Una su mille

Ne abbiamo incontrate a centinaia lungo i sentieri delle Alpi. Disfatte, pericolanti, sfinite ma anche resistenti. Contro tutto e contro tutti: abbandono, oblio, spopolamento, ignoranza, urbanocentrismo. E poi contro neve, gelo, vento… Alcune sembrano monumenti all’essenzialità e alla bellezza. Alla sapienza. Altre sembrano sfidare il tempo breve della nostra epoca ammiccando all’eternità.

Quando le trovi ancora integre, caparbie, perfettamente innestate nel paesaggio alpino, fatto di rocce ed erba, di valanghe e di tempeste, di sentieri e di pareti, senti fuoriuscire tutta la precarietà e fragilità della tua vita di cristallo.

Loro, morenti o ancora testardamente in piedi, ti guardano negli occhi fino a rovistare dentro i tuoi malfermi e crollanti valori di cittadino europeo del XXI secolo. Quando succede, ti senti al centro di due estremità: povertà e opulenza. Una distanza che se misurata in chilometri fa rabbrividire, tanto è corta. Qui la fatica inimmaginabile e la frontiera dell’indigenza, là, verso la pianura, ogni sorta di eccesso, di pretesa, di soddisfacimento di bisogni sfrenati e senza limiti. Là solo diritti e nessun dovere.

Se potessimo costruire un ponte per unire queste due estremità, crollerebbe repentinamente il centro. Proprio dove mi trovo io. In piedi rimarrebbero due monconi: quello della baite in pietra degli antichi montanari e quello delle città di cemento e asfalto abitate da individui disorientati, malfermi e crollanti. Leggi il resto dell’articolo

Neve e cielo, nient’altro

Continua a tirar vento, di qua e di là dal colle e i cani se ne accorgono e abbaiano

L’anno che uccisero Rosetta, leggo nella terza di copertina, è il romanzo d’esordio di Alessandro Perissinotto, un Torinese semiologo e folclorista e conduce ricerche su fiabe e tradizioni delle Alpi.

Mi incuriosisco e capisco perché l’amico Giancarlo, tempo fa, mi ha prestato questo libro senza spiegarmi nulla…

Un riflessivo commissario di polizia, in un nevoso inverno degli anni ’60, si trova catapultato in uno sperduto paesino di montagna delle Alpi piemontesi ai confini con la Francia.

Scelto dai suoi superiori perché “la sua famiglia è di lassù”, deve indagare sull’oscura e misteriosa uccisione di Rosetta, giovane donna del luogo trovata morta davanti ad un antico castello disabitato.

Il fatto risale a vent’anni prima – nel 1944 – e l’indagine è stata chiusa in tre giorni: “Uccisa da ignoti appartenenti alla resistenza a causa di presunte collaborazioni con il comando tedesco”. A quei tempi, di tanti e di troppi morti, non si andava per il sottile e l’assassinio era stato archiviato a discapito della ricerca della verità.

Costretto ad usare massima discrezione perché “è questione molto delicata” ha l’obbligo di conferire solo con l’anziano sindaco evitando di far domande agli altri abitanti. Leggi il resto dell’articolo

In ricordo di David Bertrand

“Chi glielo fa fare, che ci mettono del tempo e delle notti a mangiare fumo, e si pagano pure le spese, e scendono dai boschi neri come tizzoni, e magari crepano bruciati”.

Non dovremmo mai arrivare al punto di commemorare la morte di chi ha lottato contro il fuoco. E non dovremmo mai far scoppiare incendi.
Se è vero che nella maggioranza dei casi la mano colpevole – e dolosa – è quella dell’uomo, è anche vero che a monte, come in tante altre devastazioni ambientali, c’è la nostra ignoranza. Sempre lei.

Non dovremmo mai smettere di parlare di incendi, di alluvioni, di terremoti, di dissesti idrogeologici, soprattutto in Italia. Anzi, nell’Antropocene dovrebbero essere temi costantemente dibattuti dai politici, e dall’opinione pubblica, vista la portata drammatica dei loro effetti. Che saranno sempre più amplificati dall’azione dell’uomo.

