I piloni votivi
18 aprile 2012 15 commenti
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Tutti noi, giovani o anziani, camminando lungo le strade e i sentieri delle nostre borgate e delle baite in montagna, ci siamo fermati a guardare queste piccole costruzioni, “I piloni votivi”. Quanti ne abbiamo visti! Alcuni piccoli, altri molto grandi, quasi piccole cappelle, tutti esempi di fede, di religiosità, talvolta anche di superstizione; e, nelle loro nicchie più o meno grandi, immagini sacre, Crocifissi, Madonne dallo sguardo dolcissimo. Sono stati costruiti spesso in ringraziamento per pericoli miracolosamente scampati, spaventose calamità naturali o per gravi incidenti.
I nostri nonni avevano tanta fede, ma soprattutto il “timor di Dio”, ormai sempre meno sentito. Il pilone era considerato luogo di devozione: passando davanti alla nicchia molti si facevano il segno della croce. Personalmente mi sono fermata tante volte per una breve preghiera.
Ho visto piloni in alta montagna nei luoghi più impervi, vicino alle baite. Mi ha sempre colpito un fatto: mentre le case venivano costruite in pietra a secco, spesso mal riparate, i piloni erano costruiti con sabbia e calce, perfetti nelle linee, il piccolo tetto coperto da lose, sormontato da una croce di ferro. Il biancore dei loro muri, fra il verde dei prati e dei boschi, faceva un forte contrasto, visibile da molto lontano ed era proprio questo a incutere rispetto per il luogo.
Degno di nota è il pilone, dedicato a San Vito, che si trova sulla provinciale di Voragno, salendo verso destra. Si racconta che un corteo funebre, scendendo lungo la strada per portare il defunto al cimitero di Ceres per la tumulazione, si fermò alla “posa”, luogo dove veniva posata la cassa per un breve tempo (una volta le salme venivano portate a spalla chiuse in una rudimentale cassa di legno). Ad un tratto coloro che stavano accanto al feretro parvero udire alcuni rumori provenienti dalla cassa; stupiti e anche un po’ timorosi decisero di sollevare l’asse di legno che, fungeva da coperchio. Quale non fu il loro stupore nel vedere l’uomo disteso dentro al feretro che dava segni di vita! Portati i soccorsi necessari, l’uomo riprese piena coscienza; alcune testimonianze asseriscono che visse ancora per molti anni. Per questa miracolosa ripresa della vita fu costruito il pilone di San Vito, tuttora in buono stato di conservazione.
Con tristezza e nostalgia dobbiamo constatare che queste dimostrazioni di fede non sono più sentite. Molti piloni, testimonianza della religiosità e della civiltà della nostra gente di montagna, sono oggi coperti da rovi e cespugli o sono addirittura crollati; solo in rare nicchie resta qualche immagine del tempo che fu.
Ormai l’uomo si ritiene superiore ad ogni legge, come se fosse immortale.
Lia Poma
Per approfondimenti cliccare qui (il file e’ in pdf).
Serpillo1




entusiasmo alla tua festa, lì dove si sentono cantare gli angeli.





diga al Piano di Vassola. Manca comunque la risposta che tanto attendevo: “A che punto è il progetto?“. “Il Comune di Chialamberto ha preso una decisione?“. L’aspetto davvero drammatico è che non siamo riusciti ad ottenere nulla. Non sappiamo se la diga si farà, se il progetto è stato abbandonato o se è ancora in fase di valutazione. Ho solo paura che dietro a tutto questo silenzio, molto italiano, ci sia qualche affare poco pulito. Ci sarebbe da stupirsi? Ci sarebbe da meravigliarsi se scoprissimo che a “sporcare” la montagna non c’è solo l’inquinamento, che noi tutti produciamo quotidianamente, ma anche quell’inquinamento che deriva dal malcostume e della illegalità diffusa? Noi, almeno noi del CAI, cerchiamo di essere come delle sentinelle, come dice Paolo Rumiz. Tolti gli spazi immensi di libertà, che la montagna sa offrire, cosa rimane del nostro mondo? Tolta quella relazione con la montagna con cui si realizza la pienezza del rapporto a tre livelli fra natura, relazioni sociali e interiorità soggettiva… Cosa rimane? 
ma che troviamo sempre diversi. Così è stato questa mattina quando mi sono incamminato per il sentiero che porta al Monaviel e che ho già percorso diverse volte. Ma oggi era davvero straordinario con quell’atmosfera da quasi inverno. Il sentiero in basso era parzialmente ricoperto dalla neve e il bosco senza le foglie permetteva di scrutare ciò che in estate è impossibile. Si possono così osservare facilmente tracce invisibili (la neve ”segna” il sentiero), si intravedono piccoli villaggi, sterrate, animali, vette…
vediamo le 
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