Un nuovo sguardo

Una bella notizia per I camosci bianchi: abbiamo un amico in più che lo arricchirà. Si chiama Paolo (nickname paologiac).

Paolo è legato a due valli che hanno lo stesso nome, sempre ubicate nella nostra Regione, ma molto distanti l’una dall’altra e anche molto diverse.

In una di quelle valli io non ci sono mai stato e quindi sarò molto felice di poter “viaggiare” tra le sue parole. Chissà che non sarà finalmente l’occasione per andare a conoscerla per comprendere un qualcosa in più del luogo montagna?

Sono pronto a camminare con te, tra le nostre splendide vallate. Pronto ad ammirare altri “panorami” grazie ai tuoi sguardi attraverso i quali continuare la nostra ricerca dell’Uomo Selvaggio.

Benvenuto Paolo e grazie mille per la tua gentilezza, per la voglia e il tempo che dedicherai a questo spazio, anche solo per un “ciao”.

Un gregge a Torino

Dal quotidiano “La Stampa” di oggi un “regalo” per blacksheep77:

Ci pensano le pecore a tagliare l’erba al parco della Colletta. Ieri la grande mandria che si aggirava tra i prati che da via Varano corrono verso la piscina di via Ragazzoni, ha fatto una pausa refrigerante al toret del parco, sotto gli occhi di molti torinesi divertiti. L’uso delle pecore per curare il verde pubblico è un’iniziativa già sperimentata in città. Negli anni scorsi le pecore hanno «sfalciato» l’erba del Parco del Meisino, della Maddalena e del Parco Piemonte a Mirafiori.

Paolo Coccorese

Bellissime le foto dell’occupazione dei Taurini Saltus da parte delle pecore (la prima è stata pubblicata nella versione su carta):

http://multimedia.lastampa.it/multimedia/torino/lstp/130632/

Dal sito del Comune di Torino sul verde pubblico:

La Città di Torino, prima in Italia, coraggiosamente introduce in un contesto urbanizzato gli animali al pascolo, sperimentando in questo modo una nuova modalità di mantenimento delle superfici a prato che, nel rispetto delle caratteristiche naturalistiche, darà a costi decisamente contenuti un valido supporto per lo sfalcio dell’erba, il contenimento delle malerbe e, nel contempo, per la concimazione del terreno (le deiezioni di mucche e pecore, infatti, per loro natura sono rinvigorenti per i prati, a differenza di quelle canine). Leggi il resto dell’articolo

Il selvatico fuori e dentro di noi

«Che cosa posso imparare da un salmone?», chiedeva un esploratore bianco ad un indiano Kwakiul. In quella domanda c’era tutta l’arroganza che scaturisce da una presunzione irrecuperabile nei confronti di una conoscenza antica, atavicamente adagiata in ognuno di noi. Il bozzolo dell’educazione, della cultura metropolitana, del pratico «tutto subito» hanno distrutto la nostra capacità di sentire la terra e il suo canto, il silenzio delle pietre, il disperato urlo della valanga, il tenue sibilo delle piante.

Nell’ermetica chiusura della nostra cultura, che ci offre luoghi deputati per ogni cosa, che ci ha imposto lo stupore della neve, il fastidio del vento, l’esaltazione per un volo migratorio d’anatre, noi sentiamo impellente la necessità di ritrovare il sentimento della terra. Abbiamo bisogno di riscoprire l’«originalità interiore», con i suoi segni elementari, con la sua matrice selvatica. La vita sintetica, spesso programmata, sembra non offrire vie di fuga, e anche i probabili itinerari più spontanei e umani, pare siano lontani, ricchi d’avversità, difficili da trovare. Ma è in quel «trovare» la chiave del nostro vivere: è necessario ritornare sui nostri passi e cercare il selvaggio che, alla fine, ci salverà la vita.  Leggi il resto dell’articolo

La caccia continua

Il VI Forum Mondiale dell’Acqua si e’ appena concluso a Marsiglia  e il 22 marzo si e’ festeggiato la Giornata Mondiale dell’Acqua.

E’ importante ribadire che le risorse idriche mondiali sono minacciate dai cambiamenti climatici e stanno riducendosi.

Nel nostro “giardino montano” le ultime notizie relative al progetto idroelettrico con derivazione dal Torrente Vassola e dal Rio della Paglia risalgono al novembre 2011 e chi ci informa e’ il Dott.Massimo Dragonero – Provincia di Torino – Servizio Valutazione di Impatto Ambientale – :

“per quanto concerne il progetto Vassola il proponente ha richiesto una sospensione dell’istruttoria che è stata accordata fino al 31/12/12. Per quanto concerne invece il progetto sul Rio Paglia non essendo stati rilevati al momento motivi ostativi delle autorità idrauliche competenti si sta proseguendo l’iter di concessione di derivazione”.