Oramai è un dato di fatto, e tutti noi dovremmo concentrare gli sforzi e le energie per affrontare con determinazione, costanza e indefessa volontà la mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici. E’ la nostra missione. Se non l’accettiamo, non arriveremo da nessuna parte e decreteremo la fine dell’umanità. Leggi il resto dell’articolo

Io ti conosco. Vengo dal tuo stesso posto

La Cima dell’Uja (2145 m), in alta Val Malone. Evidenti ed estese le aree colpite dall’incendio del 13 gennaio scorso

Credo che questo passaggio della canzone “Caramelle” possa darvi la risposta alla domanda “chi ha appiccato le fiamme in Alta Val Malone il 13 gennaio scorso?” (cliccando sul link si apre l’articolo del Risveglio del 17 gennaio scorso).

Come nei boschi di “Caramelle”, anche in quelli sopra Pian Audi, nelle Valli di Lanzo, è divampata la follia.

Forse non tutti sanno che le piccole comunità alpine sono il non plus ultra dei social. Tutto reale però. Non è possibile passare inosservati. Le cose si vengono a sapere prima ancora di farle.

Lo sanno molto bene i valligiani. Un po’ meno i cittadini.

Tutti sanno di tutto.

Chi conosce la conformazione della Val Malone (un imbuto) sa molto bene che sfuggire è davvero improbabile, soprattutto se ci si muove in auto.

Queste riflessioni sono emerse prima di avere avuto delle conferme, assolutamente casuali, da chi vive in quelle zone. Leggi il resto dell’articolo

Se

Testo e foto di Manuela Casalino

“Tu sei pazza Manu!” E se incontri un animale? Se cadi? Se ti perdi? I se… se… se… intanto risuonano sempre più lontani. È notte, da poco passata l’1 e mentre alle finestre della città ormai lontana si spengono le ultime luci, io accendo la mia per entrare nel sentiero.
L’aria è sempre fresca a quest’ora, sta preparando il nuovo giorno e mi domando con quale dipinto si presenterà l’alba oggi.
Di notte tutto cambia; c’è il “me stessa” a contatto con le paure e insicurezze del giorno, i miei umori si confondono con i rumori tra gli alberi e le piccole lucine brillanti che a tratti mi fanno compagnia, mi piace credere che siano i miei Angeli della notte. Sobbalzo, respiro profondamente, mi fermo a guardare il mare così immensamente perfetto tra le luci della città e ogni volta è un’emozione diversa e unica.
Questa notte è piuttosto limpida; la poca neve scesa in questi giorni è ghiacciata e la frontale lascia dei giochi di luce bellissimi tra i rami innevati.
Accade sempre qualcosa di misterioso nelle notti lassù, tra i miei Monti, nei Monti Liguri mentre gli ultimi metri del sentiero si aprono insieme al Cielo. È sempre un tremare di emozione e commozione per quell’attimo in cui il Cielo mi lascia entrare nel suo Creare. L’attesa, lentamente, la nuova nascita.
Mi scendono lacrime di gratitudine.
Ma adesso silenzio, guarda soltanto ciò che i miei occhi ti regalano. Leggi il resto dell’articolo

In ricordo di Gabbo

Sergio Perero è un alpinista provetto, le cui abilità gli sono state tramandate da generazioni. Credo che tutti i camosci bianchi del mondo vorrebbero andare con lui in montagna, almeno una volta nella vita. E noi abbiamo avuto la fortuna di farlo, ancora quando non esisteva questo blog.

Non c’è persona migliore che possa ricordare Gabriele Boetti, scomparso sulla Punta Cristalliera (2801 m), nelle Alpi Cozie, il 6 gennaio scorso. La triste notizia l’apprendiamo dal quotidiano La Stampa che l’8 di gennaio ha dedicato due pagine alla tragedia (cliccate qui per visualizzarle) che ha coinvolto anche il compagno di cordata Alberto Miserendino. Tra quelle righe “incontriamo” nomi che conosciamo ma anche qualche imprecisione, che se ai più possono sembrare inezie, in verità sono questioni importanti per comprendere il mondo montagna. Leggi il resto dell’articolo

Come vivere?

