Il CAI per la salvaguardia dell’ambiente alpino

paraloupA settembre dello scorso anno avevo scritto un post (Apocalypse Alps) riportando un articolo scritto da un camminatore per l’editoriale dei lettori de La Stampa. In quell’articolo, che mi aveva molto colpito, Davide Sapienza lamentava giustamente l’invadenza del traffico motorizzato sia per aria che per terra, durante un’escursione al Monte Alto (Alpi Orobie) segnalando anche che da lì a poco il Consiglio Direttivo del Cai Bergamo avrebbe discusso le linee di indirizzo e autoregolamentazione in materia di ambiente e tutela del paesaggio.

L’altro giorno, navigando sul notiziario on-line del Cai (Lo Scarpone), rintraccio la notizia che tratta proprio delle linee di indirizzo in merito al divieto di circolazione dei mezzi motorizzati sui sentieri di montagna, elaborate dall’Unione Bergamasca delle Sezioni e Sottosezioni – Conferenza Stabile delle Sezioni e Sottosezioni Vallecamonica e Sebino (documento prodotto il 8.10.12). Leggi il resto dell’articolo

Apocalypse Alps

La “chiazza” oleosa e maleodorante della “civiltà” occidentale avanza inarrestabile come quando una petroliera si incaglia e riversa nel mare il suo devastante contenuto. Non sono soli gli oceani ad essere devastati dall’homo oeconomicus ma anche e soprattutto le montagne.

Annichilente è accorgersi puntualmente che in questo Paese è praticamente impossibile erigere valide “barriere”, soprattutto culturali prima che normative, nei confronti della barbarie.

Purtroppo in Italia nessuno cammina, come ha recentemente e validamente scritto Enrico Camanni (ma già negli anni Cinquanta lo diceva Anacleto Verrecchia), e quindi difendere quegli spazi naturali dall’invadenza della “civiltà” motorizzata è impresa assai ardua. Peccato, soprattutto se a rimetterci sono le nuove generazioni a cui dovremmo donare ambienti in cui vivere un tempo liberato, magari presidiati da quei rifugi che dovrebbero anche saper accogliere l’anima dei viandanti, di coloro che cercano silenzi, oltre che la magnata domenicale per disabili normodotati.

Leggete qui di seguito cosa è successo nelle Alpi Orobie (tratto dell’editoriale dei lettori del quotidiano La Stampa del 19 settembre).

Una giornata sui monti della Bergamasca funestata da jeep ed elicotteri che vanno e vengono per scarrozzare i turisti al rifugio. Una nuova barbarie

Davide Sapienza*

Domenica ho deciso di portare il mio bambino di 3 anni a fare un giro e mostrargli il lago d’Iseo dal Monte Alto, sopra i rifugi Magnolini e Pian della Palù. La zona è bella ma so cosa potrebbe attenderci, perché qui ci vivo. Sino al Magnolini va quasi bene: incrociamo solo la jeep che porta i «disabili normodotati» al rifugio, che per fare un km a piedi si fanno caricare; poi due moto e il super leggero che da anni volteggia vicino a terra sul comprensorio. Leggi il resto dell’articolo

Il limite nel Vallone d’Ovarda

Il traffico “fuori strada”, sia estivo (4×4, quad, trial), sia invernale (motoslitte) e dei voli a scopo turistico (eliski) e commerciale è in aumento

Ho commentato con grande entusiasmo il lavoro svolto dai volontari del CAI di Lanzo (leggete il post “Pulizia e manutenzione dei sentieri” del 4 luglio scorso) lungo il sentiero dei laghi d’Ovarda (Val di Viù), di cui l’amico paologiac fa parte, ma credo sia corretto fare qualche doverosa osservazione perché stiamo trattando della fruizione turistica della Alpi.

In questo caso si parla di ambienti di montagna (e non di luna park) che si trovano ad alta quota e che sono raggiungibili con mezzi motorizzati da chiunque e non solo da chi deve trasportare materiale per fare gli interventi di manutenzione della Rete del Patrimonio Escursionistico della Regione Piemonte.

