Tracce

Sono quelle che ti lasciano un segno, una speranza… Quelle che ti entrano nell’anima e albergano in te per sempre. Sono quelle della montagna, dei suoi spazi, dei suoi colori, dei suoi odori. Sono quelle delle ombre degli alberi, dei larici e dei faggi. E poi ci sono quelle dei camosci, degli stambecchi. Quelle dei lupi. Tracce di acqua e di resina. E le ombre delle rocce. Delle vette.

Quelle delle donne e degli uomini che hanno abitato la montagna. Le più intense.

Ma quelle  sublimi e indimenticabili sono le tracce lasciate dagli amici che hanno camminato con te. Sognare un mondo diverso, nuovo, migliore, con più speranze… Un mondo più pulito, anche in senso lato. Si può.

Lo possiamo fare. Con una piccola grande rivoluzione: camminare. Non c’è bisogno di spargere sangue. Proviamo a camminare insieme: lasciamo le auto ferme lì, dove inizia un sentiero di montagna o di pianura. E lasciamo che le nostre gambe, i nostri piedi, ci portino “lontano”. Permettiamo a loro di farci uscire dai confini: c’è un mondo nuovo che ci attende. Il viaggio comincia lì, dentro di noi.

Ciao gpcastellano. A presto, per camminare insieme.

Uja di Calcante 17 maggio 2009 insieme al CAI UET e alla TAM di Torino

Beppeley

Appuntamenti oltre i confini

Tre splendide occasioni per “lanciare” i nostri sguardi oltre. Tutti domani sera.

Fausto De StefaniFausto De Stefani sarà a Lanzo Torinese dove il Comune organizza la Mostra Fotografica “Sguardi dall’Alto” La conferenza si terrà venerdì 15 maggio 2009 alle ore 21,00 presso l’ATL (Azienda Turistica Locale) di Lanzo T.se in Via Umberto I n.9. L’invito è rivolto a tutti.

Oltre che dal punto di vista tecnico, le sue spedizioni si mettono in evidenza soprattutto per l’essenzialità dell’attrezzatura e per l’attenzione che rivolgono ai temi ambientali. Nel 1983 sale il K2, la sua prima vetta sopra gli 8000 metri. In seguito rende assidua la sua frequentazione in Himalaya e nel Karakorum, dove, tra i pochi al mondo, sale senza ossigeno le 14 montagne più alte della terra. Alpinista di chiara fama, è conosciuto soprattutto per l’infaticabile impegno in campo naturalistico. Sempre in prima linea, anche nelle manifestazioni di denuncia del disprezzo ambientale, è tra i fondatori dell’associazione internazionale “Mountain Wilderness”, di cui è garante internazionale, ed attualmente presidente della sezione Italia. Da anni svolge attività divulgative a favore della conoscenza delle tematiche naturalistiche e dei problemi ad esse connessi, con conferenze e mostre didattiche in scuole ed università. Partecipa a numerosi lungometraggi e documentari che narrano del rapporto tra uomo e territorio. Ampio rilievo ha assunto l’attività di fotografo, per la quale è conosciuto come un raffinato e poetico documentarista di natura e persone. Le sue immagini sono state esposte in numerose città europee e pubblicate su riviste specializzate internazionali. Negli ultimi anni, il suo impegno è rivolto alla realizzazione di progetti umanitari in Nepal, costruendo scuole e promuovendo sviluppo culturale. Continua a leggere “Appuntamenti oltre i confini”

Sguardi sulla Val Grande di Lanzo

Frassi

Ritorno lì, in quei luoghi dove ho lasciato il cuore. Lo faccio grazie allo sguardo di Gian Marco Mondino. Lassù, sopra Chialamberto, c’è qualcuno che vuole portare avanti i suoi progetti di smantellamento del peasaggio e di requisizione delle ultime risorse superstiti. Senza accorgersi che certe ricchezze non hanno prezzo e dovrebbero essere consegnate intatte alle future generazioni. Come le montagne di Chialamberto.

