Articolo 9

Art. 9 della Costituzione Italiana

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

terra

Segnalo il documento “Elezioni nazionali 2013:  AGENDA AMBIENTALISTA per la Ri/Conversione ecologica del Belpaese” stilato da sette importanti associazioni ambientaliste Italiane (C.A.I., FAI, Federazione Nazionale Pro Natura, Greenpeace Italia, Legambiente, T.C.I., W.W.F.)

Queste,  scandagliando  i Programmi e le Agende dei partiti e delle coalizioni in lizza per le Elezioni 2013, evidenziano gravi carenze e mancanze di obiettivi sostenibili sul presente e futuro prossimo del nostro Paese e scrivono una loro Agenda con 80 proposte su 12 filoni fondamentali per la riconversione.

Infine, queste sette Associazioni ambientaliste, che hanno chiesto incontri a tutte le parti politiche coinvolte,  le risposte ai punti salienti proposti verranno pubblicate su un “Diario elettorale”, che è consultabile sui siti web delle singole Associazioni.

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Luoghi persi, tra memoria e futuro

Spaesati“Ritorno al paese che non c’è”, così si intitola l’estratto del libro Spaesati, che ha scritto Antonella Tarpino, e che Einaudi Editore mette online (qui l’estratto).

«Futuro e rovine sembrano termini incongrui. Eppure il racconto dell’Italia caduta ai margini e spaesata (dalle baite alpine del nord-ovest un tempo teatro della guerra partigiana, alle cascine della Bassa ora riabitate da Indiani fino ai borghi irpini, abruzzesi del post terremoto e alla Calabria dei tanti paesi abbandonati) suggerisce un vocabolario inatteso che ci attrezza al futuro impervio dei  nostri giorni: la tenacia del fragile, la speranza nella memoria, il senso (così concreto in montagna) del limite troppo spesso varcato».

Antonella Tarpino è stata invitata da Corrado Augias nella trasmissione “Le Storie“ per presentare questo libro dal cui estratto traspare tutta la bravura di questa storica nel farci posare l’anima nei luoghi persi dell’Italia (qui la puntata). E in quei luoghi si riconoscono le montagne dietro casa, quelle dove non nevica firmato, i villaggi che navigano senza tempo nelle vallate non triturate dalla globalizzazione e dall’omologazione.

Un viaggio che parte da Paraloup (ne ho parlato qui e qui) per attraversare l’Italia lungo i luoghi degli spaesamenti. Spaesamenti che, per chi ha occhi attenti e sensibili, possono aiutare a vedere lontano.

Antonella Tarpino, Spaesati. Luoghi dell’Italia in abbandono tra memoria e futuro

La montagna dentro (2)

pastoreSono solo, non ho famiglia. Lascio il mio posto a chi ha più bisogno di me. A chi ha figli e ha più diritto di vivere“.

Mi ha impressionato molto la drammatica vicenda del pastore della Valle Divedro Walter Bevilacqua che ha scelto di non sottoporsi ad un trapianto di rene per poter continuare a vivere.

Da quanto sto apprendendo dai mass media (anche sui notiziari della tv), le montagne perdono un uomo davvero speciale che aveva vissuto solo per gli animali e l’agricoltura.

Prima di tutto, prima di ogni riflessione, c’è la domanda: “Ma io lo avrei fatto?”. La risposta non è immediata, ma alla fine è un “no, forse no”. La mia debolezza mi scuote e solleva allo stesso tempo. Eppure, di fronte a Walter Bevilacqua, tolgo il cappello, con quel soffio di devozione piccola ma sincera che può sorgere anche tra uomini lontani.”

Così scrive Pino Suriano su “Tempi“.

Ecco quello che ho trovato su internet:

Il sacrifico del pastore. Rinuncia al trapiano e muore” – Vanity Fair (18 gen. 2013)

Lascio il mio posto a chi ha famiglia. Rinuncia al trapianto e muore“ - La Stampa (19 gen. 2013)

La cordata umana che ha unito Torino con Susa

Con estrema gentilezza, l’amico Lodovico Marchisio mi ha trasmesso la relazione in merito Sentiero Umano che ha unito Torino con Susa venerdì scorso, il “giorno della fine del mondo (21-12-2012)”, e che volentieri pubblico qui, visto che ne avevo accennato (qui il post).

