Sentieri persi, sentieri ritrovati… sentieri dimenticati?

Dopo le valanghe dell’inverno 2008/2009, sovente mi chiedo se certi sentieri, che hanno lasciato in me un segno di profonda empatia con il territorio circostante, sono ancora percorribili. Ci sono valli, montagne, boschi e borgate che ti entrano nel cuore: mettono le radici e non puoi fare a meno di ritornarci periodicamente, in ogni stagione. Sono una parte di te, che vuoi ritrovare in salute, per goderti ancora una volta una sana frequentazione del proprio tempo libero. No, nella mia testa non è tempo libero. E’ tempo liberato quello che ti regala la montagna.

E allora parto con serpillo, fenneck e ometto83 per ripercorrere lo stupendo sentiero ad anello Mottera-Frassa-Mea-Bussoni (Mottera). Siamo in Val Grande di Lanzo, nei pressi del Comune di Chialamberto quello del progetto Vassola che aspetta oramai solo più il via libera dalla provincia di Torino.

Ecco come lo abbiamo scoperto questo bellissimo luogo della Val Grande. Grazie al bimestrale Panorami e a Roberto Bergamino. Correva l’anno 2001. Sentieri persi, sentieri ritrovati

In un imprecisato giorno di tarda primavera, tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, un giovane scende a Mottera dalla corriera che risale la Val Grande e, passando vicino alla chiesetta, inizia a salire: “Mezz’ora, ho impiegato mezz’ora per trovare l’imbocco della mulattiera e spero di essere sulla strada giusta perché non c’è un segno neanche a pagarlo.”

Intanto continua l’ascesa, ad un bivio prende la traccia che sale, si capisce che la mulattiera, sotto i segni dell’abbandono, è molto bella. Poi inizia la scalinata, le pietre sono scivolose e in parte coperte di terra ma lui sale in fretta, non vede l’ora di godersi il panorama, che dicono superbo, una volta arrivati alla chiesetta.

 “Sono quasi arrivato, ancora qualche decina di gradini e … Ma come, dov’è la scalinata? E’ sparita!!” La scalinata non è sparita è solo nascosta sotto un compatto muro di rovi, dopo qualche peripezia e qualche graffio il ragazzo si gode il panorama dalla Frassa per poi proseguire alla volta della Mea, Alboni e Rivotti, non prima di aver lasciato alcuni pezzi della vecchia camicia di flanella su altri rovi.

Al pomeriggio, mentre si sorseggia una meritata e fresca birra a Pialpetta, in attesa della corriera che lo riporterà a casa, il giovane guarda in alto ripercorrendo con lo sguardo il tragitto percorso: “Accidenti che bello, e che panorami, peccato per lo stato di quelle antiche mulattiere e l’abbandono di quei vecchi casolari“.

Domenica 8 ottobre 2000 il nostro giovane, un po’ meno giovane, percorre quegli antichi sentieri in una splendida giornata autunnale; grazie al lavoro di numerosi volontari sono stati puliti, segnati con vernice bianco – rossa e cartelli di legno, è una gioia camminare e guardarsi attorno. Il nostro amico in più di dieci anni di escursioni ha visto modificarsi quei sentieri è ora è soddisfatto, non sa che di li a pochi giorni un’alluvione si abbatterà sulla valle, ma questo è un altro discorso …

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I sentieri di cui si sta parlando sono quelli “dell’andrit” della Val Grande di Lanzo ed in particolare le mulattiere che, partendo dai borghi di fondovalle raggiungono piccoli nuclei di alpeggi o minuscoli villaggi che rispondono ai nomi di Crot, Frassa, Mea, Alboni, Pianardi …

Negli ultimi anni i numerosi sentieri dell’andrit sono stati puliti e segnalati, è stato un lavoro faticoso e lungo, che continuerà ancora nel corso del 2001. I principali artefici di questa opera sono la commissione TAM (Tutela ambiente montano) del CAI Torino e il noto alpinista locale Marco Blatto, il loro entusiasmo ha poi coinvolto altri volontari locali che hanno contribuito alla sistemazione dei “loro” sentieri. Le mulattiere di quel settore della Val Grande sono un “piccolo mondo antico” che, negli ultimi tempi, è tornato a rivivere, almeno nelle opere che testimoniano l’antico lavoro dell’uomo. Salendo dal fondo valle si iniziano a scorgere tra le betulle ed i faggi muri a secco e mulattiere, piloni votivi e scalinate, fino ad arrivare su dove si trovano i casolari e, usciti dal bosco, la vista può spaziare su tutta la valle e sulle montagne più alte delle Valli di Lanzo. Bisogna immaginare queste montagne sul finire dell’800, quando i pendii non erano coperti dai boschi come lo sono ora ma ogni prato, anche il più ripido, era utilizzato. Si costruivano terrazzamenti e se la terra non c’era la si portava sul posto a spalle, caricando la “gabassa” all’inverosimile. Quasi tutte le opere dell’uomo che vediamo ai nostri giorni risalgono a quell’epoca, tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, come testimoniano le date incise sulle case e sui piloni votivi. Alcune opere sono assolutamente da vedere come, ad esempio, la scalinata che conduce alla chiesetta ed ai casolari della Frassa, costruita durante la I Guerra Mondiale per sciogliere un voto.

I Sentieri

Quella che si potrebbe definire la “spina dorsale” dei sentieri in questione è il “Sentiero Balcone” che, partendo da Vonzo raggiunge Forno Alpi Graie procedendo su una quota media di 1500 – 1800 metri. Si tratta dell’unione dei vari sentieri (ci sono anche alcuni tratti di strada sterrata) che consentono di avere una visione panoramica e completa sulla Val Grande. Tutti i sentieri ripuliti che salgono dal fondovalle si innestano sul “Sentiero Balcone”. Come si vede dalle cartine allegate i sentieri segnati si prestano anche alla realizzazione di interessanti percorsi ad anello (il tracciato in neretto si riferisce ai sentieri già ripuliti, quello tratteggiato a quelli che saranno puliti nel 2001). Infine, cosa da non dimenticare, tutti i percorsi non presentano particolari difficoltà (possono essere classificati come E nella scala delle difficoltà escursionistiche) e sono particolarmente adatti a famiglie oppure a gruppi di Alpinismo giovanile. Inoltre, vista la quota non elevata e la favorevole esposizione, sono percorribili quasi tutto l’anno (particolarmente indicati la tarda primavera e l’autunno).

