Orsi, lupi e…pastori

Alcuni articoli interessanti trovati in rete che riguardano l’aspetto selvatico delle nostre montagne:

L’orso è tornato in Valle Strona

Avvistato e fotografato da tre turisti mantovani a Campello Monti, di Valstrona che si raggiunge da Omegna.

L’articolo pubblicato da “La Stampa” è qui: http://edizioni.lastampa.it/novara/articolo/lstp/4678/.

Attenti al Lupo

Il numero di aprile di Dislivelli (http://www.dislivelli.eu) è dedicato a un argomento che negli ultimi mesi, soprattutto in Piemonte, è balzato agli onori della cronaca, spesso anche in maniera inopportuna. Si tratta del lupo. Quell’animale ancestrale che, come scrive di seguito Enrico Camanni, sta catalizzando estremismi e divisioni all’ultimo sangue. Quel lupo che ormai è diventato come il Tav: o stai di qua o stai di là, ugualmente sdegnato, senza mezze misure. Il predatore che invece meriterebbe di essere “trattato meglio”, di essere analizzato, studiato e valutato per quello che è: un animale selvatico con i suoi diritti e un potenziale problema per allevatori e abitanti della montagna. Abbiamo cercato di coinvolgere i principali specialisti in materia. Per offrire a tutti voi una riflessione il più possibile articolata sul tema.

Qui l’articolo in pdf .

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La montagna si sta inselvatichendo ? E’ un bene o un male ? Di sicuro per tutti noi che viviamo in città, negli ambienti artificiosi e sintetici della vita urbanocentrica, sicuramente un po’ di “selvatichezza” ci può aiutare a riprendere contatto con una parte di noi che è fondamentale per sapersi approcciare alla natura, per capirne l’importanza e per sentire quanto può far bene tentare di rintracciare il selvatico che è in noi  (vi ricordate il post “Il selvatico fuori e dentro di noi” ?). Leggi il resto dell’articolo

Un gregge a Torino

Dal quotidiano “La Stampa” di oggi un “regalo” per blacksheep77:

Ci pensano le pecore a tagliare l’erba al parco della Colletta. Ieri la grande mandria che si aggirava tra i prati che da via Varano corrono verso la piscina di via Ragazzoni, ha fatto una pausa refrigerante al toret del parco, sotto gli occhi di molti torinesi divertiti. L’uso delle pecore per curare il verde pubblico è un’iniziativa già sperimentata in città. Negli anni scorsi le pecore hanno «sfalciato» l’erba del Parco del Meisino, della Maddalena e del Parco Piemonte a Mirafiori.

Paolo Coccorese

Bellissime le foto dell’occupazione dei Taurini Saltus da parte delle pecore (la prima è stata pubblicata nella versione su carta):

http://multimedia.lastampa.it/multimedia/torino/lstp/130632/

Dal sito del Comune di Torino sul verde pubblico:

La Città di Torino, prima in Italia, coraggiosamente introduce in un contesto urbanizzato gli animali al pascolo, sperimentando in questo modo una nuova modalità di mantenimento delle superfici a prato che, nel rispetto delle caratteristiche naturalistiche, darà a costi decisamente contenuti un valido supporto per lo sfalcio dell’erba, il contenimento delle malerbe e, nel contempo, per la concimazione del terreno (le deiezioni di mucche e pecore, infatti, per loro natura sono rinvigorenti per i prati, a differenza di quelle canine). Leggi il resto dell’articolo

“Sentire l’aria” (2010)

Film di 110’ di durata (DVD + libro), prodotto da Prospettiva Nievskij in collaborazione con la Camera di Commercio di Biella, regia di Manuele Cecconello, fotografie del libro di Andrea Taglier.
Tra poco sarà disponibile anche in blue-ray disc.
Per ordini scrivere a Manuele Cecconello al seguente indirizzo e-mail: info@prospettivanevskij.com

