Riflessioni allo specchio

Sull’onda dei post delle ultime settimane tento di dare ulteriori spunti. Di riflessione ovviamente, visto che  stanno andando alla grande. E non per caso: quante volte si dice “A lavare la testa all’asino si perde acqua e sapone!”. Vero quasi al 100%: chi ha un’idea, in virtù della propria autostima che si deve tenere sempre alta, di solito cerca di mantenerla. Anche disquisendo con una persona discretamente aperta e intelligente, di solito si ottiene poco se si propongono semplicemente le proprie posizioni. La persona bisogna farla ragionare, farla riflettere sulle proprie convinzioni, non proporgli semplicemente un’idea diversa…. quindi ai recenti spunti di ragionamento io farei un “monumento”, perchè è in questo modo che  ognuno può ripensare sopra e riflettere, e di conseguenza  ampliare/modificare  il proprio credo secondo la propria natura. Dopo questo noioso e retorico preambolo è mio piacere postarvi alcuni link “educativi”, (o almeno, che io ritengo tali)… non dopo avervi scritto un secondo preambolo altrettanto noioso… 🙂

Un paio di sere fa stavo sorseggiando un gustoso digestivo, seduto sul balcone di casa mia in compagnia di un caro amico, quando la discussione è caduta su un tema caro ad entrambi, ed anche alla maggior parte dei visitatori di questo blog, credo: il rapporto e il rispetto verso la natura, le differenze rispetto ai tempi passati,  il delicato equilibrio tra sviluppo e conservazione dell’ambiente. Il mio amico mi ha dato un curiosissimo incentivo alla riflessione. L’ho elaborato un pochino per dovere di cronaca, ma è piuttosto fedele all’originale. Immaginiamo una persona standard che nel corso di un anno ha ovviamente necessità di sopravvivere: ci vorrà una metratura media di terra per coltivare il grano con cui si farà la pasta e il pane, terra per pomodori e patate, terra per sfamare grazie all’erba la mucca di cui si nutrirà con succulente bistecche, terra per far crescere alberi col cui legno riscaldarsi.Quindi per il fabbisogno di un uomo si deve disporre di una certa area di terreno. Ora prendiamo una regione italiana tipo, il Piemonte per esempio: ci si chiedeva, moltiplichiamo il numero di abitanti per il fabbisogno di terra medio alla sopravvivenza, verrà fuori un numero di metri quadri indispensabili a garantire la vita degli abitanti. Queste sono ipotesi, i dati nella nostra regione non li ho controllati…. il rapporto è rispettato? E cosa fanno le grandi metropoli in realtà? Si appoggiano all’esterno semplicemente… Le zone e gli stati densamenti popolati?Colonizzano aree di terreno al di fuori. Le grandi multinazionali stanno facendo gare per accaparrarsi terreni in aree del Terzo Mondo, da adibire ai propri affari. Affari che ovviamente non coinvolgeranno mai la gente del posto, ma che sono volti ad arricchire la ditta ed ad assicurare l’esistenza a gente distante migliaia di chilometri. Pensate un momento: popoli che hanno sempre coabitati in stretta sintonia con l’ambiente che li circonda, vengono improvvisamente defraudati di ciò che gli appartiene di diritto, e neanche immaginano il motivo. Millenni di tradizioni che vengono sconvolti in nome di un titolo in borsa.Da noi costruiscono le dighe se gli va bene, altrove fanno ben peggio. Ed in più sapete cosa succede? L’abitante medio di una metropoli, oltre a volere tutta la gamma di prodotti differenziati, li vuole giustamente al prezzo più basso possibile. E le multinazionali reagiscono: seguono la legge del nostro mercato. Invece che il grano coltivato da millenni, si semina grano bombardato da raggi X che fa spighe più grosse ( ma nel frattempo le radiazioni hanno provocato altre mutazioni potenzialmene dannose per l’uomo, ma non ce ne freghiamo perchè non c’è tempo per ulteriori indagini),  si irrorano le coltivazioni di pesticidi che verranno assimilati  e trasmessi all’uomo (nel Terzo Mondo l’Asl è un sogno modello Star Trek). Gioco moderno: la multinazionale che non fa queste cose produce il 50% in meno ed è fregata. Noi in compenso, senza avere terra per i nostri bisogni, distruggiamo ciò che non ci appartiene, mangiamo merda col solito gusto ( ma che ci scasserà in seguito), e paghiamo il prodotto ad un prezzo giusto. Il consumatore medio bada al prezzo  senza curarsi del resto. Mammamia che catastrofista! Spero che non sia tutto così, come lo documentano ricerche socioeconomiche e testate giornalistiche non interessate dalle lobby di mercato. Ecco alcuni link, mediamente in tema con questi contenuti e altamente riflessivi. Il primo con cui trascorrere una decina di minuti:

http://www.youtube.com/watch?v=8lNKFh5WjzA

Invece, per chi ha tempo una sera, un film che ho trovato interessante, su Youtube: è spezzato in nove parti da circa dieci minuti ciascuna. Eccovi il link alla prima (per proseguire nella visione, sulla destra vi comparirà il link alla parte seguente):

http://www.youtube.com/watch?v=KL_K8Cj6rqw

Buona visione

Ometto83

15 Responses to Riflessioni allo specchio

  1. blacksheep77 says:

    adesso non ho tempo per vedere i video, magari ci torno poi con più calma.
    comunque, proprio in questi giorni, per lavoro, sono alle prese con la logica del prezzo più basso contro quella del prodotto locale, sano, garantito, ma con un prezzo più alto. è una lunga storia, ma… anche se ormai questi discorsi si sentono spesso, alla fine la massa guarda più che altro il risparmio, e tutte le nostre belle parole vanno a farsi benedire

  2. marcopolacco says:

    ciao a tutti prima di tutto.
    riflessioni su questo post. partiamo dal fondo, il video di Corona… non e’ che sia poi fantascientifica la sua teoria, anche se il ricco e il ladro che si mettono a seminare non e’ che lo vedo tanto plausibile:-))… pero’ una cosa e’ certa, il sistema produttivo agricolo di oggi per soddisfare la filiera delle grandi distribuzioni e’ drogato da una foga di iperproduzione a tutti i costi che diventa autodistruttiva. il dramma e’ che per molti produttori, anche i medio piccoli, non usare i pesticidi, i fertilizzanti, i mangimi e simili vuol dire non coprire le spese di produzione e quindi chiudere, perche’ comunque ti devi confrontare con un mercato vastissimo.
    la congiuntura dirige il consumatore al risparmio perche’ sono sempre in meno quelli che hanno la possibilita’ di comprare prodotti di nicchia o bio. fatevi 4 conti e ditemi se sbaglio.. Ed e’ tutto grasso che cola per gli speculatori..
    Ho sentito dire che Nazioni emergenti stanno lottizzando aree povere tipo Madagascar e Ucraina, per impiantarci le loro coltivazioni, sulla pelle delle popolazioni locali, usando tecnologie a basso costo ed alto impatto.. Bella roba..

    Sul post dell’ energia dall’acqua: non entro nel merito dello specifico sul piano costi benefici o sul valore paesaggistico del posto, ma mi limito a un pensiero sui generis… Nucleare no per le scorie, idroelettico no perche’ rovina le vallate, petrolifero no perche’ inquina, eolico no perche’ ostacola le migrazioni… ok… torniamo alle candele?? Chi di voi puo’ rinunciare agli elettrodomestici, alla macchina, agli abiti, al cibo acquistato…. alla vita di oggi insomma, che e’ una sanguisuga di energia.. Chi sta leggendo il mio pensiero sta usando corrente, con un computer prodotto con energia da materie prime lavorate con energia.. e non penso se la produca pedalando su una dinamo… o no?

  3. utente anonimo says:

    ciao Marco……….
    non sto pedalando su una dinamo per far funzionare il pc, e ti garantisco che pur non essendo un genio, sono in possesso di un pò di logica tecnica. Tu hai ragione, quando è tutto no, qualcosa non va, ma quando per fare dell’energia pulita, si fa tutto quello sporco come su quell’alpeggio……..QUI, QUALCOSA NON VA! (continua a seguirci….. capirai!, per adesso un cordiale saluto!)

    ROK 64

  4. ometto83 says:

    @blacksheep77: concordo con te, la logica di massa non guarda a queste cose. Conoscere la realtà però può rivelarsi di aiuto soprattutto a lungo termine.
    Spesso,oltre a scegliere un prodotto genuino, si contribuisce a mantenere aspetti culturali della propria terra: si pensi ai prodotti di nicchia che solo in parte si sta iniziando a tutelare. Le grandi filieri produttive stanno automaticamente e involontariamente cancellando tutto ciò.
    Sono solo parole, uno non può sempre fare scelte in accordo col cuore, hai ragione tu…Ma almeno si sa, e quando si può si fa…

