La montagna invisibile

Sebbene il territorio piemontese sia costituito quasi per il 50 per cento da montagne, queste faticano non poco ad entrare nelle case dei cittadini attraverso la televisione.

Eppure, a pensarci bene, le montagne non rappresentano solo lo sci quando nevica.

Sarà anche vero che a livello politico, in termini di elettori, numericamente parlando, la montagna “conta” poco, ma è altrettanto indiscutibile che le risorse che essa racchiude sono davvero molto importanti per tutti e non solo quando si parla di sport invernali.

Quante occasioni di sviluppo economico, e non solo per chi ci vive, potrebbe fornire una montagna più conosciuta dagli abitanti di pianura? E’ giusto che un servizio pubblico radiotelevisivo tratti della montagna solo alle nove di mattina?

Non sarebbe importante favorire la conoscenza del luogo montagna, al di là delle visioni urbanocentriche,  anche grazie ad un’informazione specifica da mandare in onda in fasce orarie ad alto ascolto, come, per esempio, alle venti di sera magari dopo il TG3 Piemonte o all’interno di esso con una rubrica apposita?

Pensiamo solo a quanto sta facendo discutere, negli ultimi anni, il problema legato al ritorno del lupo, allo sfruttamento dell’energia idroelettrica (con il proliferare delle piccole centraline), all’abbandono di certe aree alpine, con i conseguenti fenomeni di dissesto idrogeologico, così rilevanti e drammatici anche per la pianura, i cambiamenti climatici, di cui le zone di montagna soffrono maggiormente (hot-spot), lo sviluppo del turismo lento, con la conseguente problematica della manutenzione dei sentieri, in molte zone letteralmente abbandonati, il tema delle minoranze linguistiche, le biomasse, la tutela dell’ambiente montano, lo sviluppo di quelle attività come la pastorizia, la neo-ruralità, i trasporti, il problema della scuole, dei servizi, e così via.

L’on. Giorgio Merlo (Vice Presidente Commissione Viglianza Rai), nel suo blog, con l’on. Manuela Di Centa, sostengono che (25 gennaio 2012):

I temi legati alla montagna – dal turismo agli sport invernali, dalle condizioni meteorologiche alla vita quotidiana delle popolazioni locali – meritano di aver più spazio nella programmazione radiotelevisiva. Il Direttore Generale Lorenza Lei, che abbiamo incontrato stamane, ha convenuto sulla necessità di affrontare e rilanciare nei palinsesti  della Rai le problematiche riconducibili alla montagna. Del resto, il servizio pubblico radiotelevisivo non può essere assente o, peggio ancora, latitante attorno ad un tema che coinvolge le condizioni di vita di milioni di italiani e che, comunque sia, rappresenta un volano di sviluppo e di crescita del nostro paese”.

Nel frattempo, una neonata web TV chiamata Alp Channel, ha aperto gli occhi proprio alcuni giorni fa ed è stata battezzata al Monte dei Cappuccini, dal Museo Nazionale della Montagna del Club Alpino Italiano.

Se a qualcuno di voi interessa approfondire le tematiche relative alla convivenza uomo-lupo, vi segnalo che Marzia Verona, attraverso il suo blog Storie di Pascolo Vagante (in particolare grazie al suo ultimo post “Una lettera che sta già facendo discutere“), sta compiendo un’opera di divulgazione davvero meritoria di estrema attenzione intorno a questo serio problema che dovrebbe coinvolgere anche tutti noi che abitiamo in città, quantomeno in qualità di elettori che vivono su di un territorio costituito in modo rilevante da aree montuose. Le montagne fanno parte di noi, sono parte della nostra identità. E non solo in qualità di cittadini piemontesi perché dovremmo essere tutti consapevoli che l’Italia è un Paese costituito prevalentemente da territorio montuoso.

Credo che sia arrivato il momento di guardare alla montagna come un luogo da comprendere in modo molto serio ed approfondito perché da esso possiamo davvero trarre ricchezze che non sono solo quelle derivanti da un bel paesaggio consumato durante un fine settimana trascorso sulle piste da sci.

C’è molto altro in Montagna. Tocca solo a noi cittadini pretendere che la televisione pubblica, ovvero quella che appartiene a tutti noi, sappia istruirci ed educarci a vedere la montagna come un luogo altro, molto diverso da quello cittadino e per tale ragione da valorizzare.

Perché la diversità, come la montagna ci sa spiegare molto bene, soprattutto dal punto di vista biologico, è sempre una ricchezza.

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

9 Responses to La montagna invisibile

  1. Anonimo says:

    Ho una serie di appunti per un articolo dal titolo “Viste in tangenziale… le montagne del piemonte” radiocronacate semplicemente facendo un giro in tangenziale da moncalieri a settimo torinese in un giorno di vento…

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  2. ventefioca says:

    anonimo = gp…
    uffa! dimentico sempre di loggarmi prima di scrivere!

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  3. zuzimat says:

    Posso alimentare la discussione? Non c’è solo il lupo che fa notizia, ma pure l’orso. Credo che se non si insegna gia ai bambini ad amare la montagna anche nei mesi “caldi” poi diventa più difficile. Ho la fortuna che nella mia regione fioriscono i sentieri didattici o per “mountain Bike”. Questo ha fatto si di creare nuovi appassionat alla montagna 😉 un giorno verrò dalle vostre parti 🙂

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    • Beppeley says:

      Sono d’accordo con te. Bisogna educare i bambini a riconoscere che il loro mondo non è solo quello che la televisione “sputa” fuori dallo schermo.

      Anzi, quello non è il mondo. E’ un qualcosa di finto, di immaginario, che serve a far leva sui nostri bisogni per stimolarci a fare acquisti. D’accordo per la tv privata. Ma una televisione pubblica dovrebbe avere anche il compito di educare e stimolare il cervello di chi la guarda. E’ un servizio pubblico (come lo è la sanità) che viene anche finanziato dai cittadini e come tale dovrebbe servirci per vivere meglio, per capire le cose che non abbiamo il tempo di approfondire, di conoscere in modo obiettivo la nostra realtà. Una conoscenza più approfondita (e non politicizzata) dei molteplici aspetti della nostra vita ci permetterebbe anche di crescere come elettori in quanto “chiederemmo” che in Parlamento ci vadano persone del nostro livello culturale.

      Perche in fin dei conti è vero che abbiamo i politici che ci meritiamo. Tanto noi siamo ignoranti (nel senso che “ignoriamo”) e tanto lo sono i nostri rappresentanti.

      Ma così si vive molto male. E si vede.

      Se nella nostra mente la Montagna non esiste, allora non ci saranno neanche politici (i nostri rappresentanti) che si impegneraano ad occuparsente in maniera seria ed approfondita.

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  4. blacksheep77 says:

    grazie beppe. come sai, ho sempre detto che bisogna far conoscere la montagna vera, quella abitata dall’uomo… non quella delle seconde case! anche chi va in montagna per raggiungere la vetta attraversa comunque quella fascia di pertinenza degli alpeggi e dovrebbe farlo con un certo bagaglio di conoscenze che lo aiuterebbero: a) a non comportarsi in modo errato b) a vivere nuove esperienze

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  5. Beppeley says:

    Importante iniziativa dell’onorevole Enrico Borghi (twitter@EnricoBorghi1) e di Uncem Piemonte (twitter@UncemPiemonte):

    Firma anche tu la petizione: “TGR MONTAGNE: LA RAI DIA PIU’ SPAZIO ALLE TERRE ALTE” http://firmiamo.it/tgrmontagne via @Firmiamo

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