un esploratore bianco ad un indiano Kwakiul. In quella domanda c’era tutta l’arroganza che scaturisce da una presunzione irrecuperabile nei confronti di una conoscenza antica, atavicamente adagiata in ognuno di noi. Il bozzolo dell’educazione, della cultura metropolitana, del pratico «tutto subito» hanno distrutto la nostra capacità di sentire la terra e il suo canto, il silenzio delle pietre, il disperato urlo della valanga, il tenue sibilo delle piante.

Nell’ermetica chiusura della nostra cultura, che ci offre luoghi deputati per ogni cosa, che ci ha imposto lo stupore della neve, il fastidio del vento, l’esaltazione per un volo migratorio d’anatre, noi sentiamo impellente la necessità di ritrovare il sentimento della terra. Abbiamo bisogno di riscoprire l’«originalità interiore», con i suoi segni elementari, con la sua matrice selvatica. La vita sintetica, spesso programmata, sembra non offrire vie di fuga, e anche i probabili itinerari più spontanei e umani, pare siano lontani, ricchi d’avversità, difficili da trovare. Ma è in quel «trovare» la chiave del nostro vivere: è necessario ritornare sui nostri passi e cercare il selvaggio che, alla fine, ci salverà la vita.  Leggi il resto dell’articolo

Il tempo rubato

Il vero antidoto contro la modernità è riprendersi il tempo. Vivere spazi di tempo liberato.

Marco Belpoliti, sulle pagine del quotidiano “La Stampa”, ci parla della generazione “No future” grazie a due libri: uno è di Marc Augé (l’antropologo francese che ha elaborato il concetto del nonluogo), e si intitola ”Futuro“, e l’altro è di Gustavo Pietropolli Charmet che ha scritto “Cosa farò da grande? Il futuro come lo vedono i nostri figli“.

[...] È in corso un vero e proprio scippo del tempo, l’effetto di un’attiva invidia degli anziani, che culmina nella requisizione del tempo di vita dei ragazzi, per farlo diventare tempo della scuola, come accade nei licei, o del dopo scuola, come nelle attività sportive e nei corsi di addestramento, dalla musica alla dizione, fino alle vacanze-studio in Inghilterra: «tutte creazioni adulte finalizzate a ridurre il tempo libero dei ragazzi». [...] Leggi il resto dell’articolo

Traffico lento

La Svizzera è un Paese con tante montagne.

Come l’Italia.

La Svizzera ha un Dipartimento dell’Ambiente, dei Trasporti, dell’Energia e delle Comunicazioni.

Come l’Italia.

La Svizzera ha cittadini che si spostano.

Come l’Italia.

La Svizzera ha una POLITICA per il traffico lento.

Che cos’è la politica?

“497…”

RoxAmo la montagna da sempre.
Da quando ero piccola, quando se mia madre decideva che non potevo andare a fare una passeggiata con gli amici più grandi che mi venivano a cercare, lei arrivava a nascondermi gli scarponcini: io rimediavo mettendomi i suoi che erano di 3 o 4 numeri più grandi, e scappavo via per qualche ora. Boschi, greggi, cespugli di mirtilli, animali, montagne, aria pura. I ragazzi più grandi che offrivano a me, mascotte di 4 o 5 anni, un pezzo di pane con due fette di salame. Poi, a casa le prendevo di santa ragione. Ma ne valeva la pena, perché avevo visto cose meravigliose per me, che non perdevo tempo a disegnare e colorare nei miei quaderni. Sapevo già scrivere, e sotto ogni disegno, davo il nome all’animale o alla pianta o alla montagna visti, sovente affidandomi ai suoni che non avevo ben decifrato dai ragazzi più grandi, spesso paesani, che parlavano in patuà. Le sberle che mi aspettavano a casa, valevano la pena e le punizioni a tempo, pure, grazie a tutto ciò che i miei occhi avevano visto quel giorno. Leggi il resto dell’articolo

