Incanto tra le Alpi

Avrei voluto scrivere mille parole su di un’escursione memorabile prima di scoprire che Marco aveva fatto questa foto. Che vale proprio quelle mille parole. Cliccateci sopra e osservartela attentamente, prima di proseguire nella lettura. Leggi il resto dell’articolo

Montagne

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Mito e fortuna delle Alpi occidentali tra Ottocento e Novecento

Museo Civico Alpino «Arnaldo Tazzetti» | Usseglio
Dal 27 giugno al 26 luglio 2020

Testo di Emanuela Lavezzo*

Il Museo Civico Alpino “Arnaldo Tazzetti” di Usseglio, capofila del Museo Diffuso Valle di Viù, quest’estate propone la mostra Montagne. Mito e fortuna delle Alpi occidentali tra Ottocento e Novecento. Ideata e fortemente voluta da Alberto Tazzetti, presidente del Museo, e realizzata in collaborazione con Luca Mana, direttore della Fondazione Accorsi-Ometto, Antonio Musiari, docente dell’Accademia Albertina di Belle Arti, e con il contributo per gli approfondimenti storici di Eugenio Garoglio e Alessia Giorda.

L’esposizione offre un percorso cronologico su come la montagna è stata percepita e raffigurata da vari artisti, a partire dalla fine del Settecento, quando iniziarono le prime esplorazioni “d’alta quota”, fino alla metà del secolo scorso, attraverso quattro sezioni tematiche: dall’alba dell’alpinismo, al mito delle Alpi, alla montagna come luogo di distensione e svago.

Aprono la rassegna alcune interessanti opere provenienti dalla Fondazione Accorsi-Ometto che propongono al visitatore l’approccio pioneristico di scoperta della montagna, avviato negli ultimi decenni del Settecento, quando contemporaneamente ai primi studi scientifici di botanica e di geologia, nasceva l’alpinismo. Leggi il resto dell’articolo

Prima nidificazione con successo di Gipeto in Piemonte

Nel 2019 sulle Alpi sono stati accertati 57 territori di Gipeto (Gypaetus barbatus), di cui 15 in Italia: 9 nel Parco Nazionale dello Stelvio ed in Valle Venosta, 5 in Valle d’Aosta e nel Parco Nazionale del Gran Paradiso e 1 in Provincia di Torino nelle Valli di Lanzo. In quest’ultimo territorio, la coppia locale si è riprodotta con successo, portando all’involo un giovane in data 18 agosto 2019. Quest’evento rappresenta la prima riproduzione con successo in Piemonte dall’inizio del progetto internazionale di reintroduzione, intrapreso nel 1976 e dai primi rilasci di animali nati in cattività a partire dal 1986.

Quanto avete appena letto è il riassunto del documento Prima nidificazione con successo di Gipeto (Gypaetus barbatus) in Piemonte dall’inizio del progetto di reintroduzione della specie sulle Alpi che la Rivista Italiana di Ornitologia ha pubblicato online.

Il 12 febbraio scorso avevamo parlato del Gipeto in merito al seminario “Sulle ali degli avvoltoi” (qui il post) che doveva tenersi il 14 marzo a Salbertrand ma che è stato rimandato a data da destinarsi.

Se volete saperne di più su questa prima nidificazione del Gipeto in area piemontese, qui il documento scaricabile in versione pdf (364 KB).

Nel frattempo abbiamo saputo che anche quest’anno la coppia è tornata a nidificare nelle Valli di Lanzo. Speriamo con successo! Leggi il resto dell’articolo

Non dateci del “Voi”

È tempo di contagi, di restrizioni, di sofferenza, di lontananza. Lontananza dalle persone e dai luoghi cari. Ad ognuno sta mancando qualcosa di davvero importante, ma chi ha espresso la propria nostalgia ed il proprio Amore verso la montagna, come me, è stato spesso catalogato con un inappropriato “Voi”. Come se fossimo una categoria di incoscienti capricciosi nel voler desiderare la consueta corsa o camminata tra i nostri monti.
Voglio raccontarti cosa racchiude questo “Voi” del mio mondo vitale (che è anche tuo), chiamato montagna.

