La Carovana delle Alpi

E’ giunta all’ottava edizione la Carovana delle Alpi, la campagna di Legambiente che ogni estate effettua il check up dell’ambiente alpino. Anche quest’anno Legambiente percorrerà le Alpi italiane, dal 25 luglio fino a ottobre, con iniziative per denunciare le aggressioni al territorio montano, ma anche per ricercare e promuovere progetti di tutela e salvaguardia. Il filo conduttore di questa edizione sono le speculazioni d’alta quota e la piaga delle seconde case: così i comprensori sciistici nelle Alpi Orobie, la deregulation dell’edilizia turistica in Valle d’Aosta e i resort sulla Marmolada si sono visti assegnate la bandiera nera. Tra le iniziative meritevoli della bandiera verde ne emergono alcune legate alla gestione dei corsi d’acqua alpini. Sono premiate la Provincia di Trento, che ha introdotto misure per garantire i deflussi idrici a valle delle opere di presa e la Provincia di Sondrio, che ha approvato un sistema di regole per le concessioni idroelettriche innovativo nel campo della gestione idrica. Il dossier completo con l’attribuzione delle bandiere nere e verdi ed il calendario delle iniziative può essere scaricato da:

http://www.legambiente.eu/documenti/2009/0714_carovanaAlpi/index.php

E cosa succederà nell’incantevole Piano di Vassola, porta straordinaria verso un Vallone, che porta lo  stesso nome, situato nel versante sud della Val Grande di Lanzo? Come verrà ridotto uno dei luoghi più belli di tutte le Valli di Lanzo? Quante altre ferite dovrà ancora sopportare la Val Grande?

Ricordo i vari post che ho scritto in merito al progetto della società Clear Energy srl presentato al Sindaco del Comune di  Chialamberto, geom. Giuseppe Drò, che in questi giorni si sta giocando un pezzo meraviglioso del nostro mondo. Per che cosa? Ecco, in ordine cronologico, i post che ho scritto negli ultimi mesi riguardanti il progetto di smantellamento del Piano di Vassola:

Il Vallone di Vassola, il CAI e la Montagna Morta

Piano di Vassola (2)

Lo smantellamento del paesaggio – Piano di Vassola (3)

Nel Vallone di Vassola

A che punto è il progetto Vassola?

Vassola Bianco

Il Vassola e lo sfruttamento delle acque montane


Chi ha già avuto modo di leggere questi post sul Vallone di Vassola allora può tentare un piccolo grande viaggio nella demenza umana. Qui siamo nel Monte Rosa: in inverno paradiso dello sci e in estate paradiso degli alpinisti. Se volete vedere con i vostri occhi cosa signifca sfruttamento della montagna, aggressione degli spazi alpini ad alti livelli, con tanto di totale disprezzo di chi verrà dopo di noi, di chi un domani percorrerà queste stupende vallate segnate dalla monocultura dello sci, allora provate ad andare nella Valle di Gressoney fino a Staffal: prendete l’ovovia che porta al Passo dei Salati (2980 m circa) e fatevi un giretto da quelle parti. Vi anticipo qualche foto, giusto per non dimenticarci che qui, in inverno, si fanno palate di soldi e gli sciatori si divertono un mondo, tanto in estate loro sono nei paradisi tropicali a godersi gli atolli incontaminati.

Le foto che seguono mostrano l’anticamera di quell’ambiente montano di alta quota chiamato Monte Rosa: sono scenari obbligati per chi si reca ai rifugi come il Città di Mantova o la Capanna Gnifetti, ad oltre 3500 metri di quota, trampolini di lancio per le ascensioni ad uno dei più spettacolari paradisi del nostro pianeta. Buona visione.

Ecco le piste da sci…

…i nuovi tralicci per l’ultima funivia. Siamo oltre i 3000 metri di quota: originariamente la funivia, bestione da oltre 736 persone l’ora, doveva arrivare praticamente sotto la Piramide Vincent, uno dei “4000” del massiccio del Rosa.

Un bellissimo pilone decora dignitosamente il paesaggio alpino al cospetto dei quattromila del Rosa…

Ecco la vecchia stazione della funivia di Punta Indren (3260 m)…

 … che per legge non è più utilizzabile. Verrà smantellata? O verrà consegnata alle future generazioni per ricordargli come ci si divertiva nel XX secolo sul loro (futuro) pianeta?

Ecco la nuova stazione della funivia, il mostro che doveva “sfiorare” quota 4000 sotto la Piramide Vincent…

Attraversiamo il ghiacciaio di Indren per poter raggiungere il rifugio Città di Mantova… Ma questa non è una riserva d’acqua? Ghiacciaio…. acqua… vita… Perché tutto questo disprezzo? Che razza di civiltà siamo?

