Una famiglia sul Rocciamelone

La foto che vedete qui accanto l’ho scattata il 31 luglio 2005 in cima al Rocciamelone. Il riepilogo delle informazioni del file immagine JPEG mi svela l’ora dello scatto: sono le 6.02 del mattino. Due ore prima, dal fondovalle della Val di Susa, sale una giovane famiglia, mamma e papà con il loro ragazzino, aprono la porta del rifugio Santa Maria e, seduti di fronte ad un tavolo,  si rannicchiano per riposarsi un po’. Il rifugio è strapieno, non c’è più un buco per sdraiarsi sul tavolato. Siamo tutti quanti stretti gli uni accanto agli altri ad attendere il nuovo giorno. Sono le 4 del mattino. Apro gli occhi e vedo quella giovane coppia e il loro figlio. Non capisco. Perché sono arrivati fin quassù, ad un’ora così insolità, per guadagnare un bivacco a più di 3500 metri di altezza col rischio di trovarlo pieno? Sarà per la Festa che ogni anno ricorre qui, in vetta a questa montagna simbolo per la Val di Susa?

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Lo scoiattolo globalizzato

In questo documentario (mandato in onda il 16/12/2011 su ALPchannel) l’autore Gianni Valente ci parla dello Scoiattolo Rosso e dei pericoli che sta correndo dopo l’arrivo del nord-americano Scoiattolo Grigio.

Problemi ambientali e divergenze umane.

Un grazie alla redazione di ALPchannel ed all’autore che mi hanno permesso di condividere questo video.

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Dopo 25 anni il referendum sulla caccia in Piemonte

Ricevo da Francesco Pastorelli (francesco.pastorelli@cipra.org – direttore di CIPRA Italia) la seguente importante notizia:

Ora è ufficiale: il prossimo 3 giugno, gli elettori piemontesi potranno esprimere il loro parere sulla caccia.

La Giunta Regionale del Piemonte ha infatti approvato ieri un Decreto del suo Presidente, il quale, in ottemperanza a quanto imposto dal TAR del Piemonte, dà l’avvio alle procedure di indizione del referendum.

Finalmente si conclude una battaglia legale durata un quarto di secolo: sono infatti trascorsi 25 anni da quando vennero raccolte 60.000 firme di elettori piemontesi in calce alla richiesta di un referendum abrogativo di parte della legislazione regionale sulla caccia. Il quesito prevede la riduzione delle specie cacciabili a quattro (cinghiale, lepre, minilepre e fagiano), il divieto di caccia la domenica e su terreno coperta da neve e la limitazione dei privilegi concessi alle aziende faunistico-venatorie, le ex riserve private di caccia. Leggi il resto dell’articolo

La montagna invisibile

Sebbene il territorio piemontese sia costituito quasi per il 50 per cento da montagne, queste faticano non poco ad entrare nelle case dei cittadini attraverso la televisione.

Eppure, a pensarci bene, le montagne non rappresentano solo lo sci quando nevica.

Sarà anche vero che a livello politico, in termini di elettori, numericamente parlando, la montagna “conta” poco, ma è altrettanto indiscutibile che le risorse che essa racchiude sono davvero molto importanti per tutti e non solo quando si parla di sport invernali.

Quante occasioni di sviluppo economico, e non solo per chi ci vive, potrebbe fornire una montagna più conosciuta dagli abitanti di pianura? E’ giusto che un servizio pubblico radiotelevisivo tratti della montagna solo alle nove di mattina?

Non sarebbe importante favorire la conoscenza del luogo montagna, al di là delle visioni urbanocentriche,  anche grazie ad un’informazione specifica da mandare in onda in fasce orarie ad alto ascolto, come, per esempio, alle venti di sera magari dopo il TG3 Piemonte o all’interno di esso con una rubrica apposita? Leggi il resto dell’articolo

Amare la montagna

A l’ombra ‘d CALCANT” (All’ombra del Calcante) è un libro che parla di montagna vera, quella modellata dai montanari, e di montanari veri, quelli modellati dalla montagna, come lo è la signora Maddalena Vottero-Prina,autrice di memorie della vita intensa di una piccola frazione delle Valli di Lanzo, Pugnetto.

