Autunno bianco in Val Servin

La domenica appena passata è stata una ghiotta occasione per condividere con gpcastellano, blacksheep77, serpilloCristina, Paolo e Gaia (tutti e tre del CAI di Pinasca, Val Chisone) la Val Servin tra le montagne di Balme.

Al termine di questa deliziosa e remunerativa escursione, in un angolo solitario e selvaggio dell’alta Val di Ala, ci siamo incontrati con Lichene1 e Gianni Castagneri che, con grande disponibilità, ci ha aperto le porte dell’Ecomuseo delle Guide Alpine “Antonio Castagneri”.

Abbiamo poi festeggiato il primo  anno di vita di  questo blog insieme a ometto83 e fenneck nei bellissimi locali dell’Antico Albergo Camussot dove Antonella e Guido ci hanno coccolato con una superba merenda sinoira.

Con tutta franchezza, possiamo dire che non ci siamo fatti mancare proprio niente per onorare un incontro tra blogger e simpatizzanti appassionati e innamorati di montagna.

Peccato davvero per tutti coloro che non ci hanno potuto raggiungere tra le splendide montagne dall’alta Val di Lanzo. Ecco, grazie allo sguardo e alle parole di Roberto Bergamino e altri soci del Cai di Lanzo, dove ci siamo immersi in questo tiepido inizio di dicembre. Seguiteci per scoprire i tesori che si nascondono nei dintorni del piccolo comune di Balme.

L’itinerario prende l’avvio dalla piazza di Balme, di fronte alla chiesa parrocchiale (che merita una visita). Si segue la stradina che porta alla frazione Cornetti, situata sul lato opposto della valle, passando accanto a una piccola sciovia. Già esistente nel XIII secolo, il villaggio è il più alto abitato permanente delle Valli di Lanzo e uno dei meglio conservati. Soprattutto la parte interna presenta numerose abitazioni profondamente interrate, a difesa contro il freddo, e stretti vicoli tortuosi, detti quintàness nel locale patois francoprovenzale, quasi interamente coperti dagli spioventi dei pesanti tetti di lose, in modo da offrire protezione sia dal vento sia dalle copiose nevicate. Alcune case ancora recano le insegne di attività commerciali ed artigianali ormai remote nel tempo, ma la frazione ospita tuttora ben cinque stalle dove in inverno prosegue l’allevamento di bestiame secondo le modalità tradizionali. Di particolare interesse la cappella di S. Anna, dove sono custoditi numerosi ex-voto ed alcuni affreschi recanti gli stemmi delle famiglie Martinengo e Castagneri e l’antico Lazzaretto, ora trasformato in stalla, sormontato dall’immagine della Vergine e Santi, dove i malati venivano raccolti in occasione delle pestilenze (l’ultima volta fu in occasione dell’epidemia di febbre spagnola nel 1918). Dalla piazzetta al centro della borgata (detta Airëtta, dove si faceva la battitura della segale) inizia la segnalazione del percorso, che sale lentamente fino a raggiungere le case più alte. Si raggiunge così un breve pianoro detto Pra Sec.

Balme Di qui la vista spazia sul vecchio centro di Balme e sulla grandiosa parete che sovrasta il paese (Ròtchess d’Bàrmess). Attorno al grande muro paravalanghe che protegge il villaggio, spesso è possibile scorgere branchi di stambecchi che in primavera scendono fin presso le case (non dimenticare il binocolo!).

Balme

La salita riprende piuttosto ripida, fino a raggiungere le case Arbosëtta, capolinea della piccola sciovia del Pakinò, oltre il quale si apre il vallone di Servìn. Il percorso prosegue in leggera discesa, attraversa un ripido canale e quindi scende alla borgata Li Fré (che significa “i fabbri”), m 1495.