«Domando tante volte alla gente: avete mai assistito a un’alba sulle montagne? Salire la montagna quando è ancora buio e aspettare il sorgere del sole. È uno spettacolo che nessun altro mezzo creato dall’uomo vi può dare, questo spettacolo della natura. A un certo momento, prima che il sole esca dall’orizzonte, c’è un fremito. Non è l’aria che si è mossa, è un qualche cosa che fa fremere l’erba, che fa fremere le fronde se ci sono alberi intorno, l’aria stessa, ed è un brivido che percorre anche la tua pelle.»

Grazie a cordadoppia (https://twitter.com/cordadoppia) che con un tweet ha postato questa bellissima intervista a Mario Rigoni Stern.

Le dimore del vento

Nivolastro (1423 m) in Val Soana

C’è sempre un errore di previsione dietro le grandi emozioni della montagna. Il gioco del “tutto sicuro al 100%” non porta a nulla. Sa di artificio, di ambiente asettico. Privo di tutto. Sa di mefistofelica retorica.
Nella ricerca della perfezione assoluta non si impara niente, se non a morire senza aver vissuto.

Siamo in Val Soana e il nostro sentiero comincia dalle pagine di un libro che ci parla di cammini imperfetti tra borgate abbandonate nel Parco Nazionale del Gran Paradiso. Comincia a Ronco Canavese senza fare i conti con le tempeste che anche qui hanno abbattuto centinaia di alberi, come ci dirà il guardaparco, con il suo cane Argo, che provvidenzialmente ci intercetta con il suo Defender mentre indossiamo gli scarponi, pronti a decollare.

Non potete partire da qui. Ci sono centinaia di alberi crollati lungo il sentiero.Leggi il resto dell’articolo

Un paesaggio sotto l’albero

Cose sempre più rare negli inverni caldi delle Alpi

Siamo ad oltre 1500 metri di quota. La giornata è straordinariamente tersa ma fa molto freddo come non capitava da tempo. Siamo sottozero con una brezza che soffia da nord-ovest. Su questo sentiero ci si deve muovere con decisione, le soste sono ridotte al minimo sebbene ci sia il sole che fa finta di scaldarci. La partenza è avvenuta tre ore fa dal Passo della Croce (1162 m) calzando di corsa gli scarponi: in piena ombra era impossibile stare fermi. Nel database dei nostri recenti ricordi escursionistici, fatichiamo a rammentare sulla nostra pelle un freddo così penetrante. E forse oggi abbiamo sbagliato qualcosa nell’abbigliamento. Anche nel fare lo zaino. Ma avevamo voglia di goderci le Valli di Lanzo con le sue vette, le sue creste, gli infiniti passi e le sue giogaie. Con le sue deliziose borgate che galleggiano sospese sui fondivalle. Non succede spesso di avere in dono una limpidezza così estrema. Zero inquinanti, zero umidità. Luce perfetta. Perfetta per connetterci con i paesaggi delle Valli di Lanzo che attendono l’escursionista.

Che qui, lungo il sentiero 332B, lasciano davvero senza fiato. Leggi il resto dell’articolo

Cultura della cura

Volontari Cai per la manutenzione e cura dei sentieri

Sulle montagne italiane il Club alpino italiano ogni anno lavora in un cantiere perennemente aperto.
La tempesta “Vaia” di fine ottobre scorso, in un battito di ciglia, ha danneggiato, con lo schianto di numerosissimi alberi, diversi sentieri, alcuni di essi recentemente riaperti e che da molti anni risultavano impraticabili, quasi scomparsi.

Quello che nella nostra epoca sembra straordinario, un tempo era la normalità quotidiana, ovvero prendersi cura del territorio, che in montagna era solcato da una fittissima rete di sentieri che, come un sistema arterioso, permetteva di collegare con efficienza e funzionalità gli spazi vitali delle antiche genti alpine.

