Passi

01 scarponi escursionismo“Passo” non è semplicemente la distanza che separa i nostri piedi quando si cammina.

Non è solamente un collegamento tra valli o tra località attraverso una catena montuosa.

E non è la struggente canzone-dialogo “Mille passi” di Chiara e Fiorella Mannoia che conta i passi di distanza tra due persone che si allontanano.

E’ anche una parola inserita nel titolo della relazione annuale 2012 della CIPRA che parla di persone che si impegnano per la vita nell’arco alpino verso uno sviluppo sostenibile e dei loro “Milioni di passi per le Alpi” che sono stati fatti – dalla fondazione nel 1952 ad ora -  Qui il link.

Spaccapietre

giovane donna con il garbin

Provenienza foto: “Lou Bouletìn ëd Sérëss” – Marzo 2013

Presento un’altra testimonianza scritta dalla cara amica Lia, montanara della Val d’Ala, che mi ha gentilmente concesso di pubblicarla qui.

Buona lettura!

Il tempo scorre veloce anche se qualche volta sembra non passi mai: è la nostra vita che rallenta ed è il ciclo naturale di noi tutti. Invecchiando le cose si osservano più intensamente e in modo diverso: si ripensa al passato e a coloro che ci hanno preceduti.

Quando percorro la strada provinciale che da Ceres sale ad Ala di Stura mi soffermo a guardare tutto il paesaggio: la strada asfaltata, bella, comoda, la natura tutto attorno selvaggia, i pendii coperti da ogni sorta di alberi, i rovi, le rocce enormi e le estese pietraie.

Nel 1920 questa strada era poco di più di un largo sentiero sterrato, percorso da calessi trainati da cavalli o da muli e da qualche rarissima vettura. La signora Solero Claudina di Bracchiello mi raccontava spesso di quegli anni. Noi ragazzi, diceva, finita la scuola e durante le vacanze eravamo mandati a fare la ghiaia per ricoprire la strada. Muniti di un sacco di iuta pieno di foglie secche per poterci inginocchiare sopra, spaccavamo tutto il giorno pietre che gli operai staccavano dalla montagna con le mine. Leggi il resto dell’articolo

Alle spalle del domani

“Una sola specie umana abita adesso questo pianeta, ma gran parte della storia ominide è stata caratterizzata dalla molteplicità, non dall’unità. La stato attuale dell’umanità come un’unica specie, massimamente diffusa sull’intero pianeta, è decisamente insolito”

-Stephen J. Gould, 1998-

verso l'orizzonteEvidenzio la terza edizione della Biennale della Democrazia (10-14 Aprile a Torino) con Utopico. Possibile?

Tante risposte alle nostre domande tramite seminari, momenti di riflessione sulle utopie contemporanee, interviste, discussioni, dialoghi con scienziati ed artisti nazionali ed internazionali. Leggi il resto dell’articolo

Poggio Tre Croci – Alta Valle di Susa

laricetoPartenza: Bardonecchia – Borgo Vecchio – Piazza del mercato del giovedì – 1315 m

Dislivello: 800 m

Versante: Nord/Est e da 1700 m  Nord

Tempo di percorrenza: 5 h 30’

Cartografia:  Fraternali editore – Alta Val Susa – scala 1:25.000;  IGC n. 104 Bardonecchia, Monte Thabor, Sauze d’Oulx – scala 1:25.000

Raggiunto il Borgo Vecchio e parcheggiato l’auto, prendere il viale alberato che costeggia il torrente Rho,  attraversare a sinistra il ponte e tenendo la destra percorre la strada fino alla cima. In realtà il Poggio Tre Croci è la spalla terminale della dorsale dei Re Magi, che separa il Vallone della Rho dalla Valle Stretta e s’ innalza in posizione dominante sulla conca di Bardonecchia.

Il percorso si svolge camminando per lo più in una zona boscosa e su una strada militare per poi aprirsi, una volta arrivati alle tre croci metalliche, ad un ampio panorama sulle cime che contornano la conca di Bardonecchia: dalla Valle Stretta -l’Aiguille Rouge- alla valle della Rhô, al comprensorio sciistico di Bardonecchia, il Colomion e lo Jafferau, e, alle spalle del Colomion il gruppo della Punta Charrà,  parte del vallone di Rochemolles, il vallone del Frejus. Leggi il resto dell’articolo

Energia idroelettrica

torrente

Mi riaggancio a questo post e presento  il comunicato stampa congiunto di Pro Natura Piemonte e Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta in risposta alla dichiarazione dell’Assessore Regionale dell’Ambiente,  Dott. Roberto Ravello,  di uno “snellimento burocratico” per le concessioni di derivazione per impianti idroelettrici. Leggi il resto dell’articolo

Al cospetto del Rosa

verso il Colle VascotchazIl Colle di Vascoccia (2559 m) in alta Val d’Ayas (siamo in Valle d’Aosta) è tra la Becca di Nana (3010  m) ed il Monte Facciabella (2628  m).

