Mount Disney

Prendiamoci qualche minuto del nostro prezioso tempo di consumatori per…

…capire chi è e che cosa fa CIPRA;

…cosa è la Newsletter alpmedia di CIPRA: www.cipra.org/alpmedia;

…quanto può essere interessante scoprire la rivista Alpinscena di cui riporto l’editoriale del n.91 che tratta un tema davvero molto cruciale per la tutela delle nostre amate Alpi. Il documento completo è scaricabile al termine del post.

Mount Disney

L’uomo, la montagna e la loro messa in scena

Cara lettrice, caro lettore, provate a immaginare: una sera, al tramonto, il sole avvolge con la sua delicata luce rosata le cime innevate delle montagne. Lentamente le vette si spengono per poi sprofondare nelle tenebre. I turisti sulla terrazza panoramica si tolgono gli occhiali da sole e si guardano intorno alla ricerca della cameriera per pagare il conto. All’improvviso, un lampo! E le vette tornano a infiammarsi di luce abbagliante. Tutti guardano in alto, ammaliati. Da qualche parte lontano si odono le soavi note di un violino innalzarsi nell’aria, finché si riconosce la Nona di Beethoven. Proprio quando i fiati fanno il loro ingresso, una pioggia di scintille cade sulle teste degli ospiti accomodati in terrazza. Gli spettatori applaudono… e ordinano il dessert. Scuotete il capo? Non è un’immagine tanto improbabile. La messa in scena delle Alpi e nelle Alpi è un dato di fatto.

La gente, attirata in montagna da eventi di massa o fantastiche opere architettoniche e ingegneristiche, porta con sé il portafoglio e lo apre volentieri per potersi permettere una cosa o l’altra. In fin dei conti in vacanza si vuole vivere qualcosa di speciale. Allora gli ingegneri collaborano a salvare posti di lavoro in aree periferiche. E magari, dietro il palcoscenico e la rappresentazione, gli ospiti scoprono le bellezze della montagna, si potrebbe sostenere. Però si potrebbe anche dire che queste rappresentazioni distraggono dai veri valori, svalutano il territorio alpino, distruggono il paesaggio e con esso un pezzo di qualità della vita. Le persone richiamate da questo spettacolo domani saranno ai Caraibi e dopodomani al Polo Nord mentre noi ci ritroviamo qui da soli sulle nostre montagne deturpate. Giusto o sbagliato, sostenibile o necessario, gli operatori alpini non potranno fare a meno di affrontare la crescita di questa cultura dello spettacolo. Da quale esigenza scaturisce la messa in scena? E questa esigenza si può ritenere soddisfatta? Qual è il suo prezzo? Non c’è un’unica risposta a queste domande e non la troverete certamente in questo numero dedicato al tema della «messa in scena della montagna». Nel processo decisionale occorrono attenzione, lungimiranza e conoscenza dei retroscena. Certo ne saprete di più alla fine della lettura. Saprete ad esempio come noi esseri umani siamo arrivati a spettacolarizzare il nostro mondo. Oppure perché la nostalgia di un mondo selvaggio equivalga a una messa in scena. Seguite la discussione tra due contendenti sul centro di Karwendel in Baviera/D oppure scegliete la vostra rappresentazione preferita tra una rosa di esempi. Cosa ne pensiamo noi? Magari lo capirete dando un’occhiata alla rubrica di Andreas Götz in chiusura. Buona lettura!

Barbara Wülser

responsabile comunicazione CIPRA Internazionale

Alpinscena n.91 

by Beppeley

10 Responses to Mount Disney

  1. serpillo says:

    Interessante questo editoriale.
    E’ una delle poche che “prende” posizioni.
    Andro’ a scaricare al newsletter.

    Serpillo

  2. ometto83 says:

    Grazie per il link Beppeley!
    Che dire a riguardo..la spettacolarizzazione è una questione che affonda le radici nella notte dei tempi, quindi non c’è da stupirsi se ora la si fa “sulla” e “in” montagna..
    Da parte mia vale sempre la buona vecchia regola: si faccia quel che si vuole basta che non si arrechi danno/fastidio a me o agli altri. Come d’altronde cerco di fare io.
    Sui gusti non si discute, se uno vuole accomodarsi in un dehor a 3000m e sorseggiarsi un cocktail mentre ascolta un concerto la decisione è sua.
    Quello su cui c’è da discutere è quando questi interventi di “spettacolarizzazione” vanno a influire sulla libertà altrui.
    Ma perchè la gente ha bisogno di portarsi dietro tutto ciò? Questa è forse la domanda fondamentale.
    Quando si ha il sole, il vento, la notte stellata, il gorgogliare del torrente e gli animali attorno che bisogno c’è di ricercare il trambusto e i vincoli quotidiani della nostra società tecnologica?
    L’uomo ormai senza questi elementi si sente privato di qualcosa, ha paura, non riesce più ad essere in armonia col mondo naturale che lo circonda e a cui in realtà appartiene.
    D’altronde se una persona nasce e cresce in una metropoli non c’è da meravigliarsi di tutto ciò: in un bosco si sentirà a sperduto, ne avrà timore. Ma se gradualmente si avvicinerà ad esso scoprirà che sotto quella scorza apparente l’animo umano è ben più a suo agio lì, con poche cose, piuttosto che circondato dal trambusto e dagli accessori ultra-moderni.
    Voi cosa ne pensate?