Ho conosciuto l’incantevole Vallone d’Ovarda durante un’escursione a fine dicembre del 2006 lasciando l’auto ad Inversigni (1266 m – frazione di Lemie), dove termina il tratto asfaltato. Paologiac ci ha raccontato che per “attaccare” il sentiero che porta ai laghi d’Ovarda in estate si può percorre una strada sterrata di circa 10 chilometri di lunghezza. Ho chiesto direttamente a lui, via mail, se per caso quella strada è accessibile con i mezzi motorizzati a chiunque oppure se vige un qualche divieto di percorribilità (ai volontari del Cai, per la manutenzione dei sentieri, è generalmente data l’autorizzazione a percorrere le strade a fondo naturale, che sono chiuse al traffico, al solo scopo di facilitare il trasporto dei materiali). Leggi il resto dell’articolo

Il silenzio della neve

Solo fino a qualche giorno fa, i giornali e le televisioni ci hanno inondato di notizie riguardanti le nevicate, più o meno ”imponenti”, che si sono abbattute sulla nostra Penisola, al nord come al sud, creando gravi problemi nei confronti di cittadini ed istituzioni completamente impreparati ad affrontare eventi simili.

Anche in una città come Torino, sebbene la neve non abbia insistito come in altre zone del nostro Paese, ci sono state polemiche e lamentele per qualche disagio che la neve ha creato scombussolando il “normale” svolgimento della vita cittadina.

Durante quei giorni, catturato come tanti dal  flusso, anch’esso imponente,  di notizie, foto, servizi televisivi, interviste, attacchi vari ai sindaci delle città, polemiche e così via, ho pensato spesso ad un silenzio particolare, insolito, ma anche molto elegante ed eloquente. E’ il silenzio che proviene da certe valli alpine distanti solo un’ora di auto dalla metropoli in cui vivo.  Frugando nei ricordi dei racconti dei vecchi e tra le letture che ho potuto fare, ho pensato che grandi nevicate ce ne sono sempre state, anche quando non c’era tutta questa tecnologia che ci circonda e che ci fa sentire illusoriamente così potenti ma in verità così fragili da ritorvarci in un batter d’occhio profondamente smarriti e disarmati sotto un’insistente ed “inattesa” nevicata  da inverno di “una volta”.

Di questo silenzio, ammantato di bianco, vorrei rendervi partecipi riportando qui uno scritto del mio amico Giorgio Inaudi, autore di libri di cultura alpina, grande conoscitore e straordinario narratore di quell’area francoprovenzale che si rinviene nei dintorni di Balme, piccolo villaggio alpino delle Valli di Lanzo. Leggi il resto dell’articolo

Un luogo come dono

Le MoieQuando oggi parliamo dell’udito e di ciò che esso recepisce, pensiamo subito al rumore, alla mancanza di silenzio e non a caso l’inquinamento sonoro è ormai percepito come un problema ecologico. Del resto, l’udito è un senso sempre in funzione perché le nostre orecchie sono sempre aperte: a differenza degli occhi e della bocca, non possiamo chiuderle e quindi questo doppio orifizio, nonostante la sua apparente passvità – non si muove, né morde, né penetra, né cattura… – è in realtà l’unico a essere sempre in funzione, giorno e notte. Sempre aperte sul mondo, le orecchie non sanno opporre nessuna chiusura: possiamo solo tendere l’orecchio oppure fare i sordi, ma non possiamo impedire al suono di raggiungerci.” [...].

Tratto dal libro “Il Pane di ieri” di Enzo Bianchi

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Sentieri persi, sentieri ritrovati… sentieri dimenticati?

Dopo le valanghe dell’inverno 2008/2009, sovente mi chiedo se certi sentieri, che hanno lasciato in me un segno di profonda empatia con il territorio circostante, sono ancora percorribili. Ci sono valli, montagne, boschi e borgate che ti entrano nel cuore: mettono le radici e non puoi fare a meno di ritornarci periodicamente, in ogni stagione. Sono una parte di te, che vuoi ritrovare in salute, per goderti ancora una volta una sana frequentazione del proprio tempo libero. No, nella mia testa non è tempo libero. E’ tempo liberato quello che ti regala la montagna.

E allora parto con serpillo, fenneck e ometto83 per ripercorrere lo stupendo sentiero ad anello Mottera-Frassa-Mea-Bussoni (Mottera). Siamo in Val Grande di Lanzo, nei pressi del Comune di Chialamberto quello del progetto Vassola che aspetta oramai solo più il via libera dalla provincia di Torino.