Il vento Matteo non ha permesso a me ed agli amici del Cai Uget di raggiungere la cima del Facciabella (il cui toponimo probabilmente deriva dal vocabolo celtico Bel,  “alto”, e da face, “terreno molto ripido adibito a pascolo”) ma il superbo panorama del massiccio del Monte Rosa, una volta giunti al Colle, ci ha ampiamente ripagato.

Siamo in terra Walser e proprio nella frazione di Mandriou ho notato alcune case con la loro inconfondibile architettura. Dei Walser, estremamente moderni, mi piacciono alcune loro scaltrezze per poter sopravvivere in alta quota:

  • il ritardo del matrimonio e un’autoregolamentazione delle nascite (per non depredare, in periodi di magri raccolti,  le risorse dell’ambiente);
  • una grande stufa al centro della casa che irradia calore dal centro alle zone circostanti (tornata di moda con la bioarchitettura) e la stalla sita al piano inferiore della casa. Leggi il resto dell’articolo

Articolo 9

Art. 9 della Costituzione Italiana

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

terra

Segnalo il documento “Elezioni nazionali 2013:  AGENDA AMBIENTALISTA per la Ri/Conversione ecologica del Belpaese” stilato da sette importanti associazioni ambientaliste Italiane (C.A.I., FAI, Federazione Nazionale Pro Natura, Greenpeace Italia, Legambiente, T.C.I., W.W.F.)

Queste,  scandagliando  i Programmi e le Agende dei partiti e delle coalizioni in lizza per le Elezioni 2013, evidenziano gravi carenze e mancanze di obiettivi sostenibili sul presente e futuro prossimo del nostro Paese e scrivono una loro Agenda con 80 proposte su 12 filoni fondamentali per la riconversione.

Infine, queste sette Associazioni ambientaliste, che hanno chiesto incontri a tutte le parti politiche coinvolte,  le risposte ai punti salienti proposti verranno pubblicate su un “Diario elettorale”, che è consultabile sui siti web delle singole Associazioni.

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Ambiente alpino a rischio in Valle d’Aosta (2)

I lavori di costruzione della centrale idroelettrica nel Plan de Breuil al cospetto del Mont Gelé

Grazie all’aiuto di Ruggero Franceschini (CAI di Bollate), a cui ho chiesto i dettagli del sentiero che attraversa il Plan du Breuil (siamo in Valle d’Aosta in un vallone laterale della bellissima Valpelline: leggete questo post), e di Andrea Sappino (membro della Commissione Tutela Ambiente Montano Piemonte e Valle d’Aosta del CAI e di Legambiente; sue le foto che vedete in questo post fatte la scorsa estate: grazie della sua gentilezza), possiamo sapere qualcosa di più della stupenda zona alpina che è oggetto dell’appello di Alberto Conserva (pubblicato da Mountain Wilderness), socio cinquantennale del CAI.

Tanto per cominciare proviamo a “zommare” sull’area in questione per capire dove si sta costruendo la centrale idroelettrica con relative strade camionabili che stanno cancellando parte del sentiero escursionistico (il n.6, come mi ha informato Ruggero). Leggi il resto dell’articolo

Ambiente alpino a rischio in Valle d’Aosta

Foto di Ruggero Franceschini

Eaux Blanches – Foto di Ruggero Franceschini
http://www.flickr.com/photos/tfrarug/8141140879