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I sentieri segnalati sono (articolo della rivista Panorami dell’anno 2001)

Chialamberto (m 851) – Candiela (m 1141) – Pianardi (m 1146) Tempo  disalita: poco più di un’ora.

Chialamberto (m 851) – Balmavenera (m 1043) Pianardi (m 1146) Tempo di salita: 50 minuti circa.

Questi due sentieri possono essere uniti e compiere così un’interessante escursione ad anello.

Pianardi (m 1146 – raggiungibile in auto da Chialamberto) – Frassa (m 1601) Tempo di salita: 1 ora e 30 minuti.

Mottera (m911) – Frassa (m 1601).Tempo di salita: 2 ore circa.

Frassa (m 1601) – Biollè (m 1595) – Mea (m 1530) Alboni / San Grato (m 1368 – raggiungibile in auto da Pialpetta). Tempo di percorrenza 1 ora 45 minuti circa, si tratta di una parte del “Sentiero Balcone”.

Bussoni (m 912) – Mea (m 1530) Tempo salita: 1 ora e 30 minuti. Bonzo (m 973) – Mea (m 1530) Tempo salita: 1 ora e 15 minuti.

Bonzo (m 973) – Mogliasso (m 1195) – Alboni/ San Grato (m 1368) Tempo salita: 1 ora.

Oltre a questi sentieri bisogna ricordare che, risalendo la Val Grande, altri sentieri sono stati puliti o lo saranno nei prossimi mesi, si tratta del sentiero che sale da Borgo di Groscavallo al Gias dei Signori e da qui ai Laghi di Sagnasse oppure al Gias Nuovo Fontane, di quello che da Forno Alpi Graie raggiunge il Gias Travet e di quello che da Forno Alpi Graie raggiunge il Gias Colombin. Dal Gias Colombin si vuole poi proseguire verso il Colle della Piccola e si desidera completare i collegamenti tra il Gias Colombin e l’Alpe Travet ed il Gias Nuovo Fontane.

Come si vede il lavoro non è poco quindi chiunque volesse contribuire a quest’opera può mettersi in contatto con la Commissione Intersezionale TAM del CAI di Torino (sede in Galleria Subalpina 30 – Torino – il giovedì dalle 21.00 alle 22.30 – tel. 011/53.79.83.

A questo punto non resta che invitare tutti coloro che desiderano aprire lo scrigno che contiene i piccoli tesori della Val Grande a calzare gli scarponi e ad iniziare a salire.


E noi in una domenica novembrina partiamo per navigare proprio tra quei sentieri della Val Grande che abbiamo percorso innumerevoli volte, con il sole accecante, la nebbia avvolgente, l’acqua penetrante e la neve abbacinante.

Si aggregano anche fenneck e ometto83 che non conoscono ancora questi luoghi. Decidiamo così diCappella della Frassi unire tre dei percorsi che ci suggeriscono la TAM, Roberto Bergamino e Marco Blatto per effettuare un giro ad anello. Partiremo da Mottera per raggiungere Frassa con la sua deliziosa Cappella e poi ci dirigeremo alla volta di Mea da dove discenderemo verso Bussoni (cinque minuti a piedi da Mottera, dove ci attende l’auto).

Ho solo un dubbio, che purtroppo diverrà certezza. Il sentiero che raggiunge Bussoni da Mea, sarà in buone condizioni? Già prima delle forti nevicate dell’inverno 2008/2009, in alcuni brevi tratti nel bosco, bisognava prestare molta attenzione a rinvenire la traccia a causa dell’invadenza della vegetazione che non permetteva di indivudare i bolli bianco-rossi. Noi però sappiamo che le prime due tratte del nostro giro (Mottera – Frassa e Frassa – Mea) sono generalmente curate da alcuni volontari della zona che oltre a manutenere i sentieri, si prestano anche a curare con grande amore la Cappella della Frassa ove ogni anno nel mese di luglio si svolge la festa in onore della Madonna delle Grazie (ecco un interessante articolo di Gianmarco Mondino sulle antiche chiesette di montagna).

salendo verso la FrassiMi aspetto il peggio: con me, oltre all’altimetro da polso, porto il gps e le radio perché so che serpillo mi potrà aiutare nella ricerca della traccia avanzando nel groviglio degli alberi che sicuramente saranno crollati o a causa delle nevicate oppure a causa del vento che da queste parti, quandi si risveglia, fa davvero paura e anche danni.

Il percorso che sale alla Frassa da Mottera non ci crea alcun problema. Notiamo lungo il sentiero che ci sono gli alberi tagliati. E in effetti proprio a fine 2008 avevamo tentato di salire con Diego  e Silvio fino alla Frassa. Dovemmo purtroppo arrenderci perché l’intricato labirinto creato dagli alberi caduti intorno ai 1200 metri di quota  non ci permise di continuare la nostra escursione con le racchette da neve.

Silvio e Diego (27 dicembre 2008)

Arriviamo alla Frassa e ci godiamo, dopo circa due ore di marcia, una piccola pausa per bere un po’ di tè caldo e sgranocchiare qualche pezzetto di cioccolata. La giornata non è proprio quella delle migliori ma noi siamo felici di essere qui dove veramente ci sembra di toccare il cielo con un dito. Fenneck era proeccupata, pensava di non riuscire neanche ad arrivare fin qui. E invece non solo ci è arrivata in ottime condizioni ma la convinciamo a proseguire per farci venire incontro le montagne della Val Grande di Lanzo. Perché loro sono lì ad attenderci. Non aspettano nient’altro che il nostro cammino. Che sarà lento ma inesorabile. E poi noi siamo pronti a tutto, anzi, salendo abbiamo già testato il buon funzionamento delle radio. So che ci serviranno se vogliamo, al di là di tutto, concludere la nostra escursione. Il nostro sogno oggi è modesto ma oltremodo stimolante: desideriamo ardentemente fare nostro questo territorio magico, irresistibile che ci induce, passo dopo passo, a continuare a sentire il ritmo del nostro cuore.

