L’ultimo secondo

L’altro giorno mi imbatto casualmente nel sito di Duccio Canestrini (grazie per avermi concesso di riportare qui il tuo pensiero) ritrovandomi così immerso in un suo articolo intenso e ricco di attualissime ed urgenti riflessioni: “Nel limite va trovata la misura del futuro“.

Qualche tempo fa avevo scritto in merito alla cultura del limite, quella conosciuta da chi non disdegna di tirarsi giù dal letto alle 5 di mattina  per inerpicarsi lungo i sentieri della nostre montagne. Perché il limite ti si appiccica sulla pelle, lo senti arrivare quando stai camminando da ore, quando la calura prodotta dal tuo corpo ti avvolge come una piovra e quando la tua meta è ancora allo stadio di miraggio. E così, forse, ti tocca tornare indietro perché intorno a noi c’è qualcosa di più grande della nostra presunzione. Oppure, come è capitato recentemente al mio amico paologiac (bellissimo il suo post “Incontri a Sea“), quando ti capita di riconoscere il tuo limite nell’impossibilità di attraversare un torrente in piena. O quando, per esempio, per chi ama arrampicare,  ti accorgi che quel 6a non riuscirai mai a superarlo se non dopo aver “sofferto” molto,  lungo percorsi rocciosi che ti tolgono il fiato e ti consumano le energie in un batter d’occhio. Leggi il resto dell’articolo

La cultura del limite

[...] “Tra tutti gli insegnamenti, ve n’è uno in particolare che Salsa ricorda volentieri: “la cultura del limite”. Per le genti di montagna, per i rustici montanari di un tempo, ciò significava non spingersi in zone pericolose o non chiedere troppo alla natura che li nutriva: insomma non eccedere con le proprie azioni per evitare di sbilanciare i delicati equilibri naturali. La cultura del limite, accolta poi anche dagli alpinisti, significa conoscere proprietà e limiti, per esempio, dell’attrezzatura per la scalata. “Sia per i popoli di montagna, sia per gli alpinisti d’oggi, la conoscenza di ciò che si può e non si può fare è alla base della sicurezza, del non mettere a repentaglio la propria vita. Ma per imparare questa cultura, per sapere fino a dove ci si può spingere, bisogna conoscere il territorio”. Solo così si può conoscere meglio anche se stessi, le proprie potenzialità ed i propri limiti.” [...]
Tratto da “ lo “sguardo” di Annibale Salsa

Venerdì scorso, sul quotidiano La Stampa, mi imbatto in un articolo, che potete leggere integralmente alla fine di questo post, di cui riporto qui un breve pezzo che mi ha particolarmente colpito. L’articolo in questione si intitola “Dal fondo dell’oceano una lezione per l’umanità – Non siamo onnipotenti“, ed è davvero molto illuminante. E’ stato scritto da Luca Mercalli che da qualche tempo a questa parte è una delle firme più prestigiose de La Stampa. Ritrovo così, con immenso piacere, anche tre le sue affermazioni, quel concetto del limite, tanto connaturato nelle genti di montagna quanto pericolosamente assente nella nostra epoca progettata da filosofie “no limits” che purtroppo possiamo notare in tanti aspetti della nostra vita: no limiti allo sviluppo, no limiti alle acrobazie finanziarie che hanno affossato l’economia globale, no limiti allo sfruttamento dell’uomo come macchina per far soldi, no limiti al consumismo, no limiti allo spreco, no limiti ai rifuti, no limiti all’avidità,…

[...] Quindi la macchia oleosa, che fa danni dilagando sulle acque, e che ne avrebbe fatti comunque altri anche se fosse andata in fumo al termine del suo canonico destino verso un motore termico, porta con sé il messaggio del limite. Lo stesso elemento che cent’anni fa svincolava l’umanità dal limite della fatica fisica e della penuria materiale, oggi è foriero di una verità che non si può più nascondere: la Terra, le sue potenzialità di erogare risorse e metabolizzare rifiuti, non sono infinite.” [...]

L’articolo integrale di Luca Mercalli, che vi suggerisco vivamente di leggere, lo trovate cliccando qui.