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La voce del bosco

Il post sulla leggenda dell’Uomo Selvatico, che ho scritto all’inizio di febbraio, grazie all’ispirazione ricevuta dal giornalista Carlo Grande, con il suo articolo sul Carnevale, mi ha indotto a percorrere un sentiero. Non di montagna, ma culturale.

In quel post Annibale Salsa cita un libro di riferimento sulle leggende che ruotano intorno a questo mito della montagna. E’ scritto da Massimo Centini ed è davvero un bel libro. Si intitola “L’Uomo Selvaggio. Antropologia di un mito della montagna” (Priuli & Verlucca 2000) e l’ho scovato per caso, osservando la vetrina dell’edicola-libreria di Roberto Bergamino che si trova dalle parti di Germagnano (belli i suoi libri sull’escursionismo nelle Valli di Lanzo: è stato uno dei primi personaggi che mi ha permesso di fare davvero un’esplorazione di quell’area alpina proprio grazie alle sue pubblicazioni).

Sarà anche solo un mito, ma personaggi che rievocano tale leggenda ne esistono sulle montagne, sebbene purtroppo siano davvero pochi. Ci ho pensato parecchio negli ultimi giorni, mentre leggevo il libro, e mi è tornato in mente un signore della Val d’Ala. E’ un omino piccolo, con tanto di barba lunga e folta. Un personaggio particolare e affascinante che ti incanta quando ti racconta del tempo che trascorre nei boschi, in mezzo agli alberi. Si sente bene quando va a caccia di legna. Intere giornate a contatto stretto con la natura, con le colonne del cielo. Leggi il resto dell’articolo

L’impercettibile sussurro delle pietre

Pera Ciapel lungo il percorso per i Laghi di Sagnasse

Ringrazio sentitamente la redazione di Panorami-Vallate Alpine per avermi concesso la possibilità di riportare qui l’interessantissmo articolo di Gian Marco Mondino, sulle pietre che raccontano nelle Valli di Lanzo, pubblicato nel numero di Gennaio – Febbraio e di cui vi ho parlato nel post “Letture ed appuntamenti“.

Le foto che vedete qui sono mie e rappresentano solo una piccola parte di quelle che si trovano invece nella versione stampata. Mi scuso con l’autore e l’editore se non posso riprodurre anche tutte le immagini, davvero molto significative.

Nell’articolo viene citato il signor Giacomo Bossonetto. Costui è un “montanaro doc”, una persona straordinaria di cui avevo parlato nel post “Sentieri ritrovati“.

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Quando le pietre raccontano

Formazioni rocciose, pietre sacre e macigni verticali: prodigi della natura da sempre venerati dagli uomini

GIAN MARCO MONDINO

La pietra, osserva Claude Lecouteux, uno dei maggiori studiosi dell’argomento, ricorre in modo costante nelle credenze e nelle tradizioni dei popoli europei, onnipresente nella storia umana con forme e poteri disparati, dalla Bibbia alla mitologia greco-romana ed alle leggende medievali. In tutta l’Europa meridionale, tra i popoli pre-indoeuropei, il culto della pietra fu così radicato da influenzare i conquistatori successivi, che ne continuarono certi moduli di espressione del sacro, in primo luogo nei megaliti. Le pietre erano viste non come elementi inanimati, ma nate dalla madre-terra, di cui conservavano ed emanavano i poteri e le energie vitali (G. Barbadoro – R. Nattero, “Il Cuore antico”, 2010). Perciò, in quanto sede di forze soprannaturali, esse erano capaci di proteggere, guarire ed esaudire, e come tali erano venerate. Leggi il resto dell’articolo

Con la bionda di montagna…

il gusto ci guadagna ?

Speriamo!

In questa nostra epoca di pericolosi e preoccupanti sbandamenti economico-finanziari, pubblico volentieri una bella notizia che mi ha mandato via mail il mio amico Gianni Castagneri, scrittore di libri di cultura alpina e già Sindaco del Comune di Balme.

E’ una “bella” notizia perché fa sperare in un miglioramento delle prospettive economiche di un’area alpina che amo tanto e che purtroppo ha sofferto moltissimo negli ultimi decenni.

E’ nata la “Birra Pian della Mussa!

