Energia dall’acqua in montagna: costi e benefici

Il bellissimo paesaggio di montagna che vedete qui a destra è stato fotografato a maggio di quest’anno e potrebbe essere una delle ultime volte che si può contemplare così intatto. Qualcuno sta “progettando” di “rubarlo”, di cancellarlo, di saccheggiarlo per costruirci un impianto idroelettrico dai discutibili benefici economici (post sul Piano di Vassola). O, meglio, da un rapporto costi/benefici sbilanciato enormemente verso i costi in termini di devastazione ambientale. Credo che possa fare molto bene al nostro cervello, in tema di salute mentale, presentargli ogni tanto anche altri punti di vista che non siano sempre e soltanto quelli che derivano dalla malattia mortale della modernità (leggete il post Solstizio d’estate a Monaviel): la fretta, la superficialità, la spinta inarrestabile a misurare tutto (e qui si deve misurare la montagna, in termini quantitavi di ricavi e di costi, di profitti e di utili), anche ciò che non è o – meglio – non deve essere misurato come il sentimento, il flusso delle emozioni, la gioia, l’entusiasmo; tutti valori mortificati dalla moderna “dittatura della quantità”.

Vorrei tanto che tutti gli attori che si stanno giocando in questi tempi un pezzo stupendo del nostro territorio provassero a fare uno sforzo mentale in questo senso: vorrei invitarli a non cadere nella trappola della fretta. Vorrrei che tentassero a non misurare tutto e subito (perché oggi è questo il comandamento che guida gli uomini: il denaro non può aspettare, viene prima di ogni cosa anche di noi esseri umani), che provassero almeno ad anteporre l’esigenza di libertà del nostro cervello, rappresentata dal beneficio nascente del vagabondare in quegli spazi immensi di salute che solo la montagna sa donare. Mi piacerebbe che provassero a fare prima così e poi solo dopo a fare tutti i calcoli che un progetto di questo tipo necessita.

Domanda: “Ci sono ricchezze che possono sgorgare anche senza doverci sottomettere inevitabilmente alla distruzione del nostro mondo? Personalmente credo di sì. Basta volerlo. E soprattutto basta credere nelle enormi potenzialità dell’uomo che nulla  hanno a che vedere con la miopia di certi meschini tornaconti personali. E’ lo stesso Papa Benedetto XVI, nell’enciclica “Caritas in veritate“, che  sottolinea il saccheggio delle risorse e dell’ambiente da parte dei ricchi.

E adesso, se avete ancora voglia di proseguire, leggetevi di cosa hanno parlato di così importante a Solaro, il 13 giugno 2009.

Energia dall’acqua in montagna: costi e benefici

A Solaro, vicino a Milano, in una ex polveriera militare del 1914 oggi sede del Parco delle Groane, il Club Alpino Italiano scende in campo per la salvaguardia delle acque. Al convegno svoltosi il 13 giugno 2009 intitolato “Energia dall’acqua in montagna: costi e benefici” hanno testimoniato il loro impegno accanto alle rappresentanze TAM provenienti da tutta Italia, economisti ed esperti della materia e associazioni che si occupano di uno dei più gravi problemi della nostra epoca. Coordinatore Carlo Lucioni, Presidente della Sezione CAI di Milano, assieme a Miranda Bacchiani Presidente della Commissione Centrale per la Tutela dell’Ambiente Montano (CCTAM) e Luigi Gaido vicepresidente della Sezione CAI di Torino, nonché docente all’Università di Grenoble, delegato dal Presidente Generale del CAI Annibale Salsa (impegnato a Chieti) a portare il saluto della Presidenza Generale, hanno dato vita a un dibattito intenso e appassionato.

Il ruolo del Club Alpino Italiano è importante, spiega Lucioni, in quanto ente a larghissima base associativa che ha nel suo statuto (art. 1) …lo studio delle montagne e la difesa del loro ambiente naturale… un obiettivo che richiede al Sodalizio la individuazione di idonei strumenti di politica ambientale. La TAM (Commissione per la Tutela dell’Ambiente Montano) www.cai-tam.it suo organo tecnico-operativo, da anni sta segnalando questo “attacco alla diligenza”, finalizzato all’ottenimento di concessioni per lo sfruttamento a scopo idroelettrico delle residue acque delle terre alte; oggi più che mai è necessario approfondire l’analisi per avviare una efficace azione di valutazione della reale convenienza sociale (benefici privati e costi pubblici) di questo tipo di intervento.