    @marcopolacco: grazie per la visita al blog! Sulla questione energetica posso darti la mia personale e discutibile opinione da fisico…
    Di energia ne abbiamo bisogno tutti come giustamente affermi tu, ormai senza non comunicheremmo più, non ci cureremmo in caso di malattia, non ci sposteremmo,ecc..
    E quindi non si può dire sempre no a una centrale, il punto su cui si pone l’attenzione però è cercare di garantirci energia con il minor impatto ambientale possibile.
    Quindi? Gli impianti fotovoltaici sarebbero sicuramente un settore in cui investire molto ma molto di più. Mediamente, soprattutto in Italia, abbiamo un buon irraggiamento garantito a lunghissimo termine.
    Gli impianti idroelettrici, oltre a impattare molto di più sulla natura (cemento, bacini idrografici con maggiore manutenzione e rischi annessi, sconvolgimento del microclima locale) non sono “garantiti” temporalmente: la portata idrica non è costante e se i mutamenti climatici si confermeranno causati dal fattore antropico una zona attualmente ricca d’acqua potrebbe trasformarsi in una arida (anche a clima freddo). E ci perderebbe il consumatore e il produttore di energia.
    Le centrali nucleari: sorgenti radioattive si trovano comunemente in natura e se le scorie vengono stoccate correttamente in profondità con la procedura adatta non vedo il problema. La centrale deve essere ovviamente gestita ad hoc con controlli sulla sicurezza impeccabili. Può essere un buon compromesso mentre si aumenta la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili. In Italia sono sfavorevole alla loro installazione, non per la pericolosità del processo in sè. Innanzitutto dovremmo comprare la materia prima all’estero, rimanendo energeticamente dipendenti. Si dovrebbe pagare qualcuno per effettuare l’arricchimento che noi non possiamo fare. E soprattutto, con la burocrazia ed il nostro sistema sociale avrei seri dubbi che potrebbe essere gestita ottimalmente dal punto di vista della sicurezza (manutenzione,personale,ecc).

  5. marcopolacco says:

    non discuto di questo perche’ come premesso non conosco niente nel dettaglio. si parla di un progetto sull’idroelettrico in un vallone a bassissima quota dalle mie parti e ho sentito dei no incondizionati senza ragioni valide. poi ci sono gli stupri del territorio, che gridano vendetta a Dio, e allora sono stato e saro’ in trincea per opporre la logica all’interesse..
    Non e’ un problema di si o no, ma di come fare energia pulita a basso impatto infrastrutturale, visto che ci e’ indispensabile. Se ognuno, secondo le proprie possibilita’ si mettesse da una parte a risparmiare seriamente e dall’altra a produrre un pochino per i suoi usi e consumi certi problemi non si porrebbero nemmeno, ma questo e’ un altro discorso..
    Non vorrei essere sembrato un favorevole a tutto, basta guadagnarci sopra:-))

  6. marcopolacco says:

    @ometto83: concordo con la tesi nucleare, e’ brutto dirlo ma non siamo all’altezza.. Solare e’ un buon sistema, da noi, come l’eolico. l’idroelettrico, da ignorante, lo vedo come una sommatoria di tante mini centraline, immagina un muricciolo da un metro su un torrente in quota, un tubo interrato che porta al piu’ vicino alpeggio dismesso e ristrutturato come si deve con una turbina dentro e una linea della corrente elettrica parimenti interrata (dove si puo’) in uscita, e l’acqua subito restituita al rio. butterai per aria il paesaggio per un anno, ma poi…. e non penso che un sistema simile sia facilmente soggetto alla variazione dei corpi idrici.. SE fosse una soluzione tecnicamente valida prenderebbe due picioni con una fava, produzione a basso impatto infrastrutturale e recupero dell’edilizia montana in abbandono.. In genere manca la volonta’….

  7. JohnDeere says:

    Concordo al 100% con Marcopolacco! L’importante è scegliere una strada: diteci (politici) che strada dobbiamo prendere!! Prima vogliono 200.000 t/anno di cippato per la filiera legno-energia, poi ci mettono più vincoli degli attuali per le utilizzazioni forestali…

  8. gpcastellano says:

    Quello che manca in effetti sono una pianificazione seria e rivolta al futuro. Nucleare si/no? Eolico? Cippato? Ci sono vantaggi e svantaggi in tutto, ma ciò che sgomenta è appunto il navigare a vista, non tanto di ognuno di noi – visti come singoli individui – ma della struttura decisionale complessiva. E proprio sul nucleare, da buon fisico anch’io, faccio mie le osservazioni di @ometto83: nel paese delle emergenze costanti sapremo mai gestire dei materiali e dei processi che per migliaia di anni sono e saranno pericolosi?
    bah