Maddalena me lo regalò dieci anni fa e per me questo testo è un po’ come una “Bibbia” della vita di montagna.

Quando ogni tanto sento il bisogno di ritrovare uno po’ di genuinità vera, di semplicità e di sobrietà, sfoglio le pagine di questo libro.

Questa sera la mia attenzione è stata catturata da queste parole scritte da un discendente degli abitanti della Valle Soana, il Dottor Giovanni Reverso, amico della signora Vottero-Prina e «sensibile interprete della “montagna” e delle sfumature più nascoste».

Mi sono piaciute così tanto che ho pensato di riportarle qui, per condividerle con voi e per sentire un po’ di quel profumo, così particolare, che solo la montagna sa emanare… Leggi il resto dell’articolo

Il rischio valanghe

Grazie al post precedente, “Il silenzio della neve”, che mi ha dato lo spunto per ulteriori ricerche di risorse su internet, ho scoperto un sito interessante per chi ama frequentare la montagna in ambiente innevato.

E’ il servizio SIVA (Sistema Informativo Valanghe) che molto probabilmente gli scialpinisti e i ciaspolatori più arditi, ma anche i più informati ed attenti a prevenire il rischio valanghe, lo conosceranno già. Personalmente invece è stata una piacevole sorpresa poter accedere a tale strumento, così definito dall’Arpa Piemonte:

Il Sistema Informativo Valanghe è uno strumento di analisi e consultazione di dati cartografici, data base alfanumerici associati, fotografie e documenti storici, periodicamente aggiornato alla luce degli eventi valanghivi stagionali e del reperimento di nuovi dati storici”.

Così, pensando alla mia modestissima attività escursionistica in ambiente innvevato, ho provato a curiosare in Val d’Ala (Valli di Lanzo) analizzando la zona di Testa Pajan (1858 m), gradevole meta di un’ escursione con le racchette da neve (media difficoltà), con partenza da Almesio (760 m – fraz. di Ceres) percorrendo una carrozzabile che ben presto diventa una strada sterrata (anche senza neve è una piacevole ed interessante escursione in un ambiente solitario e molto affascinante; ne avevo già parlato nel post “Il mondo dietro casa“). Leggi il resto dell’articolo

Il silenzio della neve

Solo fino a qualche giorno fa, i giornali e le televisioni ci hanno inondato di notizie riguardanti le nevicate, più o meno “imponenti”, che si sono abbattute sulla nostra Penisola, al nord come al sud, creando gravi problemi nei confronti di cittadini ed istituzioni completamente impreparati ad affrontare eventi simili.

Anche in una città come Torino, sebbene la neve non abbia insistito come in altre zone del nostro Paese, ci sono state polemiche e lamentele per qualche disagio che la neve ha creato scombussolando il “normale” svolgimento della vita cittadina.

Durante quei giorni, catturato come tanti dal  flusso, anch’esso imponente,  di notizie, foto, servizi televisivi, interviste, attacchi vari ai sindaci delle città, polemiche e così via, ho pensato spesso ad un silenzio particolare, insolito, ma anche molto elegante ed eloquente. E’ il silenzio che proviene da certe valli alpine distanti solo un’ora di auto dalla metropoli in cui vivo.  Frugando nei ricordi dei racconti dei vecchi e tra le letture che ho potuto fare, ho pensato che grandi nevicate ce ne sono sempre state, anche quando non c’era tutta questa tecnologia che ci circonda e che ci fa sentire illusoriamente così potenti ma in verità così fragili da ritorvarci in un batter d’occhio profondamente smarriti e disarmati sotto un’insistente ed “inattesa” nevicata  da inverno di “una volta”.