La montagna ha un suono tutto suo che regala uniche emozioni per le quali a volte ho ferito affetti, ho lasciato andare via sentimenti per poterla camminare, correre e camminare ancora. Non sono di un popolo a parte; “noi” siamo persone che trovano nella loro solitaria solitudine la loro energia. Perché è così che fa la montagna, ti nutre di energia. Nel cammino ho imparato a vedere, ascoltare il tempo e come tutto può cambiare anche in una giornata di sole. Nella nebbia, quella fitta, che ti obbliga a fermarti in mezzo ad un sentiero e non in una piazzola di sosta dentro un veicolo, ho imparato a prendere decisioni vere ed importanti e non quelle dettate da un falso indottrinamento mentale. E poi la pioggia che mescola l’odore naturale della mia pelle al profumo della terra bagnata. Ed ancora la forza che emanano le gambe quando sento la voce del ghiaccio sotto i ramponi; la vitalità della neve, la commovente maestosità dell’alba dopo aver camminato per tutta la notte. Leggi il resto dell’articolo

Siete lupi o caprioli?

Vivete nella paura o nella fame?

Sulla pista animale è un libro interessantissimo e molto affascinante che sa rispondere, in modo inedito, a molte domande sul nostro ruolo nel mondo. Uscito quest’anno, è scritto da Baptiste Morizot, filosofo e ricercatore francese all’Università di Aix-Marseille. Non ho resistito a proporvi qui un passaggio del capitolo “I segni del lupo” in cui ho trovato spunti di riflessione proprio sulla paura, quella che oramai da diversi mesi ha invaso la nostra vita. Tutti i giorni, tutte le ore.

Non vi sentite un po’ braccati? Oppure siete liberi da questo timore e avete fame?

La natura è il principio di tutte le cose. A noi esseri umani, che ci siamo posti al di fuori dalla natura, tocca l’arduo compito di trovare sentieri da percorrere grazie alla cultura.

Leggendo questo libro mi sono inforestato, come dice Morizot, esattamente come quando ero libero di penetrare nei boschi delle Alpi. Quando succede, mi connetto con il mondo naturale. Ne faccio parte a pari livello e così mi sento interconnesso. E tutto questo mi aiuta ad interpretare il mondo. Leggi il resto dell’articolo

Il Sentier Balcon du Carro

Prettamente glaciale, il piccolo gruppo si erge al di là della cresta spartiacque, interamente in territorio francese. Unica vetta interamente rocciosa il Pic Régaud. Soprattutto nel bacino des Evettes, visto dai pressi del rifugio omonimo, il Glacier des Evettes, con la sua fiumana centrale, le numerose piccole seraccate e le pareti ghiacciate dell’Albaron e della Piccola Ciamarella, conferiscono all’ambiente un aspetto decisamente glaciale, degno di gruppi più elevati e comunque insospettabile a chi non conosce la zona”. Così scrivevano Giulio Berutto e Lino Fornelli nel 1980 nella celebre Guida dei Monti d’Italia dedicata dalle Alpi Graie Meridionali. In realtà nel mio post non volevo presentare esclusivamente il gruppo dell’Albaron e cime limitrofe ma volevo estendere il mio campo di osservazione alla cerchia di vette che circondano una sezione più estesa dell’Haute Maurienne. Volevo presentare la visione davvero spettacolare che si rivela davanti agli occhi dell’escursionista che percorre il Sentier Balcon du Carro. Come dice il nome, è davvero un balcone! Leggi il resto dell’articolo

La corda spezzata

Un vecchio che muore è una biblioteca che brucia
(Proverbio africano)

Nel 2012 la Società Storica delle Valli di Lanzo pubblicò Le belle età, un volume bellissimo e ricco di splendide fotografie di Enzo Isaia, che documenta i giorni della vecchiaia in alta Valle di Viù, nelle Valli di Lanzo.

Questo libro non contempla la nostalgia. Documenta e analizza il passato e l’odierna quotidianità di donne e uomini che testimoniano non solo la loro storia, ma quella di un paese, di una valle. Lo fanno attraverso l’intervista e lo scatto fotografico (dalla presentazione di Bruno Guglielmotto-Ravet).

Resistere è un imperativo in questa epoca e non soltanto nella parentesi epidemica. Resistere alla deriva umana e culturale soprattutto, perché se nel XXI secolo stiamo facendo spirare venti di morte, la responsabilità è solo nostra. E’ inaccettabile aver permesso ad un virus di sfogare tutta la sua letalità sui più deboli ed indifesi, sebbene circondati da scoperte scientifiche eccezionali e mirabili tecnologie che non dovrebbero solo servire per giocare e fare business, ma soprattutto per vivere umanamente e dignitosamente. Leggi il resto dell’articolo

