Il tempo rubato

Il vero antidoto contro la modernità è riprendersi il tempo. Vivere spazi di tempo liberato.

Marco Belpoliti, sulle pagine del quotidiano “La Stampa”, ci parla della generazione “No future” grazie a due libri: uno è di Marc Augé (l’antropologo francese che ha elaborato il concetto del nonluogo), e si intitola ”Futuro“, e l’altro è di Gustavo Pietropolli Charmet che ha scritto “Cosa farò da grande? Il futuro come lo vedono i nostri figli“.

[...] È in corso un vero e proprio scippo del tempo, l’effetto di un’attiva invidia degli anziani, che culmina nella requisizione del tempo di vita dei ragazzi, per farlo diventare tempo della scuola, come accade nei licei, o del dopo scuola, come nelle attività sportive e nei corsi di addestramento, dalla musica alla dizione, fino alle vacanze-studio in Inghilterra: «tutte creazioni adulte finalizzate a ridurre il tempo libero dei ragazzi». [...] Leggi il resto dell’articolo

Uscire dal déjà vu

Le motivazioni che ci spingono a fare escursionismo possono essere diverse l’una dall’altra perché ognuna di essa è l’espressione del movimento della nostra anima e del nostro corpo nel nostro ambiente. L’espressione della nostra voglia di libertà e della nostra voglia irrefrenabile di vagabondare, di conoscere e di aprire la nostra mente a ciò che è diverso e lontano anni luce dalle logiche della quotidianità che elabora incessantemente la città come centro.

Possiamo, per esempio, col nostro movimento, raggiungere un bivacco incastonato alle pendici di una montagna da favola e sostare davanti alla potenza del creato che ti fa mancare il fiato, che ti paralizza  facendoti sorgere mille domande, mille perché, immersi in un silenzio cosmico…

…mentre attendi l’oscurità, baciata da un’infinità di stelle, per poi, a tua insaputa, risvegliarti in compagnia di due giovani stambecchi che ti aspettano davanti alla porta per dirti:

“Buongiorno. Benvenuto sul pianeta Terra”… Leggi il resto dell’articolo

Sentieri persi, sentieri ritrovati… sentieri dimenticati?

Dopo le valanghe dell’inverno 2008/2009, sovente mi chiedo se certi sentieri, che hanno lasciato in me un segno di profonda empatia con il territorio circostante, sono ancora percorribili. Ci sono valli, montagne, boschi e borgate che ti entrano nel cuore: mettono le radici e non puoi fare a meno di ritornarci periodicamente, in ogni stagione. Sono una parte di te, che vuoi ritrovare in salute, per goderti ancora una volta una sana frequentazione del proprio tempo libero. No, nella mia testa non è tempo libero. E’ tempo liberato quello che ti regala la montagna.

E allora parto con serpillo, fenneck e ometto83 per ripercorrere lo stupendo sentiero ad anello Mottera-Frassa-Mea-Bussoni (Mottera). Siamo in Val Grande di Lanzo, nei pressi del Comune di Chialamberto quello del progetto Vassola che aspetta oramai solo più il via libera dalla provincia di Torino.

Ecco come lo abbiamo scoperto questo bellissimo luogo della Val Grande. Grazie al bimestrale Panorami e a Roberto Bergamino. Correva l’anno 2001. Leggi il resto dell’articolo

Uomo e montagna

Sabato scorso abbiamo in mente di tornare al Lago Casias (2076 m – Val d’Ala) dove siamo stati la prima ed unica volta nel settembre del 2001. Luogo questo davvero incantevole anche se già allora raggiungere il Lago, con partenza da Mondrone (1257 m – frazione di Ala di Stura), non fu per niente agevole. Il sentiero 212 a quell’epoca era in molti tratti invaso dalla vegetazione che rendeva faticoso il percorso.

Sappiamo che proprio lo scorso anno, a settembre, la TAM del CAI di Torino è venuta qui a fare la manutenzione e la pulizia di questo sentiero per renderlo nuovamente percorribile. Ma dopo le valanghe dell’inverno appena passato, come troveremo il percorso? Leggi il resto dell’articolo

Il tempo in vendita

Ho letto il commento di ometto83 al post Mount Disney e mi è subito tornato in mente un articolo esemplare scritto da Franco Michieli sul n.250 della Rivista della Montagna (pubblicato nel 2001 dall’allora casa editrice Edizioni CDA).

A quell’epoca avevo da poco iniziato la mia esplorazione delle montagne. Amavo “condire” le mie escursioni anche con delle buone letture (cosa che continuo a fare con entusiasmo). Questa che vi propongo qui, mai scordata e che condivido in pieno, è stata sicuramente quella che più mi ha segnato. Quella che tuttora mi accompagna quando, nel mio peregrinare fra i monti, mi capita di osservare, da lassù, le nostre città, le nostre pianure. La nostra civiltà.