Ecco l’articolo, pubblicato su “Il Risveglio”, settimanale in edicola da oggi:

http://www.ilrisveglio-online.it/cronaca-bianca/2012/03/21/pian-della-mussa-arriva-la-bionda-di-montagna

Gianni Castagneri – Balme (TO)

L’articolo del settimanale Il Risveglio lo trovate anche qui sotto.

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Letture ed appuntamenti

Eccovi alcune cose interessanti…

L’ultimo numero della rivista bimestrale “Panorami – vallate alpine” (numero di Gennaio – Febbraio) pubblica un bellissimo articolo di Gian Marco Mondino sulle pietre che raccontano nelle Valli di Lanzo: è uno stupendo viaggio alla ricerca di quei segni importanti, sia lasciati dall’uomo e sia lasciati dalle forze naturali, che ci possono far comprendere un qualcosa in più della cultura di quei luoghi; tra l’altro Mondino ci offre degli spunti favolosi per effettuare un escursionismo intelligente e sicuramente molto appagante: un’ottima lettura per uscire dal déjà-vu.

La pietra, osserva Claude Lecouteux, uno dei maggiori studiosi dell’argomento, ricorre in modo costante nelle credenze e nelle tradizioni dei popoli europei, onnipresente nella storia umana con forme e poteri disparati, dalla Bibbia alla mitologia greco-romana ed alle leggende medievali. In tutta l’Europa meridionale, tra i popoli pre-indoeuropei, il culto della pietra fu così radicato da influenzare i conquistatori successivi, che ne continuarono certi moduli di espressione del sacro, in primo luogo nei megaliti. Le pietre erano viste non come elementi inanimati, ma nate dalla madre-terra, di cui conservavano ed emanavano i poteri e le energie vitali (G. Barbadoro – R. Nattero, “Il Cuore antico”, 2010). Perciò, in quanto sede di forze soprannaturali, esse erano capaci di proteggere, guarire ed esaudire, e come tali erano venerate. […]

La rivista Panorami-Vallate alpine la trovate in edicola (€ 3,50). Ho provato a chiedere via mail l’autorizzazione a pubblicare l’articolo su questo blog. Vediamo se mi risponderanno. Leggi il resto dell’articolo

Il tempo rubato

Il vero antidoto contro la modernità è riprendersi il tempo. Vivere spazi di tempo liberato.

Marco Belpoliti, sulle pagine del quotidiano “La Stampa”, ci parla della generazione “No future” grazie a due libri: uno è di Marc Augé (l’antropologo francese che ha elaborato il concetto del nonluogo), e si intitola “Futuro“, e l’altro è di Gustavo Pietropolli Charmet che ha scritto “Cosa farò da grande? Il futuro come lo vedono i nostri figli“.

[…] È in corso un vero e proprio scippo del tempo, l’effetto di un’attiva invidia degli anziani, che culmina nella requisizione del tempo di vita dei ragazzi, per farlo diventare tempo della scuola, come accade nei licei, o del dopo scuola, come nelle attività sportive e nei corsi di addestramento, dalla musica alla dizione, fino alle vacanze-studio in Inghilterra: «tutte creazioni adulte finalizzate a ridurre il tempo libero dei ragazzi». […] Leggi il resto dell’articolo

Uscire dal déjà vu

Le motivazioni che ci spingono a fare escursionismo possono essere diverse l’una dall’altra perché ognuna di essa è l’espressione del movimento della nostra anima e del nostro corpo nel nostro ambiente. L’espressione della nostra voglia di libertà e della nostra voglia irrefrenabile di vagabondare, di conoscere e di aprire la nostra mente a ciò che è diverso e lontano anni luce dalle logiche della quotidianità che elabora incessantemente la città come centro.

Possiamo, per esempio, col nostro movimento, raggiungere un bivacco incastonato alle pendici di una montagna da favola e sostare davanti alla potenza del creato che ti fa mancare il fiato, che ti paralizza  facendoti sorgere mille domande, mille perché, immersi in un silenzio cosmico…

…mentre attendi l’oscurità, baciata da un’infinità di stelle, per poi, a tua insaputa, risvegliarti in compagnia di due giovani stambecchi che ti aspettano davanti alla porta per dirti:

“Buongiorno. Benvenuto sul pianeta Terra”… Leggi il resto dell’articolo

Escursionismo 2.0

Grazie a Tele di Ragno, la newsletter della Rete Escursionistica, della quale ho parlato qui, apprendo con piacere che è stato messo online il materiale relativo al convegno che si è tenuto il 1 dicembre dello scorso anno a Torino intitolato “Escursionismo 2.0. Evoluzione dell’informazione turistica e nuove tecnologie” che ha avuto un grande riscontro di pubblico.