Avete mai sentito che orchestra divina si ascolta nell’immensità della montagna, quando il ritmo lento dei nostri piedi abbraccia quello del nostro cuore? Con il suo pulsare diretto dall’universo che circonda la nostra anima? Non capitano queste strabilianti cose in città, nel cemento, nei non luoghi di tutti i giorni. Bisogna aver voglia di volare. E quando desidero volare  mi piace sognare di farlo con i miei amici in questi ambienti indescrivibili, dove l’uomo ha scolpito la sua presenza narrante.

Si riparte in direzione di Mea. Se prima abbiamo dovuto salire con costanza, per fare nostri i seicento metri di dislivello, che separano la frazione Mottera dalla Cappella della Frassa, ora il nostro incedere sarà pressoché in piano. E’ una magnifica traversata quella che ci aspetta lungo le piccole borgate ove trovare il coraggio di fermarsi.

Sì, di fermarsi. E di permettere così al silenzio di venirci incontro per massaggiare la nostra anima stanca e bistrattata da una settimana di apnea urbana.

Fermarsi. Una rivoluzione interiore se pensiamo al frenetico scorrere della vita imposto dalla dittatura della velocità. Così suadente nella nostra epoca. Così accattivante.

Un senso di profondo appagamento mi cattura quando scopro che fenneck e ometto83 apprezzano questi luoghi. Sono felice quando mi fermano affinché noti i particolari delle malghe destinate prima o poi a crollare. E’ la fine che toccherà loro, da quando l’uomo non abita più qui.

Oltrepassiamo un bellissimo bosco, scendiamo un pochino lungo una buona traccia che ci conduce verso il Bec di Mea, storico sito di arrampicata, simbolo del Nuovo Mattino, dove, se hai la pazienza di accucciarti e riposarti un po’, e volgere poi lo sguardo veso quella sommità, ti capiterà di vedere sbucare all’improvviso due grandissimi alpinisti come Gian Piero Motti e Gian Carlo Grassi. Basta un po’ di immaginazione magari rinvigorita da qualche buon libro.

Bec di Mea

Qui tutto è divino.

Qui il tempo pare essersi dissolto nelle nubi che appiano e scompaiono sopra di noi. Tutto qui è irrealistico se solo per un attimo penso da dove arrivo. Se rifletto dove abito, dove vivo e lavoro. Solo in questi luoghi percepisco tutti gli innumerevoli condizionamenti della nostra epoca. E’ come se il nostro cervello, là, nei meandri della mia città, non potesse volare. E’ come se fosse in prigione, incanalato nelle claustrofobiche logiche del consumismo.

Barbara Spinelli sul suo bellissimo editoriale di oggi sul quotidiano La Stampa  (Il vecchio che torna):

Mi ha colpito una frase, detta all’Aquila domenica scorsa da un manifestante delle chiavi, il direttore dell’Accademia delle Belle Arti Eugenio Carlomagno: “Chiusi nelle case antisismiche, nei moduli abitativi provvisori, abbiamo capito che non sapevamo dove andare: non c’è un teatro, non c’è una biblioteca, non ci sono più i bar del centro. Ci siamo accorti di essere persone che debbono solo comprare cibo al supermercato, mangiare e guardare la televisione. Abbiamo detto basta.

Tutte le mattine, a parte quando vago tra i monti, leggo La Stampa. Mi immergo nella lettura per quasi un’ora prima di dedicarmi poi al mio lavoro. Nelle notizie riportate dai quotidiani sovente si parla genericamente di consumatori. Noi siamo consumatori. Macchine programmate dalla nascita per compiere bene un solo gesto, non nostro, ma imposto: quello di consumare.

Ponte sul Rio Unghiasse

Quando ogni lunedì mattina, dopo uscite come queste, che sono uscite dal dejà-vu, che sono escursioni che aprono la mente, il cuore e l’anima verso altri uomini che abitano altri mondi, mi ritrovo il giornale sotto il naso, e leggo da tutte le parti che il mio mondo è abitato da solo più da consumatori, e non più da esseri umani pensanti, da indivdui, da cittadini, mi sento davvero spaesato, ferito nell’anima, quell’anima che qui, in queste montagne da perdere la testa, ritrova tracce di umanità.

Un’altra firma importante, meravigliosa ed acutissima de La Stampa, Guido Ceronetti, oggi così scrive della sua domenica antismog:

“Da richiamare anche un pensiero del grande Cornelius Castoriadis: «Se i cittadini sono senza bussola lo si deve al logoramento, alla decomposizione, all’usura senza precedenti dei significati sociali immaginari. Nessuno sa più, oggi, che cosa sia essere cittadino; ma nessuno sa più che cosa sia essere un uomo, o una donna; nel dissolversi dei ruoli sessuali, questi sono significati perduti”.

 

Prima di tutto siamo esseri umani, perché così nasciamo e perché è così che Dio ci ha creati. Poi dopo saremo anche consumatori. Però ho l’impressione che oggi valga solo più il contrario: prima di tutto conta l’uomo che detiene potere d’acquisto. E poi, forse, ma solo dopo aver considerato questo aspetto, siamo anche esseri umani.

Ma se così è allora questa è una vita aberrante e priva di senso.

Qui, grazie a Dio, incontro l’Uomo.

Qui mi viene incontro la libertà.

