Dimenticare il mondo

Laietto: la macchina del tempo

L’ameno versante a l’adret, compreso tra i rii del Pis (verso Martassina) e del Maian, ospita le “miande” e vastissimi alpeggi. Nelle prime, più soleggiate del paese che in inverno l’astro illumina un’ora al giorno, ricomparendo al mattino solo a febbraio, le famiglie sostavano quanto meno da aprile a novembre, se non tutto l’anno come al Ciampass, compatibilmente con la disponibilità di fieno, coltivando segala, patate e canapa. La principale è il Laiett (1520 m), dove in tempi lontani risedettero fino a 12 famiglie; prende il nome da un piccolo bacino temporaneo poco sotto la miniera di pirite, sfruttata fino ai primi del ‘900. Le altre, tutte in stupenda posizione, sono Caudrè (“noccioleto”), il Ciampass ed i Sart (da “ex-sartum”, terreno dissodato per le coltivazioni)…


Questo è uno di quei week-end da vivere fuori casa. Uno sguardo al meteo ma soprattutto al bollettino delle valanghe: rosso sulle Alpi Graie, pericolo 4 con tendenza per domenica al 3: “marcato”. Il desiderio di farci baciare dal sole però è forte e allora partiamo per Martassina dove sappiamo che una strada sterrata, ora sicuramente sommersa dalla neve, ci conduce fino alla borgata Laietto attraverso un incantevole bosco. Quanta neve troveremo? Il bollettino ci parla di 130-220 m di neve al suolo a 2000 m nel settore ovest del Piemonte. Noi partiamo da 1200 m di Martassina per raggiungere i 1500 m di Laietto. Zaino, ciaspole e bastoncini telescopici e alle 8.30 circa siamo in marcia. In breve ci troviamo abbracciati dalle ombre del bosco mentre la strada si snoda tra borgate deliziose condite da un cielo profondo blu.

In questa giornata marzolina i nostri occhi sono folgorati da questi colori che ci lasciano quasi senza respiro.

La neve ha qualche centimetro di crosta ma non è portante.  Non ci mettiamo molto a capire che faticheremo parecchio e che l’oretta di camminata senza il manto nevoso oggi diventerà molto facilmente il doppio. Bene. Elogio della lentezza! Respirare con calma la montagna ha degli effetti terapeutici inestimabili. Assimilarla lentamente significa farsi segnare indelebilmente. Con calma, con il lento incedere, permettiamo al luogo montagna di scavare nella nostra anima. Chi ama vivere il proprio tempo libero così, scopre ben presto che la strada è di quelle senza ritorno dove il tempo, da libero, diviene liberato.

Le nostre impronte non sono lievi. La fatica si fa sentire. E’ questo il nostro way of life. Inarpa il venerdì e desarpa la domenica. Così, quasi tutti i week-end. E ogni volta è un piccolo choc tornare in città. Ma vivere la settimana lavorativa, dopo giornate uniche come oggi, è di certo molto più sopportabile.

E allora ci allontaniamo dalla riva e ci lasciamo la “civiltà” urbana alle spalle. Oggi le spalle invece ce le guarda il Monte Rosso: maestoso, che di Rosso non ha ancora mostrato il suo abito perché quest’anno la livrea è straordinariamente bianca: amo questa luce, amplificata dal contrasto con l’azzurro. Adoro il senso di pulito e di freschezza che ci infonde. Ma c’è anche l’orrore per le probabili valanghe che, forse, in questo momento stanno uccidendo sull’arco alpino.

Ogni tanto ci diamo il cambio per suddividerci l’onere di battere traccia.  Ad ogni tornante il bianco avanza. Saliamo lentamente e ad ogni metro in più, verso l’alto, ci sentiamo circondati sempre più dalla lucentezza. E poi c’è la montagna più bella delle Valli di Lanzo: l’Uja di Mondrone che osserva vanitosa e narcisa il nostro umile percorso tra le sue sorelle grandiose.