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La cordata umana che ha unito per tre minuti dalle 12,21 alle 12,24 Torino con Susa venerdì 21 dicembre è partita (idealmente perché la gente non si è mossa dal punto in cui era stata dislocata) da piazza Castello a Torino, percorrendo via Po, via Cernaia, incanalandosi poi su corso Francia sino a raggiungere tutte le località della bassa val di Susa ed arrivare nel cuore di Susa transitando per tutti i paesini della valle. Sono stati uniti circa 53 km di catena umana ideata da Michelangelo Pistoletto, artista, pittore e scultore italiano, animatore e protagonista della corrente dell’arte povera, che ha espresso la sua idea con queste significative parole:

L’umanità ha vissuto due paradisi, il primo in cui era totalmente compresa nella natura, il secondo in cui si è espansa in un proprio mondo artificiale cresciuto fino a confliggere con il pianeta naturale. È venuto il momento di dare inizio al Terzo Paradiso nel quale l’umanità riuscirà a conciliare e coniugare l’artificio con la natura, creando un nuovo equilibrio esteso a ogni livello e ambito della società. Un passaggio evolutivo nel quale l’intelligenza umana trovi i modi per convivere con l’intelligenza della natura”. Leggi il resto dell’articolo

Un sentiero umano da Torino a Susa

bannerino-susaValle di Susa
50.000 persone si terranno per mano da Piazza Castello a Torino fino a Susa, collegando la città alla valle

«Per vie ad alta velocità stiamo portando il mondo alla rovina ambientale, climatica, energetica e sociale. Un sentiero più umano ci può far cambiare direzione, evitando l’abisso e scoprendo nuovi territori della conoscenza, per un avvenire più sostenibile e più gratificante».

Questo il messaggio del climatologo Luca Mercalli che parteciperà al Sentiero Umano di Solidarietà Artistica e Ambientale, una catena di mani lunga 50 km per unire Torino a Susa. Il 21 dicembre 2012 alle ore 12, nella giornata del Re Birth Day, 50.000 persone si terranno per mano da Piazza Castello a Torino fino a Susa, collegando la città alla valle. Per unire Torino, prima Capitale d’Italia, alla Valle di Susa, luogo di incontro di paesi, popoli, culture, e per sostenere l’impegno a favore della Terra e del Paesaggio valorizzando una terra ricca di tradizione, di storia, di arte, di bellezze naturali, di cui l’Italia è l’emblema nel mondo. [...]

…continua qui: Un sentiero umano lungo 50 km

www.sentieroumano.it

“Siamo donne, uomini, bambini, convinti che l’Arte salverà la Natura e il Mondo per le generazioni che verranno. Siamo alunni e studenti delle scuole, siamo insegnanti e genitori, siamo operatori della salute e dell’ambiente, siamo artisti, siamo volontari, siamo associazioni, siamo cittadini indipendenti, legati ai valori della solidarietà, della salvaguardia dell’ambiente, della custodia e del rispetto per la Terra e per tutti gli esseri viventi che la popolano. Siamo le istituzioni, gli amministratori locali, fieri del loro territorio che intendono fare conoscere ed amare, preservandone la naturale bellezza e integrità”.

www.sentieroumano.it/MANIFESTO.html

Aumenta la tecnologia, diminuisce la nostra umanità?

Verso il Gran Bernardé (agosto 2012)

Tre blog e quattro amici durante una bellissima ed appagante escursione verso il Gran Bernardé (agosto 2012)

Carlo Grande è uno di quei giornalisti che mi fanno sempre percepire un senso di umanità importante. Forse assomiglia semplicemente al mio, di senso, sta di fatto che quando navigo tra le sue riflessioni è come se mi guardassi allo specchio.