Come ho detto correva l’anno 2001. Era l’epoca in cui l’economia (cosa molto importante di cui oggi però si fa pericolosamente fatica a capirne il senso), era solo più ridotta a new-economy (quella rappresentata da Internet e dallo scambio delle azioni delle società che operavano nelle nuove teconologie). Leggi il resto dell’articolo

In ricordo di Primo

Tutti noi sapevamo che durante la Festa del Monaviel tu, da lassù, gioivi insieme a noi. Era anche il tuo compleanno ed io ho partecipato conPrimo entusiasmo alla tua festa, lì dove si sentono cantare gli angeli.

Il Monaviel era la tua montagna che sei stato capace di farmi amare immensamente.

Ciao Primo.

by Beppeley


in ricordo di primo slideshow

Ringrazio sentitamente tutti coloro che hanno permesso la realizzazione di una festa così bella. In particolare vorrei ringraziare Don Celestino che da oltre 40 anni sale al Monaviel per celebrare la Festa della Madonna Consolata. Condividere questi momenti in montagna, con persone così speciali, è un’esperienza unica.

Solstizio d’estate a Monaviel

sole

A cavallo del solstizio d’estate, nel periodo in cui la luce si attarda più a lungo, la voglia di escursionismo esplode, si fa prorompente come un bisogno naturale che attende una pronta risposta culturale. E’ una sensazione profonda che ti avvolge e che ti fa sentire la necessità di condividere con gli altri le emozioni più vere. Il desiderio dell’“esotico” trova appagamento anche vicino a casa soprattutto quando, come oggi, il viaggiare si è banalizzato ed omologato.

L’andar-per-monti restituisce il sapore delle cose autentiche se viene praticato con “intelletto d’amore” se riesce a porci in sintonia con i ritmi della natura e dei montanari di un tempo, se viene declinato con ”scienza e coscienza” attraverso la capacità di meravigliarci e di stupirci. Proprio su questi ultimi due concetti vorrei fermare l’attenzione.La noia e l’apatia che opprimono gli uomini del nostro tempo (soprattutto i giovani) sono il rovescio della medaglia dell’ansia da prestazione (generatrice di stress) che accompagna l’ideologia “sportiva” dominante, tutta giocata sulla performance, su di un antagonismo amorale che sfocia spesso in palese immoralità (sopraffazione, voglia di emergere ad ogni costo ed a qualunque prezzo, doping ecc.) e travolge con sé anche il residuo di quel sano agonismo destinato a diventare sempre più una vuota enunciazione retorica. Leggi il resto dell’articolo

Una storia conosciuta da pochi

Per rimanere in tema di ambienti alpini presi di mira dalle devastazioni, lascio questo interessantissimo ed istruttivo articolo dell’avv. Fabio Balocco, consigliere di Pro Natura. L’escursione indimenticabile che ho fatto nell’anno 2005 nel Vallone di Vassola, è stata completata, il giorno successivo al pernottamento al Gran Lago di Unghiasse, con il rientro a Vonzo scendendo per il Vallone di Unghiasse, il vallone parallelo (direzione ovest) rispetto a quello di Vassola. Un altro gioiello della Val Grande di Lanzo, che, con mio stupore, ho scoperto che doveva essere oggetto di una costruzione di una pista agro-silvo-pastorale nel 1998.

Perché i mass-media ogni tanto non ci raccontano queste storie? Non sarebbe importante far sapere che per fortuna nel mondo ci sono donne e uomini che, operando nell’ombra, ci reglano con le loro nobili lotte, mondi meravigliosi? Che grazie a loro possiamo ancora godere di luoghi stupendi, lasciati stare così come sono affinché anche altri, dopo di noi, possano goderne?
Grazie Fabio.

Il tempo dei nomadi

Raggiungendo Pianfe' in Val d'Ala (Valli di Lanzo TO)

Viaggiando tra le Alpi, sovente mi capita di pensare a chi di nomadismo ha vissuto e sta vivendo ancora oggi. Chi oggi ama camminare, fare escursioni e ritrovare il “tempo liberato” tra i monti, si rende conto molto presto come il lento movimento riesca a farci stare bene. Anche i pensieri, come la nostra mente,  ”subiscono” gli effetti positivi del camminare un po’ come una benefica terapia.

Sabato scorso con il quotidiano La Stampa c’era in vendita il magazine “Specchio” dove la giornalista Arianna Dagnino ha scritto questo stupendo articolo che mi ha piacevolmente sorpreso. Lo vorrei dedicare a tutti coloro sono consapevoli di possedere una mente nomade che, personalmente, trovo straordinariamente affascinante e positiva. Leggi il resto dell’articolo

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