 "Fino a quando esisteranno le montagne da lì scenderà un vento di libertà"

E’ arrivata l’ora della nostra sosta. Siamo a Mea un luogo di pietra ma anche di panorami mozzafiato che oggi sono dipinti dall’artista autunno.

C’è silenzio. Qualche escursionista ha raggiungo la cima del Bec di Mea per godere di panorami ancora più ampi. E anche noi ci facciamo un salto. Pochi minuti e siamo in cima.

Siamo felici di essere qui in compagnia di questi giganti di roccia. Con gli abeti e i larici che ci regalano un indescrivibile gioco di colori. Eccoli che ci salutano e ci informano che per loro è giunto il momento del riposo.

Loro, da quando è mondo, continuano a fermarsi tutti gli anni. La Terra, nel suo moto intorno al Sole si distanzia, il calore diminuisce, fa più freddo. La loro attività è regolata dal cosmo. E’ armonia questa?

Noi oggi siamo felici. Forse questa gioia ce la trasmette questo mondo. Che continua incessantemente a parlarci.

Ripartiamo. Torniamo un po’ indietro da dove siamo arrivati, attraversiamo il ponte sul Rio Unghiasse e subito dopo prendiamo il bivio a destra che ci proietta verso il fondovalle, verso la borgata Bussoni. Questo è il ramo di sentiero che ci permette di chiudere il nostro anello. Se aprite il precedente link, potrete notare sulla mappa che il sentiero raggiunge due piccoli quadratini che indicano delle malghe. Ecco, proprio il tratto di sentiero che precede questa zona, dopo la curva quasi a 90° verso est, è quello critico per l’orientamento. So che sarà proprio lì che dovremo usare il gps, che ci permetterà in caso di necessità di tornare sui nostri passi, e le radio per evitare di ritrovarci tutti insieme nel groviglio degli alberi crollati con il rischio concreto di perdere il sentiero. Uno solo di noi andrà in avanscoperta per cercare la giusta rotta, rimanendo però sempre in contatto, mentre gli altri attenderanno istruzioni.

Torrioni del Biollè

Sorpassiamo il bellissimo sito di arrampicata denominato “I torrioni del Biollè“, dove ometto83, insieme al compagno di cordata  lichene1, ha già avuto modo di cimentarsi su qualche  via, e poi ci addentriamo nel bosco dove cominciamo a stare all’erta per non deviare dal giusto sentiero che in questa stagione è ricoperto totalmente dalle foglie dei bellissimi faggi che caratterizzano questa zona della Val Grande.

Ci imbattiamo in un ometto di pietra che ci suggerirebbe di svoltare decisamente a sinistra. Non ne sono sicuro e inoltre non si vede più il percorso. Ci fermiamo e lasciamo serpillo avanzare verso sud, con la radio agganciata allo spallaccio dello zaino, per ritrovare il sentiero, una debole traccia o un segno bianco-rosso. Nel frattempo controllo il gps e marco un waypoint proprio dove ci siamo fermati.

 

Fin qui sono certo che siamo sulla giusta traccia. Serpillo però non individua nulla che possa rassicurarci sulla corretta direzione. Pensiamo così di andarle incontro per aiutarla. Dopo pochi passi ci troviamo in mezzo ai rami e ai tronchi caduti.

Non riusciamo ad intravedere nulla. Prendo il gps e decido di farmi guidare veso il waypoint dell’ometto. Decidiamo di svoltare a sinistra. Il gps nel frattempo continuerà a “svolgere” dietro di noi il filo di arianna che al limite ci farà tornare indietro verso Mea.

Finalmente rintracciamo qualche bollo sbiadito. Siamo sul sentiero che raggiunge Bussoni. Quando capitano questi disastri, l’ambiente diventa sconosciuto ed è veramente diffcile orientarsi richiamando dalla memoria quei segni che lungo le varie uscite abbiamo fissato proprio come punti notevoli.

Siamo sempre molto dispiaciuti quando troviamo una montagna così abbandonata e trascurata. Proprio ometto83 ci racconta un fatto accaduto qualche settimana prima quando, partito da Bussoni con lichene1, per raggiungere i Torrioni del Biollè, ha dovuto penare non poco per trovare l’inizio del sentiero. In fondovalle non hanno trovato alcuna indicazione, nessun cartello. Hanno sì  provato a chiedere informazioni in zona ma non sono servite a rintracciare con immediatezza l’inizio del sentiero che parte proprio dall’abitato, in mezzo alle case.

Non è certo esaltante iniziare una giornata in montagna dovendo faticare parecchio per trovare una traccia che ci permetta di effettuare un’escursione o di raggiungere una zona di arrampicata sognata a casa, magari tra un giornata lavorative e l’altra. Non fa certo bene poi pensare che queste sono tutte occasioni perse per far sviluppare quelle forme di turismo lento, di cui l’escursionismo è l’attività principale.

Senza cura del territorio, non c’è alcuna prospettiva in questo senso. Noi che amiamo la montagna,  che apprezziamo queste stupende vallate alpine, con tutti i tesori culturali che racchiudono, vorremmo vederla viva e valorizzata per farla conoscere a coloro che amano l’escursionismo, che la ricercano per vivere il tempo liberato, per tornare a casa e raccontare di luoghi molto attraenti e curati proprio per favorire queste attività, con tutte le forme di turismo ad esso collegate. In Germania ci sono 13 milioni di escursionisti, in Francia sono 10 milioni. Da queste parti non se ne vede uno.

Perché?

Eppure mantenere in buono stato una rete sentieristica non richiede cifre importanti. Gli investimenti tra l’altro non comprendono la manodopera perché sovente sono i volontari del CAI ad occupersene lasciando segni di grande ed appassionato impegno sul territorio alpino. E anche di tutela del territorio perché senza la presenza dell’uomo non è possibile immaginare la montagna a meno di volerla ridurre ad un luna-park, una visione della montagna urbanocentrica che nulla a che vedere con le reali esigenze di chi ci vive.