Ecco come lo abbiamo scoperto questo bellissimo luogo della Val Grande. Grazie al bimestrale Panorami e a Roberto Bergamino. Correva l’anno 2001. Leggi il resto dell’articolo

Estate indiana a Mondrone

MondroneForse qualcuno di voi si ricorderà del nostro tentativo di raggiungere il Lago Casias in Val d’Ala. Era l’inizio dello scorso luglio e purtroppo dovemmo tornare indietro molto presto perché il sentiero era impraticabile a causa delle valanghe provocate dalle intense e frequenti nevicate dell’ultimo inverno.

Qualche tempo fa siamo venuti a sapere che quel tratto di sentiero è stato oggetto di pulizia e manutenzione grazie all’intervento di alcuni soci della sezione CAI di Ala di Stura.

Perché allora non ritentare di raggiungere la gemma azzurra incastonata nel Vallone del Vallonetto? E poi, con un’estate così, come si fa a stare fermi? Leggi il resto dell’articolo

Uomo e montagna

Sabato scorso abbiamo in mente di tornare al Lago Casias (2076 m – Val d’Ala) dove siamo stati la prima ed unica volta nel settembre del 2001. Luogo questo davvero incantevole anche se già allora raggiungere il Lago, con partenza da Mondrone (1257 m – frazione di Ala di Stura), non fu per niente agevole. Il sentiero 212 a quell’epoca era in molti tratti invaso dalla vegetazione che rendeva faticoso il percorso.

Sappiamo che proprio lo scorso anno, a settembre, la TAM del CAI di Torino è venuta qui a fare la manutenzione e la pulizia di questo sentiero per renderlo nuovamente percorribile. Ma dopo le valanghe dell’inverno appena passato, come troveremo il percorso? Leggi il resto dell’articolo

Cultura del limite

cultura del limiteHo fatto un giretto su http://amoredipendente.wordpress.com/ e ho letto l’ultimo post di Ameya (Champagne e altri piaceri). Ho pensato che gli ultimi due periodi del suo pensiero fossero particolarmente significativi per esprimere anche le sensazioni che provo dopo che ho camminato tra le montagne. Ve le riporto, invitandovi a fare un salto sul suo blog, davvero interessante (qui c’è il mio commento).

[...] Trovare il bello in ogni condizione, saperne gioirne senza l’attaccamento morboso del ‘voglio di più’ è il segreto intimo della felicità, quella felicità che non fa rumore ma fa dire grazie con semplicità. C’è una bellezza nel pieno, nell’incontro, nella fusione e c’è una bellezza nel ritorno a sé, nel silenzio, utile e necessario per integrare, riflettere e far proprio ciò che si è vissuto [...]

Ho pensato così alla cultura del limite, la grande assente della nostra epoca. I montanari la conoscevano. Era la parte più importante della loro sopravvivenza in ambienti così duri. A me dispiace soltanto che non hanno avuto la possibilità di tramandarla, di consegnarla al nostro mondo. Ho avuto l’immensa opportunità di incontrare i montanari delle Valli di Lanzo ed è stato come fare un viaggo nel tempo non solo quantitativo ma anche e soprattutto qualitativo. La qualità risiede nelle loro parole colme di pace. Con se stessi, con il mondo, con la natura. Questa parola, oggi troppo abusata, è quella che rintraccio quando sono lassù a vagabondare tra valli e montagne.

E’ solo quando si è lì, presenti con tutto il nostro spirito, mentre camminiamo, che si può  comprendere davvero il senso di quella importantissima e bellissima parola.

Beppeley

Alberi, le Colonne del Cielo

Prendo spunto da un articolo sulla morte delle querce (pubblicato da La Stampa il 2 marzo 2009 e che riporto alla fine di questo post) per parlarvi delle agende che il Comitato Scientifico Centrale del Club Alpino Italiano cura ogni anno. Una di queste – davvero un’opera meravigliosa – è stata dedicata nel 2007 proprio agli alberi. Vi riporto la presentazione del Presidente Generale del Club Alpino Italiano, Annibale Salsa. Segue l’articolo del quotidiano La Stampa.