Sci, e solo sci… E soldi. Il nostro Dio.

Altri ruderi di vecchi impianti sciistici abbandonati sul ghiacciaio…

…benvenuti nel Monterosa ski paradise…

Pensate quanto fa figo tornare in città dopo una settimana bianca passata da queste parti… belli abbronzati dal sole riflesso dalla neve… Ecco un altro segno della nostra civiltà altamente avanzata da permettersi di buttare via il mondo intero…

…il partito del cemento…

…e quello del disprezzo…

…lo stesso disprezzo che ritrovo anche nelle valli minori, quelle di serie B. Anche nel Piano di Vassola abbiamo trovato l’immondizia lasciata da chi intende progettare dighe per il bene dell’umanità. Ma complici lo sono soprattutto le istituzioni presidate dai politici che noi votiamo.

Alpinisti che tornano al Passo dei Salati per scendere a valle… Siamo sempre sul ghiacciaio di Indren.

Questa, per dirla alla Mauro Corona, è “la montagna dove nevica firmato….

Altra funivia. Questa arriva da Alagna versante valsesiano del Monte Rosa. Siamo al Passo dei Salati.

Immagini di felicità per chi adora scorazzare con gli sci. Forse bello di inverno con tanta neve…

…ma in estate, senza neve, lo slogan che invita a venire a vedere cose c’è sotto la neve che in inverno ricopre le centinaia di km di piste da sci in Valle d’Aosta mi sa che lascia parecchio delusi… E lascia anche molto da riflettere.

Scendiamo con l’ovovia verso il fondovalle. Staffal ci attende.

Qualcuno dirà che anche noi abbiamo beneficiato degli impianti per salire sui “4000” del Rosa. La prima volta che siamo venuti da queste parti in realtà volevamo viaggiare per più giorni partendo a piedi da Staffal. Qualcosa andò storto e comunque verrei qui lo stesso anche senza le funivie. Per quanto mi riguarda vivrei altrettanto bene anche senza impianti e piste da sci. Capisco il profitto e il benessere che ha portato in tante vallate. Ci sono tante cose da capire in questo mondo. Peccato che oggi succeda sovente che il comprendere sia completamente subordinato all’accettazione incondizionata del pensiero utilitaristico. Devastante per la libertà delle menti che cercano di affrancarsi dalle schiavitù del pensiero unico…

… e per chi, come noi, sente la montagna dentro e vuole fare il possbile affinché altri, dopo di noi, possono godere di questi scenari impagabili. Morire così, senza lasciare dietro di noi i segni devasatanti della malsana avidità dell’uomo che oggi ormai rasenta la pura follia.

La mia, di follia, è quella che mi pervade ogni tanto quando mi domando:

“Sono io che percorro le montagne?”.

“O sono loro a percorrere me?”

Beppeley

5 Responses to La Carovana delle Alpi

  1. serpillo says:

    Grazie Beppeley per il tuo resoconto.

    E’ facile parlare di belle cose, scomodo raccontare le “storture” ma qualcuno deve pur farlo!
    Permettimi il paragone: mi ricordi il mio nipotino di 14 mesi che con il ditino mi indica tutti gli oggetti che a lui interessano. Con lo stesso candore e semplicita’ tu ci fai notare le brutture alle quali noi uomini ci stiamo sempre piu’ abituando ed assuefando. Immondizia che non dobbiamo assolutamente lasciare a chi verra’ dopo di noi.

    Serpillo

  2. blacksheep77 says:

    vai a vedere sul blog “terre alte” della mia amica franz il racconto sul concerto in alta quota e la funivia guasta… http://terrealte.blogspot.com/2009/07/i-lamenti-delle-dolomiti-zitadini2.html

  3. OssoinBocca says:

    ….Conosco….Conosco la realtà di P.Indren, P.sso dei Salati, la “violenza” sui ghiacciai del M.te Rosa. Conosco la Val Grande, il tanto amato Vallone di Sea. Conosco l’alienazione di chi risiede nelle pianure e legifera per le montagne…
    Stamane, leggendo sul blog pascolovagante, ho letto: “bisognerebbe tornare un po’ indietro”.
    Magari… ma non so se “tornare indietro” sia fattibile o migliorativo, di certo bisognerebbe “avanzare” con più rispetto, prudenza e lungimiranza…
    – “Custodire le radici per promuovere lo sviluppo” N. Paone –
    …Ciò se mai è fatto lo è solo in apparenza.
    La dice lunga la realtà che per certi mestieri lo spazio “fisico” non c’è più.
    “Non producono abbastanza ricchezza; non rispondono alla domanda del mercato, perchè il mercato più le cerca. Ma, invece, i tralicci per condurre orde di persone al Rifugio Gnifetti, tanto per fare un esempio, quelli SERVONO!!!!!”
    … CIO’ NON LO DICO IO, MA LA RICHIESTA DEL MERCATO. IO LO POSSO SOLO TRISTEMENTE CONSTATARE!!!
    Io…che mi lamento che sui miei Appennini non vi sono più pastori!
    … E’ – purtroppo – sempre la legge del vile denaro che conta.
    Ma possibile che non vi siano altri modi?????????????????
    Un saluto.
    Barbara