Quando ho visto il film, dopo pochi istanti ho compreso cosa implicasse il significato del titolo “Sentire l’aria”: si è trattato di un’emozione fortissima, come se da echi di d’annunziana memoria emergesse un verso chiave de “La pioggia nel pineto”.
Recita: “Taci”.
Perché in quella poesia idilliaca e contemplativa di un letterato superomista e di voyeuristica memoria, ho svelato per me l’approccio a questo particolare film documentario di Manuele Cecconello, in cui si è invitati a entrare in silenzio per poter godere della storia e dello spirito dei luoghi.
Per poter così, “sentire l’aria”, la solitudine della montagna e dei suoi pascoli.
Andrea (Maffeo), giovanissimo protagonista, rappresenta la fusione quasi sacra tra l’uomo e la montagna, ma soprattutto l’incontro, vissuto con lucida realtà dei fatti, tra un “lavoro” – come egli stesso lo definisce – cioè quello del pastore, e la vita ai nostri giorni per un ragazzo come lui, ora appena diciottenne.
Il film, girato tra le montagne biellesi, non si sofferma sull’origine borghese (madre insegnante e padre medico) di un giovane che sceglie per il proprio futuro un mestiere di sempre più rada memoria, ma sul luogo di rappresentazione ed i fatti personali che vi si svolgono, quasi ciò facesse parte di una pièce teatrale, tuttavia reale, girata in presa diretta e perciò ancor più vera.
Le voci ed i suoni della natura ci sono tutti, e se chiudiamo gli occhi immaginiamo anche gli odori… Leggi il resto dell’articolo

Il sole nel CAI di Chieri

sole

In certi punti della pianura ci sono alcuni attimi, quando il sole brilla alto nel cielo, nei quali confondi cose e sentimenti.

In quei momenti, nei quali la tua mente non bada a quello che capita intorno, quando concedi ai tuoi pensieri di spaziare al di là dei confini che ti legano alla meschina logica di ogni giorno, confondi le cose reali con la fantasia.

Così, mentre cammini piano, rincorrendo chissà quali castelli, non distingui il gregge di pecore dalle nuvole che si muovono lente nel cielo, o lo scheletro di un albero schiantato dal fulmine da un campanile piantato sulla linea dell’orizzonte.

In quei momenti, quando tutto ciò che ti circonda vive immerso in un illusorio silenzio, ti pare che anche le cose all’apparenza mute e senza vita abbiano qualche cosa da dirti, perché solo nel silenzio è dato di sentirle. Non esiste, nell’universo, un frammento che sia veramente muto; è l’uomo che è diventato sordo, che non è più disposto a credere nelle favole.

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Arp sensa counfìn – escursionismo in alpeggio

Alpi 365 - Alpeggi senza confiniDomenica 25 Ottobre 2009 presso lo Spazio Incontri ad Alpi 365 si è svolta una tavola rotonda dal titolo Alpeggi senza confini: escursionismo in alpeggio. Una sintesi ed un commento relativi all’evento la potete trovare sul sito della Rete Sentieristica della Regione Piemonte. Se invece volete approfondire alcune tematiche trattate durante l’evento, allora proseguite nella lettura di quest post dove ho cercato di riportare quegli interventi che maggiormente hanno catturato la mia attenzione. Purtroppo la registrazione audio si è rilevata in più punti molto disturbata cosa che non mi ha permesso  di trascrivere alcuni passaggi importanti. Al termine lascerò alcune mie personalissime osservazioni inerenti soprattutto al ruolo che il Club Alpino Italiano può avere, anche in questo ambito, nel portare avanti la sua missione di conoscenza del luogo montagna a tutti i livelli.

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Il sogno di Lia

Che il sogno di una nostra grande amica possa avverarsi prima dei prossimi cinquant’anni?

Leggete cosa ho trovato su “La Repubblica” del 20 settembre 2009: un articolo di Rumiz chiamato….