A Chialamberto, montagne da riscoprire

Testo di Gian Marco Mondino – tratto dal n° 56 del bimestrale Panorami

Riscoprendo antichi sentieri, visitando borgate ed alpeggi.

Chiazze di case, il bianco d’una chiesetta, spuntano dalla distesa uniforme dei boschi sopra Chialamberto, là dove un tempo i pendii verdeggiavano d’erba; tetti di lose che luccicano al tramonto, quando il sole radente li lambisce con gli ultimi raggi. Continua a leggere “Sguardi sulla Val Grande di Lanzo”

Solo Dio può affondarmi

Cosa c’entra il dialogo tra Olmi e Petrini sul ritorno alla terra madre con i Camosci Bianchi? Con la montagna e l’alpinismo?

Chi ha avuto modo di seguire i vari post di questo blog capirà facilmente che i nessi non sono pochi. Noi crediamo profondamente che conquistare una cima, raggiungere un alpeggio o attraversare un passo, non possono essere considerati gesti fini a se stessi. Non ci piace una montagna vista come una palestra, come un luna park. Il luogo montagna nasconde tesori immensi per chi ha voglia di scoprirli. In questo dialogo ritrovo perfettamente quel pensiero, rivolto alla terra e ai suoi uomini, che sovente mi accompagna quando sono in viaggio tra i monti. Continua a leggere “Solo Dio può affondarmi”

Cultura del limite

cultura del limiteHo fatto un giretto su http://amoredipendente.wordpress.com/ e ho letto l’ultimo post di Ameya (Champagne e altri piaceri). Ho pensato che gli ultimi due periodi del suo pensiero fossero particolarmente significativi per esprimere anche le sensazioni che provo dopo che ho camminato tra le montagne. Ve le riporto, invitandovi a fare un salto sul suo blog, davvero interessante (qui c’è il mio commento).

[…] Trovare il bello in ogni condizione, saperne gioirne senza l’attaccamento morboso del ‘voglio di più’ è il segreto intimo della felicità, quella felicità che non fa rumore ma fa dire grazie con semplicità. C’è una bellezza nel pieno, nell’incontro, nella fusione e c’è una bellezza nel ritorno a sé, nel silenzio, utile e necessario per integrare, riflettere e far proprio ciò che si è vissuto […]

Ho pensato così alla cultura del limite, la grande assente della nostra epoca. I montanari la conoscevano. Era la parte più importante della loro sopravvivenza in ambienti così duri. A me dispiace soltanto che non hanno avuto la possibilità di tramandarla, di consegnarla al nostro mondo. Ho avuto l’immensa opportunità di incontrare i montanari delle Valli di Lanzo ed è stato come fare un viaggo nel tempo non solo quantitativo ma anche e soprattutto qualitativo. La qualità risiede nelle loro parole colme di pace. Con se stessi, con il mondo, con la natura. Questa parola, oggi troppo abusata, è quella che rintraccio quando sono lassù a vagabondare tra valli e montagne.

E’ solo quando si è lì, presenti con tutto il nostro spirito, mentre camminiamo, che si può  comprendere davvero il senso di quella importantissima e bellissima parola.

Beppeley

Ai confini del cielo

Una bellissima escursione in compagnia di blacksheep77 (Storie di pascolo vagante) e serpillo giusto per fare un salto dal virtuale al reale. Giusto per non dimenticarci che la tecnologia è utile solo quando riusciamo a trattarla per quello che è: un mezzo. E oggi il fine è stata la montagna grazie a splinder.

Siamo in Val di Susa sulle pendici sud-ovest del Rocciamelone. La cresta nord-ovest che divide la Valle della Cenischia dalla Vallèe du Ribon incombe su di noi. Come questo cielo possente.

Blacksheep77 fa sussurrare la montagna. Qualcuno sostiene che il territorio non parla più all’uomo. Oggi non è stato così. Trasportati dai suoi racconti, navighiamo tra i monti e i suoi abitanti. Tra gli uomini che amano ancora viverla e addomesticarla come hanno fatto per secoli i montanari.

Ai confini del cielo slideshow

Grazie blacksheep77.

A presto lassù. Ai confini del cielo.

Beppeley