Alberghi come in Libano

Il mostro dell'Alpe Bianca in Valle di Viu' (Valli di Lanzo - TO)

Non ho fatto in tempo a postare sul Vallone di Vassola, che ho trovato con mia grande gioia e sopresa la mail di risposta di Paolo Rumiz:

Bisogna fare rete. Stare all’erta. Mettere su una rete partigiana. Internet serve a questo. Ho letto, sì, ma non posso stare dietro a tutto. Posso solo ricevere segnalazioni e smistarle. Vedremo, intanto auguri.

Grazie sig. Paolo Rumiz e tanti auguri a Lei.

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Piano di Vassola (2)

Il Piano di Vassola in Val Grande di Lanzo (Comune di Chialamberto)

Eccomi qui a tentare di riassumere le risposte che mi sono giunte in merito al progetto di costruzione dellaPiano di Vassola diga al Piano di Vassola. Manca comunque la risposta che tanto attendevo: “A che punto è il progetto?“. “Il Comune di Chialamberto ha preso una decisione?“. L’aspetto davvero drammatico è che non siamo riusciti ad ottenere nulla. Non sappiamo se la diga si farà, se il progetto è stato abbandonato o se è ancora in fase di valutazione. Ho solo paura che dietro a tutto questo silenzio, molto italiano, ci sia qualche affare poco pulito. Ci sarebbe da stupirsi? Ci sarebbe da meravigliarsi se scoprissimo che a “sporcare” la montagna non c’è solo l’inquinamento, che noi tutti produciamo quotidianamente, ma anche quell’inquinamento che deriva dal malcostume e della illegalità diffusa? Noi, almeno noi del CAI, cerchiamo di essere come delle sentinelle, come dice Paolo Rumiz. Tolti gli spazi immensi di libertà, che la montagna sa offrire, cosa rimane del nostro mondo? Tolta quella relazione con la montagna con cui si realizza la pienezza del rapporto a tre livelli fra natura, relazioni sociali e interiorità soggettiva… Cosa rimane? Continua a leggere “Piano di Vassola (2)”

La neve e gli alpeggi

Verso il Lago Vasuero – Val d’Ala (Valli di Lanzo To)

Credo nell’uomo e penso che in ognuno di noi ci sia un po’ di verità. Solo che troppe persone non lo sanno. Troppe persone non credono nella logica del viandante che amo profondamente. Quel viandante che vaga senza meta alla ricerca continua delle risposte. E’ solo questo che ci differenzia dagli animali. Noi ci poniamo delle domande. Vi suggerisco di leggere l’ultimo post di blacksheep77: La neve, l’alpeggio, l’abbandono.

Spero di trovare un po’ di tempo per fare il punto della situazione sul Vallone di Vassola. Spero di riuscirci prima di Natale. Chissà che il Natale non riesca a far riflettere un po’ di più certe persone? Su cosa è giusto, su cosa è sbagliato? Su cosa conta davvero in questa vita?

E’ questo il segreto della vita?

by Beppeley

Il Vallone di Vassola, il CAI e la Montagna Morta

Piano di Vassola

E’ troppo paradisiaco pensare di poter dormire sonni tranquilli per noi che amiamo profondamente la montagna. Mi sto sempre più rendendo conto, quando termino un’escursione, che tutto ciò che mi lascio alle spalle, prima di rientrare in auto, non è detto che sarà sempre lì ad attendermi affinché possa ritrovare una sana relazione con me stesso e con l’ambiente. E’ venuto il momento, triste e al contempo molto preoccupante, di aprire gli occhi e di non credere più che la montagna sarà sempre la stessa come in quelle bellissime fotografie che mi porto a casa e poi rivedo sul pc.

Oggi per puro caso rispolvero il numero di Gennaio – Febbraio 2008 del bimestrale Panorami che si occupa di Vallate Alpine. Lo sfoglio e un brivido mi percorre la schiena. E’ come se stessi rientrando da una di quelle tante escursioni bellissime, che faccio nelle Valli di Lanzo, con quella terribile sensazione di non ritrovare la montagna che amo così come l’ho lasciata, intatta e libera dalle mani diaboliche della sconfinata imbecillità umana. Un incubo. Torno così mentalmente al 98° Congresso Nazionale del CAI (18-19 ottobre 2008) quando il giornalista Paolo Rumiz, socio Cai, ha inviato una lettera dura ma assolutamente condivisibile per noi che della montagna ne facciamo quasi uno stile di vita (la lettera di Rumiz la trovate più sotto).

