Orsi, lupi e…pastori

Alcuni articoli interessanti trovati in rete che riguardano l’aspetto selvatico delle nostre montagne:

L’orso è tornato in Valle Strona

Avvistato e fotografato da tre turisti mantovani a Campello Monti, di Valstrona che si raggiunge da Omegna.

L’articolo pubblicato da “La Stampa” è qui: http://edizioni.lastampa.it/novara/articolo/lstp/4678/.

Attenti al Lupo

Il numero di aprile di Dislivelli (http://www.dislivelli.eu) è dedicato a un argomento che negli ultimi mesi, soprattutto in Piemonte, è balzato agli onori della cronaca, spesso anche in maniera inopportuna. Si tratta del lupo. Quell’animale ancestrale che, come scrive di seguito Enrico Camanni, sta catalizzando estremismi e divisioni all’ultimo sangue. Quel lupo che ormai è diventato come il Tav: o stai di qua o stai di là, ugualmente sdegnato, senza mezze misure. Il predatore che invece meriterebbe di essere “trattato meglio”, di essere analizzato, studiato e valutato per quello che è: un animale selvatico con i suoi diritti e un potenziale problema per allevatori e abitanti della montagna. Abbiamo cercato di coinvolgere i principali specialisti in materia. Per offrire a tutti voi una riflessione il più possibile articolata sul tema.

Qui l’articolo in pdf .

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La montagna si sta inselvatichendo ? E’ un bene o un male ? Di sicuro per tutti noi che viviamo in città, negli ambienti artificiosi e sintetici della vita urbanocentrica, sicuramente un po’ di “selvatichezza” ci può aiutare a riprendere contatto con una parte di noi che è fondamentale per sapersi approcciare alla natura, per capirne l’importanza e per sentire quanto può far bene tentare di rintracciare il selvatico che è in noi  (vi ricordate il post “Il selvatico fuori e dentro di noi” ?). Leggi il resto dell’articolo

“Sentire l’aria” (2010)

Film di 110’ di durata (DVD + libro), prodotto da Prospettiva Nievskij in collaborazione con la Camera di Commercio di Biella, regia di Manuele Cecconello, fotografie del libro di Andrea Taglier.
Tra poco sarà disponibile anche in blue-ray disc.
Per ordini scrivere a Manuele Cecconello al seguente indirizzo e-mail: info@prospettivanevskij.com

Quando ho visto il film, dopo pochi istanti ho compreso cosa implicasse il significato del titolo “Sentire l’aria”: si è trattato di un’emozione fortissima, come se da echi di d’annunziana memoria emergesse un verso chiave de “La pioggia nel pineto”.
Recita: “Taci”.
Perché in quella poesia idilliaca e contemplativa di un letterato superomista e di voyeuristica memoria, ho svelato per me l’approccio a questo particolare film documentario di Manuele Cecconello, in cui si è invitati a entrare in silenzio per poter godere della storia e dello spirito dei luoghi.
Per poter così, “sentire l’aria”, la solitudine della montagna e dei suoi pascoli.
Andrea (Maffeo), giovanissimo protagonista, rappresenta la fusione quasi sacra tra l’uomo e la montagna, ma soprattutto l’incontro, vissuto con lucida realtà dei fatti, tra un “lavoro” – come egli stesso lo definisce – cioè quello del pastore, e la vita ai nostri giorni per un ragazzo come lui, ora appena diciottenne.
Il film, girato tra le montagne biellesi, non si sofferma sull’origine borghese (madre insegnante e padre medico) di un giovane che sceglie per il proprio futuro un mestiere di sempre più rada memoria, ma sul luogo di rappresentazione ed i fatti personali che vi si svolgono, quasi ciò facesse parte di una pièce teatrale, tuttavia reale, girata in presa diretta e perciò ancor più vera.
Le voci ed i suoni della natura ci sono tutti, e se chiudiamo gli occhi immaginiamo anche gli odori… Leggi il resto dell’articolo

A mani vuote

Marzia Verona "blacksheep77"Marzia Verona vi invita a mani vuote martedì 23 marzo alle ore 21.00 nella sede del Cai di Lanzo Torinese per vivere una serata in cui incontrare gli eroi di tutti i giorni.

