Libero vagabondare per i monti

...libero vagabondare...Riporto qui di seguito, con immenso piacere, la lettera di presentazione di Francesco Musso, Presidente della TAM Piemonte e Valle d’Aosta, in merito al Corso per Operatori Regionali Tutela Ambiente Montano che la Commissione, di cui faccio parte, ha preparato nei primi mesi di quest’anno (2010).

***

Nel proporre un Corso per la formazione di nuovi Operatori Regionali Tutela Ambiente Montano, ci si interroga sempre sul ruolo e sull’importanza che questi possono assumere, o meglio vengono loro riconosciute nell’ambito delle attività sezionali.

In tale ambito (escursioni e/o Corsi di Alpinismo etc.) i titolati della TAM non sono indispensabili come gli AE, AAG,  ISA etc. però mai come oggi, a fronte dei continui assalti che l’ambiente della alpino subisce, nelle più svariate forme, di fronte alla banalizzazione della frequentazione della Montagna, abbiamo veramente bisogno di persone preparate e motivate, capaci di individuare correttamente quegli interventi che impattano negativamente sull’ambiente e sull’economia alpina.

Si può cominciare da quanti vedono nei pascoli dei montanari un “loro” campo di calcio oppure un “loro” terreno di gioco in cui scorazzare con ogni genere di “puzzolentissimo pettarello”. Si può passare a quelli che vedono nella Montagna un enorme “parco giochi” da riempire con persone totalmente estranee, culturalmente impreparate ed incapaci di comprendere questo ambiente e di interagire correttamente con esso, per terminare con quanti vedono nella Montagna un serbatoio di varie risorse da acquisire a prezzi sempre più vergognosi, sfruttando la debolezza economica e, soprattutto, politica dei Comuni alpini.

E “vergognosi” non è un aggettivo fuori luogo, se solo pensiamo ai ridottissimi canoni di concessione che, da parte delle aziende imbottigliatrici, vengono pagati per quell’acqua che ai montanari, sotto forma di neve, è causa di tanti disagi e di costi economici enormi, se confrontati con i sempre più esigui bilanci comunali.

Come gesto di doverosa solidarietà, dobbiamo far sì che un numero crescente di persone, che vivono nelle “terre basse”, prendano sempre più coscienza del fatto che una Montagna spopolata, una Montagna non più viva non potrà mai offrirci quelle opportunità escursionistiche e quelle emozioni che oggi proviamo. E questa presa di coscienza altro non serve che a dare alle popolazioni alpine quel “peso politico” che oggi non hanno, per far sì che, finalmente, si attui una politica non più contro ma per la Montagna.

Un compito molto impegnativo ma fondamentale per stabilire un giusto e corretto rapporto con chi, attraverso il suo armonioso interloquire con l’ambiente alpino, rende così piacevole il nostro incedere sui loro sentieri.

Ma dobbiamo anche far cogliere, a quanti partecipano, soci e non, alle nostre iniziative, il significato vero del “Libero vagabondare per i monti”, il quanto la Montagna “Grande, Generosa e Severa Amica” ci offre e ci insegna, non dimenticando quanto sia vera quella scritta:

Finché ci saranno le Montagne da li scenderà sempre un vento di Libertà

posta lungo uno dei “Sentieri della Memoria”, ripristinati per tener vivo il ricordo di quei “Giusti della Montagna”, che le Nostre Montagne accolsero e protessero, e che da quel vento seppero trarre coraggio ed ispirazione per restituirci Dignità e Libertà.

Francesco Musso
Presidente della Commissione Tutela Ambiente Montano Piemonte e Valle d’Aosta del C.A.I.

Beppeley

13 Responses to Libero vagabondare per i monti

  1. utente anonimo says:

    Grande Francesco Musso, e bravissimo tu, che fai le ore piccole per divulgare questi concetti, che sembrano banali ed elementari, ma purtroppo non lo sono…..Purtroppo "l'attacco alla diligenza" continua, spesso, sottoforma di pseudo benefattori della montagna….Saluti a tutti gli appassionati lettori del tuo post….Rok 64

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  2. Intrigante il post e profondi i contenuti dei link… li leggerò con calma, nei prossimi giorni.C'è sempre più bisogno di una boccata d'ossigeno!Ciaogp

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  3. blacksheep77 says:

    già… chi vede nei pascoli un campo di calcio, chi prende a sassate le finestre degli alpeggi chiusi, d'inverno, chi abbandona immondizia, chi…bella lettera!buon corso a chi lo farà

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  4. serpillo says:

    Siamo circa 7 miliardi di abitanti nel mondo, no?Se ciascuno si prendesse cura del suo orticello o del suo posto preferito forse non si parlerebbe di tutela ambiente. E invece?Serpillo

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  5. utente anonimo says:

    Invece????A nessuno interessa, i prati, gli alpeggi, esiste solo l'io, e adesso, , tanto poi qualcuno ci penserà!!Il detto fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce, sicuramente è valida, ma,  purtroppo, le foreste che crescono,  sono rare e a volte indifese contro il potere degli € € € € € € € €, però, vale la pena di combattere.E a VOI, dobbiamo riconoscere che date l'esempio!!!Grazie, e continuate a indicarci la strada.ROK 64

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  6. Beppeley says:

    @serpillo: certo, basterebbe interessarsi del proprio orticello per, forse, cambiare qualcosa. Però se penso che nella mia vita, tra le mura di casa mia…- per caricare il cellulare succhio energia elettrica;- i telefoni cordless funzionano con energia elettrica;- la fotocamera che uso tutti i week-end si ricarica con energia elettrica;- il gps si ricarica con energia elettrica;- l'aspira briciole si ricarica con energia elettrica;- il pc che sto usando funziona e si ricarca con energia elettrica;- il rasoio elettrico funziona, ahimé, ad energia elettrica;… volete che continui? Ma allora, come facciamo a vivere senza prendere l'acqua dalla montagna per fare energia elettrica? Come facciamo a vivere senza le trivellazioni di petrolio?Quando oggi si parla di ambiente non lo si fa mai "attaccando" fino in fondo le abitudini della nostra epoca. Solo fino a qualche decennio fa, tutte queste apparecchiature non esistevano. L'uomo ne faceva tranquillamente a meno, senza che la propria esistenza ne fosse sconvolta. Anzi, forse viveva con meno rischi, per se stesso e per il mondo intero.La domanda cruciale, che nessuno mai pone, è la seguente (provate per cortesia a rispondere attingendo all'energia della vostra coscienza):"Quanto siamo disposti a cedere in comodità per avere in cambio un mondo più sano e meno pericoloso in cui vivere?". "Per avere almeno la soddisfazione di intravedere un sentiero di crescita sostenibile per noi e per i nostri figli?".L'energia, così come divorata oggi, non ce ne sarà per tutti in un futuro molto vicino a noi. Forse sarebbe ora che iniziassimo ad intravedere il precipizio in fondo a questo nostro modo di intendere la vita sul nostro Pianeta.A meno che qualche genio non riesca ad inventare domani l'energia infnita, quella che viene dal Sole, che non inquina, che non lascia traccia del nostro consumo.Fantascienza?@Rok64: grazie dei complimenti. Spero che avrai compreso che anche noi stiamo cercando di cambiare il nostro modello di comportamento, insieme a voi tutti che lasciate una traccia di senso in questo spazio. Stiamo cercando di farlo, faticosamente, anche grazie alle bellissime escursioni che facciamo nelle Alpi. E' questa la grandissima occasione che possiamo cogliere: abbiamo a soli 50 chilometri di distanza dalla città un mondo che ci insegna tantissime cose. Ma come tu sai meglio di me, per imparare dalla montagna, come da qualsiasi persona o cosa che ha da dirci qualcosa, dobbiamo avere un po' di umiltà ed abbandonare giusto per qualche ora il nostro modello di vita urbanocentrico fatto pressoché esclusivamente di consumismo e di rifiuti. Perché questo è il primo impatto che subisco quando torno dalle mie escursioni in montagna: consumismo e rifiuti. Ed energia elettrica che serve per consumare e gettare via.Il nostro mondo.

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  7. Come sempre Beppe ci delizia con un post a carattere informativo che puntualmente innesca una cascata di pensieri e di riflessioni sulle quali intervenire poi a gamba tesa nei commenti…. La riflessione sulla fame di energia, sul cnsumo infinito, sulla necessità di cambiare stile di vita e paradigmi di esitenza merita da sola un intero sito internet, altro che lo spazio di un commento. Eppure è giusto che se ne parli, che  ci si confronti e rifletta su queste tematiche. A volte ho l'impressione che tendiamo ad essere un po' autoreferenziali: ci diamo delle sane pacche sulle spalle per le nostre acute riflessioni e intanto i sei-sette miliardi di coinquilini di questo mondo attingono senza ritegno a pien mani dalle limitate risorse disponibili. Quando emergono questi pensieri mi ricordo di un certo Gramsci e del suo precetto di contrapporre al pessimismo della ragione l'ottimismo della volontà.Gp

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  8. serpillo says:

    Segnalo, in merito agli ultimi commenti, il numero 92 di Alpinscena (la rivista della CIPRA): In nome della protezione del clima. Tutto cio che l'uomo fa per affrontare i cambiamenti climatici.http://www.cipra.org/it/CIPRA/cipra-internazionale/pubblicazioni/cipra-infoe l'acuto articolo di Luca Mercalli che si trova all'interno di questa rivista.Serpillo

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  9. marcopolacco says:

    commento che capita a fagiolo.. rilancio la posta. Pensate a quanto e' cambiato il sistema di far produzione agricola, quanto impatta il consumo di combustibili, sostanze chimiche e rifiuti vari. Per spingere le produzioni fino alla distruzione delle risorse del terreno che poi saranno talmente abbondanti da non essere competitive sul mercato!Sono date per acquisite e scontate cose che non sarebbero state nemmeno concepite due generazioni fa. Esempio, i miei scarponi del calzolaio che sta di la dal fiume a confronto con gli hitech XYZ che prendono i pezzi in giro per il globo, li assembano in romania e li portano in italia a essere venduti. Fanno lo stesso servizio, supponiamo pure che la qualita' sia identica, la differenza che resta sono i litri di gasolio che i camion hanno bruciato e il resto che segue la filiera del designed in italy but produced in UE. Chi vuole quelli del calzolaio? pochi fessi perche' non sono di moda…Ma poi perche' cedere in comodita'? Nessuno vorrebbe tornare a non avere l'acqua calda o ad avere il bagno in cortile, ma non ci vuole l'intelligenza di colombo a capire che con un maglione in piu' si bruciano chilate di metano o chi per esso in meno. Non si deve cedere in comodita' ma evolversi in razionalita'. telefoni basta il cellulare, mille elettrodomestici alla fine sono ridicoli (la gratuggia elettrica per il grana.. tra poco inventeranno il ditofruganaso a pile..), le briciole le do ai passerotti, evito l'aspirabriciole e il sacchetto per buttarle..@gp: bella la citazione di Gramsci.

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  10. ometto83 says:

    Concordo pienamente con quanto avete scritto negli ultimi commenti, tutte cose giuste quelle dette da voi. Il tema mi è caro, e più di una volta ne ho discusso insieme a Beppeley e Serpillo nel girovagare tra i monti. E' chiaro che nessuno vuole regredire a 100anni fa, la maggior parte delle comodità conquistate hanno un senso e sono utili…. si tratta di usare un pò di grano salis, come dice marcopolacco (se ho ben capito)Le idee però vanno applicate, altrimenti restano un bel pensiero utile solo ad alleggerirci la coscienza: sicuramente il primo passo è la conoscenza e la consapevolezza, e lo scambio di idee,esperienze, informazioni qui sul blog fa già molto.Magari il prossimo post potrebbe essere  "Le 100 più belle cose (f)utili", in cui ognuno intervenendo possa dare spunto agli altri sulle accortezze che usa per risparmiare energia, inquinare e consumare meno attraverso i mille gesti che fanno parte della nostra quotidianità. Dico questo perchè ingrippati come si è nel meccanismo automatico in cui tutto sembra scontato a volte si sottovaluta l'importanza di alcune decisioni che tutti siamo in grado e liberi di prendere: io per primo mi accorgo spesso che le cose potrebbero essere fatte in modo diverso, a frittata gia cotta però.. :-)) Su su dau Beppeley, attendiamo con ansia..:-)

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  11. OssoinBocca says:

     Certo che di sigle il C.A.I. in questi ultimi anni ne ha collezionate un bel po'…Saranno veramente indispensabili?Anche tra circolari e modulistiche varie… Ma servirà proprio tutta questa burocrazia.Io provengo da una sezione – mi riferisco a quella di origine – in cui i numeri di bilancio sono così importanti che assumono un ruolo assai più di rilievo dell'attività svolta dagli stessi volontari….Ma la cosa più strana è che, sempre più, hanno un ruolo di predominanza solamente i "comparti tecnici". Pare che buona parte degli utenti sia terribilmente affascinata più dall'attrezzatura che dall'ambiente per il quale essa viene inventata. Frequentemente esco con "patentati alpinisti" che non distinguono un camoscio da un capriolo – non sto scherzando.Forse distinguono un calcare da un granito, se non perchè l'occasione di staggliuzzarsi le dita durante l'arrampicata avviene per cause diverse?Le scale che danno l'accesso ad un mondo è bene percorrerle fin dal primo gradino. L'alpinismo deve essere, prima di tutto, un approccio con quel mondo al naturale abbinato al suo fragile ecosistema in cui anche l'uomo che vi VIVE ha il suo ruolo e l'alpinista – quello che abita altrove – deve considerarsi solo un elemento provvisorio, di passaggio, in transito ad inseguire un mondo il cui accesso gli è gentilmente concesso dalla natura e da tutto ciò che si trova in quel luogo da anni, da secoli.Se tutti questi corsi sono tesi a questo scopo, che ben vengano.Barbara

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  12. ameya says:

    certo! esporta pure citando la fonte, bello il tuo blog!