…La grande ombra verde ALPAGO (Belluno) – Era come una lebbra. In pochi anni la boscaglia s’era mangiata tutto: stalle, alpeggi, pascoli, fienili, praterie, persino le strade e i sentieri. Quando in autunno tirava lo scirocco, aceri e frassini si gonfiavano come vele e, oscillando, scardinavano il terreno con le radici, facendo entrare la pioggia in profondità. L’acqua non aveva più freni, le scarpate diventavano colate di fango, i canali di deflusso saltavano. La montagna intera si scorticava, mostrava la pelle viva, passava continuamente dal rischio incendi al rischio alluvione. Leggi il resto dell’articolo

Il senso delle nuvole per Marzia

L’idea di Marzia, per questo sabato di luglio, è quella di scovare qualche margaro delle Valli di Lanzo intento nel suo lavoro. Noi, convinti  di  trovarne alle pendici del Monte Bellavarda, come successe già in passato, la convinciamo a navigare con noi in Val Grande sopra Cantoira e sotto le nuvole. Raggiungiamo in auto la deliziosa borgata di Lities (1175 m), conosciuta anche tra gli arrampicatori per la sua Rocca, su cui sono state tracciate alcune vie di roccia alquanto interesssanti (a detta di coloro che ci si sono cimentati), indossiamo lo zaino e partiamo alla caccia de lou marguè.

Ci troviamo a pochi minuti dallo scempio provocato dalla valanga che ho documentato nel post: “La neve presenta il conto“.  Leggi il resto dell’articolo

In ricordo di Primo

Tutti noi sapevamo che durante la Festa del Monaviel tu, da lassù, gioivi insieme a noi. Era anche il tuo compleanno ed io ho partecipato conPrimo entusiasmo alla tua festa, lì dove si sentono cantare gli angeli.

Il Monaviel era la tua montagna che sei stato capace di farmi amare immensamente.

Ciao Primo.

by Beppeley


in ricordo di primo slideshow

Ringrazio sentitamente tutti coloro che hanno permesso la realizzazione di una festa così bella. In particolare vorrei ringraziare Don Celestino che da oltre 40 anni sale al Monaviel per celebrare la Festa della Madonna Consolata. Condividere questi momenti in montagna, con persone così speciali, è un’esperienza unica.

Solstizio d’estate a Monaviel

sole

A cavallo del solstizio d’estate, nel periodo in cui la luce si attarda più a lungo, la voglia di escursionismo esplode, si fa prorompente come un bisogno naturale che attende una pronta risposta culturale. E’ una sensazione profonda che ti avvolge e che ti fa sentire la necessità di condividere con gli altri le emozioni più vere. Il desiderio dell’“esotico” trova appagamento anche vicino a casa soprattutto quando, come oggi, il viaggiare si è banalizzato ed omologato.

L’andar-per-monti restituisce il sapore delle cose autentiche se viene praticato con “intelletto d’amore” se riesce a porci in sintonia con i ritmi della natura e dei montanari di un tempo, se viene declinato con ”scienza e coscienza” attraverso la capacità di meravigliarci e di stupirci. Proprio su questi ultimi due concetti vorrei fermare l’attenzione.La noia e l’apatia che opprimono gli uomini del nostro tempo (soprattutto i giovani) sono il rovescio della medaglia dell’ansia da prestazione (generatrice di stress) che accompagna l’ideologia “sportiva” dominante, tutta giocata sulla performance, su di un antagonismo amorale che sfocia spesso in palese immoralità (sopraffazione, voglia di emergere ad ogni costo ed a qualunque prezzo, doping ecc.) e travolge con sé anche il residuo di quel sano agonismo destinato a diventare sempre più una vuota enunciazione retorica. Leggi il resto dell’articolo

Solo Dio può affondarmi

Cosa c’entra il dialogo tra Olmi e Petrini sul ritorno alla terra madre con i Camosci Bianchi? Con la montagna e l’alpinismo?

Chi ha avuto modo di seguire i vari post di questo blog capirà facilmente che i nessi non sono pochi. Noi crediamo profondamente che conquistare una cima, raggiungere un alpeggio o attraversare un passo, non possono essere considerati gesti fini a se stessi. Non ci piace una montagna vista come una palestra, come un luna park. Il luogo montagna nasconde tesori immensi per chi ha voglia di scoprirli. In questo dialogo ritrovo perfettamente quel pensiero, rivolto alla terra e ai suoi uomini, che sovente mi accompagna quando sono in viaggio tra i monti. Leggi il resto dell’articolo

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