  3. blacksheep77 says:

    penso al concerto di ferragosto, nato nelle valli cuneesi e poi trasportato qui nelle vallate pinerolesi negli ultimi anni.
    un gran successo, buona musica, centinaia e centinaia di persone.
    perchè no?
    non credo che queste siano iniziative che fanno male alla montagna.
    e che dire, sempre a ferragosto, del concerto dei lou dalfin a castelmagno? altro pubblico… ma quella musica lì è ancora più al suo posto. non tutti capiranno la montagna, in quelle occasioni, ma qualcuno sicuramente riuscirà a dare un significato in più alla musica.
    ovvio che invece un concerto di musica techno non ce lo vedo. ed il rave party al colle della maddalena ha lasciato solo immondizia, frastuono, inciviltà. ma quella non era un’iniziativa turistica 😉

  4. serpillo says:

    Oggi c’e’ la mania del tutto “pronto”: cibi preconfezionati, pacchetti viaggio organizzati ovunque, moda standardizzata…
    E’ cosi’ difficile trovare tempo e voglia per gustare, sognare e preparare qualcosa da soli?
    O si ha paura di osare e di trovarsi impreparati di fronte agli imprevisti del non organizzato?
    Non e’ meglio, pagando, aderire al “fast & ready” tanto gli eventuali disguidi non sono da imputare a noi ma la colpa e’ di chi ha organizzato?
    Seguire il proprio istinto e scoprire che e’ pure divertente, e’ fuori moda? (non e’ cosi’ ometto83?)

    E’ difficile stabilire il limite di cio’ che e’ possibile “portare in montagna”. Probabilmente un concerto di musica classica o un gruppo che rivisita le proprie tradizioni ben si accompagna all’ambiente bucolico e romantico che brani assordanti… ma questa e’ solo una mia opinione.

    Serpillo

  5. Beppeley says:

    Penso che non sia brutto in sé ascoltare un concerto di musica classica in montagna. Così come non è stata brutta la presentazione dei Giochi Olimpici del 2006 a Torino.
    Ma la montagna dov’era? Il concerto di ferragosto è spettacolo e molti si sono lamentati, giustamente, che in tv di montagna se ne sia vista poca. Attenzione a non confinare la montagna nella rappresentazione della cima (come quella che si fa teneramente da bambini) e basta. Il problema è che sovente, lo spettacolo che si propone tra i monti, è il prodotto di una visione e di una cultura che poco ci azzecca con quella della montagna. E’ una nostra visione, spesso cittadina o di pianura, come un ologramma che nasce e muore dal nostro cervello. Non certo da quello dei montanari. A questo proposito vi suggerirei di leggere il post http://camoscibianchi.splinder.com/post/19572810/L%27armata+di+Colombo e magari di cercarvi il film-documentario “What the Beep do. We Know”.

  6. gpcastellano says:

    @beppeley: avevo lì il link pronto, e mi hai bruciato sul tempo! meglio, vuol dire che i sentire sono comuni. Lo ammetto, ho scaricato il pdf e devo ancora leggerlo. Sulla spettacolarizzazione della montagna… uhm , è dall’epoca del Gran Tour che se ne parla.
    Approfondiremo,.
    Ciao
    Gp

  7. JohnDeere says:

    Io penso che stare soli nei boschi, e parlo di boschi inculati non di sentieri, non faccia sentire per nulla a proprio agio… per lo meno questa è la mia sensazione, e capisco l’atavica paura dell’uomo nei confronti del bosco, paura che era propria dei montanari che credevano i boschi popolamenti di esseri maligni…
    detto questo, e mi riferivo a ometto83, credo che cmq non esista UNA montagna, ma ne esistano diverse e esistono diversi modi di approcciarsi ad essa.

  8. ometto83 says:

    Cerco di rispondere a John…nel mio intervento fatto sopra volevo dire che, almeno nel mio caso ( ma inizio a credere più in generale), la natura mi offre una dimensione più confacente al mio essere…mi sento più a mio agio in questi ambienti che non nella città caotica, tutto qui…
    E’ vero, il bosco può trasmettere sensazioni di timore a volte, alimentare leggende come quelle del passato, molto diffuse nelle nostre valli..forse è una paura atavica che l’uomo si porta dietro dall’inizio dei tempi, quando nel bosco si poteva finire anche sbranati…
    Comunque non tutti siamo uguali, (per fortuna!), ed è giusto che ognuno decida di passare il proprio tempo dove meglio si sente.
    Concordo poi con te sul fatto che non esista una sola montagna, la sua varietà è talmente grande che sarebbe riduttivo parlarne solo per certi aspetti…giustamente come dicevi, ci sono tanti modi per approciarsi ad essa..
    Il boscaiolo, il marghè, il cacciatore, il bulaiè, l’escursionista la prendono da punti di vista diversi ed ognuno di loro conoscerà meglio certi suoi aspetti in virtù di quello che fa più spesso…
    Credo che l’importante sia conoscere, perchè il rispetto e l’amore passano proprio dalla conoscenza.

  9. Pingback: Uomo e montagna | I camosci bianchi

  10. Pingback: Il tempo in vendita | I camosci bianchi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: