Qualcosa di molto più grande

Di Franco Michieli, geografo ed alpinista, ne avevo parlato in questo post “ Il tempo in vendita“.
Il quotidiano La Stampa parla di lui a proposito della capacità di orientamento, dote questa che sembrerebbe innata in noi. Se vi interessa sapere qualcosa di più di questo personaggio straordinario, allora leggete questo articolo pubblicato lo scorso 28 febbraio.

Buona lettura!

Beppeley

4 Responses to Qualcosa di molto più grande

  1. serpillo says:

    Grande scelta la sua, quella di spostarsi a piedi senza GPS, bussola, cellulare, carta topografica.
    L'intuito ed i sensi affinati la fan da padrone.

    Serpillo

  2. utente anonimo says:

    Saranno molto contenti i produttori di "protesi tecnologiche", come gps, ecc…

    Ho la sensazione, leggendo quest'articolo, che talvolta ci risulta molto difficile frenare l'invadenza della tecnologia.

    Sappiamo individuarne i limiti?

  3. utente anonimo says:

    D'altra parte, i vecchi montanari di untempo neanche troppo lontano, si orientavano senza nulla, dalle nostre parti, avevano punti di riferimento e via dicendo. Solo gli esploratori che si avventuravano in giro per il mondo, avevano bussola e altri strumenti, per non parlae di chi andava ai Poli ed in Himalaya.
    Lo stesso ai nostri giorni.
    Oggi grazie alla tecnologia si vanno a fare i salataggi agli alpinisti bloccati sul K2 piuttosto che sul Nanga Parbat grazie ai telefoni satellitari: fino a pochissimi anni fa, in quei posti si moriva!
    Qualcuno ricorda la tragedia del K2 del 1996 dove morirono 12 persone, se non ricordo male?
    E se poi pensate alle "vie dei canti" degli aborigeni australiani prima che i bianchi quasi li sterminassero e poi li riducessero a bestie recluse in apposite aree…
    Ma ve l'immaginate una strada che trovi attraverso una canzone che ti racconta tuti i punti di riferimento che troverai lungo la strada per raggiungere quella certa meta??? Erano una sorta di cantilene che proprio per questo andavno a memoria facilmente.
    Io credo che nella dimensione più nostrana, ma non solo quella, delle nostre escursioni, a furia di usare tutti questi strumenti tecnologici, perderemo davvero il senso innato dell'orientamento che secondo me alcune persone hanno in dono in modo particolare…
    Per chi non ce l'ha, ben venga un GPS o fior di cellulari, anche se in molti punti non prendono.
    Se si va per mondi con troppe "protezioni" e vie di uscia, si finisce col non presar più bene attenzione a ciò che abbiamo intorno e si perde l'abitudine dei classici punti di riferimento.
    In montagna si va vol cuore, sì, ma anche con la testa!
    Che ognuno di noi scelga che fare, io preferisco 98 su 100 usare il mio senso dell'orientamento, che è tutt'altro che male.
    Per ora funziona bene.
    Infatti non mi sono mai persa, neanche da sola nella nebbia…

    Souleiado

  4. serpillo says:

    E si' Souleiado, i montanari davano un nome a tutto, anche alle rocce, in patois per identificare un luogo.

    La via giusta sta nel mezzo….

    Ciau

    Serpillo

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