Turkana Boy

Ma la nostra vera natura è il nomadismo” così leggo sull’inserto di TuttoScienze del quotidiano La Stampa in merito ad un interessantissimo articolo sulla durata media dei mammiferi. E così mi è facile collegare il piacere immenso che trovo quando percorro un sentiero che mi introduce in un sano vagabondaggio fra i monti, magari di diversi giorni. Ma come è difficile allo stesso tempo associare questa mia anima di vagabondo, che sa così tanto di barbone, quando ogni mattina mi alzo e compio sempre gli stessi gesti di una quotidianità cittadina così ripetitiva che, forse, ai più, è terribilmente seducente nella sua disarmante e rassicurante monotonia. Il termine giusto è sedentarietà che però mi fa ricordare tutti quei mal di schiena che devo combattere costantemente quando dopo ore e ore di sedia e scrivania quel dolorino mi dice che in fin dei conti qualche milionata di anni di nomadismo non possono certo essere dimenticati in qualche secolo di attività umana urbanizzata. Come si fa a parlare di benefici del vagabondare tra i monti quando tutta la nostra “civiltà” è ormai traducibile solo quando la si associa allo stare fermi? Davanti al pc seduti per otto ore di lavoro (quando va bene), seduti davanti alla tv o alla playstation? O seduti quando ci spostiamo con i mezzi privati o pubblici? Insomma, davanti a me ho due foto: una quella di un uomo che si sente vivo come non mai quando le sue gambe lo portano tra le montagne e l’altra è quella di milioni di uomini che nella nostra epoca trascorrono la maggior parte della loro vita seduti. Qualche tempo fa un simpatico signore delle Valli di Lanzo mi raccontò di come ama andare per boschi a fare legna e trascorrere ore e ore in movimento tra gli alberi. Lo seguivo in quel racconto con attenzione anche perché, trascorrendo praticamente ogni ora del mio tempo libero a fare escursionismo, non mi era difficile immaginarlo in quei boschi delle Valli di Lanzo. Ad un certo punto, come un fulmine a ciel sereno, arriva la domanda: “Ma cosa fanno tutte quelle persone in quei grattacieli delle metropoli come New York?”. “A che cosa pensano tutto il giorno?”. E’ il segreto della domanda come recita il titolo di un bellissimo libro di Umberto Galimberti che ho appena terminato di leggere e che vi consiglio vivamente. Ovviamente io non ho avuto alcuna risposta sul momento. Oggi, con i tempi che corrono, però una risposta forse ce l’avrei: “Che stiano pensando di bersi il mondo intero in un solo sorso?”. Torno sui miei passi. E ripenso a tutte le volte che la fatica si faceva sentire lassù tra i boschi e le cime mentre mi arrampico per sentieri e rocce. Al mio cuore da nomade che può ancora permettersi di battere grazie alle montagne e a quel tempo liberato che solo l’andar per monti può offrire. E poi, se abbiamo anche gli occhi per vedere, allora il nostro moto da viandante sarà benefico non solo per il nostro corpo ma saprà anche nutrire la nostra mente aprendo ad essa orizzonti mai visti, neanche tra le cime più alte della Terra. Excelsior!

by Beppeley

 

3 Responses to Turkana Boy

  1. lichene1 says:

    Bellissima riflessione che condivido. Un pensiero che mi porto dietro quotidianamente perchè per lavoro spesso sono a camminare in mezzo ai boschi o per i campi. Mi sento fortunato anche se la mia scelta di persistere la pago in termini di precarietà e scarsi guadagni. Ma non riesco a farne a meno.
    Un’altra riflessione che mi viene da fare collegata a questa è che lo stile di vita “cittadino” (quindi non solo di chi vive necessariamente in città) si sta divorando tutto ciò che è naturale. Non puoi più scappare a vivere in montagna, bisogna far qualcosa per invertire questa tendenza, perchè prima o poi gli effetti del “progresso” ti raggiungeranno. Andrea

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  2. Blacksheep77 says:

    parlando di nomadismo… credo proprio che, per saperne di più, potreste fare un giro da me. narro proprio la vita dei nomadi: pastori vaganti, qui, in piemonte, oggi

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  3. ometto83 says:

    In una bella intervista fatta a Mauro Corona da Daria Bignardi, nel suo programma “Le invasioni Barbariche” lo stesso Corona si sofferma sul concetto di libertà: lui si sente libero perchè ogni mattina si alza e decide chi vuole essere…se si sente scrittore scrive, se ha voglia di fare il boscaiolo va a tagliare legna, se ha voglia di scalare va ad arrampicare. Ovviamente puntualizza che si ritiene un fortunato perchè tutto questo se lo può permettere, ma in tempi passati è stato costretto pure lui a timbrare il cartellino, a spaccare pietre in cava per 15ore al giorno.
    Ma la vera libertà consiste nel decidere chi si è veramente, ed una volta assolti i nostri obblighi quotidiani nessuno ce lo impedisce.
    Anche stando seduto davanti a un computer, una scrivania, una macchina da lavoro il nostro cuore sarà sempre quello di un vagabondo,un alpinista, un pastore.Basta saperlo…:-)

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