  4. Beppeley says:

    Riporto un commento che mi è arrivato tramite mail dal mio caro amico Sergio(http://camoscibianchi.splinder.com/tag/sergio). Lui è un’alpinista DOC.
    ______________________________
    Bel post, condivisibile in pieno. La cosa terribile è non tanto la funivia in se, quanto il non rispetto. Posto che le funivie non sono il toccasana delle Alpi, in un posto come Gressoney non è una funivia in più che fa la differenza. La vera differenza è come la si fa. Se la si progetta cercando di minimizzare l’impatto ambientale, posto che sia possibile farlo con una roba del genere…., e se per farne una nuova, almeno si tolgono per bene quelle vecchie. IL punto è sempre quello. Non possiamo pretendere di non aver impatto sull’ambiente. Ogni passo che facciamo su un ghiacciaio è un impatto, una ferita. Quello che però possiamo fare è cercare di armonizzare, di ridurre al minimo questo impatto. Tuttavia questo non è nelle menti della gente. Partiamo dal piccolo. Basta vedere quanta immondizia si trova lungo il percorso che porta ai blasonati rifugi del rosa. Quanti alpinisti gettano la cicca, la carta di caramella, il succo di frutta, ecc.ecc., lì sul sentiero. Oppure pensiamo agli stessi rifugi, che per produrre energia bruciano petrol-derivati a oltre 3500 m. Rifugi che sono del CAI (che si proclama ambientalista) e che bruciano i rifiuti all’aperto per ridurre i costi dei carichi dell’elicottero, e rifugi che scaricano i liquami (almeno fino a poco tempo fa) nei crepacci. Rifugi che prediligono il cliente pagante ricco e che non ti prendono o storcono il naso se fai solo dormire, perchè non rendi (alla faccia dell’incentivazione dei giovani, ecc.ecc.). Poi ci meravigliamo delle funivie? Se chi i monti li percorre, se chi sui monti lavora è il primo a non rispettarli nel suo piccolo, figuriamoci se lo fa uno che arriva da sotto e vede le montagne come un investimento. Nella nostra repubblica non c’è la coscienza del territorio, per contro però l’ambientalismo è spesso sciocco. Spesso insegue idee che non sono realizzabili. Dire chiudiamo tutte le funivie è di principio una buona idea, condivisibile ma non realizzabile e soprattutto non avrà mai un seguito ampio nella gente, e poiché vige la democrazia, la maggioranza vince… Forse mi domando, in casi come questi non sarebbe meglio chiedere che la funivia rispetti certi requisiti? Che mentre si fanno i lavori di una si rimuova anche ogni singolo mattone, bullone, cavo e barile (ho visto anche i barili di carburante/lubrificante abbandonati….) di quelle vecchie. Non sarebbe meglio chiedere che già che si investe nell’area si dotassero i rifugi di pannelli solari, per evitare i generatori a gasolio. Certo non è la soluzione ideale, ma forse sarebbe una breccia. Forse avrebbe più seguito nella gente, che pian piano sarebbe, bene o male, costretta a confrontarsi con la cosa e chissà pian piano comincerebbe a sviluppare una coscienza critica, che oggi manca. Altrimenti sarà sempre una battaglia persa. Ci saremo sempre noi che ci indigneremo che grideremo, ma saranno sempre i soli 4 gatti a dire, avete ragione. E qualora per caso si fermasse uno scempio in un posto, lo ritroveremmo in un altro, perchè le forze sono poche.

    Sergio
    ______________________________

    Grazie Sergio e buone ascensioni!

  5. JohnDeere says:

    Approvo in pieno il pensiero di Sergio: sarebbe interessante però valutare il “progetto funivia” (o di qualsiasi altra opera) in maniera integrale, cioè: quali sono le opere di compensazione del progetto Funivia ex cresta rossa?? A ogni progetto corrisponde un’opera di compensazione, sempre piccola e tutto ciò che volete, ma esiste. Nei nostri casi quali sono?? Io non lo so, anche se sono d’accordo che potrebbe starci benissimo lo smantellamento dei vecchi impianti, ma anche qui non so nulla di cosa vi è dietro.

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