Oggi per questa assoluta mancanza di cultura della cura ci permettiamo di perdere vite umane per crolli di ponti e di altre infrastrutture vitali, oppure facciamo sbriciolare siti archeologici e monumenti antichissimi. Per non parlare delle distruzioni provocate dalle alluvioni, dai dissesti idrogeologici, dalle frane… Tutte cose che di per sé non uccidono. E’ l’essere umano che, incurante di se stesso, non è più in grado di fare manutenzione e di prendersi cura del mondo. Leggi il resto dell’articolo

Non c’è più tempo

Balme ai giorni nostri (alta Val d’Ala, Valli di Lanzo) – foto Castagneri

Testo di Gianni Castagneri

Il recente incontro con Luca Mercalli, climatologo e volto noto della tv, che a Cantoira (Valli di Lanzo) ha rischiarato il numeroso pubblico presente con fondate ipotesi su quelli che saranno gli effetti dei cambiamenti climatici in montagna, richiede alcune riflessioni “locali”.

Possiamo indicare alcuni ordini di priorità. La prima riguarda le conseguenze che il riscaldamento globale comporta direttamente sul territorio, alcune delle quali già percepibili: scioglimento dei ghiacciai, innalzamento della quota della neve, accentuata piovosità con precipitazioni aggressive concentrate in poche ore alternate a lunghi periodi di siccità, bufere capaci di scoperchiare tetti e sradicare alberi secolari. Questi fenomeni che purtroppo già ben conosciamo, cozzano direttamente con la pianificazione che si vuole fare del territorio antropizzato e con l’amministrazione più o meno straordinaria dello stesso. Il terreno che frana e interrompe di frequente le vie di comunicazione, le esondazioni dei fiumi, le piante che si abbattono su edifici, strade e linee elettriche e telefoniche, incidono direttamente sulla qualità della vita dei cittadini e richiedono spesso ingenti investimenti per far fronte alle emergenze. Dall’altro lato si riversano su aree vaste sulle quali l’incuria e l’abbandono hanno creato paesaggi che i valligiani non esitano a definire desertici, che non sono caratterizzati dalle dune di sabbia ma da una vegetazione cresciuta incontrastata e disordinata dove la lotta tra le piante e i rovi si combatte quotidianamente a svantaggio degli esseri umani, che da quei boschi brulicanti di selvatici, e di parassiti come le zecche, sono ricacciati brutalmente. Leggi il resto dell’articolo

Da zero a cento. Lentamente

Chi frequenta assiduamente le Valli di Lanzo si sarà accorto che negli ultimi anni c’è vivacità ed interesse verso gli aspetti culturali ed ambientali. Non vi sembra che dove tutto questo è perseguito con grande impegno ci siano anche ottimi risultati ed entusiasmo? Ma qual è il fattore vincente? Avremmo, a tal proposito, da proporvi una sorta di “geografia culturale” delle Valli per tentare qualche riflessione e far sorgere qualche domanda.

Partiamo dalle basse Valli di Lanzo e andiamo in Val Malone con il suo straordinario risveglio e la sua attenzione verso il territorio alpino. Gli ottimi risultati sono stati ottenuti grazie al prodotto culturale centrale per le montagne piemontesi: i sentieri, la cui rianimazione e cura è portata avanti con straordinario impegno dall’Associazione Sentieri Alta Val Malone (nata ufficialmente il 5 novembre 2015) che annovera ben oltre 550 associati in soli tre anni di vita!

Per saperne di più: “Sui sentieri della Val Malone“.

Spostiamoci nella più meridionale delle Valli di Lanzo: la Val di Viù. Altra area alpina, questa, che negli ultimi anni ha avuto buoni risultati dal punto di vista turistico. Ma se volessimo rintracciarne la chiave di successo? Andiamo in alta Valle e raggiungiamo il Comune di Usseglio che, oltre alle numerose manifestazioni estive (una su tutte la Mostra regionale della Toma di Lanzo che a luglio richiama migliaia di visitatori), vanta un polo culturale di tutto rispetto grazie al Museo Civico Alpino Arnaldo Tazzetti (ora anche su Twitter) e al progetto “Lungo la Stura di Viù“. Anche qui cultura. Leggi il resto dell’articolo

Il cielo sopra di noi

In discesa sul sentiero n. 332A a 1330 metri cira di quota

Gli alberi sono le colonne del mondo, quando gli ultimi alberi saranno stati tagliati, il cielo cadrà sopra di noi.
(Detto dei nativi americani)

Il cielo è caduto sopra la Val Grande di Lanzo durante la tempesta dello scorso 29 ottobre, quella che ha abbattuto centinaia di migliaia di alberi in Trentino.