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  13. Beppeley says:

    @OssoinBocca: sei bravissima, hai fatto un commento che finalmente aspettavo. Da tempo. Avrei tanto voluto postarlo io ma sono un po' troppo dentro al CAI per potermi permettere di essere credibile.Lo ha fatto tu, evviva! Adesso vorrei soffermarmi su tuoi ragionamenti ricchi di spunti e di senso.Prova a leggere qui sotto (documento proveniente da un organismo molto importante del CAI):

    "In riferimento alla proposta di riordino degli OTCO presentata dalla Commissione Consiliare “OTC e strutture periferiche” il 24 ottobre 2009 ai Presidenti GR e ai Presidenti OTCO, rielaborata dal gruppo di lavoro a seguito delle segnalazioni pervenute dagli OTCO e dai GR, e presentata al CC del 6 febbraio 2010, si evidenzia quanto segue.

    Dopo la risposta negativa e motivata deliberata dal Congresso degli Istruttori Nazionali convenuti a Pordenone il 14-15 novembre e consegnata il 15 dicembre al CC, la CNSASA ha svolto successivamente delle consultazioni per arrivare a produrre delle proposte realistiche. La prima data utile per convocare la riunione è stata il 30 gennaio; in tale incontro la CNSASA ha formulato delle proposte che sono state consegnate il 4 febbraio al Coordinatore del CC e alla Presidenza.

    Nella seduta del Comitato Centrale del 6 febbraio è stata proposta una rielaborazione del primo progetto; questa nuova versione non tiene in conto delle richieste avanzate dalla CNSASA.In data 20 febbraio 2010 la CNSASA è stata convocata dal Presidente Generale a Milano,insieme a CCE, CCAG e CNS per approfondimenti in merito al tema del riordino degli OTCO; a questo incontro hanno partecipato oltre alla Presidenza, il coordinatore del CC, il coordinatore e alcuni componenti della commissione consigliare OTC, alcuni consiglieri centrali e il coordinatore di UniCai.Il presente documento si articola in due sezioni: nella prima parte si trattano dei concetti generali che sono alla base del nostro operare mentre nella seconda parte si avanzano una serie di proposte più di carattere operativo."Se uno non è proprio dentro al CAI, ben aggrappato alle sue strutture burocratiche, ben difficilmente riuscirà a capirci qualcosa.Il CAI in questi anni si è addirittura inventato una propria lingua per esprimere al massimo la propria autoreferenzialità. Se ci sei dentro, ma ben dentro, forse capisci cos'è il CAI. Se invece sei un semplice associato che ama le montagne, ti conviene fare un corso accelerato di burocratese firmato Club Alpino Italiano. Certo, ormai le montagne non sono più le stesse. Sono state talmente frullate dalle scemenze prodotte da certi cervelli che abbiamo bisogno di una traduzione simultanea per comprenderle. Non bastano più le nostre esprienze, le nostre emozioni, i nostri sogni. Così il CAI in questo ultimi anni si è inventata una sua montagna che alimenta costantemente quella tipica malattia italiana che si manifesta quando a qualcuno si affida una carica, una cadrega sotto il sedere: bisogna fare di tutto per non mollarla, a costo di affondare insieme alla nave!Bellissime le tue parole che condivido al 100%:"Le scale che danno l'accesso ad un mondo è bene percorrerle fin dal primo gradino. L'alpinismo deve essere, prima di tutto, un approccio con quel mondo al naturale abbinato al suo fragile ecosistema in cui anche l'uomo che vi VIVE ha il suo ruolo e l'alpinista – quello che abita altrove – deve considerarsi solo un elemento provvisorio, di passaggio, in transito ad inseguire un mondo il cui accesso gli è gentilmente concesso dalla natura e da tutto ciò che si trova in quel luogo da anni, da secoli."Ogni tanto scorazzo sul tuo blog. In diverse occasioni mi hai trasmesso davvero delle emozione fantastiche.Non ho ancora capito perché puntualmente fai sparire i tuoi post. Non si riesce a trovare "casa" dalle tue parti.Perché non ci permetti di affezionarci al tuo blog?

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