Il Consiglio della Regione Piemonte  ha recentemente approvato una proposta di legge sul recupero, la tutela, la valorizzazione dei percorsi escursionistici, delle vie ferrate e dei siti di arrampicata del Piemonte. .

Speriamo che il  territorio delle nostre splendide vallate possa finalmente essere curato come merita anche e soprattutto per offrire occasioni importanti di sviluppo di quelle attività economiche che permettano ai giovani di abitare le Alpi.

Sarebbe davvero drammatico se le nuove generazioni si trovassero nella nefasta condizione di lasciare la propria montagna per cercare un posto di lavoro in pianura.

Senza l’uomo che la abita, la rispetta e la valorizza, la montagna diventerebbe soltanto un luogo di “predazione” e di abbandono. La montagna ha urgentemente bisogno di sguardi affettuosi, di gesti che disvelino  il Genius Loci.


Noi speriamo che ci sarà ancora qualcuno che vorrà prendersi cura di questo straordinario territorio alpino. Sarebbe molto importante permettere a chi ama la montagna di poter lasciare l’auto a Bussoni, a Mottera, a Pianardi, o in una qualsiasi delle splendide borgate del fondovalle, e di individuare con facilità un cartello che indichi la via. Perché un sentiero che non può essere più percorso con facilità ed in sicurezza, tenderà inesorabilmente a chiudersi ed a sparire in un arco di tempo molto breve.

In un imprecisato giorno di tarda primavera, tra la fine degli anni ’10 e l’inizio degli anni ’20, un giovane scende a Mottera dalla corriera che risale la Val Grande e, passando vicino alla chiesetta, inizia a salire: “Mezz’ora, ho impiegato mezz’ora per trovare l’imbocco della mulattiera e spero di essere sulla strada giusta perché non c’è un segno neanche a pagarlo.”

Ci toccherà, tra qualche anno, riscrivere queste parole?

Beppeley

37 Responses to Sentieri persi, sentieri ritrovati… sentieri dimenticati?

  1. fenneck says:

    E’ stata veramente una bellissima gita e soprattutto ottima la compagnia!
    Ancora una volta ho potuto scoprire posti bellissimi e quando ti immergi in questi luoghi è come se per un attimo riesci a staccarti da tutti i problemi o pensieri: la mente si libera e quando ritorni nella vita di tutti i giorni parti con una carica in più!
    C’è stato un momento della camminata in cui credevo di non riuscire più ad andare avanti, ma poi grazie all’incoraggiamento di Beppeley e di Serpillo ho raggiunto la meta ed è stata veramnte una sensazione bellissima!
    Cosa dire?
    Grazie a tutti
    Annalisa

  2. Beppe, beppe, che articoli mi tiri fuori,. Ne avrei di link da fare, post-it da inserire e osservazioni da approfondire… Purtroppo mancano tempo e risorse, però ci provo. Bello l’excursus storico, la memoria del singolo uomo è già parametro sufficiente a valutare i mutamenti della montagna. Anch’io ho sentieri percorsi in giovinezza che ora non oso neppure pensare a come siano ridotti, su nelle valli del canavese. E ti dirò che temo di doverci tornare, e scoprire che sono scomparsi…
    Gp

  3. serpillo says:

    Sentieri persi, sentieri ritrovati…. E’ un po’ come andare a visitare un amico a te caro e vederlo, a volte in ottima forma, a volte no.

    A proposito del fermarsi, mi ricordo di un bellissimo e ristoratore sonnellino un lunedi’ di Pasquetta all’ombra dei larici sotto una brezza primaverile…

    Questi posti meritano di essere percorsi e ricordati.

    Serpillo

  4. utente anonimo says:

    Ho provato a cliccare sul collegamento
    progetto Vassola
    ma non si apre nulla…..

    Saluti & buone ciaspolate a tutti!!!

    ROK64

  5. Beppeley says:

    @gpcastellano: mi farebbe molto piacere se facessi qualche commento con link, impressioni, pensieri…
    Senti, non devi temere di tornarci perché se vuoi non sarai solo ad addentrarti nel caos generato dall’abbandono della montagna. Con te, amico mio, ci sarò io se lo vorrai. Saremo lì, a fotografare, a testimoniare e, se è il caso, ad "uralre" contro l’indifferenza perniciosa degli uomini distratti.

    Finché Dio lo vorrà, la fatica non mi spaventerà. Ed io sarò lì, tra le montagne che amo.

    Grazie gp per la tua costante presenza che dimostri in questo blog.

    P.S.
    Devo essere sincero: non riesco ad abituarmi al tuo nuovo blog… faccio fatica… starò invecchiando?

    @ROK64: grazie mille! Non sai quanto sono contento quando qualcuno mi segnala le cose che non funzionano. Purtroppo è molto facile che accada, tenendo presente che spesso finisco i post nei dintorni di mezzanotte…

    @serpillo: e come non ricordarsi di quel meraviglioso larice che ci ha condotti in un sonno cosmico?

  6. utente anonimo says:

    Sentieri persi e sentieri ritrovati… E’ un pò il senso di una vita che venga affrontata con consapevolezza, nella certezza della propria forza, ma anche nell’imponderabile debolezza che può arrivare a toccarla, portandoci a ri-stabilire valori e priorità.
    Un profeta disse che per ritrovarsi occorre perdere sè stessi. Si chiamava Gesù…
    La montagna può essere il teatro di rappresentazione di tanti viaggi, sentieri persi e vita rinnovata, non solo ritrovata – dal mio piccolo cosmo e dal mio breve vissuto, io ho la pretesa di poterlo affermare.
    A volte quando vado in montagna da sola, e vedo un bell’albero, alzo lo sguardo al suo bosco proteso verso il cielo, e poi lo abbraccio: non lo faccio mai quando sono con qualcuno, perchè potrebbe pensare che sono svitata. Sì, chi mi conosce sa che non sono del tutto uniforme alla nomalità. A volte sono piuttosto originale…
    E’ un gesto che mi dà una sensazione indescrivibile, perchè arrivo a percepire le sottile vibrazioni che animano il suo essere ed il suo tronco, soprattutto se la brezza si insinua tra le sue fronde. E’ come sentir battere un cuore….accarezzare una pelle, anche se rugosa…stringere una sensualità diversa, ma appagante.
    Talvolta, nel girovagare per boschi e sentieri poco frequentati e mal tracciati, si scorgono autentiche meraviglie e patriarchi della natura, ma solo se si ha anima per poterli scorgere…Anni fa, spesso mi portavo libri appresso e le mie pause durante le escursioni consistevano di poco cibo e di molte letture. In questo modo ho letto "L’ultima estate di Klingsor", di Hermann Hesse, ed è una delle emozioni più belle che mi porto dentro… La schiena contro un albero o una roccia, il bosco, le voci ed i suoi rumori, l’aria pungente, magari dell’autunno, la luce del sole che pizzica gli occhi, i profumi che salgono dalla terra ed esalano dagli alberi… l’orizzonte con le sue quinte nitide e profonde, i colori brillanti e quasi innaturali come quelli di una vecchia polaroid, ma quanta gioia e serenità che urlava silenziosa tutt’intorno…
    La montagna è di tutti (ahimè, talvolta) ma di pochi (spesso).
    La montagna insegna a respirare, a prendere coscienza del proprio respiro, a dare valore ad una cosa che spesso si dà per scontata: la vita.

    Souleiado

  7. blacksheep77 says:

    bellissimo post, come sempre.
    ho una gran voglia di rimettermi a camminare per i monti anch’io, ma purtroppo queste sono settimane difficili in tutti i sensi…

  8. utente anonimo says:

    Anche per noi questi sono LUOGHI molto cari, in cui ci piace ritornare per ritrovarli e ritrovarci.
    Cinzia e Alfredo

  9. utente anonimo says:

    Bellissimo post, come sempre.
    La primavera scorsa io e mia moglie, nel nostro piccolo, abbiamo ripulito dalle piante cadute e dai rovi il tratto Candiela-Balmavenera; appena si scioglierà la neve ed il tempo sarà clemente andremo anche a segnarlo.
    Paolo

  10. Beppeley says:

    @Paolo: siete meravigliosi. Grazie a persone come voi luoghi cosi magnifici possono ancora essere conosciuti, apprezzati e valorizzati. E forse anche "difesi". Nei vostri gesti c'è affetto e cura per il mondo.

    Grazie, grazie e ancora grazie!

    Sapete per caso in che condizioni è il sentiero che da Pianardi va verso La Daia e poi prosegue verso San Bernè?

  11. Beppeley says:

    @Cinzia e Alfredo: allora dobbiamo conoscerci prima o poi!

  12. ciao ragazzi!
    che bello vedervi!
    bello e istruttivo il post come sempre, anche se ci vuole un po' per leggerlo bene. Continua così Beppe.
    A presto.
    marese

  13. Beppeley says:

    @Souleiado: ma come, credi di essere una svitata perché abbracci un albero? Ma quella è una terapia meravigliosa! Pensa se lo faccessero quel bellissimo gesto con costanza la cricca di briganti che ci ritroviamo al potere… PENSA che bello… invece di "abbracciare" i soldi, l'inganno, la truffa, il malcostume, la mafia, la delinquenza….

    PENSA, IMMAGINA se gli uomini di potere abbracciassero gli ALBERI!

    Tu sei una persona speciale, ricca e soprattutto diversa dalla claustrofobica normalità (terribile parola… va a braccetto con abitudine, rassegnazione, omologazione…) che spegne ogni slancio umano, salvifico, benefico…

    Non ti accorgi quanto puzza il mondo?

    Sarà a causa degli alberi?

    Oppure a causa degli uomini che non li frequentano più?

    @marese: viva la sincerità! E' vero, è un post lungo… ci vuole tempo…
    Scusami se non sono bravo a sintetizzare…  So benissimo che nei ritmi vorticosi della nostra quotidianità, fermarsi a leggere il mondo è diventato un lusso.
     
    Ma se puoi, fermati ogni tanto. Lo so che è difficile, ma provaci. E se hai bisogno di aiuto per farlo, chiedilo a chi ti è accanto.

    Me lo ha insegnato la montagna a fermarmi.

    E ho scoperto che fa davvero bene alla salute.

  14. utente anonimo says:

    @ beppeley: grazie per i tuoi commenti sempre benevoli nei miei confronti…Concordo sul fatto che un pò di sana natura e di sano modus vivendi gioverebbe a chi regge le nostre fila malgrado tutto il nostro possibile disappunto.
    Foss'anche per realizzare che non tutte le esistenze sono "uguali" ed autome, NON autonome.
    Come farebbe bene a molte persone immergersi nel "nostro" mondo sia pur per poco, anche senza comprendere troppo in profondità il significato di ciò che le circonda.
    Il mondo REALE è diverso da quello che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni, che non è null'altro che un oppiaceo miraggio di esistenza che siamo costretti ad interpretare – nostro malgrado.
    Uscire dai modelli comuni, dalla banalità, esser un pò diversi dal solito…evitare di spegnersi del tutto, perchè la fine dei nostri giorni ci trovi ancora VIVI.
    Ecco, gente…non comune a noi… che siamo normali SENZA esserlo….e che ci ossigeniamo anche attraverso strumenti "socialmente" utili all'anima come questo blog…
    Andate in montagna appena potete.
    Si impara il valore del fiato…

    Souleiado

  15. Beppeley says:

    @Souleiado (ma vale anche per serpillo):

    Così ha scritto Souleiado nel suo commento

    "A volte quando vado in montagna da sola, e vedo un bell'albero, alzo lo sguardo al suo bosco proteso verso il cielo, e poi lo abbraccio: non lo faccio mai quando sono con qualcuno, perchè potrebbe pensare che sono svitata. Sì, chi mi conosce sa che non sono del tutto uniforme alla nomalità. A volte sono piuttosto originale…"

  16. utente anonimo says:

    @ beppeley: sei il mio mito… son senza parole

    Souleiado

  17. serpillo says:

    @ beppeley: io abbraccio gli alberi, ma tu parli con i larici….