    Provocazione ultima rileggendo il post dall’inizio: a che altezza vogliamo mettere l’asticella? ovvero: vogliamo un tetto e due pasti caldi al giorno per tutta l’umanità? vogliamo aggiungerci la possibilità di spostarsi (auto?) di comunicare (PC, telefoni?) di viaggiare (strade, aeroporti, ferrovie?) di divertirsi (cinema, teatri)?
    se nelle nostre preghiere della sera auguriamo tutto ciò al nostro prossimo (perchè dovremo non farlo?) allora sarà il caso di chiedere altri tre o quattro mondi da cui tirare fuori energia e risorse…
    Siamo tanto, tanto, tanto fortunati a poter discutere di questo, qui ed ora, tra di noi. Là fuori c’è chi sta molto peggio.
    Però sta a noi cercare di migliorare, di riflettere, di aiutare Sisifo a riportare in cima il masso.
    Il suo problema non è tanto la fatica per portare su il masso, ma la profondità a cui questo cade ogni volta: se lo aiutassimo a riempire il burrone, ognuno con il suo sassolino…

    Gp

  9. serpillo says:

    Vedendo il tuo primo link consigliato ho captato questo da Corona :-se finisce il petrolio son rogne- . Mi viene in mente il 2012: lo scenario potrebbe essere identico o piu’ rovinoso di quello immaginato dallo scrittore alpinista.

    Per il secondo sono rimasta meravigliosamente colpita. Non potrebbe essere anche il nostro pianeta chiamato il Pianeta Verde? e dopo l’era dell’industrializzazione non ci potrebbero essere anche da noi i “grandi processi” contro coloro che fabbricavano prodotti nocivi per la salute umana, per le piante e per gli animali? Queste persone sono state accusate di genocidio e boicottate. Irrealizzabile da noi? Presa di coscienza troppo grande?

    Ho sentito dire da qualcuno che solo una guerra od una catastrofe o dittatura a tempo potra’ risanare questo nostro mondo.
    Ed intanto la barca va perche’ non c’e’ una linea politica seria comune.
    La gente e’ oramai assuefatta a tutto… sveglia!!!

    Serpillo

  10. utente anonimo says:

    Leggendo queste importanti riflessioni, dove qualcuno sottolinea che ci sono troppi no, sento la mancanza di un fattore molto importante che dovrebbe smussare un po’ il nostro egoismo e portarci verso l’altro. L’altro è anche colui che non c’è ovvero l’umano che verrà. Perché non pensiamo che tutto quello che noi oggi distruggiamo non è nient’altro che sottrazione di risorse alle future generazioni? Siamo ormai talmente abituati a ragionare (o a farci comandare…) dal “tutto e subito” che ci scordiamo che questa meravigliosa astronave, di nome Pianeta Terra, se vogliamo che anche un domani possa permettere, a chi sarà a bordo, di continuare a vivere e navigare, deve essere consegnata il più possibile intatta ricercando un equilibrio tra le nostre esigenze quotidiane (l’oggi) e quelle di chi ci sarà dopo di noi (il domani)

  11. lichene1 says:

    La teoria di uso del territorio per soddisfare i fabbisogni è quella dell’ IMPRONTA ECOLOGICA teorizzata da Wackernagel e Rees del 1996 che hanno sviluppato dei calcoli sofisticati per determinare quanto terreno produttivo serve per i bisogni di ogni popolazione del pianeta. Per chi ha voglia di approfondire consiglio il libro “L’impronta ecologica” edito da Edizioni Ambiente o di cercare Footprint sul web (http://www.footprintnetwork.org).
    Quando è stato scritto il libro il territorio disponibile per ogni persona del mondo era di 1,5 ettari, ma ad esempio il tenore di vita degli italiani assorbiva 3,8 ettari di terreno utile (per non parlare degli statunitensi…). Questo vuole dire che ognuno di noi usa parte delle risorse di qualcun altro.
    Beh, la discussione è aperta, ma io sono stufo di sentire che ad ogni summit internazionale hanno deciso di dimezzare le emissioni di gas serra, di sfamare i bambini del sud del mondo ecc.. come se finalmente si stia per risolvere il problema. Sarebbe bastato rispettare gli accordi del passato! Sono stufo delle parole vuote delle persone di governo (ignoranti e mafiose). Io in piccolo il mio lo faccio, forse potrei fare di più, ma comunque finchè l’ignoranza dell’uomo sarà così grande ci sarà ben poco da essere ottimisti
    andrea