L’avvocato Dario Marchesi ha fornito un riassuntivo quadro della normativa e delle politiche alla base della regolamentazione della pratica dei prelievi acquiferi, per uso idroelettrico, sul territorio nazionale e regionale a partire dal concetto di DMV ovvero “Deflusso Minimo Vitale” per stabilire la quota d’acqua che qualsiasi prelievo acquifero deve lasciare intatta affinché non venga messa a repentaglio la vita del corso d’acqua. Significativa la battaglia condotta dal Socio Gastone Ciapessoni, del Comitato Acquecomasche, che ha denunciato un eccesso di domande di concessione e al contempo un generalizzato malcostume nell’alto Lario nel violare sistematicamente il DMV con mezzi assai poco convenzionali. Questa pioggia di domande spiega Carlo Brambilla, Segretario della CCTAM, è figlia degli orizzonti energetici che la UE e quindi il Governo italiano si sono dati in attuazione del protocollo di Kyoto, esprimendo una quota del 25% di energia rinnovabile: l’eccessiva incentivazione soprattutto del Mini- Hydro è all’origine di ingenti danni ambientali, la stessa Confindustria denuncia ingiustificate rendite, e di inefficienze. Se è pur vero che la realizzazione del sistema idroelettrico ha contribuito soprattutto in Valtellina a domare l’incontinenza delle acque, oggi il tema è viceversa salvare le acque dallo sfruttamento selvaggio ha spiegato l’economista Marco Vitale che non ha risparmiato critiche a chi oggi si ostina a individuare l’ideale utilitaristico economico come unico motore delle società umane. Nuova cultura dell’acqua, ha invocato Emilio Molinari Presidente del Comitato italiano contratto mondiale sull’acqua, che deve essere intesa come un “diritto” umano e non come un “bisogno” come è avvenuto al recente forum mondiale di Istanbul (Turchia) dove le priorità sono passate dagli usi umani a quelli della produzione energetica. Il CAI può intervenire secondo Molinari creando una cultura e una politica ispirate dall’acqua e dalla montagna. Marcella Macaluso, rappresentante del Segretariato permanente della Convenzione delle Alpi, ha annunciato la presentazione a Bolzano il 16 giugno della relazione “Acque e risorse idriche nel Piano d’azione sui cambiamenti climatici”; 230 pagine che contengono rilevazioni da tutti gli Stati alpini grazie al SOIA: un nuovo sistema di osservazione e informazione sulle Alpi.

Interventi di Roberto Serra (ARPA Lombardia), Julio Alterach (CESI RICERCA) e di Marika Zanotti (Regione Lombardia), hanno puntualizzato aspetti relativi a modalità di controllo, rilascio di concessioni idroelettriche e calcolo del potenziale residuo. Ampio dibattito vi è stato tra le Commissioni Regionali TAM (CRTAM) presenti con gli interventi di: Umberto Del Vecchio, CRTAM Campania; Masimo Collavo, Presidente CRTAM Veneto; Itala Grezzi, Presidente CRTAM Lombardia; Francesco Musso, ON TAM Piemonte; Maria Pia Turbi, Presidente CRTAM Liguria; Aldo Anzivino, Presidente CRTAM Emilia Romagna; Piero Castelli, ON TAM Cagliari; Giampiero Maffeis, ON TAM Toscana. Un documento conclusivo sarà redatto dalla CCTAM.

by Beppeley

2 Responses to Energia dall’acqua in montagna: costi e benefici

  1. serpillo says:

    Grazie per la riflessione Beppeley.
    Mi domando: il rispetto verso il prossimo, la famosa “morale cristiana” e perche’ no, verso la natura dove sta andando?

    Serpillo

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  2. ometto83 says:

    Grazie per il post Beppeley,
    ci dai sempre informazioni utili e dettagliate.
    Può apparire un piccolo granello di sabbia nella spiaggia, ma contribuire ad aumentare la consapevolezza del prossimo su certi argomenti gioverà ad entrambi le parti. Un piccolo grande lavoro “silenzioso”, come quello delle formiche, che costruiscono nidi centinaia di volte più grandi di loro….

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