Chi sono questi eroi e cosa c’entrano con il Club Alpino Italiano ve lo racconta Francesco Tomatis e la stessa Marzia Verona.

Ne L’alpinismo a mani vuote, pubblicato sulla Rivista del CAI nel 2005 (numero di maggio-giugno) e di cui riporto qui di seguito un breve stralcio, Tomatis ci racconta della montagna come “estremo quotidiano”, dell’esplorazione del vuoto ma anche dell’esperienza del limite e dell’originalissimo incontro tra l’alpinista e il montanaro.

Su quest’incontro possibile potete leggere il racconto di Marzia nel capitolo Le forme del gregge, che riporto subito dopo Tomatis, tratto dal suo bel libro, Intelligente come un asino, intraprendente come una pecora. Leggi il resto dell’articolo

Il sole nel CAI di Chieri

sole

In certi punti della pianura ci sono alcuni attimi, quando il sole brilla alto nel cielo, nei quali confondi cose e sentimenti.

In quei momenti, nei quali la tua mente non bada a quello che capita intorno, quando concedi ai tuoi pensieri di spaziare al di là dei confini che ti legano alla meschina logica di ogni giorno, confondi le cose reali con la fantasia.

Così, mentre cammini piano, rincorrendo chissà quali castelli, non distingui il gregge di pecore dalle nuvole che si muovono lente nel cielo, o lo scheletro di un albero schiantato dal fulmine da un campanile piantato sulla linea dell’orizzonte.

In quei momenti, quando tutto ciò che ti circonda vive immerso in un illusorio silenzio, ti pare che anche le cose all’apparenza mute e senza vita abbiano qualche cosa da dirti, perché solo nel silenzio è dato di sentirle. Non esiste, nell’universo, un frammento che sia veramente muto; è l’uomo che è diventato sordo, che non è più disposto a credere nelle favole.

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Arp sensa counfìn – escursionismo in alpeggio

Alpi 365 - Alpeggi senza confiniDomenica 25 Ottobre 2009 presso lo Spazio Incontri ad Alpi 365 si è svolta una tavola rotonda dal titolo Alpeggi senza confini: escursionismo in alpeggio. Una sintesi ed un commento relativi all’evento la potete trovare sul sito della Rete Sentieristica della Regione Piemonte. Se invece volete approfondire alcune tematiche trattate durante l’evento, allora proseguite nella lettura di quest post dove ho cercato di riportare quegli interventi che maggiormente hanno catturato la mia attenzione. Purtroppo la registrazione audio si è rilevata in più punti molto disturbata cosa che non mi ha permesso  di trascrivere alcuni passaggi importanti. Al termine lascerò alcune mie personalissime osservazioni inerenti soprattutto al ruolo che il Club Alpino Italiano può avere, anche in questo ambito, nel portare avanti la sua missione di conoscenza del luogo montagna a tutti i livelli.

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Fame d’erba, desiderio di sé

… sapevo che un pensiero così (impropriamente “regalo”) fosse adesso più adatto a te che a me, Beppe…

Pastore

Chi può credere a persone come noi che reputano un libro “così” importante, in un mondo dove ogni giorno si santifica il superfluo, il non senso, amplificando all’inverosimile la dimensione del vuoto che rilascia il suo disarmonico pulsare?

Credevo che “Fame d’erba”, cercato per anni come un diamante raro, mi fosse necessario: necessario a quel che penso, a quel che la montagna mi concede di provare e di farmi vivere nonostante me stessa, a quel che ritengo essere il senso che la vita deve recare con sé. Valori che odorano-parlano-riflettono di umano.

