Dopo 25 anni il referendum sulla caccia in Piemonte

Ricevo da Francesco Pastorelli (francesco.pastorelli@cipra.org – direttore di CIPRA Italia) la seguente importante notizia:

Ora è ufficiale: il prossimo 3 giugno, gli elettori piemontesi potranno esprimere il loro parere sulla caccia.

La Giunta Regionale del Piemonte ha infatti approvato ieri un Decreto del suo Presidente, il quale, in ottemperanza a quanto imposto dal TAR del Piemonte, dà l’avvio alle procedure di indizione del referendum.

Finalmente si conclude una battaglia legale durata un quarto di secolo: sono infatti trascorsi 25 anni da quando vennero raccolte 60.000 firme di elettori piemontesi in calce alla richiesta di un referendum abrogativo di parte della legislazione regionale sulla caccia. Il quesito prevede la riduzione delle specie cacciabili a quattro (cinghiale, lepre, minilepre e fagiano), il divieto di caccia la domenica e su terreno coperta da neve e la limitazione dei privilegi concessi alle aziende faunistico-venatorie, le ex riserve private di caccia.

La Regione Piemonte, in tutti questi anni, non ha mai consentito lo svolgimento del referendum, con motivazioni spesso pretestuose ed illegittime, ma non ha più potuto opporsi alla sentenza della Corte di Appello di Torino di fine 2010, confermata più recentemente dal TAR Piemonte.

La scelta della data suscita però non poche perplessità: il Comitato Promotore aveva infatti chiesto che il referendum venisse accorpato alle prossime elezioni amministrative, che si svolgeranno in numerosi Comuni del Piemonte il prossimo 6 maggio: in tal modo sarebbe stato possibile risparmiare una parte consistente delle risorse pubbliche destinate all’effettuazione del referendum. La Giunta Regionale, invece, ha ritenuto di agire diversamente, adducendo problemi di carattere tecnico che in realtà si sarebbero potuti risolvere facilmente.

Il Comitato Promotore auspica che la Regione provveda ora a diffondere in modo capillare ed efficace l’informazione relativa al referendum. L’obiettivo del fronte venatorio e di numerose forze politiche è infatti quello di rendere nulli gli effetti del referendum a seguito del mancato raggiungimento del quorum dei votanti.

“Tale ipotesi rappresenterebbe però una sconfitta non tanto e non solo del fronte ambientalista ed animalista – affermano Piero Belletti e Roberto Piana del Comitato Promotore del Referendum – quanto soprattutto della democrazia e della partecipazione”.

“Auspichiamo almeno – concludono gli ambientalisti – che, in attesa dell’esito del referendum, la Regione blocchi i lavori volti a modificare l’attuale legge sulla caccia. Modifiche che vanno in senso esattamente opposto alle richieste referendarie, prevedendo l’aumento del numero di specie cacciabili, il prolungamento della stagione venatoria, la caccia con l’arco e quella a specie di uccelli protette a livello comunitario.”

Per il Comitato Promotore sul Referendum sulla caccia:

(Piero Belletti e Roberto Piana)

Maggiori informazioni: http://www.referendumcaccia.it/

Notizia su “La Stampa”: http://www3.lastampa.it/lazampa/articolo/lstp/443732/

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

5 Responses to Dopo 25 anni il referendum sulla caccia in Piemonte

  1. Piero Troglia says:

    Salve a tutti,

    come al solito, siamo alle solite…. storie italiane….
    Personalmente sono contrario alla caccia, ma non in modo assoluto. Quando purtroppo i caprioli o questi meravigliosi animani “indigeni” sono troppi, causa anche i ridotti predatori naturali, ripeto purtroppo, la caccia può essere necessaria, anche (per quel poco che ne so) perchè un numero troppo elevato di una certa specie, può creare insorgere di malattie endemiche, che creerebbero problemi molto gravi.

    Altro discorso sono i cinghiali “alpini” per i quali, penso che la caccia potrebbe essere aperta 366 (!) giorni l’anno. E’ una mia personale opinione, ma i cinghiali sulle alpi non c’entrano nulla!

    ROK 64

    • Beppeley says:

      Come ho cercato di spiegare nel mio post precedente,”La montagna invisibile”, purtroppo arriveremo al referendum senza aver avuto un’informazione adeguata in merito perché la nostra televisione (in questo caso la RAI 3), non è in grado di fornire un servizio pubblico di qualità che abbia anche l’obiettivo di educarci ed istruirci. Si dovrebbe dare voce ad entrambe parti in causa (cacciatori ed ambientalisti), in modo serio e competente, per farci capire le varie problematiche allo scopo di avere un’occasione per crearci un’opinione in merito che sia il più possibile svincolata dalle solite “mani” politche (quelle che tengono stretta la tv pubblica per i soliti miserabili interessi di poltrona).

    • flaco says:

      Anche io non sono contrario alla caccia in modo assoluto: andrebbe aperta solo sui cacciatori 🙂

      E’ vero, il cinghiale “alpino” non c’entra nulla con le Alpi. Molte reintroduzioni scappano di mano solo per ingrassare il terreno di gioco della caccia. Il lupo non mi fa paura, ma il cinghiale – specie quello lì porcastro, grosso come una casa inventato non so come – fa paura sì.

      Non so nemmeno se è questione di essere “cacciatori” o “ambientalisti”. Forse manca la coscienza d’esser parte di un tutto, mentre prevalgono contrapposizioni e logiche di parte? Non lo so.

      Se la democrazia facesse il suo corso forse, oltre a fare la TAV, per dire, si abolirebbe anche la caccia. Ma non va così, la caccia c’è ancora. Certi esiti sono sempre inquinati da interessi e deviazioni. Ma se anche la democrazia fosse equa, è forse giusta una democrazia che non riesce o non vuole rispettare le minoranze?

      Ok mi sto allargando troppo 🙂

      • Beppeley says:

        Grazie della tua opinione.

        Condivido il tuo passaggio “Non so nemmeno se è questione di essere “cacciatori” o “ambientalisti”.

        Forse è solo questione di essere evoluti e di pretendere democrazia sempre e ancora di più.

        La “nostra” televisione dovrebbe aiutarci a difendere e a migliorare la democrazia.

  2. serpillo1 says:

    Al di la’ di essere favorevole o meno alla caccia, mi ha colpito il tempo che si e’ impiegato: 25 anni!!! e non e’ ancora finito…..

    Serpillo1

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