Beppeley

Genius Loci

Santuario di Santa Cristina - Valli di LanzoMi imbatto nel Genius Loci per puro caso. Non ne so nulla e allora mi immergo nella Rete. Due clic, uno su Wikipedia e un altro su Peacelink, e così mi ritrovo ad “ascoltare” Eduardo Zarelli – Il rito e l’identità nelle forme culturali dell’abitare.

A dire il vero desideravo scrivere  in merito ai sentieri dimenticati, alla trascuratezza e all’abbandono del territorio montano come purtroppo sovente riscontro nelle Valli di Lanzo. Poi il fato ha voluto che le mie riflessioni si rispecchiassero in questo scritto che ho voluto riportare qui inframezzandolo con alcune foto delle nostre escursioni. Le ho scelte con cura, pensando così di facilitare le riflessioni, importanti e potenti, che Zarelli proietta nella nostra anima di viandanti. Riflessioni che dovrebbero aiutarci a vivere tutti insieme meglio e con più rispetto. Perché l’ambiente, di cui oggi tanto si parla, non è altro che una parte di noi stessi, forse solo un po’ più fragile e bisognosa di cura e attenzioni. Leggi il resto dell’articolo

La passione paura

Quello che trovate qui di seguito credo sia perfettamente in tema con gli ultimi post sul Piano di Vassola.

Trovare connessioni con altri “mondi” è sempre un’esperienza importante che mi lascia un barlume di speranza per una vita migliore.

Oggi lo sguardo è quello di Elena Pulcini, filosofa, che presenterà il suo ultimo libro “La cura del mondo” sabato prossimo al Circolo dei Lettori di Torino durante il programma di Torino Spiritualità.

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Orizzonti di senso

Quest’estate, navigando tra i monti, sovente ascoltavo affermare tra gli escursionisti: “Speriamo che  ad agosto le temperature non saranno troppo torride, così almeno i ghiacciai ed i nevai resisteranno fino all’inizio delle nuove nevicate“.

E’ vero, la nostra speranza, di noi escursionisti, è quella di ritrovare, come un tempo, una montagna più vera o, meglio, più riconoscibile. Forse il termine corretto è leggibile. Un montagna che riesca ancora a farsi capire per chi la frequenta da tempo e che di conseguenza ha interiorizzato una sorta di “mappa” mentale che permetta un dialogo con essa: lì il torrente, dove posso riempire la borraccia, lì la passerella che mi permette di attraversarlo, più in alto i nevai da solcare e che restituiscono alla pianura l’acqua accumulata in inverno. Poi, ancora più sù, i ghiacciai, anticamere delle vette e custodi di quella risorsa insostituibile e assolutamente necessaria per la nostra vita: l’acqua.

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La Carovana delle Alpi

E’ giunta all’ottava edizione la Carovana delle Alpi, la campagna di Legambiente che ogni estate effettua il check up dell’ambiente alpino. Anche quest’anno Legambiente percorrerà le Alpi italiane, dal 25 luglio fino a ottobre, con iniziative per denunciare le aggressioni al territorio montano, ma anche per ricercare e promuovere progetti di tutela e salvaguardia. Il filo conduttore di questa edizione sono le speculazioni d’alta quota e la piaga delle seconde case: così i comprensori sciistici nelle Alpi Orobie, la deregulation dell’edilizia turistica in Valle d’Aosta e i resort sulla Marmolada si sono visti assegnate la bandiera nera. Tra le iniziative meritevoli della bandiera verde ne emergono alcune legate alla gestione dei corsi d’acqua alpini. Sono premiate la Provincia di Trento, che ha introdotto misure per garantire i deflussi idrici a valle delle opere di presa e la Provincia di Sondrio, che ha approvato un sistema di regole per le concessioni idroelettriche innovativo nel campo della gestione idrica. Il dossier completo con l’attribuzione delle bandiere nere e verdi ed il calendario delle iniziative può essere scaricato da:

http://www.legambiente.eu/documenti/2009/0714_carovanaAlpi/index.php Leggi il resto dell’articolo

Il tempo in vendita

Ho letto il commento di ometto83 al post Mount Disney e mi è subito tornato in mente un articolo esemplare scritto da Franco Michieli sul n.250 della Rivista della Montagna (pubblicato nel 2001 dall’allora casa editrice Edizioni CDA).