Sogno

  Uno stambecco mi guardava in modo insolito, come se volesse parlarmi. Non era per nulla spaventato e seguiva da vicino ogni mio movimento. Se leggevo il testo di filosofia che avevo con me, lui scuoteva la testa in segno di disapprovazione; se camminavo meditabondo lungo il sentiero, mi si aggirava attorno come il cane di Faust e mi faceva intendere che ero sulla via sbagliata. Aveva l’aria beffarda e di tanto in tanto faceva dei versi che somigliavano a una strana risata. Alla fine mi si è parato davanti e, per miracolo, ha detto: «E inutile che tu ti sprema il cervello leggendo o meditando lungo i sentieri, perché la verità non la troverai mai. Ti condurrò io, se vuoi, alla fonte dei misteri: là potrai avere la risposta che cerchi».
– Chi sei, tu che mi tenti con voce cosí portentosa? Non sapevo che gli stambecchi parlassero. Sei il diavolo, come dice la tradizione popolare? L’aspetto ce l’hai: le corna, la barbetta sotto il mento e perfino l’unghia fessa.
– Non essere superstizioso e considera che fra tutte le creature il vero diavolo è l’uomo. Io sono lo spirito del mondo e ho preso questa forma proprio per non somigliare all’uomo.
– E come fai a conoscere la fonte dei misteri?
– La conosco perché vivo in alto, dove si percepiscono bene le voci che piovono dal cielo. Quelle degli uomini, che vivono in basso, non le ascolto neppure, perché stordiscono e non servono a niente. Tutt’al piú confondono le idee. Allora, sei disposto a seguirmi?
– Dove mi vuoi condurre?
– In alto, sulla punta del Gran Paradiso.
– Ci sono già stato e, a parte la bellezza del panorama, non vi ho trovato nessuna risposta.
– Ma ora, lassú, c’è un convegno del tutto particolare, come potrai vedere tu stesso, se mi segui.
– Ti seguo. Leggi il resto dell’articolo

Tutto in una fotografia

Come fuggir tra i monti in tempi di quarantena

Testo e foto di Giovanni Baccolo

All’improvviso abbiamo molto tempo. Strano; fuori ci sono persone che si impegnano per affrontare l’emergenza e altre che vivono momenti di angoscia, noi siamo invece chiamati a un anomalo dovere: stare a casa e fare il meno possibile. L’antitesi di ciò cui siamo normalmente abituati -produrre e sfruttare tempo e risorse fino all’ultima goccia- si è improvvisamente palesata. Cerco di cogliere anche nelle cose dolorose un’opportunità e in questi giorni mi chiedo se quanto stia accadendo lascerà una traccia o se invece la moderna frenesia impiegherà pochi giorni per riconquistare i suoi ingombranti spazi e magari tracimare ulteriormente. Chissà. Intanto le giornate scorrono e i modi del pensiero si adattano alla nuova quotidianità, suggestionati forse dalla solitudine. Leggi il resto dell’articolo

L’isolamento delle Valli di Lanzo

Una cartolina di Balme nel 1972

Testo di Gianni Castagneri

I tempi complicati che la situazione attuale ci costringe a vivere, ci porta ad esperienze che credevamo relegate al passato e che solo qualche mese fa avremmo ritenuto impensabili. Le opportune misure di contenimento del contagio, che ci trattengono dal continuare a fare ciò a cui eravamo allegramente abituati, ci paiono anche un po’ strette. La solitudine ci attrae se è autoimposta ma appena ne siamo obbligati la percezione cambia: ci appare come una privazione di quella libertà di cui prima eravamo persino inconsapevoli.

A Balme, paese sempre un po’ ai margini, geografici, politici, economici, tecnologici, sociali, l’isolamento forzato non è una novità e nemmeno un alibi. Nel passato queste condizioni rientravano nelle normali circostanze della vita in alta montagna, accettate grazie soprattutto alla relativa autosufficienza dell’economia tradizionale, che poteva supplire sia pure con sacrifici e privazioni, al protrarsi dei disagi.

Alcune informazioni, reperite dalla storica Mariateresa Serra, che al tema delle pestilenze ha dedicato molte delle sue ricerche, ci ricordano che già Il 7 settembre 1564 fu vietato l’ingresso delle valli a chiunque, “salvo habbi suva bolletta dal luogo donda viene contrassegnata del sigillo di Lanzo”. Disposizione che viene ripetuta nel 1577 e di nuovo nel 1630. Leggi il resto dell’articolo

Olio di noci

Testo di Lia Poma

L’olio di noci oggi è considerato per diversi effetti benefici sulla salute ma una volta…

L’utilizzo dell’olio di noci è noto fin dai tempi dei Romani.

Era usato in sostituzione all’olio di oliva nelle case contadine e come combustibile per lampade; ai giorni nostri lo troviamo nella cosmetica come idratante per i capelli e la pelle, nella pittura ad olio ed ancora in cucina ma, a causa del suo prezzo elevato, ha poca diffusione.

