La “dimensione verde”

«Siamo più ricchi che mai, eppure danneggiamo l’ambiente pur di crescere a tutti i costi. Ma questo progressivo allontanamento dalla natura si ritorce contro di noi, fisicamente e psicologicamente: molte malattie infiammatorie come allergie e asma, sempre più frequenti nelle metropoli, nascono proprio dalla perdita di contatto con la “dimensione verde”».

Ma allora cercare di difendere un angolo delle Alpi, come lo splendido Piano di Vassola e l’ambiente nei dintorni del Rio Paglia,  vuole anche dire tentare di salvaguardare la nostra salute? E quella di chi verrà dopo di noi?

L’inserto del quotidiano “La Stampa”, TuttoScienze, propone un’intervista a Ilkka Hanski uno dei maggiori studiosi di biodiversità.

Ecco l’intervista che dovrebbe farci riflettere parecchio sul rapporto con il nostro mondo e la visione che abbiamo di esso.

Anche delle nostre montagne.

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

2 Responses to La “dimensione verde”

  1. serpillo1 says:

    Questo post mi sembra “legato” a quello precedente dell’Uomo Selvatico.
    Se fossimo tutti un po’ piu’ pacifici, saggi e umili proprio come il Servagiou sarebbe meglio, no?

    La “dimensione verde” , tra l’altro, e’ compagna di molte mie escursioni. Penso alle foglie, all’erba e al colore della stessa vita. La speranza e l’equilibrio si identificano con il verde.

    Serpillo1

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  2. Anonimo says:

    Siamo sempre in guerra… anche con la natura…
    A mio modesto parare l’uomo di oggi vive il mondo intorno a se, l’ambiente, come qualcosa di estraneo, come se fosse separato dalla propria umanità. Ma, a pensarci bene, la nostra pelle è a contatto con l’aria, con il sole, con il vento e con tutti quegli elementi naturali indispensabili alla nostra esistenza. Anche a contatto con quei microrganismi di cui parla il biologo proprio nell’articolo citato in questo post.

    Se devastiamo ciò che ci sta appiccicato, e di cui abbiamo veramente bisogno, ci facciamo del male da soli.

    Sembra tanto banale ma forse non è così.

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