    Serpillo

  18. ometto83 says:

    Proprio bello, sono riuscito a rivivere tutti i momenti della nostra bella uscita! E  a cogliere quei particolari che  sul momento rendono la gita ancora più piacevole, ma che solo a casa mettiamo a fuoco, ripensandoci o vedendo le foto: lo spirito di fratellanza, di condivisione con persone sulla stessa lunghezza d'onda. Si può dire che hai il dono della penna..:-)
    Oltre al pessimo stato della rete sentieristica, condizione in cui è caduta a seguito di una serie di fattori, non ho potuto fare a meno di soffermarmi su un particolare…questa evidente dicotomia tra il modo di essere e di vivere dell'uomo immerso nella società tecnologica, contrapposta all'immersione nella natura.
    La condivido e la sento direttamente sulla mia pelle, ogni volta che girovago tra monti, boschi o nella natura in generale (anche pianeggiante!). Credo che l'esasperazione dell'attuale stile di vita stia facendo cogliere questo aspetto ad un numero sempre maggiore di persone. Non ci siamo ancora geneticamente adattati al mondo che abbiamo creato, fortuna o sfortuna?Al lettore l'ardua sentenza….:-)
    Comunque ,come posso constatare, vedo che il tuo eclissarti porta  a piacevoli conseguenze, per te e per tutti…
    Bye bye

  19. Beppeley says:

    @ometto83: grazie! E' davvero molto stimolante quello che ci dici con il tuo commento sullacontrapposizione tecnologia – natura. Hai certamente introdotto un tema importantissimo che mi fa ricordare quando qualche tempo fa uscii da un ospedale di Torino con un articolo del quotidiano Avvenire ragalatomi da una donna medico davvero speciale…

  20. utente anonimo says:

    @Beppeley: non siamo meravigliosi, soltanto amiamo la montagna e ci dispiace che il lavoro e la cura che sono costati tanti fatica ai nostri avi vadano perduti e cerchiamo di fare quello che possiamo, sia col CAi che da soli.
    Il sentiero da Pianardi a San Bernè abbiamo iniziato ad esplorarlo quest'autunno, poi causa pioggia siamo rientrati prima di arrivare a La Daja; per il tratto che abbiamo fatto si vede ancora anche se non è molto evidente e c'è qualche vecchio cartello di legno. Segnare anche questo è una delle tante cose che vorremmo fare……chissà magari ci si può anche mettere daccordo……
    Paolo

  21. marcalp says:

    Comunico che quest'anno farò il possibile per coordinare un intevento sul sentiero Bonzo – Mea, che avevo ripulito e segnalato un paio d'anni fa e che ora, dopo il bivio per la parete sud, è divenuto impraticabile (nevicate 2008-2009). Ripulirò anche il Giro della Mea e sistemerò il Sentiero Motti, prolungandolo fino alla Daia. Vi comunico intanto, che abbiamo segnato un bellissimo sentiero nel Vallone del Croset fino al colle omonimo e che, dal Gias Giautè, nel vallone dell'Alpetta, ho fatto altrettanto sulla Vij d'la Pala fino al Gias di Mezzo (nel Vallone delle Unghiasse).

    Buone escursioni a tutti

  22. Beppeley says:

    @marcalp: noi saremmo ben felice di darti una mano magari con qualche amico volenteroso del CAI di Lanzo. Tra l'altro proprio il 9 maggio abbiamo la nostra uscita come accompagnatori (Anello Mottera – Borgata della Frassa – Bec di Mea-Mottera). Abbiamo già contattato alcuni amici del CAI che ci possono aiutare (non so usare la motosega… ma posso comunque essere d'aiuto per tutto il resto…)

    Possiamo provare a tenerci in contatto? Se ti va, scrivimi a questo indirizzo di mail:

    Beppeley@splinder.com (è la mail di Splinder… appena mi scrivi ti do la mia mail personale).

    Sarei anche molto felice di sapere qualche dettaglio in più dei sentieri che hai ripristinato per poterli così andare a conoscere. Magari, se sei d'accordo, possiamo fare un post per divulgare la tua importante opera di manutenzione.

    Grazie!

  23. ometto83 says:

    Se c'è da sramare avete trovato una mano in più…:-)

  24. serpillo says:

    Per i lavori, ci sono anche io! 

    Serpillo

  25. utente anonimo says:

    A questo punto vale la pena di fare un post quando si pensa di organizzare una di queste spedizioni e chi è libero e disponibile si aggrega, così c'è anche l'occasione di conoscerci.
    L'unica accortezza quando si fanno queste cose da privati è che bisogna limitarsi a pulire e togliere quello che c'è sul sentiero. Per intervenire al di fuori deve intervenire il CAI per avere tutti i permessi.
    Paolo

  26. Beppeley says:

    Grazie Paolo, ottima idea.

    Enrico Brunati, commissione sentieristica del CAI Lanzo, ci ha confermato la sua disponibiltà ad aiutarci (abile nell'uso della motosega!).

    Speriamo di organizzare prima dell'uscita del 9 maggio in cui potremmo ritorvarci tutti per condividere insieme quel magnifico territorio alpino della Val Grande di Lanzo.

    Ciao!

  27. utente anonimo says:

    Beppeley, conosco bene Enrico, sempre disponibile e gentile.
    Se non lo sapete già il 21 marzo c'è la pulizia del sentiero Mezzenile-Pugnetto. A meno di impedimenti dell'ultima ora noi ci saremo

  28. marcalp says:

    Se riusciamo a coordinare un intervento con forze anche locali (alpini ecc..),
    è in programma la riapertura dei sentieri dell'intero comprensorio Mea, credo i primi di maggio.
    Si potrebbe vedere di allargare la partecipazione a molti. Se avete idee..