 Li Fré

L’insediamento fu fondato nel secolo XV (nei pressi della piazzetta si conserva una lastra di pietra che reca la data 1486) da minatori bergamaschi e valsesiani venuti a sfruttare le miniere di ferro del monte Servin, a quasi 3000 metri di altezza. Il minerale veniva trasportato a valle mediante apposite slitte e subivaMarzia Verona una prima riduzione in una rustica forgia che sorgeva nel pianoro sottostante le case. Il metallo veniva in parte lavorato sul posto, in parte trasportato in bassa valle, dove veniva trasformato in serrature (a Ceres) e in chiodi (Mezzenile, Pessinetto e Traves). Nel XVIII secolo le miniere furono ricoperte da un piccolo ghiacciaio (Vedretta di Servin, ancora esistente pur se in via di estinzione), mentre cominciò a scarseggiare la disponibilità di legname da trasformare in carbone di legna per alimentare le forge. Per questi motivi l’attività di sfruttamento minerario declinò rapidamente e i Balmesi dovettero riconvertirsi ad una misera economia di agricoltura d’alta montagna, riuscendo a sopravvivere con i pochi proventi di un pericoloso traffico (in realtà era contrabbando, ma questa parola a Balme non Cristina Salvaiviene mai pronunciata!) con la vicina Savoia, attraverso gli alti valichi del Col d’Arnass e del Collerin). Nel secolo seguente, con la nascita dell’alpinismo, i Balmesi misero a frutto la loro conoscenza della montagna trasformandosi in provette guide alpine. In tempi più recenti il villaggio dei Fré cessò di essere abitato in permanenza e divenne uno dei tanti insediamenti temporanei della transumanza estiva. La perfetta muratura a secco di molte case testimonia la perizia dei minatori che costruirono il villaggio, mentre la tipologia delle abitazioni, meno interrate, e con aperture più ampie di quelle dei Cornetti, conferma l’originaria destinazione ad attività artigianali e non agricole della popolazione. I balconi in legno sono un’aggiunta del secolo XVIII, quando la riconversione forzata all’agricoltura rese necessaria l’essiccazione dei cereali, che spesso la rigidità del clima obbligava a mietere prima della completa maturazione.

verso case Kioss

Attraversata la frazione, si prosegue in direzione delle case Kiòss, per raggiungere l’imboccatura di una miniera abbandonata, dalla quale veniva estratto minerale di talco.

Prima di giungere alla miniera può essere interessante soffermarsi davanti ai resti della baita del Casoùn, interamente costruita sfruttando un grande riparo sotto roccia come tetto.

 gpcastellano osserva la baita del Casoùn

La baita del Casoùn

Questi ripari sono detti bàrmess e da essi deriva il nome di Balme. In un fitto bosco, il sentiero prosegue verso l’alpe Tchavàna, per poi discendere fino al fondovalle, in prossimità di un’immane roccia attraversata da una gigantesca fenditura. Annidata alla base della rupe sorge la baita Li Soùgn (gli acquitrini), m 1518.

Li Soùgn

Di fronte alla baita, alla sommità un masso annerito dal fuoco, si possono scorgere coppelle incise nella roccia, a testimonianza dell’antichissimo insediamento umano nel luogo.

Gaia

Il percorso prosegue costeggiando il torrente fino alle cascate del Rio Pountàt, che d’inverno si tramutano in palestra di ghiaccio dove non è raro vedere impegnate cordate di ice climbers.

Cascate del Rio Pountàt

Altro incontro possibile è quello con gli aironi intenti a pescare dal bordo delle pozze ghiacciate. Si attraversa quindi la testata del vallone, superando il torrente su una rustica passerella di legno. Si raggiungono così le baite di Piàn Salé (m 1600) dove si incrocia il sentiero GTA che porta al Col Paschièt, in direzione di Lemie.

Cascate del Rio Pountàt

La pista scende ora lungo il lato destro del vallone di Servìn, fino ad attraversare il ripidissimo canalone della Riva Loundji, percorso, ad ogni caduta di neve, da una grande valanga che precipita direttamente dalla cima del Monte Fort. Con un po’ di fortuna, nella parte alta del canalone, si possono vedere camosci. Sempre in leggera discesa, si attraversano ampie praterie (l’Sàgness, che significa “gli acquitrini”) e poi un versante esposto ai venti di settentrione e per questo chiamato Tiralòra.