Questo post non c’entra con la montagna vissuta (c’entra però in ottica digitale) e spero che per una volta mi consentirete di sconfinare. Non parlerà di monti, valli e paesaggi stratosferici ma comunque l’argomento è strettamente collegato proprio con quello che state usando mentre mi leggete, ovvero Internet – la tecnologia – , il blog, i social network e via dicendo.

Tecnologia ed umanità.

A Carlo Grande, a cui ho chiesto l’autorizzazione di riportare qui il suo pensiero, ho scritto che amo vivere esperienze tecnologiche che mi proiettano poi in esperienze umane. Detto in altri termini, il mezzo  – ovvero Internet in questo caso – deve servire come mezzo per un fine nobile: quello di avvicinare gli esseri umani “fisicamente” per vivere la realtà condividendone le emozioni. E infatti, per ora, sono oltremodo soddisfatto che questo blog ci ha permesso di conoscere delle persone meravigliose con cui condividere l’amore per la montagna.

Vi lascio alle riflessioni di Carlo Grande (che ringrazio di cuore) che trovo sempre molto piacevoli e frizzanti. In questo caso, la riflessione l’ho pescata nell’ultimo numero di Piemonte Parchi ove l’ultima pagina è sempre dipinta dai suoi pensieri (ma perché coloro che scrivono in modo intelligente e brillante devono ritrovarsi in ultima?). Leggi il resto dell’articolo

Un giro in Valle Maira

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www.ilventofailsuogiro.com

Elva è un bellissimo villaggio alpino adagiato in un conca immersa nella Valle Maira. Per capire quella montagna, e cosa gli è successo quando l’impetuosa industrializzazione della pianura cuneese s’è portata via i suoi montanari, può essere interessante partire dall’editoriale di Marco Albino Ferrari, che ha scritto per il numero di  Meridiani Montagne sulle Alpi Occitane (n° 49 di marzo 2011), e poi magari vedere il film il cui trailer mi è subito piaciuto molto.

Dopodiché non resta che mettere lo zaino in spalla…

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Chersogno

Monte Chersogno (3026 m)

Elva, in Valle Maira, ha conosciuto un triste primato nazionale. Negli anni Ottanta è stato riconosciuto come il comune più povero d’Italia. Spopolamento, mancanza di risorse, assenza di un turismo di grandi numeri avevano portato il piccolo comune occitano a uno stato di semi abbandono. Poi, anche grazie al film Il vento fa il suo giro (a richiesta, in allegato), le cose hanno cominciato a cambiare e questi luoghi si stanno lentamente conquistando l’attenzione di un pubblico consapevole. Oggi la Valle Maira è al centro di un vero fenomeno di riscoperta da parte di quella minoranza di estimatori della cultura alpina che rifugge le mete del turismo di massa (vedi pag. 74 e 102). Le difficoltà, però, non sono certo finite. Il vero buco nero, il vero problema che continua a gravare su queste aree marginali è l’assenza di politica. Di una politica per la montagna. Con lo spopolamento degli anni Sessanta-Settanta, anche il serbatoio di voti delle vallate alpine è andato esaurendosi e la montagna è sparita dagli interessi elettorali dei partiti. Leggi il resto dell’articolo

Con la fantasia

[...] Posso solo dire che spesso mi è capitato di incappare durante le mie escursioni nei boschi in alcuni ruderi di case abitate molti decenni fa e la curiosità è sempre stata tanta di entrarci e non mi sono mai fatto scappare l’occasione di dare un’occhiata all’interno giusto per immergermi con la fantasia nella vita montanara di persone che vivevano molto isolate dal resto delle altre. [...]“