Costruzione di una centrale elettrica e di una nuova strada sull’Alpe di By

“Sul lato orientale dell’Alpe di By, al centro delle Alpi Pennine in Valle d’Aosta, alla testata della valle di Ollomont, esisteva un’area non ancora attraversata da strade percorribili da mezzi meccanici, quindi un territorio particolarmente amato da escursionisti e frequentatori della montagna. E’ l’area detta delle Acque Bianche (Eaux Blanches) per il colore che in estate hanno i torrenti che scendono dal Mont Gelè, trasportando il limo glaciale. I suoi alpeggi esposti a vedute spettacolari sulla catena del Mont Velan e Grand Combin contengono ancora gioielli di architettura rurale, ricchi di testimonianza, di silenzio e di pace. L’area è circondata da un bosco di larici che giunge fino ai massimi livelli della vegetazione arborea ed è visitata oltre che dagli escursionisti anche da altri ospiti molto discreti. Le acque che scendono dal ghiacciaio del Mont Gelè, sono uno spettacolo nello spettacolo, formando pozze cascatelle, scorrendo sul fondo di un vallone che incide l’Alpe. L’incontaminata bellezza del luogo continuerà a vivere solo nel ricordo di quei fortunati che l’hanno conosciuta e non sarà mai più disponibile a chi visiterà in futuro questi luoghi, perché è in fase di avanzata realizzazione un progetto di sfruttamento delle acque e di una rete stradale per il transito di mezzi pesanti. La costruzione di una centrale elettrica sta erodendo il bosco di larici con sbancamenti che compromettono la stabilità del terreno in un’area già colpita in passato da alluvioni e frane, preludendo a successivi interventi invasivi. Prioritario è ora il transito di autocarri, mezzi pesanti e l’intubamento delle acque, mentre i vecchi alpeggi sono adibiti a rotatorie per il traffico degli autocarri. Fra trent’anni, quando la concessione di sfruttamento sarà scaduta ed il ghiacciaio del Mont Gelè scomparso, questi ammassi di cemento e acciaio resteranno completamente inutilizzati ed in rovina ad imperitura testimonianza della imprevidenza degli amministratori del bene pubblico della nostra epoca.” Leggi il resto dell’articolo

Già Natale?

Voglio raccontarvi una bella storia che unisce le montagne di Balme al centro della Germania esattamente la regione dell’Assia.

Il giorno che abbiamo festeggiato e salutato Andrea in partenza per il Canada, l’abbiamo seguito volentieri dagli amici Guido ed Antonella imbarcatisi nella nuova avventura di “Les Montagnards

Tra una chiacchiera e l’altra al tepore della stufa (era un giorno di inizio ottobre umido e piovoso) ci è capitato d’incrociare un libro scritto in tedesco (non sappiamo la lingua, ahinoi…) ma vedendo foto ed impaginazione ci è parso subito ben fatto, soprattutto ci ha dato l’impressione di non rispecchiare minimamente la nostra tipica abitudine di assemblare le guide escursionistiche (ma non solo) con tanti colori, caratteri cubitali, grafica esagerata, insomma tante “chiacchiere e distintivo” ma poca sostanza. E poi, forse perché trattasi di un libro scritto non da un italiano su di un argomento che nel nostro Paese, a nostro modesto parere, è troppo politicizzato, come succede tristemente per tanti altri temi importanti della nostra vita, e quindi rischia di essere degradato al livello della nostra pseudopolitica.

Il titolo è: ”Partisanenpfade im Piemont: Wege und Orte des Widerstands zwischen Gran Paradiso und Monviso. Ein Wanderlesebuch” a cura di Jürgen Weber e come autori Sabine Bade e Wolfram Mikuteit  (Brossura Maggio 2012) e raccoglie le escursioni sui luoghi della Resistenza partigiana in Piemonte.

La traduzione proposta da “Google traduttore” è la seguente: “Sentieri partigiani in Piemonte percorsi e siti di resistenza tra il Gran Paradiso e il Monviso. Un libro per vagabondi“.

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Ripensare l’idroelettrico

Pubblico volentieri questa notizia che mi ha girato l’avvocato Fabio Balocco (che, se volete, potete seguire sulle pagine de “Il Fatto Quotidiano.it“).

***

Pro Natura Piemonte e Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, in collaborazione con CIPRA Italia, intende promuovere un momento di riflessione sulle crescenti richieste di autorizzazioni per la realizzazione di impianti idroelettrici, organizzando il convegno “Ripensare l’idroelettrico”, che si terrà martedì 11 dicembre 2012, a partire dalle ore 9, presso la sala del Gruppo Abele, corso Trapani 95, Torino.

La partecipazione al convegno è gratuita.

L’energia idroelettrica ha indubbiamente il grande merito di costituire una frazione importante della produzione di energia rinnovabile. Tuttavia, lo sfruttamento dei corsi d’acqua a scopo energetico provoca impatti significativi ormai molto diffusi sul reticolo idrografico alpino. In un quadro generale di promozione delle energie rinnovabili, occorre quindi valutare con attenzione quali sono i margini per un ulteriore sviluppo della produzione idroelettrica mediante nuovi impianti, tenendo conto della necessità di salvaguardare gli ultimi torrenti naturalisticamente integri del nostro territorio. Leggi il resto dell’articolo

E’ il turno della Val Soana…

…e della sua acqua, del suo territorio, del suo stupendo paesaggio, dei suoi angoli assai suggestivi e benefici.

E’ il momento di questa Valle sacrificarsi per il PIL, ovvero per la felicità del genere umano?