E’ già marzo ma sembra pieno inverno se non fosse per l’urlo del sole così feroce. Come ci si abitua in fretta ai non inverni. Negli ultimi anni bastava qualche centimetro di neve per fare inverno. Ma non lo era. Non poteva esserlo. Erano inverni di cui ci eravamo pericolosamente abituati.

Abbiamo voglia di addentrarci nel bosco. Queste strade, che ora sono preda della natura, in estate obbligano al percorso tracciato dalle ruspe. Peccato non aver conservato l’antico sentiero che, forse, da qualche parte c’è ancora. Certo è che non c’è più alcuna traccia eccettuato per i piloni votivi. Con le racchette da neve, camminare in mezzo al bosco, farsi sfiorare dai rami e permettere agli odori di farti prigioniero, è una delle più belle avventure da vivere. E’  uno di quegli choc che ti toccano nel profondo, se non puoi fare a meno di vivere in città assediate da gas velenosi.

Mi sembra di vedere verso monte, in mezzo al bosco, la traccia della strada. Ma sì, è lei. Perché non tagliare? Perché non farsi abbracciare dagli alberi? Ci immergiamo così nella faggeta ma poco dopo mi rendo conto che è stato un miraggio. Dov’è la sterrata? Non doveva essere lassù verso nord-est? Ci siamo persi. Si fa per dire, troppo facile perdersi con il filo d’arianna delle nostre tracce. Se non c’è vento e se non nevica, non è possibile perdersi con delle impronte così. E allora giochiamo: fuori mappa e bussola. L’altimetro segna 1400 m. Guardiamo la carta: ecco la curva di livello più spessa, quella che indica i 1400 m. Basta seguirla per ritornare sulla strada. Sì, ma verso quale direzione? Siamo ad est o ad ovest rispetto alla sterrata? La bussola mi dice che stavamo dirigendoci a nord-est e la mappa invece ci suggerisce che la strada prosegue verso nord-ovest. Prendiamo verso quella direzione e in breve ritroviamo la sterrata innevata.

Attraversiamo dei piloni votivi. Osservandoli bene notiamo che la nicchia guarda verso valle. Indizio, questo, che ci suggerisce che prima della strada c’era un sentiero. Che fine ha fatto?

Mentre la stanchezza e i metri di dislivello avanzano, ci prepariamo allo spettacolo: sì, abbiamo ormai intuito che a Laietto sarà magia. Davanti a noi solo bianco e silenzio. L’incuria della piccola borgata oggi è salva dal bianco: della neve e della commovente cappella di San Vito che ci accoglie donandoci riposo.

Assaporando un panino osserviamo la neve distesa sopra i tetti di lose: è davvero incredibile la quantità che ricopre le malghe. E siamo già a marzo!

Cattura quella malga, mi dico, e non solo con la fotocamera. Fai sì che quell’immagine ti rimanga ben impressa nella tua mente: non la rivivremo tanto facilmente tutta questa neve con i tempi meteorologici che corrono.

Qui regna il silenzio che ci racconta dei tempi che furono e delle fatiche spese per viverli.

I ricordi dei vecchi hanno scelto oggi uno sfondo unico. E’ il valore racchiuso nei loro racconti che risplende in panorami mozzafiato. Li ascolto, lì, in mezzo alle baite mentre parlano in arpitano nel loro mondo dove il verticale pone sfide continue alla propria sopravvivenza. E con esso il clima che, nei duri inverni ormai esiliati, obbilgava ad inchinarsi alle forze della natura. Con umilità.

Dov’è oggi l’umiltà?

Paolo Rumiz, nel libro La leggenda dei monti naviganti, quando incontra Fausto De Stefani si sente dire: “Non vengo qui per allenarmi ma per dimenticare il mondo”.

Ed è in questo silenzio che la natura mi rapisce in un sonno davvero risotratore. Dove per un attimo dimentico il mondo.

Si torna a valle. Risaliamo brevemente verso L’Uja di Mondrone e dopo pochi passi lo spettacolo della Valle d’Ala imbiancata si presenta innanzi a noi: è stupenda.