Trovo molto bello questo commento di Riccardo fatto al post “Superpredatori“. E’ uno sguardo “cittadino” che si posa sui volti dei montanari (“persone che vivevano molto isolate dal resto delle altre”; infatti “noi” viviamo non isolati bensì ammassati nelle metropoli, ma siamo comunque soli). Mi piace il suo approccio verso le terre alte perché riesce a descrivere con efficacia quel lieve e sfuggente ”contatto”  che, durante un’escursione, si può prendere con la vita dei montanari facendoci sorgere sani e salvifici interrogativi sulla nostra vita da cittadini e confrontando il nostro stile di vita, divoratore di risorse, con quello delle genti alpine che facevano letteralmente miracoli per sopravvivere in ambienti durissimi. Leggi il resto dell’articolo

Artificiel

Dopo i bellissimi post di martellot e paologiac, con cui ci siamo immersi nelle montagne da sogno, e dopo aver sfiorato il mondo leggendario dei montanari, lasciamoci le vallate alpine alle spalle e ritorniamo con i piedi per terra immergendoci nella nostra quotidianità fatta di metropoli e di artificiale: questa è la cultura dominante.

Solo 15 secondi iniziali in lingua francese. Poi il cortometraggio è accompagnato esclusivamente da musica. Da non perdere.

Grazie a Gabriella Giudici.

Ospitalità sui passi alpini

Qualche tempo fa entro a casa di Lia (la Signora che ogni tanto ci racconta frammenti della vita di montagna di una volta) ed esco con questo libretto – Ospitalità sui passi alpini – che una sua amica le ha prestato. Non faccio in tempo di finire di leggerlo che l’ho già ordinato su IBS. E’ un’edizione tascabile, molto economica (poco più di 4 euro) e comoda da portarsi dietro.

A casa di Lia succede spesso di parlare di libri e di racconti sulla sua vita nelle Valli di Lanzo. Fare poi un’escursione il giorno successivo è davvero particolare, come se camminare tra i monti fosse più vero. Come se si riuscisse a mettere fuoco un’immagine troppo sbiadita.

Questo libro parla di un aspetto importante delle Alpi: i transiti pedonali storici sui suoi passi e il conseguente bisogno di ospitalità. Quella stessa ospitalità che immancabilmente trovo nella dimora di una montanara davvero straordinaria, come lo sono anche i suoi due ”cagnacci”  (così ama chiamarli affettuosamente) e  i rintocchi di un piccolo campanile di una minuscola chiesetta immersa in una Valle bellissima e severa. Leggi il resto dell’articolo

Orsi, lupi e…pastori

Alcuni articoli interessanti trovati in rete che riguardano l’aspetto selvatico delle nostre montagne:

L’orso è tornato in Valle Strona

Avvistato e fotografato da tre turisti mantovani a Campello Monti, di Valstrona che si raggiunge da Omegna.

L’articolo pubblicato da “La Stampa” è qui: http://edizioni.lastampa.it/novara/articolo/lstp/4678/.

Attenti al Lupo

Il numero di aprile di Dislivelli (http://www.dislivelli.eu) è dedicato a un argomento che negli ultimi mesi, soprattutto in Piemonte, è balzato agli onori della cronaca, spesso anche in maniera inopportuna. Si tratta del lupo. Quell’animale ancestrale che, come scrive di seguito Enrico Camanni, sta catalizzando estremismi e divisioni all’ultimo sangue. Quel lupo che ormai è diventato come il Tav: o stai di qua o stai di là, ugualmente sdegnato, senza mezze misure. Il predatore che invece meriterebbe di essere “trattato meglio”, di essere analizzato, studiato e valutato per quello che è: un animale selvatico con i suoi diritti e un potenziale problema per allevatori e abitanti della montagna. Abbiamo cercato di coinvolgere i principali specialisti in materia. Per offrire a tutti voi una riflessione il più possibile articolata sul tema.

Qui l’articolo in pdf .

