La transumanza in Val Senales

TRANSHUMANZ di Mauro Gambicorti

La transumanza è una millenaria migrazione stagionale di pecore e uomini impegnati a raggiungere gli alpeggi estivi sulle montagne dell’ Alto Adige. Partendo dalla Val Venosta e dalla Val Senales, le greggi con i loro pastori salgono verso i verdi pascoli austriaci dell’Ötztal compiendo un estenuante viaggio di più giorni

Gli antichi sentieri restano segnati come cicatrici dal passaggio della lunga fila dei transumanti; su in alto il loro transitare rimane disegnato sul candido della neve. In certi tratti del cammino capita che tutto si stemperi nell’ incognita della nebbia, quando il paesaggio scompare nel grigio denso del respiro di chi fatica a procedere.

Mauro Gambicorti, fotografo toscano, ha seguito la transumanza diverse volte, condividendo le fatiche, l’ impegno e il sacrificio dei pastori.

Scattando immagini di particolare intensità, in questo libro Gambicorti racconta ogni istante della migrazione e testimonia con assoluta verità il cammino, le soste e le notti illuminate dal brillare delle stelle di coloro che guidano e proteggono le loro pecore.

Nelle pagine colorate di “Transhumanz“ sono trattenute visioni, odori suoni e rumori: un reportage che è partecipazione e condivisione di un’ affascinante avventura che si ripete con lo scivolare delle stagioni nella clessidra del tempo.

Enzo Gaiotto (della rivista “FOTOIT”)


Risale agli inizi degli anni novanta la mia prima vacanza estiva in Val Venosta e in Val Senales. E ne sono rimasto affascinato. Sono tornato più volte in quelle valli dove ho scoperto l’agricoltura di montagna con i suoi masi, la sua cultura, il suo folclore e la … transumanza.

Nel giugno del 1996 insieme alle mie Nikon ho iniziato un’avventura straordinaria dove ho potuto coniugare due passioni: una per la montagna, l’altra per la fotografia. Ho accompagnato per dodici anni le greggi e i pastori che sul finire della primavera dalla Val Venosta e dalla Val Senales si incamminano verso i pascoli estivi dell’Ötztal. Ogni volta si è trattato di un evento diverso e spettacolare condizionato in maniera determinante dal tempo che può cambiare improvvisamente e inaspettatamente, ma né la pioggia, né la neve, né il ghiaccio riescono a fermare quel cammino millenario di uomini e animali segnati dal sudore e dalla fatica. E’ stata un’esperienza unica e irripetibile che mi ha arricchito dal punto di vista professionale e umano. Non potrò mai dimenticare l’attaccamento dei pastori e degli accompagnatori a questa antica tradizione, ma soprattutto il grande amore che hanno per i loro animali. Ho conosciuto persone eccezionali e sono contento di aver stretto legami di amicizia con alcuni di loro. E il viaggio continua…

Mauro Gambicorti


Senza i pastori, che montagna sarebbe? La montagna è unica e meravigliosa perché porta sulla sua pelle i segni dell’uomo. Che sanno di fatica e di durezza.  E di verità.

Beppeley

7 Responses to La transumanza in Val Senales

  1. blacksheep77 says:

    la transumanza sul ghiacciaio è famosa… un giorno mi piacerebbe andare a vederla, il problema è che tutti questi eventi coincidono, quindi è difficile progettare di essere qui e là praticamente neggli stessi giorni.
    già, che montagna sarebbe senza pastori… ma bisogna far capire che i pastori ed i loro animali non possono essere tenuti nei barattoli fino al momento di spedirli in montagna con la transumanza. c’è bisogno di maggiore cultura pastorale a 360°

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  2. Uhm, se mi mancano le Alpi.
    Troppo lontane, troppo caro raggiungerle 😦
    Leela

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  3. ometto83 says:

    Siccome sono abituato a pormi spesso delle domande, mi sono chiesto il motivo del fascino che esercitano su di me questi mestieri, che qualcuno definisce “vecchi” solo perchè c’è più poca gente che al giorno d’oggi li esercita.
    Perchè tanta gente si sente attratta da essi, anche se in realtà ne sa ben poco? E ignora le fatiche e i sacrifici che si nascondono dietro una vita del genere? Subirebbe lo stesso fascino se fossero a conoscenza del sudore che bisogna pagare per accedere a una vita del genere?
    Credo che l’attrazione la sentirebbero lo stesso ma non sarebbero disposti a intraprendere un cammino del genere, avvolti dall’agio in cui la maggior parte di noi oggi vivono, ma non smetterebbero di guardare con curiosità a queste persone.
    Il motivo è che queste strade, se percorse, non portano solo ad una vita a stretto contatto con la natura, ma portano ad uno stile di vita più a dimensione d’uomo….uno stile, nonostante le fatiche, a cui la nostra specie è abituata da migliaia di anni….mentre lo stile cittadino è un’ invenzione che risale a pochissimo tempo fa considerando i tempi della scala evolutiva…siamo dei “lupi” in gabbia, magari la nostra prigione la troviamo anche confortevole,tanti non la lascierebber più perchè abituati, ma numerosi indomiti si interrogano sul loro disagio…e la maggior parte dei rimanenti non sono che dei “mutanti”.
    E poi aggiungiamo che tutti questi mestieri rappresentano un nostro patrimonio culturale fortemente radicato, che pian piano si sta sgretolando e soccombendo. Il quadro è fatto.
    Saluti riflessivi
    Franz

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  4. Beppeley says:

    Questo ti piacerà ometto83… Leggi… E’ il dialogo di Paolo Rumiz con Mario Rigoni Stern.

    “Sai, ogni tanto ripenso a Ötzi, l’uomo del Similaun. Vai a vederlo anche tu, io ci sono stato più volte. Io gli parlo, e lui mi parla. E’un uomo moderno, come noi, ma molto più accorto, più capace di arrangiarsi con poco.”
    “Ti ha detto qualcosa?”
    “El te fa un discorso longo, quel omo là… Per capirlo davvero devi cercare di essere solo con lui… E quando sei solo, ascolta cosa ti dice, guarda con attenzione le cose che ha addosso. Il suo equipaggiamento è un capolavoro. Scarpe, frecce, camicia, l’impermeabile di paglia palustre, le armi da caccia. Lo vedi che allestisce il bivacco, che si protegge dal freddo… E poi quella ferita alla schiena, c’è da scriverci un romanzo… Perché alla schiena? Perché lì? Perché lontano dal fondovalle? Lo hanno inseguito? Era stato ferito, prima? Fu vendetta? Guerra? L’errore di una battuta di caccia? E poi il fuoco, tutto il necessario per il fuoco nella bisaccia. Una selce e un’esca secca per accendere le foglie, il guscio primordiale della fiamma di Prometeo.
    “C’e solo da imparare. Dimmi: oggi chi saprebbe accendere un fuoco in un bosco sotto la pioggia? Quasi nessuno. Questo dovrebbero insegnare ai bambini Altro che i videogiochi. Vedi, se io non avessi saputo accendere un fuoco sarei morto.”
    Gli chiedo come si fa.
    “Stacca i rami più bassi, quelli secchi e meglio protetti dall’umido. Cerca in tasca se hai un pezzo di carta, proteggilo con la giacca, frega un pezzo di ferro sulla camicia di lana finché diventa bollente, poi gioca anche tu con la selce se sai usarla, e la fiammella si sprigiona, cresce, diventa fuoco benedetto…”

    Tratto da “La leggenda dei monti naviganti” di Paolo Rumiz
    _____________

    http://it.wikipedia.org/wiki/Mummia_del_Similaun

    Che dici, facciamo un salto fino al neolitico?

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  5. gpcastellano says:

    Vedi che hai iniziato ad addentrarti nel libro di Rumiz. Fammi poi sapere che ne pensi, io l’ho trovato interessante per la parte “Alpi” e sbalorditivo quando tratta degli Appennini.

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  6. blacksheep77 says:

    buffo, hai pubblicato questo e, due giorni dopo, mi ha scritto l’autore chiedendo di recensire il suo libro nel mio blog… :-)))

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  7. blacksheep77 says:

    Parliamo di libri 3[..] Tra i nostri appuntamenti, quello letterario sta diventando quasi d’obbligo. Oggi vi parlo di un’opera che è arrivata ieri nella mia biblioteca, gentilmente inviatami dall’Autore affinchè potessi parlarne qui. Il libro è "Tra [..]

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