A quell’epoca avevo da poco iniziato la mia esplorazione delle montagne. Amavo “condire” le mie escursioni anche con delle buone letture (cosa che continuo a fare con entusiasmo). Questa che vi propongo qui, mai scordata e che condivido in pieno, è stata sicuramente quella che più mi ha segnato. Quella che tuttora mi accompagna quando, nel mio peregrinare fra i monti, mi capita di osservare, da lassù, le nostre città, le nostre pianure. La nostra civiltà.

Come ho detto correva l’anno 2001. Era l’epoca in cui l’economia (cosa molto importante di cui oggi però si fa pericolosamente fatica a capirne il senso), era solo più ridotta a new-economy (quella rappresentata da Internet e dallo scambio delle azioni delle società che operavano nelle nuove teconologie). Leggi il resto dell’articolo

Piano delle Riane, Vallone di Unghiasse

Profumo di erba appena tagliata, quella che tra qualche giorno diventerà fieno con cui preparare il letto delle stalle o sfamare in parte le bestie durante l’inverno seguente.

Profumo delle fioriture di inizio estate: il Giglio di San Giovanni, l’Arnica Montana, il Maggiociondolo, le cento specie di Orchidea selvatica che mettono fuori il loro musetto al sole di Giugno. Il più bello che si possa desiderare qui da noi, quello che ti dona luce fin quasi alle dieci di sera, facendoti ammirare un tramonto appena prima dell’ora del riposo.

Un sentiero polveroso all’ombra dei maestosi Faggi, molto più vecchi di noi, un sentiero che quasi ti conduce da solo su un letto di foglie multicolori dell’autunno appena dimenticato.

Un Torrente dall’acqua cristallina, fresca e allettante…che si offre al viandante come un miraggio in mezzo al deserto. E appena ti chini a bere, tra la brezza che ti rinfresca il sudore sulla fronte, il tuo riflesso sull’acqua trasparente appare tra colori smeraldini, i colori della specchiata delle foglie verdi fulgenti, proprie di questa stagione, che ti fanno da contorno. Leggi il resto dell’articolo

Solstizio d’estate a Monaviel

sole

A cavallo del solstizio d’estate, nel periodo in cui la luce si attarda più a lungo, la voglia di escursionismo esplode, si fa prorompente come un bisogno naturale che attende una pronta risposta culturale. E’ una sensazione profonda che ti avvolge e che ti fa sentire la necessità di condividere con gli altri le emozioni più vere. Il desiderio dell’“esotico” trova appagamento anche vicino a casa soprattutto quando, come oggi, il viaggiare si è banalizzato ed omologato.

L’andar-per-monti restituisce il sapore delle cose autentiche se viene praticato con “intelletto d’amore” se riesce a porci in sintonia con i ritmi della natura e dei montanari di un tempo, se viene declinato con ”scienza e coscienza” attraverso la capacità di meravigliarci e di stupirci. Proprio su questi ultimi due concetti vorrei fermare l’attenzione.La noia e l’apatia che opprimono gli uomini del nostro tempo (soprattutto i giovani) sono il rovescio della medaglia dell’ansia da prestazione (generatrice di stress) che accompagna l’ideologia “sportiva” dominante, tutta giocata sulla performance, su di un antagonismo amorale che sfocia spesso in palese immoralità (sopraffazione, voglia di emergere ad ogni costo ed a qualunque prezzo, doping ecc.) e travolge con sé anche il residuo di quel sano agonismo destinato a diventare sempre più una vuota enunciazione retorica. Leggi il resto dell’articolo

Solo Dio può affondarmi

Cosa c’entra il dialogo tra Olmi e Petrini sul ritorno alla terra madre con i Camosci Bianchi? Con la montagna e l’alpinismo?

Chi ha avuto modo di seguire i vari post di questo blog capirà facilmente che i nessi non sono pochi. Noi crediamo profondamente che conquistare una cima, raggiungere un alpeggio o attraversare un passo, non possono essere considerati gesti fini a se stessi. Non ci piace una montagna vista come una palestra, come un luna park. Il luogo montagna nasconde tesori immensi per chi ha voglia di scoprirli. In questo dialogo ritrovo perfettamente quel pensiero, rivolto alla terra e ai suoi uomini, che sovente mi accompagna quando sono in viaggio tra i monti. Leggi il resto dell’articolo

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