Gaia

Entrati in un fitto bosco di faggi si giunge all’estremità superiore di un pendio erboso assai ripido, che in passato serviva per far rotolare i tronchi d’albero, il cui nome lou Rountch, ricorda l’opera di disboscamento e dissodamento.

Il panorama torna ad allargarsi e si scorge la vetta della Ciamarella, massima elevazione delle Valli di Lanzo (m 3676).

Seguendo un sentiero tra salti di rocce, si scende fino alla Ghiacciaia, chiusa da una rustica porta di legno che permette di accedere a una galleria e ad un anfratto naturale della montagna che poteva essere riempito di neve attraverso un pozzo naturale.

La ghiacciaia - bacheca del Cai di Lanzo

La neve durava tutta l’estate e veniva utilizzata per conservare le carni. Si risale quindi il torrente fino alla radura di Pian Tchurìn, dove una caratteristica sorgente richiama spesso la presenza di animali selvatici; a poca distanza si raggiunge un bel ponte in legno detto Pount Bianc.

La ghiacciaia

Portato via dalla disastrosa piena dell’ottobre 2000, questo ponte, come gli altri, è stato ricostruito da un gruppo di giovani volontari di Balme diretti da un anziano del luogo, Michele Castagneri Tucci, che ha trasmesso loro un sapere tecnologico vecchio di secoli ma tuttora efficace.

Ritornati alla frazione Cornetti, si risale la borgata, passando accanto alla fontana del Corn (sormontata da un corno di stambecco) che ricorda nel nome quello della famiglia di minatori (i Cornetto) che fondarono l’insediamento nel XIII secolo. Si osservi la bella pavimentazione in pietra (lou stèrni), realizzata nel 1996 da un abile artigiano della valle, Giovanni Cristoforo detto Ninétou. Di qui si ritorna al capoluogo seguendoFraz. Cornetti il percorso d’andata. In alternativa, ritornati al Pra Sec, si può seguire la pista pianeggiante che attraversa la sciovia e si inoltra nella gola della Gòrdji, dove le acque dello Stura precipitano fragorosamente in una cascata alta alcune decine di metri (nei pressi si vede l’antica condotta forzata e centrale elettrica inaugurata nel 1909 e ancora in uso!).Oltrepassato il ponte sulla cascata, si giunge in pochi minuti nel vecchio centro di Balme, che merita una breve visita. Dal piazzale davanti allo storico Hotel Camussòt è visibile l’insegna della primitiva sede della locanda, risalente alla metà del XIX secolo, che fu poi sostituita dalle due grandi costruzioni che sorgono di fronte. Per oltre un secolo il Camussòt fu tra i più illustri alberghi di montagna delle valli piemontesi e fu gestito dalla famiglia Bricco, discendente dalla guida alpina Giacomo Bricco detto Camussòt (1845-1904), noto cacciatore di camosci. Alloggiarono al Camussòt e lasciarono traccia del loro soggiorno sul Libro dell’Albergo numerosi protagonisti dell’esplorazione alpina negli anni a cavallo del secolo ed esponenti della cultura italiana di fine Ottocento, come Eleonora Duse, Giosué Carducci, Guglielmo Marconi. Interessante la vista sulla distesa di tetti coperti da lastre di pietra (lòsess). Si scendono alcune rampe verso la parte più antica dell’abitato fino alla piazzetta detta Ls’Airess, antico centro del paese e luogo di incontro, dove in occasione di alcune feste (SS. Trinità e Ferragosto) vengono tuttora eseguite musiche e danze della tradizione locale. Proseguendo verso valle si possono osservare i caratteristici cunei paravalanghe (tchòmess) che proteggono le case più a monte dall’urto delle masse di neve che precipitano dalle pareti soprastanti.