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La montagna si sta inselvatichendo ? E’ un bene o un male ? Di sicuro per tutti noi che viviamo in città, negli ambienti artificiosi e sintetici della vita urbanocentrica, sicuramente un po’ di “selvatichezza” ci può aiutare a riprendere contatto con una parte di noi che è fondamentale per sapersi approcciare alla natura, per capirne l’importanza e per sentire quanto può far bene tentare di rintracciare il selvatico che è in noi  (vi ricordate il post “Il selvatico fuori e dentro di noi” ?). Leggi il resto dell’articolo

Musei della pietra

“Arrivano in Ossola da ogni angolo del mondo: dall’America, dall’Asia, dal Medio Oriente, dai Paesi europei. Con l’obiettivo di studiare e recuperare un patrimonio rurale in evidente abbandono. E ridar vita a villaggi montani che, cadendo a pezzi, sotterrano anni di cultura. Come se il tempo passasse un colpo di spugna su un’architettura di alto pregio. Cancellandola [...]

[...] Gli amministratori devono esser consapevoli e orgogliosi di questi tesori che se solo li avessero gli americani farebbero salti di gioia. Leggi il resto dell’articolo

Ospiti di un pianeta estraneo

La sua sorgente si trova immersa in un magnifico bosco di larici e abeti, i cui aghi determinano una copertura continua del suolo con conseguente povertà floristica del sottobosco, ma conferiscono all’ambiente un’atmosfera quasi incantata. Il nome di questa sorgente, “Mena-resta”, rispecchia la sua caratteristica più curiosa: ha infatti una portata variabile, ovvero in alcuni momenti versa abbondantemente acqua e in altri meno.

Tale curioso fenomeno è dovuto alla natura carsica della zona e alla conseguente presenza di cavità nella roccia calcarea che si riempiono molto lentamente per poi svuotarsi in un solo colpo come una sorta di sifone naturale. Narra un’antica leggenda che Autari, re dei Longobardi si fosse convertito al Cristianesimo grazie al ritorno delle acque nei fiumi della Brianza, a partire da quelle del Lambro con la rinascita della Menaresta, ottenuta dalle preghiere della Regina Teodolinda (da Sorgente del Lambro - Gruppo Naturalistico della Brianza).

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L’uomo-macchina

Riprendo l’intenso commento di ometto83 sul precedente post dei sentieri dimenticati.

Il rapporto tra tecnologia e natura e quello tra tecnologia uomo sono  temi chiave della nostra epoca. Sono contento che siano emersi  proprio grazie ad unescursione in montagna.

Maggio del 2009: esco da una visita ospedaliera con in mano un articolo del quotidiano Avvenire, pubblicato il 22 aprile dello stesso anno, che un medico donna molto brava mi ragala dopo una benefica chiacchierata su medicina e dintorni. Da allora non solo riesco a curarmi meglio ma soprattutto evito di prendere farmaci tradizionali.

Mi sono sentito trattato da essere umano. Mi sono sentito al centro del mondo. E pensare che quell’ospedale di Torino, così umano, volevano chiuderlo. Perché? Forse la risposta in questo articolo che segue. Leggetelo, a costo di perdere cinque minuti della vostra vita in cose, forse, più urgenti. Leggi il resto dell’articolo

Sentieri persi, sentieri ritrovati… sentieri dimenticati?

Dopo le valanghe dell’inverno 2008/2009, sovente mi chiedo se certi sentieri, che hanno lasciato in me un segno di profonda empatia con il territorio circostante, sono ancora percorribili. Ci sono valli, montagne, boschi e borgate che ti entrano nel cuore: mettono le radici e non puoi fare a meno di ritornarci periodicamente, in ogni stagione. Sono una parte di te, che vuoi ritrovare in salute, per goderti ancora una volta una sana frequentazione del proprio tempo libero. No, nella mia testa non è tempo libero. E’ tempo liberato quello che ti regala la montagna.

E allora parto con serpillo, fenneck e ometto83 per ripercorrere lo stupendo sentiero ad anello Mottera-Frassa-Mea-Bussoni (Mottera). Siamo in Val Grande di Lanzo, nei pressi del Comune di Chialamberto quello del progetto Vassola che aspetta oramai solo più il via libera dalla provincia di Torino.

Ecco come lo abbiamo scoperto questo bellissimo luogo della Val Grande. Grazie al bimestrale Panorami e a Roberto Bergamino. Correva l’anno 2001. Leggi il resto dell’articolo

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