Un tempo le nostre valli erano isolate, inesistenti i mezzi di comunicazione. Erano le campane, con i loro rintocchi, l’unico mezzo per diffondere le notizie, anche le calamità; le popolazioni, contando il numero dei rintocchi, sapevano vita e morte di tutta la valle. Leggi il resto dell’articolo

Una culla tutta piemontese per il Gipeto

Foto di Francesca Serafino. Cliccare e osservare al centro

Il 26 ho fatto una passeggiata dai Rivotti all’alpe Gias dei Signori e abbiamo visto un rapace che volteggiava nella vallata avvicinandosi molto a noi. Davvero emozionante! Pensi possa essere un gipeto?“.

Nel messaggio su WhatsApp di Francesca, il 26 è un giorno di dicembre dell’anno scorso. Giro subito le sue foto a Maurizio Chiereghin che ci confermerà che il maestoso avvoltoio che domina lo spazio alpino dell’alta Val Grande, regalando emozioni indescrivibili, è proprio un Gypaetus barbutus!

Le foto di Francesca sono un ottimo spunto per fare quattro chiacchiere con Maurizio su WhatsApp che mi informerà che trattasi di un giovane di due-tre anni di età (non riesce bene a vedere il piumaggio). L’osservazione è stata fatta alle 12:26: un dato che servirà per fare la scheda degli avvistamenti di questo meraviglioso avvoltoio che ama nutrirsi esclusivamente di carcasse di animali, soprattutto delle loro ossa.

Nel 2019 Maurizio ha fatto ben 108 osservazioni di gipeto nelle Valli di Lanzo, praticamente una ogni tre giorni! Leggi il resto dell’articolo

L’inverno che non c’è

Vi mostro due foto scattate sul Piano della Mussa (1800 m circa) in alta Val d’Ala, nelle Valli di Lanzo. Quella di sinistra riporta la data del 9 novembre 2019 mentre la seconda quella del 18 gennaio 2020.

Due mesi in cui su questo affascinante pianoro di origine glaciale si è depositata tanta neve, per la gioia di tutti. Neve è divertimento e denaro ma anche una carta in più in mano ai negazionisti della crisi climatica.

Eppure le persone serie e perbene, che cercano di convincerci – da decenni – dell’approssimarsi del disastro planetario, devono costantemente attirare l’attenzione su eventi imponenti, come la scomparsa della calotta polare o i rapidi arretramenti dei ghiacciai sulle Alpi, come sulle estinzioni di massa o sull’innalzamento degli oceani. E poi incendi, tempeste inaudite… Tutte cose mostruose che facciamo fatica ad afferrare. E a capire. Leggi il resto dell’articolo

Balme si candida all’alpinismo

Il piccolo villaggio di Balme (1432 m) dominato dal versante est dell’Uja di Bessanese (3620 m)

Balme si candida a diventare il primo Villaggio degli alpinisti del Nord-Ovest

Balme, il più piccolo ed elevato comune delle Valli di Lanzo, ha presentato la propria candidatura a far parte del prestigioso circuito dei Villaggi degli alpinisti (Bergsteigerdorfer), sotto l’egida della Convenzione delle Alpi. Il Club alpino italiano, tramite l’Unione delle Sezioni del Canavese e Valli di Lanzo (Intersezionale CVL), ha promosso l’adesione, ritenendo che proprio Balme possegga tutte le caratteristiche per rientrare tra le località prescelte.

I Villaggi degli alpinisti, promossi inizialmente in Austria, sono esemplari nuclei di sviluppo regionali con una rilevante tradizione nel turismo alpino sostenibile. Garantiscono una elevata qualità dell’offerta turistica per gli escursionisti e alpinisti, si caratterizzano per una qualità paesaggistica e ambientale eccellente, impegnandosi per la conservazione dei valori culturali e naturali locali. In qualità di centri di competenza alpina i Villaggi degli alpinisti puntano su serietà, abilità, consapevolezza, nonché sul comportamento responsabile e rispettoso dell’ambiente da parte di chi è ospite. Leggi il resto dell’articolo

Luoghi

Siamo andati a cercare la Via Lattea passando da Vrù.

Ci siamo andati come facevano i vecchi montanari, a piedi, lasciandoci sospingere da tramonti infiniti e da oscurità senza tempo.

Ci siamo andati a Natale, quando la luce del giorno muore dietro le creste e il buio divora tutto.

Vrù è un minuscolo villaggio alpino, autentico come gli orizzonti delle Valli di Lanzo. Lo scovi sospeso e sonnecchiante su di un giaciglio glaciale, custode di tempi remoti quando i montanari seppero, con la loro povertà, lasciarci la Bellezza. E un domani possibile. Leggi il resto dell’articolo