Fraz. Cornetti

Ritornare nella piazzetta di Ls’Airess e scendere verso la carrozzabile attraverso un sottopasso ad arco. Si trovano qui i resti della più antica cappella del paese, risalente al secolo XV sulla base di alcuni affreschi di carattere gotico, dove autorevoli studiosi ritengono che abbia sostato la S. Sindone nel 1535, quando la Reliquia fu trasportata clandestinamente da Chambéry a Torino. La cappella fu sconsacrata probabilmente in occasione della costruzione della nuova Chiesa, dopo la costituzione della Parrocchia nel 1612. È questo la parte più antica del paese, risalente probabilmente al ‘200, e sopravvissuta alle demolizioni del primo ‘900, quando fu costruita la strada per l’acquedotto di Torino al Pian della Mussa.

Fraz. Cornetti

Di fronte all’arco, al di là della strada carrozzabile, si apre il buio accesso alla casa fortificata del Routchàss, massiccia costruzione a tipologia difensiva, eretta in varie fasi successive nel corso del secolo XVI alla sommità di un promontorio roccioso. Un unico tetto di dimensioni gigantesche copre una serie di stretti passaggi e di scale coperte che conducono ad una loggia con vista sulla valle sottostante (iscrizione incisa nella roccia del fondatore Gian Castagnero 1591) e agli affreschi del XVII secolo raffiguranti una Deposizione ed un ciclo di Storie del Battista (cena del Re Erode e decollazione di S. Giovanni).

Paolo e gpcastellano

La costruzione del Routchàss è strettamente legata alla costituzione del Comune (1610) e della Parrocchia (1612) di Balme, in quanto l’insediamento dei Castagneri segnò l’inizio dello sviluppo del paese come centro metallurgico e minerario. Numerose storie e leggende tuttora tramandate da una generazione all’altra illustrano la figura di Gian Castagnero (1550-1643), fondatore dell’autonomia balmese e capostipite della quasi totalità dell’attuale popolazione del paese.

Sentiero Natura ValServin

In particolare viene indicata la sua forgia e, nei sotterranei dell’edificio, il luogo dove egli coniava monete con l’oro di una miniera di cui egli solo conosceva il segreto. La visita si può concludere con la visita del Museo delle Guide Alpine che sorge nel corpo di fabbrica della chiesa parrocchiale (chiavi presso il Bar Centrale). Vi sono conservati i cimeli di una gloriosa epopea che vide i montanari di Balme, tra cui il celebre Antonio Castagneri detto Toni dìi Touni, protagonisti dell’esplorazione alpinistica delle Alpi Occidentali.


In conclusione vorrei sottolineare, come ho già fatto in altri post,  l’importanza dell’opera svolta sul territorio dai volontari del Club Alpino Italiano. In questo caso il sentiero che abbiamo percorso è stato realizzato dal Cai di Lanzo il 16 giugno 2002. Tra i numerosi volontari, che hanno donato un po’ del loro tempo libero, per favorire la frequentazione e la conoscenza dell’ambiente alpino, c’era anche serpillo ed il sottoscritto.

Sentiero Natura ValServin

Quell’esperienza è stata così positiva, anche per l’importante occasione di aggregazione tra appassionati di montagna, che da allora cerchiamo sempre, tra le nostre attività in ambito CAI, di offrire un po’ del nostro tempo libero per curare la sentieristica. Tutto ciò ci ha  donato sempre grandi soddisfazioni ed occasioni per incontrare persone davvero speciali.


Anello di Val Servin  (Val di Ala – Valli di Lanzo)

Luogo di partenza: Cornetti (fraz. di Balme, 1446 m)

Difficoltà: E (o TI: escursionismo in ambiente invernale);

Tempo di percorrenza: 3 h;

Dislivello: 300 m circa;

Cartografia: carta n. 8 della Fraternali Editore in scala 1:25.000


Ecco un resoconto storico sulla borgata Li Fré, curato da Giorgio Inaudi e tratto dal notiziario di Balme (Barmes News).