Il Silenzio

Sentiero che accompagna al Monaviel

Un aspetto straordinario dell’andar per monti e che ci sono luoghi che possiamo percorrere ripetutamente verso il Monavielma che troviamo sempre diversi. Così è stato questa mattina quando mi sono incamminato per il sentiero che porta al Monaviel e che ho già percorso diverse volte. Ma oggi era davvero straordinario con quell’atmosfera da quasi inverno. Il sentiero in basso era parzialmente ricoperto dalla neve e il bosco senza le foglie permetteva di scrutare ciò che in estate è impossibile. Si possono così osservare facilmente tracce invisibili (la neve “segna” il sentiero), si intravedono piccoli villaggi, sterrate, animali, vette… E poi l’imponenza delle cime attraverso gli alberi spogli. Quest’anno sono cristalline con il loro abito scintillante di bianco. Uno splendore. Così come il Silenzio. Lassù, dove un mio caro amico era felice, il Silenzio è davvero speciale. Personalmente il Silenzio dei Monti lo ritengo Sacro. E dobbiamo difenderlo sempre, soprattutto quando malghe tra gli alberivediamo le moto scorazzare illegalmente sui sentieri di montagna (una legge della Regione Piemonte vieta il transito di mezzi motorizzati sui sentieri: non esitate minimamente ad informare i Carabinieri e/o la Guardia Forestale quando le incontrate!).

La “pratica del silenzio”.

silenzio

by Beppeley

Libro storico ferrovia Torino – Ceres

copertina del libro

Oggi ho visto che il 16 dicembre GTT farà uscire un nuovo libro storico sulla ferrovia Torino – Ceres. Non ho avuto modo di vederlo, ma se è come gli altri dev’essere un bel documento, ricco di fotografie. L’unica pecca sarà probabilmente il prezzo. Non sono riuscito a recuperare il link, ma appena riesco lo mando.
Buona neve!

by Andrea

Salame di turgia, un immancabile compagno

Quando mi trovo in luoghi a me sconosciuti, (per vacanza, lavoro,ecc..), come molte persone cerco di approfondire la conoscenza del territorio: non solo visitando monumenti o luoghi degni di un certo interesse storico-culturale, ma approfondendo quello è l’aspetto eno-gastronomico legato alla zona. Anch’esso fa parte della cultura territoriale, e con questo tramite si possono scoprire diversi aspetti della vita quotidiana e passata degli abitanti.
Oltre ad essere un’esperienza piacevole, è un modo per avvicinarsi a culture diverse dalla nostra. Nei sistemi di produzione di salumi, formaggi, vini emergeranno peculiarità riconducibili direttamente a situazioni economiche, climatiche, culturali proprie della zona. E risalendo ancora la catena potremo esplorare pian piano tutti gli elementi che caratterizzano quel posto, ricomponendo una specie di piccolo mosaico.
E’ per questo che vi voglio parlare del salame di turgia: il tratto saliente di questo insaccato è che  viene prodotto quasi escusivamente nelle Valli di Lanzo. Potremmo definirlo una sorta di “endemismo” delle nostre vallate. Sulla rete Web potete trovare molte informazioni al riguardo, in calce al post vi lascio qualche link, se volete approfondire.
Ma oltre a mangiarlo, e dire in giro che avete assaggiato una specialità delle Valli, cosa potete guadagnarci? Informandovi bene, potete scoprire che il salam ‘d turgia è fatto quasi esclusivamente di carne di vacca, solo una piccola percentuale (quella del lardo) è di maiale: nei secoli passati, quando l’economia locale alpina era alquanto precaria, i contadini non si permettevano certo di macellare una mucca da latte, una che poteva partorire vitelli. Molti non avevano neppure un maiale. Allora gli unici salami si facevano con le vacche sterili, o quelle ormai vecchie e non più in grado di produrre latte: entrambe dette “turge”. Finivano la loro carriera in un bel salame, di turgia per l’appunto.
Ecco come un prodotto locale, conoscendolo, ci racconta la storia, l’economia, la tradizione di un luogo.Come promesso vi lascio un link, dove trovate ricette e la lista dei produttori che si sono uniformati ad uno standard che prevede la produzione del turgia senza aggiunta di conservanti:

http://www.salamediturgia.it

A presto
Franz

Montagna Viva

Balme

Il Consiglio Comunale di Balme, ha approvato con voti unanimi un ordine del giorno che, a fronte delle Bessanesecontinue minacce nei confronti della montagna, ne individua le debolezze e si fa carico di proporre una sorta di manifesto, in 15 punti, dove si delinea una strategia volta ad ottenere un nuovo periodo di attenzione e di sviluppo. Con questo documento, uno dei più piccoli comuni d’Italia, intende proporre delle linee programmatiche che, nel riconoscere il ruolo delle terre alte, propone delle soluzioni che, se attuate in modo concreto, possono finalmente contribuire ad un rilancio di aree marginali, che per troppo tempo sono state concepite come problema e raramente come una risorsa per tutti. Una nuova attenzione che non può prescindere dal riconoscere il diritto delle popolazioni alpine ad auto determinarsi, e al tempo stesso a proporsi come artefici e protagoniste del futuro che le attende.

Leggi il Manifesto per una Montagna Viva

by Beppeley