Ecco un altro assalto alla diligenza – per dirla con le parole di Paolo Rumiz – lo stesso di cui è oggetto il Torrente Vassola e il Rio Paglia in Val Grande di Lanzo (oltre a vari progetti sul torrente Stura, nel fondovalle, per costruire centrali idroelettriche) e di cui su questo blog si documenta costantemente (tag: Vallone di Vassola).

Da fonti autorevoli vengo a conoscenza che attualmente in Piemonte ci sono oltre 300 richieste di progetti di derivazione dell’acqua per scopi idroelettrici grazie agli incentivi sorti con i certificati verdi.

Qui sotto una segnalazione – in forma di petizione –  inviatami via mail da Andrea Sappino che riguarda la bellissima Val Soana:

Ci siamo seccati

Crediti: TAM (Convegno “Energia dall’acqua in montagna: costi e benefici” )

Fiumi senz’acqua. Segnalateci i prelievi idrici eccessivi da fiumi e torrenti

Non sto parlando di corsi d’acqua che scorrono in Africa ma di una campagna promossa da Legambiente e CIPRA Italia, Dislivelli e Pro Natura al fine di monitorare lo stato di salute di fiumi e torrenti alpini.

Sempre piu’ spesso si vedono, in estate, fiumi e torrenti in secca. Le cause sono da imputare ai prelievi per l’agricoltura, per la produzione idroelettica e solo  in piccola parte alla carenza di precipitazioni.

Foto estrapolata dalla presentazione TAM  in merito al Convegno “ENERGIA DALL’ACQUA IN MONTAGNA: COSTI E BENEFICI”. Qui il link e qui il post dove ne avevamo già parlato.

Non sempre vengono rispettate le leggi che prescrivono il rilascio di un certo quantitativo d’acqua (D.M.V.) a valle delle derivazioni irrigue o idroelettriche.

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Piste o peste?

Nell’ormai lontano anno 1994, Pro Natura Torino pubblicava un libretto, scritto da Balocco, Gubetti e Perotto, che riportava una riflessione sul problema delle strade agricole e forestali di montagna, come recita il sottotitolo.

Riporto qui la premessa, giusto per aggiungere un punto di vista al problema delle sterrate percorse dai mezzi motorizzati (vedete il post Il limite nel Vallone d’Ovarda e seguenti).

“Le giuste ambizioni di sviluppo dei territori montani rimangono, salvo rare eccezioni, indissolubilmente legate all’apertura di nuove strade. Gli amministratori locali, in adesione al nesso atavico strade-progresso, chiedono strade per avere progresso. Di conseguenza la maggior parte degli interventi a favore della montagna si concretizza in opere viarie.

Ma i benefici per la montagna sono realmente adeguati all’entità dei finanziamenti dispensati? Noi ne dubitiamo, infatti le imprese costruttrici provengono quasi sempre dalla pianura; i finanziamenti si avviano quindi al fondovalle, e in montagna rimangono le opere. Nulla da eccepire sull’utilità di collegare i centri abitati con una buona rete stradale, ma, almeno per alcune delle strade o piste della viabilità minore, riteniamo sia doveroso interrogarsi sull’utilità effettiva dei manufatti che rimangono in montagna a fronte di cospicui finanziamenti. Ciò che rimane sono alcuni chilometri di pista sconnessa e sassosa, sommariamente rifinita – dal destino quanto mai incerto al sopraggiungere delle piogge stagionali – che si inerpica fino ad un alpeggio ancora encomiabilmente utilizzato; ma condotto come? e con quali prospettive? fino a quando? realmente beneficiato dalla strada? o forse le centinaia di milioni (il costo delle piste si aggira sui 100-200 milioni al km) avrebbero potuto essere utilizzate in modo più utile e proficuo per il margaro? Leggi il resto dell’articolo

ABC Acqua Bene Comune Belluno

Ho ricevuto questo appello del Comitato Bellunese Acqua Bene Comune da un caro amico: Marcia contro la centrale in Valle del Mis.

Fino a quando non verrà rispettata la dignità della montagna?

Stanno distruggendo la Valle del Mis. Una bellezza senza tempo.

Quello che la natura e l’acqua hanno creato in migliaia di anni, rischia di essere distrutto per sempre.

Dove prima c’era un torrente, con i suoi salti, i suoi rivoli, le sue pozze, ora stanno mettendo un tubo, diritto, sempre uguale a se stesso. Freddo, artificiale. Dove prima c’erano sassi, oggi c’è cemento.

Un’intera valle ingannata, da uomini in giacca e cravatta. Valigette piene di interessi in cambio di un Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Un’intera valle svenduta, umiliata, derubata. Predatori senza scrupoli ce la stanno portando via. Con violenza. Armati di braccia meccaniche.

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