Beppeley

24 Responses to Autunno bianco in Val Servin

  1. blacksheep77 says:

    ahihaiahi, beccata mentre fotografavo… 😉
    grazie per avermi fatto rivivere qui la bella giornata che abbiamo trascorso insieme

    alla prossima gita in compagnia!

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  2. ometto83 says:

    Beh, direi che non manca proprio niente in questo bel post!
    Un’ottima descrizione delle bellezze storico-naturalistiche che si possono vedere nei dintorni di Balme  con un’escursione semplice e alla portata di tutti.
    Chi non hai mai bazzicato nella zona sarà sicuramente incuriosito dopo questa lettura …e confermo: meritano una visitina questi fantastici luoghi!

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  3. ometto83 says:

    @blacksheep77:  noi due non ci becchiamo proprio mai nè? Arrivo io e mi dicono che sei scappata da 10minuti! Sarà destino! 🙂

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  4. serpillo says:

    Grazie a tutti voi per la bella giornata trascorsa insieme.
    Grazie beppeley instancabile fotografo e cronista.

    Serpillo

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  5. gpcastellano says:

    Non c’è nulla da aggiungere ad un post così ben congegnato, che rispecchia una giornata perfetta… ancora grazie mille per la splendida giornata e l’idea di altre gite e ritorni in quel di balme.

    Ha ben detto beppe: non ci siamo fatti mancare nulla, dalla passeggiata all’allegria, passando per i nutrimenti di anima e corpo!

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  6. utente anonimo says:

    Se le pubblicizzerete in anticipo queste uscite, la prossima volta cercherò di esserci anch’io.
    Ottima descrizione e belle foto, come sempre.
    A proposito di volontariato e manutenzione sentieri: ogni anno il CAI di Lanzo di cui sono socio, organizza almeno tre uscite di pulizia/manutenzione/ripristino sentieri a cui siete tutti caldamenti invitati. A breve sarà disponibile il programma 2010.
    Paolo

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  7. gpcastellano says:

    Il compleanno dei camosci[..] Mi sarebbe piaciuto postare foto, descrizioni, osservazioni sulla giornata di domenica scorsa, durante la quale si è festeggiato il primo anno del blog dei Camosci Bianchi. Purtroppo il tempo e le cure sono tiranni e non ci sono riuscito. Poi ho [..]

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  8. serpillo says:

    @ Paolo: grazie per la segnalazione sulla Sentieristica del CAI Lanzo. Ho visto che sono molto attivi ed ad alcune uscite abbiamo partecipato anche noi nel passato.
    Tra parentesi, se non riusciamo a combinare prima un’uscita, magari in Val Grande, perche’ non incontrarci alla serata degli auguri in sede a Lanzo?
    Puo’ essere un’idea, no?

    Serpillo

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  9. JohnDeere says:

    Aumenta il rammarico per non essere riuscito a venire con voi.
    Colgo l’occasione per scusarmi con Serpillo, in quanto mi pare di aver capito che non ti è arrivata la mia mail!
    Spero non mancheranno occasioni di ritrovo, naturalmente se passate in Valsesia fate un richiamo!

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  10. Beppeley says:

    @gpcastellano: adesso aspettiamo il tuo post! Mi raccomando!

    @Paolo: hai ragione, ci siamo ridotti un po’ all’ultimo… anche altre persone si sono "lamentate" di questo fatto… Ti assicuro che la prossima volta ci muoveremo prima…

    Nel programma del 2010 del Cai di Lanzo ci sono anche quattro nostre uscite e credo che possano essere un’ottima occasione per conoscerci. La mia idea, appena Bruno Visca pubblica le uscite sull’annuario e sul sito internet, è quella di informarvi qui, su questo blog, sulle escursioni che serpillo ed io abbiamo in programma. Così chi desidera partecipare lo sa già con molto anticipo e può tenersi così la domenica libera da altri impegni. Inoltre ci piacerebbe presentare ogni escursione qui, con foto, descrizione e dettagli vari. E poi ovviamente fare il post dopo l’uscita. E’ carino vivere così la montagna… ritrovandoci poi qui, a condividere le nostre splendide passioni… Ma ovviamente possiamo incontrarci anche al di là del CAI… le proposte in merito, sono sempre ben accette!