  12. blacksheep77 says:

    qualcuno mi dice perchè io rischio (spero solo in teoria) di non poter mettere i pannelli fotovoltaici sulla mia nuova casa?
    dunque, vi spiego: sono in fascia soggetta a legge paesaggistica, poichè in linea d’aria disto meno di 150m da un corso d’acqua. quindi il mio impianto (pannelli integrati nel tetto della casa) deve avere il parere di una commissione paesaggistica che, teoricamente, me lo può vietare.
    so che sulla collina di pinerolo non possono fare impianti solari e/o fotovoltaici perchè rovina l’armonia del paesaggio.
    veramente… siamo nell’epoca del NO a tutto? è vero che un bel tetto in coppi sarebbe visivamente meglio, ma… se poi metterò i pannelli e la pompa di calore, non utilizzerò energie non rinnovabili e non inquinerò sotto quel punto di vista.
    chissà se la commissione paesaggistica, sulla cui scrivania langue il mio progetto, ci penserà??

  13. gpcastellano says:

    @blacksheep: sui pannelli solari… stiamo seguendo un progetto di albergo sul lago d’orta: avevano previsto pannelli solari (in piccola parte) sul tetto, in posizione non in vista… eppure hanno dovuto rinunciare, il regolamento comunale li vieta per motivi paesaggistici.

    Domenica sera rientravo da albenga su ceva per il colle gran san bernardo. Proprio sul colle ci sono 5 pale eoliche, altezza circa 100 metri l’una. Semplicemente affascinanti. Difatti era pieno di persone che si fermavano a fotografare e a prendere un caffè al bar sul colle (che ovviamente sta facendo affari d’oro con questa attrattiva).
    L’impatto visivo c’è ed è considerevole, ma alla fine meglio questo delle due ciminiere della centrale di Vado Ligure. O no?

  14. serpillo says:

    @blacksheep, gp: finche’ non ci sara’ un intento comune e massiccio sull’utilizzo delle energie alternative la vedo grigia… purtroppo il petrolio e derivati sono piu’ forti ed il giro di soldi anche, alla faccia dell’ecologia.
    E’ un po’ come il discorso degli ecoincentivi sulle auto e la distribuzione del metano o la Fiat ed il metro’ a Torino.

    @ lichene1: e sai perche’ ci vogliono ignoranti? per poter essere piu’ manipolabili. Un uomo pensante e’ decisamente piu’ pericoloso di un soggetto passivo.

    Serpillo

  15. utente anonimo says:

    Riprendo le parole di Lichene che ritengo molto significative e vere: “Io in piccolo il mio lo faccio, forse potrei fare di più, ma comunque finchè l’ignoranza dell’uomo sarà così grande ci sarà ben poco da essere ottimisti”.

    Parlando di piccoli gesti quotidiani, che possono davvero contribuire a cambiare qualcosa, ho deciso da qulache mese di riutilizzare le vecchie e care saponette (sapone di marsiglia) al posto di quelle schifezze contenute in barattoli di plastica che si premono per far uscire un’intera industria chimica.

    Risultato?

    1. Uso molta meno acqua (credo 1/3) per risciaquarmi (non capisco perché i saponi liquidi non si staccano dalla pelle neanche se usi la carta vetro);

    2. non devo buttare via puntualmente l’imballaggio di plastica (lo so, si possono ricaricare ma anche la ricarica non è riutilizzabile…quindi…);

    3. moltiplichiamo questo semplice ma salutare cambio di abitudine x 100.000… o forse 500.000 … fate voi i conti. Cosa non si distrugge? O cosa si risparmia?

    4. dai punti precedenti si evince, credo, correggetimi se erro, che tocca solo a NOI cambiare abitudini se vogliamo cambiare qualcosa: i produttori si adegueranno di conseguenza se vogliono sopravvivere; adegueranno le loro strategie di marketing verso un consumatore più esigente nel rispetto dell’ambiente;

    5. quindi il fattore culturale è decisivo. Per cosa? Per la nostra sopravvivenza come giustamente testimoniato + volte in questo blog quando si parla delle attività dei montanari ovvero della loro cultura e sapienza secolare che ha permesso loro di perpetuare la specie in ambienti molto difficili;

    6. oggi l’ambiente difficile non è quello naturale… l’ambiente difficile è rappresentato dall’uomo ridotto a marionetta e incapace di svegliarsi e di ricominciare a riprendere in mano le proprie sorti.

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