E del suo patrimonio personale più immenso.

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Il senso delle nuvole per Marzia

L’idea di Marzia, per questo sabato di luglio, è quella di scovare qualche margaro delle Valli di Lanzo intento nel suo lavoro. Noi, convinti  di  trovarne alle pendici del Monte Bellavarda, come successe già in passato, la convinciamo a navigare con noi in Val Grande sopra Cantoira e sotto le nuvole. Raggiungiamo in auto la deliziosa borgata di Lities (1175 m), conosciuta anche tra gli arrampicatori per la sua Rocca, su cui sono state tracciate alcune vie di roccia alquanto interesssanti (a detta di coloro che ci si sono cimentati), indossiamo lo zaino e partiamo alla caccia de lou marguè.

Ci troviamo a pochi minuti dallo scempio provocato dalla valanga che ho documentato nel post: “La neve presenta il conto“.  Leggi il resto dell’articolo

In ricordo di Primo

Tutti noi sapevamo che durante la Festa del Monaviel tu, da lassù, gioivi insieme a noi. Era anche il tuo compleanno ed io ho partecipato conPrimo entusiasmo alla tua festa, lì dove si sentono cantare gli angeli.

Il Monaviel era la tua montagna che sei stato capace di farmi amare immensamente.

Ciao Primo.

by Beppeley


in ricordo di primo slideshow

Ringrazio sentitamente tutti coloro che hanno permesso la realizzazione di una festa così bella. In particolare vorrei ringraziare Don Celestino che da oltre 40 anni sale al Monaviel per celebrare la Festa della Madonna Consolata. Condividere questi momenti in montagna, con persone così speciali, è un’esperienza unica.

Solstizio d’estate a Monaviel

sole

A cavallo del solstizio d’estate, nel periodo in cui la luce si attarda più a lungo, la voglia di escursionismo esplode, si fa prorompente come un bisogno naturale che attende una pronta risposta culturale. E’ una sensazione profonda che ti avvolge e che ti fa sentire la necessità di condividere con gli altri le emozioni più vere. Il desiderio dell’“esotico” trova appagamento anche vicino a casa soprattutto quando, come oggi, il viaggiare si è banalizzato ed omologato.

L’andar-per-monti restituisce il sapore delle cose autentiche se viene praticato con “intelletto d’amore” se riesce a porci in sintonia con i ritmi della natura e dei montanari di un tempo, se viene declinato con ”scienza e coscienza” attraverso la capacità di meravigliarci e di stupirci. Proprio su questi ultimi due concetti vorrei fermare l’attenzione.La noia e l’apatia che opprimono gli uomini del nostro tempo (soprattutto i giovani) sono il rovescio della medaglia dell’ansia da prestazione (generatrice di stress) che accompagna l’ideologia “sportiva” dominante, tutta giocata sulla performance, su di un antagonismo amorale che sfocia spesso in palese immoralità (sopraffazione, voglia di emergere ad ogni costo ed a qualunque prezzo, doping ecc.) e travolge con sé anche il residuo di quel sano agonismo destinato a diventare sempre più una vuota enunciazione retorica. Leggi il resto dell’articolo

Solo Dio può affondarmi

Cosa c’entra il dialogo tra Olmi e Petrini sul ritorno alla terra madre con i Camosci Bianchi? Con la montagna e l’alpinismo?

Chi ha avuto modo di seguire i vari post di questo blog capirà facilmente che i nessi non sono pochi. Noi crediamo profondamente che conquistare una cima, raggiungere un alpeggio o attraversare un passo, non possono essere considerati gesti fini a se stessi. Non ci piace una montagna vista come una palestra, come un luna park. Il luogo montagna nasconde tesori immensi per chi ha voglia di scoprirli. In questo dialogo ritrovo perfettamente quel pensiero, rivolto alla terra e ai suoi uomini, che sovente mi accompagna quando sono in viaggio tra i monti. Leggi il resto dell’articolo

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