    @JohnDeere: c’erano i minatori valsesiani da ‘ste parti! Noi ti aspettavamo! Mi è spiaciuto tanto non vederti tra di noi, davvero!
    La prossima però, da te o da noi, non devi mancare, neh!

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  11. Beppeley says:

    ….accidenti dimenticavo di segnalare che anche ometto83 ha organizzato un’uscita molto particolare… sorpresa! E poi lasceri a lui rendervi partecipi di questo piccolo grande evento…

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  12. blacksheep77 says:

    @ometto83: ci saremo incrociati per la strada…

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  13. gpcastellano says:

    scusate la nidificazione di un post nel post, poco sopra…. a volte splinder prende iniziative poco governabili
    gp

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  14. OssoinBocca says:

    ALLORA: BUON COMLEANNO!!!
    Mi è dispiaciuto non poter essere dei Vostri! Spero che ci potranno essere altre occasioni. Una, direi, se ci sarete, quella del 18 dic, così ci si potrà conoscere!
    Ciao, alla prossima!
    BB

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  15. Beppeley says:

    @gp: a me invece piace quando scopro che il blog è stato citato in altri blog, come è successo a te… penso non sia casuale…Si crea in questo modo una sorta di link tra blog e così si "parlano".

    @OssoinBocca: certo! Ci siamo! Arriviamo con gli striscioni a fare il tifo da stadio per blacksheep77… che libro! La prima cosa che faccio quando esco dal lavoro, mentre sono in attesa del bus, è di tirare fuori il libro e immergermi nella lettura…E’ favoloso sono solo a pagina 80 circa e spero che non finisca in fretta!

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  16. blacksheep77 says:

    @beppe: piano o arrossisco!!
    finisce, finisce, ma poi c’è comunque sempre il blog 😉

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  17. utente anonimo says:

    @Serpillo: certamente!

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  18. utente anonimo says:

    @Serpillo: dimenticato la firma.
    Paolo

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  19. utente anonimo says:

    Complimenti per l’eccellente descrizione.
    Mi fa piacere che siate stati bene.
    Un saluto a tutti.
    Gianni Castagneri

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  20. OssoinBocca says:

    @serpillo: ho continuato sul filone del "cane nervoso, podista curioso", ma purtroppo non ho potuto lasciare il post su cui avevi commentato. Mi dispiace ma ho problemi tecnici tra rete e pc. Ad esempio questo vostro blog lo visualizzo solo alla fine della barra di scorrimento e tutto sulla sx.
    Cosa che capita anche al mio se non "tengo corta" la videata!
    …Comunque il messaggio era stato recepito, direi!
    "E’ QUESTIONE DI BUON SENSO…"!
    @beppeley: porto anche le stelle filanti……?

    Dai, bravi! continuate così!
    Ciaoooooooooo
    BB

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  21. utente anonimo says:

    Buon compleanno CAMOSCI BIANCHI, lunga vita al vostro blog, e alla vostra amicizia!

    ROK 64

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  22. Beppeley says:

    Grazie a tutti!

    @Gianni: sì, siamo stati davvero molto bene… la vostra accoglienza è davvero rimarchevole!

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  23. gpcastellano says:

    Passi al Servin[..] Il cielo livido e l’aria fresca non ci scoraggiano affatto, anche perché sappiamo che la passeggiata sarà relativamente breve: il giro ad anello del Pian Servin, a Balme, Val d’Ala. Più che la passeggiata, & [..]

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  24. Pingback: Neve oltre i 1200 metri… | I camosci bianchi

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