  29. Beppeley says:

    @marcalp: ti ho appena mandato un messaggio con splinder (@marcalp).Fai il login e controlla per cortesia! Ti ho inviato la mia mail personale.Ciao!

  30. Beppeley says:

    Domani (24 aprile) ritrovo ore 8:00 al parcheggio di Bussoni davanti alla Chiesa (subito dopo Mottera) per manutenzione sentiero Bussoni – Mea.Munirisi di guanti e roncola.Vi aspettiamo!

  31. Meravigliose Valli di Lanzo, magiche e selvaggie, crude e ispiratrici, tecniche, mai banali… qui, proprio nella zona di cui parlate, ieri abbiamo 'consumato' una giornata di MTB seria con il CAI di Venaria, e discese quasi più impegnative della salita (!)  [http://picasaweb.google.it/CAI.MTB.VENARIA/MadonnaDelCiavanis#]. Della discesa -> Primo tratto: verso Chiappili, sporchetto, un poco invaso da erba che nasconde le pietre, gran soddisfazione ed impegno per tutti con i più bravini 'ben presi' dalle tecnicità. 2a parte nel bosco sino a Vonzo: semplicemente spettacolare, qui del gruppo dei 16 (già diviso da quelli che han fatto la "normale"), più della metà se lo son goduto per bene a 'zero' ! A seguire Sosta strategica alla "Muanda" con favolose prelibatezze quali i sublimi cevrin con salsina di zucchine, e infine, dopo tutto quel buon mangiare,bere e ottima compagnia, solo Claudio ed Apo (chi Vi scrive e che ha spronato il primo a seguirlo), si cimenteranno nella durissima e tecnica Vonzo – Chialamberto, un must tecnico OC da includere nel proprio palmares baikeristico-serio. Scusate l'intervento forse un po' fuori dai ranghi propriamente escursionistici o alpinistici. Diciamo … una piccola voce di MTB in montagna… Ne approfitto per dare un grosso saluto ad Alfredo e Cinzia. Ciaux, ApoAh: dimenticavo, scendendo e anche la settimana prima, durante il percorso di prova sia al sabato (Claus e Gian) che alla domenica (Roby+Paolo), abbiamo anche ripulito un po' da ramaglie ed alberelli varii diversi tratti di sentiero e mulattiera…

  32. Beppeley says:

    @utente anonimo31: sono davvero molto contento del tuo commento. E' importante leggere che ci sono persone che amano questi luoghi.Ho visto le foto su Picasa: molto belle, complimenti! E bravo il CAI di Venaria Reale che frequenta e ama questi bellissimi angoli delle Alpi.Peccato che proprio quelle sterrate, solcate dalle ruote delle vostre bici, presto diventeranno delle belle strade asfaltate se il progetto dell'impianto idroelettrico del Vassola verrà approvato anche dalla Provincia di Torino (leggete questo per saperne di più http://camoscibianchi.splinder.com/post/21304454/orizzonti-di-sensoPer il momento tutta la giunta comunale di Chialamberto ha deliberato il via libera alla devastazione del Piano di Vassola, del Rio omonimo, del Rio Paglia e dell'ambiente circostante.Ci sono 70 mila euro in ballo per dieci anni che Chialamberto aspira a monetizzare vendendo l'acqua delle sue montagne alla Clear Energy.  Così si svende la montagna.Sapete quanti cittadini ha il Comune di Chialamberto? 350.Facciamo un veloce calcolo: 70.000 diviso 350 fa 200 euro per cittadino. Divisi per 12 mesi sono 16,67 euro al mese.Per 16,67 euro al mese (la pubblicità di qualche abbonamento televisivo direbbe "per meno di un caffé al giorno!") i cittadini di Chialamberto hanno deciso di vendere il bene più prezioso che abbiamo ai privati e questi si faranno davvero una montagna di denaro.Si svende la cosa pubblica, si svende il paesaggio, si svende la natura, si svende la più imporatante occasione che abbiamo per rigenerare la nostra mente, il nostro spirito dall'invadenza delle logiche dell'economia di mercato.Non dobbiamo aspettare la BP per renderci conto di quanto male possono fare queste logiche a noi stessi. Sottolineo a noi stessi perché sarebbe ora di finirla di vedere la realtà ambiente come un qualcosa di staccato da noi, come una realtà separata dal nostro umano pensare.Noi siamo fatti di ambiente.Meritiamo un po' più di 16,67 euro al mese?

  33. Pingback: In die berg | camoscibianchi

  34. Pingback: Sentieri ritrovati | camoscibianchi

  35. Pingback: L’uomo-macchina | camoscibianchi

  36. MS says:

    Ottima cosa ritrovare gli antichi sentieri, specie quelli non segnati sulle carte, o segnati solo su carte non più in commercio. Percorrerli è anche un modo per fare si che restino vivi e sgombri da cespugli ed arbusti, che non scompaiano di nuovo cioè. Internet è un mezzo potentissimo per farli conoscere. Suggerisco inoltre, se mi è permesso, di utilizzare Open Street Map per disegnare carte aggiornate che possono essere anche installate sui gps, non ci vuole molto (un gps per tracciare, prendere appunti, segnarsi tutto quello che serve sul posto ed un po’ di voglia di fare). Le valli di Lanzo attualmente non sono ancora molto mappate in Open Street Map (anzi davvero poco) c’è tantissimo lavoro da fare. Sul mio sito vi sono molte indicazioni e suggerimenti su come realizzare la mappa in zone di montagna derivanti dalla mia esperienza in Valle d’Aosta.

    • Beppeley says:

      Ti ringrazio molto per le tue segnalazioni che sicuramente prenderò in considerazione.

      Spero che tornerai presto da queste parti. Tra l’altro, visto che conosci così bene la VdA, ti invito a pubblicare da noi qualcosa che ritieni meritevole di far conoscere agli amici dei Camosci.

      Fammi sapere se ti interessa, così ti contatto via mail.

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