Sistina – Marsaglia – Salvin

Innanzi tutto un ringraziamento a Beppeley e Serpillo che mi hanno portato in questi luoghi un paio di anni fa; ieri ho ripetuto la gita come sopralluogo per un’escursione naturalistica in programma domenica 11 aprile.
La partenza è qualche curva dopo la fontana Sistina, per immettersi sul sentiero 3 Rifugi (3 R) lasciandolo poi per visitare la borgata di Marsaglia e raggiungendo il rifugio Salvin. La pista è sempre ben tracciata, senza difficoltà e in gran parte può definirsi una strada forestale.

Questi luoghi, oggi deserti e selvatici, offrono al camminatore attento diversi spunti di riflessione sulle attività e sull’uso che in passato si faceva del territorio, quando erano popolati almeno da aprile ad ottobre. Si attraversano diverse borgate, più o meno abbandonate, circondate da terrazzamenti che, attenuando la pendenza, consentivano la coltivazione. A volte però si incontrano ricoveri ottenuti sotto le rocce (barme) oppure edifici che utilizzano i roccioni come pareti (è il caso della cà dou magu). Tra i boschi si alternano invece betuleti, che probabilmente hanno occupato gli spazi di vecchi pascoli, e faggete in cui si possono osservare esemplari ultracentenari con diametri di grandi dimensioni. Sicuramente la faggeta è il mio bosco preferito, per l’eleganza dei tronchi lisci e grigi, ma anche per la pulizia del sottobosco soffocato dalla fitta copertura fogliare.

“Inoltrarsi in una foresta di faggi è come penetrare in una gigantesca moschea dai tronchi simili a colonne…” Alfredo Cattabiani, Florario, Mondadori

La valle Tesso, a differenza delle altre valli di Lanzo, è più aperta permettendo di godere della vista della pianura fino alla collina torinese, e di ammirare il cammino serpeggiante della Stura. Rispetto alle altre valli inoltre non possiede grandi centri turistici lasciando la sensazione di essere la più selvaggia.

Uno dei vantaggi del camminare in solitaria è la probabilità più alta di incontrare qualche animale selvatico come a me è successo con due gruppi di caprioli troppo veloci per poter essere fotografati. Ho provato invece a fotografare una poiana che volteggiava sopra la mia testa, ma con scarsi risultati.

La fermata a Marsaglia è doverosa per il fatto di essere un gioiello di borgata, oggi riportata all’antico splendore, anche se sembra strano all’uomo del 2010 che in un posto così isolato potesse vivere una comunità di persone.

Da Marsaglia il percorso sale decisamente e dopo aver passato una zona di carbonaia (con tanto di pannello esplicativo), raggiunge il rifugio Salvin posto al di sopra della zona boschiva dove si aprono i pascoli estivi. Infatti i gestori possiedono il bestiame che portano da metà maggio a pascolare, da cui ottengono un ottimo formaggio. Gli stessi ieri sono stati così gentili da preparare un piatto di pasta in più per me nonostante fossero nei preparativi delle feste pasquali.

Per il ritorno ho provato a vedere come fosse la condizione del sentiero (sempre 3 R) per chiudere ad anello la mia gita. Questa scelta mi ha permesso di incontrare una bellissima volpe che non sentendomi arrivare ha continuato a puntare qualche animale ben nascosto che non sono riuscito a notare, ma una volta scopertomi, si è avvicinata un poco per osservarmi meglio, per poi scappare verso la boscaglia (l’ho incontrata nuovamente una decina di minuti più tardi).

volpe

Il sentiero però si è rivelato poco agevole perché attraversato da alcuni accumuli da valanga e, avvicinandomi al Colle della Forchetta, da una copertura nevosa continua poiché il versante guarda verso Nord. Osservando le valanghe si possono fare delle considerazioni utili per chi si muove in ambiente innevato d’inverno. La prima è che i boschi poco fitti non sono una protezione per la formazione delle slavine come ho potuto osservare dagli accumuli all’interno di alcuni betuleti.

Guardando sopra un canalone si potevano invece osservare alcune “cornici” di neve ventata sulla cresta che scende da punta Gias Vej e il distacco delle quali dev’essere stato probabilmente la causa di alcune valanghe

cresta

Nel complesso è stata una gita piacevole, che consiglio a tutti con le fioriture che nelle prossime settimane la renderanno ancora più affascinante (per ora solamente crochi e primule).

Andrea

7 Responses to Sistina – Marsaglia – Salvin

  1. ometto83 says:

    Bel report lichene1! :-)I giri nella Valle del Tesso mi hanno sempre regalato grandi soddisfazioni. A quote inferiori, nella fascia boschiva, c'è una grande varietà di specie arboree che salendo lascia spazio alle praterie di montagna, ricchissime di fioriture anche particolari nei mesi più caldi…gli incontri con la fauna non mancano, se si ha l'accortezza di procedere in modo silenzioso e poco invasivo.Marsaglia poi ha un fascino tutto particolare, un piccolo gioiellino incastonato.Qualche tempo fa, leggendo un libro di storia locale, ho scoperto che in epoca medioevale la Valle del Tesso era chiamata Valle Orsiera, proprio per la presenza di numerosi plantigradi. Era una delle mete preferite per le battute di caccia dei signorotti, i quali tra l'altro reclutavano tra il popolo gli uomini in forza per mandarli in avanscoperta con i cani a stanare le grosse "prede"… e da quel che ho capito sovente non era una scelta volontaria..:-)A prestoFranz

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  2. Beppeley says:

    Grazie lichene1 dei tuoi ringraziamenti. Sono felice del tuo bel post, ricco di spunti interessanti per cominciare a sognare un'escursione che possa farci davvero sviluppare "nuovi occhi".La zona alpina che tu hai descritto è molto attraente perché introduce meravigliosamente ad un sano vagabondare: senza fretta, senza tempo, senza ansia da week-end da "riempire" a tutti i costi con i falsi modelli di divertimento della nostra epoca.Amo tanto quei luoghi e, sebbene ci sia già stato diverse volte, aspiro ad ogni stagioni a ritornarci: con il sole, con la nebbia, con la neve, con il vento e con la pioggia. L'importante è mettersi in cammino con l'animo giusto.Permettimi di soffermarmi sul bellissimo Santuario di Marsaglia, che si incontra lungo il percorso, riportando ciò che ci racconta Ariela Robetto nel libro interessantissimo ll segno dei giorni:[…]Potrebbe risalire al culto degli alberi anche la leggenda relativa all'erezione del Santuario alla Madonna di Marsaglia nella Valle del Tesso. Costruito in un vallone isolato e selvaggio, alle sorgenti del torrente Tesso (il toponimo Marsajasi riferisce a luogo ricco di acque sorgive), a 1300 metri di altezza, l'edificio è oggi raggiungibile per mezzo di una lunga strada sterrata che si diparte da Mecca, frazione di Monastero di Lanzo. Raggiungendo l'imponente tempio, dopo notevole tragitto in un luogo isolato ed all' apparenza di difficile accesso, ci si chiede immediatamente cosa mai avrà portato alla sua erezione in quel sito. Osservando però una carta dettagliata della zona, si vede essere l'edificio posto al centro di una fitta rete di sentieri che ivi convergono da tutte le vallate circostanti con percorsi d'altura (Val Grande, Ceres, Valle dell'Orco, Valle del Malone, Valli del Tesso e del Tessuolo).Si narra che il santuario dovesse sorgere sul truch (altura) che lo sovrasta, ma i muri innalzati durante il giorno, nella notte venivano misteriosamente trasportati in basso.Capirono i montanari essere desiderio della Madonna che il tempio venisse eretto in quel luogo incassato. Sorgeva però nella valletta un enorme frassino che dovette essere abbattuto per innalzare l'edificio: con il suo legno venne scolpita la statua della Vergine con il Bambino che fu posta sull'altare e che purtroppo fu trafugata alcuni anni addietro. Un'anziana signora di Monastero, raccontando il fatto, lamentava: "E' gravissimo il furto commesso, perché non era solamente una statua della Madonna, era una statua fatta con quel frassino e nessun'altra la potrà sostituire". La stessa statua della Madonna Nera di Forno, purtroppo trafugata nel 1977, era costituita, per quanto riguarda il corpo, da un tronco d'albero, accuratamente rivestito dall'abito, nel quale solamente il collo ed il capo erano stati intagliati e modellati dallo scultore; ritengo che la cosa non debba attribuirsi a mancanza di capacità o a necessità di risparmio, ma sia del tutto intenzionale: l'albero è venerato parimenti al simulacro della Madre. […]In verità l'edifcio, puntualizzando cosa ci dice la Robetto, è anche raggiungibile con il sentiero che ci ha descritto lichene1. Anzi, è sicuramente meglio mettersi in cammino e lasciare l'auto a Sistina.

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  3. blacksheep77 says:

    grazie a lichene per l'escursione virtuale… ed a beppe & serpillo per quella reale di ieri!

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  4. serpillo says:

    @ lichene1: grazie che ci "nomini"!  Il giro che hai ripercorso e' veramente incantevole ed anche io apprezzo le faggete.@ blacksheep: grazie a te, ed alla prossima!Serpillo

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    • Paolo says:

      Bello come hai raccontato questa escursione, accende subito la voglia di fare una camminata lontano dalla confusione quotidiana…

      piccoliviaggi

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  5. OssoinBocca says:

    Viaggiare….io sarei sempre in giro…Leggere di queste narrazioni è come invitare un oca a bere!M'invento blog quando le mie ali sono imprigionate tra quattro mura!Grazie Serpillo del passaggio…

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  6. serpillo says:

    Grazie a te OssoinBocca per le tue avventure e foto! In attesa di conoscerci di persona in uno dei nostri viaggi  Serpillo

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