Tra Chiampernotto e Ala

Monte PlùChiampernotto è una piccola borgata del Comune di Ceres alle cui spalle, verso il Monte Plù, parte un sentiero che, grazie al colletto del Tourn, permette di tuffarsi verso Ala di Stura. Domenica 25 aprile, nel ricco programma di uscite del CAI di Lanzo, c’è la possibilità di conoscere questo affascinante territorio alpino letteralmente cosparso di segni dell’uomo che lo hanno sfruttato per viverci oppure lo hanno percorso semplicemente per divertirsi e per alimentare i propri sogni di gloria. Ci verranno incontro borgate incantevoli e pareti di roccia che all’improvviso emergeranno dai fitti boschi che abitano le pendici del Monte Plù.
La foto che vedete qui sopra l’ho scattata sabato scorso dal villaggio di Voragno, mentre aspettavo insieme a Serpillo di ritirare l’auto dall’officina e mentre pensavo all’escursione di cui noi siamo accompagnatori. Durante quell’attesa, mi sono chiesto come  ci rappresentiamo le montagne quando le osserviamo da distante, senza addentrarsi in esse, senza guardarle da vicino. Lassù un po’ di neve poi dei contrafforti rocciosi, qualche piccola prateria, colletti e spuntoni di roccia. Leggi il resto dell’articolo

Genius Loci

Santuario di Santa Cristina - Valli di LanzoMi imbatto nel Genius Loci per puro caso. Non ne so nulla e allora mi immergo nella Rete. Due clic, uno su Wikipedia e un altro su Peacelink, e così mi ritrovo ad “ascoltare” Eduardo Zarelli – Il rito e l’identità nelle forme culturali dell’abitare.

A dire il vero desideravo scrivere  in merito ai sentieri dimenticati, alla trascuratezza e all’abbandono del territorio montano come purtroppo sovente riscontro nelle Valli di Lanzo. Poi il fato ha voluto che le mie riflessioni si rispecchiassero in questo scritto che ho voluto riportare qui inframezzandolo con alcune foto delle nostre escursioni. Le ho scelte con cura, pensando così di facilitare le riflessioni, importanti e potenti, che Zarelli proietta nella nostra anima di viandanti. Riflessioni che dovrebbero aiutarci a vivere tutti insieme meglio e con più rispetto. Perché l’ambiente, di cui oggi tanto si parla, non è altro che una parte di noi stessi, forse solo un po’ più fragile e bisognosa di cura e attenzioni. Leggi il resto dell’articolo

Il senso delle nuvole per Marzia

L’idea di Marzia, per questo sabato di luglio, è quella di scovare qualche margaro delle Valli di Lanzo intento nel suo lavoro. Noi, convinti  di  trovarne alle pendici del Monte Bellavarda, come successe già in passato, la convinciamo a navigare con noi in Val Grande sopra Cantoira e sotto le nuvole. Raggiungiamo in auto la deliziosa borgata di Lities (1175 m), conosciuta anche tra gli arrampicatori per la sua Rocca, su cui sono state tracciate alcune vie di roccia alquanto interesssanti (a detta di coloro che ci si sono cimentati), indossiamo lo zaino e partiamo alla caccia de lou marguè.

Ci troviamo a pochi minuti dallo scempio provocato dalla valanga che ho documentato nel post: “La neve presenta il conto“.  Leggi il resto dell’articolo

Uomo e montagna

Sabato scorso abbiamo in mente di tornare al Lago Casias (2076 m – Val d’Ala) dove siamo stati la prima ed unica volta nel settembre del 2001. Luogo questo davvero incantevole anche se già allora raggiungere il Lago, con partenza da Mondrone (1257 m – frazione di Ala di Stura), non fu per niente agevole. Il sentiero 212 a quell’epoca era in molti tratti invaso dalla vegetazione che rendeva faticoso il percorso.

Sappiamo che proprio lo scorso anno, a settembre, la TAM del CAI di Torino è venuta qui a fare la manutenzione e la pulizia di questo sentiero per renderlo nuovamente percorribile. Ma dopo le valanghe dell’inverno appena passato, come troveremo il percorso? Leggi il resto dell’articolo

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