Alpeggi senza confini

verso l'Alpe d'AttiaDomenica 25 Ottobre alle ore 14:30 parteciperemo alla tavola rotonda intitolata “Alpeggi senza confini: escursionismo in alpeggio“. Questo evento si terrà in occasione di Alpi 365 Expò, in programma dal 23 al 25 ottobre prossimi a Lingotto Fiere (TO). L’appuntamento è  presso lo Spazio Incontri, dove verrà anche presentata la pubblicazione Escursioni in Alpeggioalla scoperta degli ambienti, del lavoro e dei prodotti d’alpe.

Ecco qui il programma.


Tratto dal libro (appena ristampato) “Lassù sotto la luna,  vita agro-pastorale nella alti valli” di Gianni Castagneri (Neos Edizioni), lascio in questo spazio il racconto di cosa significa andare in alpeggio nelle alte Valli di Lanzo. Con la speranza che questo scritto possa introdurvi ad un sano ed intelligente escursionismo nelle nostre splendide vallate alpine. Andare al pascolo

Concluse le operazioni di mungitura una parte dei margari si avvia al pascolo (alà à bouè). Si slacciano le catene ad ogni animale e un addetto, munito di un bastone ricurvo alla sommità (la càna) chiama con un verso ripetuto a voce alta e con ricorrenza: “tèè …tèe …”. Le bestie lo seguono incolonnandosi in una lunga fila che si avvia verso il prato.

Alpe d'AttiaI cani, felici di poter svolgere il loro lavoro, abbaiano con insistenza. Raggiunto il prato di proprietà o che sarà stato barattato per comodità con altri proprietari, le bestie vengono fermate e sparse nell’erba ancora intatta, di cui immediatamente cominceranno a cibarsi. Il margaro concederà ai suoi animali solo l’appezzamento necessario al pasto, in modo che non venga sprecato il foraggio di quello successivo e rimanga integro (prà antìa). La massima attenzione verrà riservata anche alle proprietà adiacenti, affinché gli animali non sconfinino: per questo negli ultimi tempi ci si aiuta con dei fili nei quali viene fatta passare la corrente a bassa tensione (lou pastoùr élétric), che gli animali riconosceranno ben presto.

Un tempo invece toccava all’addetto o ai suoi aiutanti sistemarsi a protezione (parà) delle altrui proprietà, anche con il supporto dei cani. Il pascolo potrà avvenire in modi diversi: di norma le mucche vengono liberate una prima volta al mattino e dopo circa due ore di pastura ricondotte nella stalla. Spesso, dopo che già si saranno abbeverate a lungo con acqua fresca, riceveranno, appena entrate nella stalla, un secchio di leità, il latticello residuale della lavorazione del formaggio. Mentre alcuni animali ne sono ghiotti, altri rifiuteranno la loro porzione. Nel tardo pomeriggio, tutti gli animali torneranno al prato per una nuova abbuffata di erba di circa due ore. In altri casi, per scelta del margaro o per la distanza degli appezzamenti, le bestie liberate al mattino resteranno fuori per tutta la giornata, concedendosi intorno a mezzogiorno una pausa durante la quale, se il terreno lo consente, si sdraiano a ruminare.

Nel caso in cui la qualità dell’erba non sia tra quelle più appetibili, oppure perché troppo cresciuta eMarzia, Marinella e Serpillo - Alpe Attia (20.08.09) indurita, il pastore provvede, appena entrato nel pezzo da destinare al pasto (lou tòc), a cospargere il foraggio con acqua e sale (la salambouìri) di cui gli animali sono ghiotti.

Anche i prati, a seconda dell’esposizione saranno più o meno ricchi di erba. Quelli meglio concimati, vicino alle abitazioni (li dru) saranno i migliori, quelli più lontani, nell’inverso (l’anvérss), all’ombra o in mezzo agli alberi lo aranno di meno (li màirou).

Quei prati che per la lontananza e la difficoltà di accesso non verranno concimati sono definiti brusc. Saranno gli animali stessi a tralasciare le erbe meno gradite e infestanti: l’erba léssia, che cresce sotto i larici esposti al sole, la sagni, erba dura che cresce nelle torbiere o nei terreni paludosi, l’erba dou cài, pianticella poco masticabile da cui nascono dei fiorellini gialli dal lungo stelo, li àvralou, il veratro, pianta tossica e infestante. Quando il prato è stato ripulito dall’erba ma, per necessità dovuta a scarsità di foraggio, si intende ancora farvi pascolare le mucche per brucare fino all’ultimo filo, si dice “butà al vatchéss a ruspa “.

