Il duro inverno dei caprioli

Ieri sono andato a ciaspolare nel Parco Naturale del Gran Bosco di Salbertrand (TO) lungo la GTA che parte dal fondovalle e risale il versante e sono rimasto impressionato dalla quantità di segni lasciati dai caprioli sulla neve e sugli alberi. Oltre alla miriade di orme e fatte, si possono osservare centinaia di alberi scortecciati.  Non riuscendo a trovare nulla con cui cibarsi a causa dell’imponente spessore della coltre nevosa, questi ungulati hanno rosicchiato le cortecce degli alberi che saranno quindi più facilmente attaccabili da patogeni quali funghi e insetti. La diffusione di questo fenomeno mi fa pensare ad una forte pressione demografica della loro popolazione, forse eccessiva per questo ambiente che evidentemente ne risulta danneggiato.

Dalle foto si può anche percepire la quantità di neve presente nei mesi scorsi dall’altezza dello scortecciamento che a volte arriva a circa due metri.DSC_5684POST

Uscendo dal sentiero mi è capitato di incontrare un esemplare di capriolo morto, infilazato su un ceppo di larice spezzato, probabilmente di sfinimento.DSC_5687POST

Per quanto riguada il lato escursionistico consiglio a tutti il percorso che permette di osservare diverse formazioni forestali di conifere, antiche baite ormai in decadenza nonchè una ricca fauna selvatica.

by Andrea

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12 Responses to Il duro inverno dei caprioli

  1. Beppeley says:

    Intanto complimenti per questo interessantissimo post che devo ammettere mi lascia davvero interdetto se ripenso alla querelle sull’aiutare o meno i camosci e stambecchi in difficoltà a seguito delle eccezionali nevicate di quest’inverno. Perché interdetto? Perché mi sento spettatore con il tuo post di un dramma della natura che mi infastidisce “vederlo” qui, comodamente seduto a casa al caldo con il frigo pieno di cibo… Non lo so, se prima ero favorevole a lasciare fare alla natura adesso non ne sono più convinto. Quelle foto mi hanno davvero impressionato. Così come il tuo post.

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  2. JohnDeere says:

    L’argomento l’ho ampiamento dibattuto sul mio blog nonchè sul Forum de La Zampa…
    Proprio al Gran Bosco di Salbertrand abbiamo una delle maggiori densità di ungulati… sempre un solo motto: “Salva un albero, mangia un cervo”.

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  3. blacksheep77 says:

    vero, anch’io ho notato un po’ ovunque nei boschi i segni dello scortecciamento.
    però è giusto che la natura faccia il suo corso e si auto-regoli. selezione naturale… anche noi siamo figli (nipoti, bis-nipoti) di quel meccanismo.

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  4. gpcastellano says:

    Gli aspetti meno “fiabeschi” della natura ci sgomentano. Eppure è così, c’è poco da fare. E se quest’anno è nevicato di più, pazienza, anche questo aspetto è compreso nel prezzo dell’esistenza della a ruota che gira.
    Il difetto sta in noi, che siamo ormai abituati ad avere tanta/troppa certezza nel futuro, a partire dal frigo pieno.

    @johndeere: “Salva un albero, mangia un cervo”: potresti fare il creativo allo studio Testa!

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  5. JohnDeere says:

    @gpcastellano: purtroppo la citazione non è mia… diciamo che ne sono un gran divulgatore…

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  6. Beppeley says:

    Insomma, è davvero un lusso tipico della nostra epoca potersi permettere di avere un occhio di riguardo nei confronti della natura? E’ proprio perché abbiamo il frigo pieno che possiamo permetterci di indignarci nei confronti dell’indifferenza della nostra civiltà verso dei caprioli che muoiono dietro casa nostra mentre noi invece non ci facciamo mancare nulla? Allora dobbiamo nella nostra epoca ragionare con due metodi diversi: uno è il nostro, quello del nostro egoismo che vale contro tutti e contro tutto e l’altro invece è quello delle regole della natura che valgono per gli animali di casa nostra e i bambini che muoiono di fame nel quarto monodo… E’ la natura anche in questo caso che fa il suo corso? Oppure la nostra abbondanza non è da spartire con nessuno, umani compresi che vivono troppo in natura?

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  7. JohnDeere says:

    Piuttosto che dover sempre scontrarmi con l’ambientalista da salotto, preferirei davvero l’indifferenza verso la natura… meglio che l’ignoranza! Detto questo il nodo è: sappiamo prendere con equilibrio dalla natura? O troppo o niente

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  8. blacksheep77 says:

    conosco anch’io la citazione di john 😉
    …a ben pensare, “l’eccesso” di cervi, caprioli, conghiali… è anche colpa dell’uomo, di come ha modificato il territorio, di come vorrebbe gestirlo a suo piacimento.
    @beppe: per te sfamare un animale selvatico che non trova cibo è avere un occhio di riguardo per la natura? secondo me no. questo non toglie (ad esempio) che io abbia allevato una nidiata di codirossi rimasta orfana per colpa del mio gatto. non li ho lasciati morire di fame, sono cresciuti fino al momento di imparare a volare (cosa che io non ho saputo insegnare loro!)… e poi i gatti se li sono mangiati, credo, perchè non li ho più visti. questo è quello che accade quando l’uomo interferisce con la natura. purtroppo lo fa troppo spesso, in troppi modi, più o meno diretti

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  9. serpillo says:

    E’ vero, dovrebbe esistere un sistema di autoregolamentazione, ma siamo in un periodo di grandi eccessi e di enormi sprechi con bombardamento a tappeto di qualsiasi tipo di notizie.
    Il rischio maggiore e’ di perdere la sensibilita’ ed il contatto con la natura.

    Grazie per l’interessante post Lichene1, mi sa che andremo presto a curiosare nel Parco Naturale del Gran Bosco di Salbertrand.

    Serpillo

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  10. lichene1 says:

    Io penso che non dovrebbero esserci così tanti ungulati, il come fare per ottenerlo non so…..

    Tra l’altro abbiamo avvistato un’aquila reale che ho cercato di fotografare e mandato ad un ornitologo che ci ha consigliato di fare la segnalazione alla Regione
    http://www.regione.piemonte.it/ornitoweb/swhttp/ricerca/visualizzaFoto.do?eseguiRicerca=2&nuovaRicerca=ok

    andrea

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  11. Forse la causa è la mancanza di predatori naturali, quali ad esempio linci o lupi, che sono quasi scomparsi a causa dell’uomo, perchè considerati pericolosi.
    Confermo la tendenza anche in alta valsesia, dove però la minaccia peggiore per gli alberi è stata la tanta neve, più che gli ungulati.

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  12. Beppeley says:

    utente anonimo 11: anche io penso che in natura ci siano degli squilibri. La causa?

    Mi puoi cortesemente dire se sei un abitante della Valsesia?

    Ciao

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