Alberi: testimoni muti del linguaggio vivo della Natura. L’appuntamento con l’Agenda 2007 del Comitato Scientifico Centrale del Club Alpino Italiano è stato preso, dunque, con il mondo degli alberi. La loro presenza nella montagna, soprattutto nella media montagna ma non soltanto, genera frequentemente forme di benefica simbiosi con l’escursionista/alpinista. Egli, nel percorrere passo dopo passo, i sentieri dei boschi spesso per andare oltre ma anche per restarvi dentro – intrattiene un dialogo, quasi una “relazione di aiuto” con questi “fratelli separati”. La pianta, più degli animali, permette l’apertura di un dialogo e di una discorsività che non ha bisogno della parola o di qualsiasi emissione di voce umana, poiché si dipana nel silenzio della comunicazione meta-verbale.

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Vassola Bianco

mi sto sempre più rendendo conto, quando termino un’escursione, che tutto ciò che mi lascio alle spalle, prima di rientrare in auto, non è detto che sarà sempre lì ad attendermi …

Verso il Piano di Vassola

 …che a compiere certe scelte siano i privati ha una sua logica, anche se inaccettabile, ma che tra i responsabili figurino anche le istituzioni pubbliche a cui compete vegliare sulla montagna, diventa particolarmente odioso. In Val Grande di Lanzo il discorso rischia di essere lungo, poiché alle vecchie ferite se ne aggiungono di nuove. Un vero e proprio attentato è in vista contro una delle zone più belle ed intatte del Comune di Chialamberto: il vallone di Vassola…

Piano di Vassola

…nella stupenda conca glaciale del Pian di Vassola è in fase avanzata il progetto di costruzione di una diga sul torrente per realizzare un invaso artificiale, che verrebbe a deturpare un posto incantevole. Leggi il resto dell’articolo

Nel Vallone di Vassola

“…la Vassola non è un “non luogo”, ma che molti la conoscono e che può essere una ricchezza proteggerla. Così com’è, intatta, a testimoniare il lavoro, la fatica di chi non c’è più e essere di godimento a chiunque abbia la voglia di fare un po’ di fatica, di assaporare il silenzio, l’incontro con la vipera ancora intorpidita che si scalda al sole, il capriolo che scappa a pochi passi davanti a te, le marmotte che fischiano, il falco che volteggia, il repentino mutare del tempo, l’addensarsi delle nebbie, e la voglia di andare sempre un po’ più su. Oppure anche solo fermarsi lungo il torrente, dove a giugno l’acqua è color smeraldo, sedersi su una roccia levigata nei secoli da neve, ghiaccio e gelo, fermarsi a pensare, a godere il calore del sole e di esserci.”

Anonima…innamorata del Vassola


Un ambiente selvaggio ed inaspettato in Val Grande di Lanzo 

di Gian Marco Mondino

Nella zona di Chialamberto la Val Grande di Lanzo si restringe notevolmente, dominata da ripidi pendii boscosi, e non lascia certo pensare che più in alto, sulla sinistra orografica, si aprano vaste conche prative come quella della chiesetta del Ciavanis, o profondi valloni come quello di Vassola.

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Il Silenzio

Sentiero che accompagna al Monaviel

Un aspetto straordinario dell’andar per monti e che ci sono luoghi che possiamo percorrere ripetutamente verso il Monavielma che troviamo sempre diversi. Così è stato questa mattina quando mi sono incamminato per il sentiero che porta al Monaviel e che ho già percorso diverse volte. Ma oggi era davvero straordinario con quell’atmosfera da quasi inverno. Il sentiero in basso era parzialmente ricoperto dalla neve e il bosco senza le foglie permetteva di scrutare ciò che in estate è impossibile. Si possono così osservare facilmente tracce invisibili (la neve ”segna” il sentiero), si intravedono piccoli villaggi, sterrate, animali, vette… E poi l’imponenza delle cime attraverso gli alberi spogli. Quest’anno sono cristalline con il loro abito scintillante di bianco. Uno splendore. Così come il Silenzio. Lassù, dove un mio caro amico era felice, il Silenzio è davvero speciale. Personalmente il Silenzio dei Monti lo ritengo Sacro. E dobbiamo difenderlo sempre, soprattutto quando malghe tra gli alberivediamo le moto scorazzare illegalmente sui sentieri di montagna (una legge della Regione Piemonte vieta il transito di mezzi motorizzati sui sentieri: non esitate minimamente ad informare i Carabinieri e/o la Guardia Forestale quando le incontrate!).

La “pratica del silenzio”.

silenzio

by Beppeley

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