Nelle giornate molto calde, quando il sole picchia e le mosche e i tafani assalgono le bestie, potrà accadere che una o più mucche improvvisamente si mettano a correre fuggendo verso la stalla. Questo momento, definito asilà (al vàtchéss ou asìlount) è talvolta dovuto alla puntura dolorosa di un insetto parassita (ipoderma bovis) detta la moùssi, che immette le proprie uova nel corpo degli animali. In quel punto si formerà un rigonfiamento (lou tòrlou) all’interno del quale crescerà, fino a maturazione, una grossa larva.

Alpe d'AttiaDurante il tempo trascorso nei prati il pastore, oltre a vigilare sugli animali, potrà dedicarsi ad altre attività, taglio di rami e alberi, spietramento dei prati, lettura, realizzazione di piccoli oggetti in legno. Il fumo della sigaretta, del sigaro o della pipa durante il pascolo, serviva ad allontanare i moscerini (li moussât).

Al riguardo occorre ricordare che, in assenza di tabacco, venivano raccolte e fumate in sua sostituzione le foglie di arnica montana, essiccate e sbriciolate.

Quando c’era la presenza dei bambini, non di rado si intagliavano (tchapusìa) piccole mucche di ontano o rododendro (al vàtchess at bòsc) ancora oggi conservate con affetto.


Senza contatto con i genitori e gli avi, senza i valori che le generazioni precedenti trasmettono, si è solo un corpo vivo, ma senza anima

Aharon Appelfeld

(La lingua e il silenzio, XXI Fiera Internazionale del Libro, Torino)

Beppeley

10 Responses to Alpeggi senza confini

  1. gpcastellano says:

    Buon convegno! se riesco ci faccio un salto questo pomeriggio.
    ciao

  2. utente anonimo says:

    Grazie Beppe per la segnalazione e per la gradita citazione. Ne approfitto per segnalare, con mia grande soddisfazione, che il mio libro "Lassù sotto la luna"- Vita agro-pastorale nelle alte valli – Neos edizioni, è appena stato ristampato.
    Lo si può trovare in libreria, presso il sottoscritto oppure on line al sito http://www.neosedizioni.it
    Gianni Castagneri

  3. serpillo says:

    E’ fondamentale muoversi con consapevolezza e conoscenza ovunque…diversi maleducati salgono in alpeggio o rovinano i prati, scassinano le porte, disturbano chi lavora. Mi auguro che questo libretto tenga conto di questo e non sia un mero elenco turistico senza anima.
    Bella l’idea di riprendere il brano dal libro di Gianni Castagneri.
    Spero in un giorno non troppo lontano in una pacificazione e riavvicinamento tra i due mondi -alpino e cittadino- perche’ in fondo i diversi sono i cittadini che non accettano piu’ neanche il ricordo di esser appartenuti, un tempo, alla civilta’ contadino/pastorale.

    Serpillo

  4. Beppeley says:

    @Gianni Castagneri: scusami!

    Ecco la presentazione del libro che si può trovare sul sito di Neos Edizioni:

    Lassù sotto la Luna

    Il posto è Balme, Barmes nell’antica parlata francoprovenzale, dove “neuou mèiss est invérn e tre mèiss e fàit frèt”; e la vita è quella dei barménk (così si chiamano gli abitanti), pastori, marguè, che pagina dopo pagina l’autore ricostruisce quasi come un racconto: l’alpeggio, la transumanza, la caseificazione, la mungitura, la fienagione, i lavori di fine estate, i lunghi inverni, le grandi nevi d’antan, lavori, saperi, usi e costumi, gesti, volti, storie… E le parole, che con quella declinazione secca, essenziale, costituiscono la porta d’ingresso al nodo interiore delle cose. Sono i nomi di luoghi, cime, sentieri, mulattiere, anfratti, passaggi, dirupi, cavità, massi, torrenti, rivoli, a dettare il dizionario di una civiltà che ha modellato il sapere, il lavoro, l’esistenza sul profilo del proprio territorio: “tra le rocce, dove è maggiore il rischio di perdere l’orientamento, magari in caso di nebbia, vi era l’abitudine di compiere iscrizioni sulla pietra, indicando l’anno corrente”, sia per segnalare la propria presenza (lou milésim), sia come “marca” in caso di smarrimento. “Sulle alture, dove invece è più difficile stabilire dei punti di riferimento, si costruivano, come ancora accade, piccoli cumuli di pietre sovrapposte, in dialetto moundjòiess”. “Lassù sotto la luna” è una ricerca etnografica, come dichiara il sottotitolo “Vita agro-pastorale nelle alte valli”, ma è soprattutto una testimonianza: per i balmesi e per tutti noi…
    ( dalla prefazione di Albina Malerba )