E’ un marzo unico, irripetibile. Quanto mi è mancato vivere tutto questo, così, in questo periodo. Come non si fa ad amare profondamente il nostro Pianeta quando i nostri occhi sono nutriti da una luce così viva? Come è possibile di fronte a tanta bellezza trascurare così maldestramente noi stessi, la nostra vita? Come non si fa a pensare che è nostro dovere fare tutto il possibile affinché altri esseri umani, dopo di noi, possano ritrovare così tanta pace?

E quanto vale oggi tutto questo? Mi piacerebbe che mi rispondessero i fautori dello sviluppo economico legato alla produzione di cemento. O coloro che ritengono giusto trivellare il Polo Sud per estrarre petrolio. Ma voi, che siete così potenti e danarosi, avete già trovato una Terra di scorta da comprare e lasciare ai vostri figli? A noi, poveri uomini, lasciate almeno la speranza di non dover soccombere al dogma della massimizzazione del profitto. Al di là di tutto e di tutti. Lasciateci un’alternativa. Siamo nulla senza alternative. ll pensiero unico è una strada lastricata di morti. Lo dice la storia.

Ora siamo in discesa. Ricalchiamo le tracce  e ogni tanto ci regaliamo un “taglio” nei boschi. Questa volta però non abbiamo più voglia di perderci.

Il fondovalle ci risucchia verso la civiltà. La Val d’Ala ci viene incontro.

Come sono piccole le case degli uomini nella vastità delle montagne. Quando sei lassù, in alto, è così facile e spontaneo sentire Dio.

E sentirsi uomini.


Laietto (1527 m) – Val d’Ala (Valli di Lanzo)

Imboccata da Torino la Provinciale 1, la direttissima della Mandria, raggiungere Lanzo. Da qui si prosegue fin oltre Pessinetto per raggiungere Ceres dove si svolta a sinistra (indicazioni per Balme). Si attraversa il Comune di Ala di Stura proseguendo sulla provinciale ed in breve si raggiunge la frazione di Martassina nota per il Santuario di N.S. di Lourdes dove si parcheggia l’auto. Proseguire a piedi per circa 50 m in direzione di Balme fino ad incontrare, sulla destra, il cartello indicatore poco prima che la provinciale cambi pendenza.

Itinerario

Località di partenza: Martassina (fraz. di Ala di Stura 1187 m) ;

Dislivello:  340 m circa (fino alla borgata Laietto);

Tempo di salita: 1h senza neve; 2h circa con il tipo di neve incontrata;

Difficoltà: EI (escursionismo invernale con racchette); E in assenza di innevamento

Periodo: tutto l’anno;

Cartografia: Alte Valli di Lanzo carta n. 17, scala 1:25000, edita da L’Escursionista & Monti editore oppure Valli di Lanzo n. 8, scala 1:25000, edita da Fraternali editori

Beppeley

7 pensieri su “Dimenticare il mondo

  1. Incantevole descrizione bucolica: sembra di essere li’ presenti ;-))

    Quando cammino in montagna mi vengono in mente le persone che prima di me hanno percorso quella via e quelli che la percorreranno dopo di me. Probabilmente anche se alcune malghe sono decadenti, un domani non molto lontato verranno restaurate e date a nuova vita…

    Concordo con te, Beppeley, che manca l’umilta’ … questa grande e rara virtu’…

    Serpillo

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  2. Che belle immagini e che favolosa idea per una escursione. Da quando sono sceso a caselle (luglio 2003) le valli di lanzo si sono avvicinate e le sto scoprendo un po’ alla volta, anche grazie all’aiuto della Rete (e di chi ci scrive!!!)

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  3. @blacksheep77: a me va bene prima dell’estate. Ti mando la mia mail ufficiale (non quella di splinder) così vediamo di combinare.

    @JohnDeere: chi è il più grande valdilanzologo?

    @gpcastellano: grazie…sono anni che le frequento ma c’è sempre qualche luogo da scoprire, qualche racconto da ascoltare. C’è sempre qualcosa da imparare. E la montagna, intesa come iperluogo, ne ha da insegnare.

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