Di questo silenzio, ammantato di bianco, vorrei rendervi partecipi riportando qui uno scritto del mio amico Giorgio Inaudi, autore di libri di cultura alpina, grande conoscitore e straordinario narratore di quell’area francoprovenzale che si rinviene nei dintorni di Balme, piccolo villaggio alpino delle Valli di Lanzo. Leggi il resto dell’articolo

La “dimensione verde”

«Siamo più ricchi che mai, eppure danneggiamo l’ambiente pur di crescere a tutti i costi. Ma questo progressivo allontanamento dalla natura si ritorce contro di noi, fisicamente e psicologicamente: molte malattie infiammatorie come allergie e asma, sempre più frequenti nelle metropoli, nascono proprio dalla perdita di contatto con la “dimensione verde”».

Ma allora cercare di difendere un angolo delle Alpi, come lo splendido Piano di Vassola e l’ambiente nei dintorni del Rio Paglia,  vuole anche dire tentare di salvaguardare la nostra salute? E quella di chi verrà dopo di noi?

L’inserto del quotidiano “La Stampa”, TuttoScienze, propone un’intervista a Ilkka Hanski uno dei maggiori studiosi di biodiversità.

Ecco l’intervista che dovrebbe farci riflettere parecchio sul rapporto con il nostro mondo e la visione che abbiamo di esso.

Anche delle nostre montagne.

La leggenda dell’Uomo Selvatico

Il giornalista Carlo Grande (http://www.lastampa.it/grande) ci parla del Carnevale e delle figure mitologiche come quella dell’Uomo Selvatico presente in tutto l’arco alpino.

La prima volta che ebbi l’occasione di sentire parlare di queste leggende, fu durante un ciclo di incontri serali organizzato dal CAI di Torino alla fine degli anni ’90. Tra i vari partecipanti ci fu anche l’allora vicepresidente del CAI, Annibale Salsa. Rimasi molto impressionato dalla sua competenza e bravura nello spiegare dell’importanza di certe figure nella cultura alpina.

Ecco l’articolo interessantissimo comparso nella rubrica “Mertedì tempi degli animali” del quotidiano “La Stampa” nell’edizione del  7 febbraio.

Qui sotto invece riporto un articolo scritto proprio da Annibale Salsa sulla figura dell’Uomo Selvatico. Leggi il resto dell’articolo

Il clima del Canavese

Qualche tempo fa, grazie ai bollettini meteo di Nimbus, che ricevo nella casella di posta elettronica più volte alla settimana e che includono anche notizie legate all’attività svolta della Società Metereologica Italiana (SMI), mi ero soffermato sulla Banca Dati del clima del Canavese osservando soprattutto i dati rilevati dalle stazioni meteo poste in quota come, per esempio, quelle del Lago di Valsoera (2440 m), quella del Lago di Teleccio (1917 m) oppure quella del Lago Serrù (2275 m).

I dati che si possono leggere sono davvero interessanti e stimolano molto la curiosità perché, in molti casi, come quelli da me presi in considerazione, le serie numeriche iniziano dagli anni cinquanta e terminano nel 2004, includendo così anche la terribile estate del 2003. Leggi il resto dell’articolo

Se a febbraio e marzo verrà la neve…

Leggete cosa ci racconta Paolo Rumiz in un suo articolo pubblicato il 29 gennaio sul quotidiano “La Repubblica” a proposito delle bizzarrie del nostro clima:

L’allarme: da settimane lupi e uccelli hanno iniziato a riprodursi. E gli etologi avvertono: si è già modificata la fisiologia della fauna. Ora le uova dei merli rischiano di schiudersi quando non ci sono ancora insetti in giro.”

Strano parlare di caldo proprio adesso che è arrivato il gelo siberiano. Ma ci ricordiamo ancora delle temperature anomale solo di qualche giorno fa?

Sebbene non sia ancora finito, di sicuro tra qualche tempo archivieremo  questo inverno, nella nostra memoria, come un inverno gelido. Ma se solo torniamo indietro di qualche settimana, e proviamo a  confrontare le temperature misurate con quelle registrate negli ultimi decenni (intese come medie del periodo), troveremo di certo qualcosa di insolito da quando sono cominciate le misurazioni ufficiali.

Ecco l’articolo completo di Paolo Rumiz (lo scrittore del bellissimo libro “La leggenda dei monti naviganti”):

Gli animali pazzi di caldo. “Sono già in amore”.