  5. blacksheep77 says:

    alpeggi senza confini è il titolo dell’intinerario che, in collaborazione con l’università di torino (al convegno c’era luca battaglini, mio professore, amico e datore di lavoro nel caso del progetto in questione, svolto tra 2007 e 2008) avevamo progettato, dall’alpe veglia al caseificio del gottardo…
    quasi tutti nomi noti e molti amici, tra i relatori

    com’è andata?
    aspetto di sentire da voi il resoconto e le considerazioni

  6. OssoinBocca says:

    …Ed eccomi!
    Il gentil Ezio del CAI di Viù ha linkato a questo post!
    Bravo, davvero molto, molto interessante: quindi, prossimamente non sono in attesa solo del prossimo scritto della Marzia di pascolovagante, ma ho già capito che nella mia biblioteca non potrà mancare anche "Lassù sotto alla luna"!
    E allora…..speriamo che vengano presto week-end di pioggia, perchè con il sole in casa a leggere non mi può tenere nessuno, neppure il migliore dei testi!!!! … e si rimanda di sera, con la mente attonita dalla giornata di lavoro……..
    Grazie ragazzi, alla prossima.
    BB

  7. Beppeley says:

    @serpillo: è anche un problema culturale. Se ogni tanto, per fare un esempio, sulla RAI3 regionale trattassero anche di queste tematiche (ma non alle 9 di mattina!), forse si farebbe anche del bene al luogo montagna (e a chi ci intende vivere e lavorare, magari proprio in alpeggio).

    @blacksheep77: il prof. Michele Corti ti ha citato parlando del progetto del sentiero tematico transfrontaliero tra Italia e Svizzera. E il tuo nome è comparso anche un una slide in segno di ringraziamento. Spero nei prossimi giorni di riuscire a postare il resoconto. Ci sono alcune cose molto importanti che mi piacerbbe raccontare. E tu ovviamente c’entri non poco…

    @OssoinBocca: ho ringraziato Ezio Giacobino per aver inviato ai suoi contatti la mail che ho fatto girare su questo post.
    Non ti pentirai dell’acquisto! Se poi vuoi conoscere Gianni Castagneri, sarò felice di mettermi in contatto con lui. Appena sei in Val d’Ala possiamo andare a visitare insieme l’Ecomuseo delle Guide Alpine di Balme. Ti piacerà sicuramente!
    Mettiamoci d’accordo per fare insieme la danza della pioggia: farà bene alla terra e farà bene al nostro spirito potendoci concedere delle meravigliose escursioni di carta… Mi hai fatto assaporare virtualmente il piacere delle lettura quando fuori il tempo ci suggerisce di rinchiuderci in casa…
    Spero di conoscerti presto insieme agli altri nostri amici (Blacksheep77, serpillo, gpcastellano, Ezio, ometto83, lichene…)…perché non fare una bella escursione insieme nelle Valli di Lanzo?

  8. utente anonimo says:

    La tavola rotonda Alpeggi senza confini: escursionismo in alpeggio è andata molto bene.
    Se volete saperne di più, leggete il resoconto e guardate le immagini sul sito della Rete sentieristica

  9. Beppeley says:

    @utente anonimo #8  : grazie molte per la tua preziosa informazione. Spero comunque di riuscire a postare presto in questo spazio le mie personalissime osservazioni.

    Grazie ancora.

    P.S.
    Tanto per rimanere in tema, questa sera ho un incontro, che attendo da tempo, con un architetto che ha fatto una tesi di laurea interessantissima sulle borgate a mezza costa della Val di Ala. Mi donerà copia della tesi di cui ho assistito alla sua presentazione in agosto in occasione delle conferenze sugli alpeggi in Piemonte (nel Comune di Ala di Stura).

    "Scopo del lavoro è favorire la conoscenza generale delle Valli di Lanzo e di quella “civiltà d’altitudine”, soggetta a progressivo declino, che con la sua scomparsa mette a rischio la conservazione di un importante patrimonio ed è causa del degrado, o addirittura della scomparsa, di interi insediamenti rappresentativi di un modo di costruire essenziale e autentico, oltre che di una parte integrante della cultura tradizionale del Piemonte."

    Grazie Laura. Ne abbiamo davvero bisogno di conoscenza.
    http://www.mondrone.it/sezione%20tutto%202006/3707_it_abs.pdf

  10. Pingback: Arp sensa counfìn – escursionismo in alpeggio | camoscibianchi

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