Il giro escursionistico ad anello Bonzo (975 m) – Alboni (1384 m) – Mea (1526 m) – Bonzo, lungo i sentieri 322 e 322A, non è più percorribile, in particolare sul 322A dove moltissimi alberi, soprattutto larici ed abeti, sono crollati devastando il tragitto.

Già il primo tratto del giro, l’itinerario 322 Bonzo – Alboni – Mea (un percorso bellissimo con le sue mulattiere di pietre immerse nei boschi del versante sud della Val Grande di Lanzo), è interrotto in quattro punti che obbligano l’escursionista a deviare affrontando disagevoli tratti fuori sentiero (le foto che seguono sono state scattate il 10 novembre). Leggi il resto dell’articolo

3 miliardi di anni di evoluzione. 1 secolo di follia

Luca Mercalli

Una lettera dal pianeta Terra

Cari umani, non l’ho mai fatto prima, ma quest’anno ho deciso di scrivervi.
Di capodanni ne ho visti quattro miliardi e mezzo. Duecentomila anni fa siete comparsi voi, autonominati Homo sapiens, ora siete diventati tantissimi, formicolate in sette miliardi e mezzo sulla mia pelle, mi pungete con trivelle per succhiarmi olio che io avevo sigillato in innocue vesciche, scavate gallerie per estrarmi preziosi elementi che poi buttate come rifiuti disperdendoli per sempre e avvelenandovi da soli, abbattete le foreste che mi coprono di una verde peluria, esaurite i pesci degli oceani e sterminate le creature della mia biosfera che ci ha messo tre miliardi di anni per evolversi; asfaltate, cementate, bruciate, fumate, inquinate qualsiasi cosa passi per le vostre mani, e da un secolo a questa parte sembra non abbiate più alcun rispetto per me, mi succhiate ogni forza e mi intossicate con i vostri gas, cambiate il clima, mi fate venir la febbre che fonde i ghiacci e aumenta il livello dei mari, mi riempite di plastica, una roba che avete inventato voi, senza curarvi di riciclarla come ogni cosa che faccio io. Mai nessuna specie aveva osato tanto e danneggiato cosí gravemente i miei processi vitali. Leggi il resto dell’articolo

Parchi naturali in Piemonte: 25, 40, 100 anni di natura protetta

Parco Alpe Veglia Devero

Testo e foto di Toni Farina

“Quanto spendiamo in Italia per i parchi naturali? Meno di un cappuccino all’anno. È quanto emerge dal rapporto Check-up Parchi nazionali italiani del WWF Italia che fotografa lo stato di salute delle aree naturali protette” nostrane”.
Titolo e sottotitolo a effetto di un articolo apparso di recente su Piemonte Parchi web. Un magazine istituzionale edito dalla Regione Piemonte.
Piemonte Parchi è uno spunto ideale per parlare ancora di parchi naturali. A suo tempo il mensile “cartaceo” fu un’esperienza unica nel suo genere. Un caso editoriale che si conquistò fama e apprezzamenti su vasta scala. Come apprezzamenti su vasta scala caratterizzavano il “Sistema Piemonte” di aree naturali protette.
Le prime sei furono istituite nel 1978, 40 anni fa. Presidente Aldo Viglione, assessore Luigi Rivalta. Da sud a nord della regione: Parco naturale Alta Valle Pesio e Tanaro (oggi Parco naturale del Marguareis), Parco naturale La Mandria (aveva un altro nome che non ricordo, ne ha cambiati tanti), Riserva naturale del Bosco del Vaj, Parco naturale delle Lame del Sesia, Parco naturale della Valle del Ticino (oggi solo Ticino), Parco naturale dell’Alpe Veglia.

Leggi il resto dell’articolo