Ecco i link di riferimento molto interessanti che vanno ad aggiornare e a completare  il post precedente:

Da segnalare che tra le notizie dalle province, che si trovano nella newsletter Tele di Ragno,  è possibile richiedere gratuitamente materiale promozionale relativo alla Rete Sentieristica (guide e carte).

Buone escursioni!

Il ritorno del lupo nel Gran Paradiso

Cosa combina il lupo nel Parco Nazionale del Gran Paradiso? E come mai ultimamente si ritorna a parlare tanto di questo superpredatore?

Come vi avevo già accennato, blacksheep77  nel post “Una lettera che sta già facendo discutere” ci parla del lupo tirando in ballo Dacia Maraini, Annibale Salsa e gli stessi articoli da lei scritti per un quotidiano.

GP, sul suo blog Ventefioca, ci parla invece di un libro, “Dalla parte del lupo“, di Luigi Boitani.

Da una parte gli ambientalisti, che vogliono proteggerlo in modo assoluto, dall’altra i montanari, come per esempio i pastori che vivono di montagna, con le loro ragioni economiche, più che legittime e comprensibili. Sembra profilarsi, anche in questo ambito, lo “scontro” tra ecologia ed economia come avviene “in grande” anche quando si parla di problemi che coinvolgono l’intero nostro Pianeta.

Nel video che potete vedere qui sotto il veterinario dott. Bruno Bassano e il Direttore del Parco Nazionale del Gran Paradiso Michele Ottino ci spiegano cosa è successo all’ambiente del Parco a seguito del ritorno di questo predatore.

Il CAI e la Regione Piemonte insieme per l’escursionismo

La Regione Piemonte, con la collaborazione del Gruppo Regionale del CAI, ha organizzato per Sabato 5 Maggio 2012, al Rifugio Città di Ciriè (Pian della Mussa – Balme – TO), un corso per formare delle persone idonee alla rilevazione dei sentieri al fine di aggiornare il Catasto Regionale del Patrimonio Escursionistico ed introdurre alla conoscenza ed all’uso dei ricevitori GPS, strumento indispensabile per tale mansione. A corso ultimato gli allievi ritenuti idonei verrà consegnato un tesserino di rilevatore CAI che annualmente verrà vidimato in base al numero di sentieri rilevati e trasmessi al catasto (qui il volantino del Corso con tutte le informazioni).

Nel sito del Catasto Regionale del Patrimonio Escursionistico è possibile accedere alla RPE (Rete del Patrimonio Escursionistico del Piemonte) e visualizzare così i sentieri che attualmente, nella nostra Regione, sono stati accatastati a seguito del lavoro eseguito dai volontari che hanno partecipato ai corsi precdenti.

Il lavoro che viene svolto consiste inizialmente nel tracciare i sentieri con i rilievi GPS, come verrà insegnato nel Corso, e poi di effettuare una raccolta dei dati tramite utilizzo di tabelle in formato Excel che verranno poi trasmesse all’IPLA che si occuperà di validare i dati e di procedere al successivo accatastamento informatico. Leggi il resto dell’articolo

Renato Chabod

Renato Chabod

Senza volerlo mi sento obbligato, su attenta e brillante segnalazione del mio amico GP, a fare una doverosa spiegazione in merito al titolo del libro, ovvero “Montagnes valdôtaines”, del post precedente, quello su Massimo Mila.

“Sei sicuro del titolo?” mi scrive via mail Gianpaolo. Un sussulto… Certo, ho il libro ma quel titolo è in verità da attribuire originariamente a Renato Chabod mi fa intendere GP. La colllana “Narratori“, con la quale la rivista Meridiani Montagne ha pubblicato una raccolta degli scritti di Mila, ha adottato quel titolo per richiamare un po’ l’attenzione. Chiarita la cosa mi rimane però una perplessità, nel buco nero della mia ignoranza:

Ho rincorso per tanto tempo su ebay quel libro di Chabod…” mi scrive GP. Ebay? GP mi sta parlando di una rarità? Ma queste montagne valdostane sono davvero così introvabili ?

Mi butto su Librinlinea… figuariamoci se non si trova alla Biblioteca Nazionale della Montagna di Torino… Digito “Montagnes valdôtaines” (senza il tettuccio sulla “o”…) ma di Renato Chabod nessua traccia in tutto il Piemonte. Allora ci metto anche il circonflesso sulla “o”. Niente. Leggi il resto dell’articolo

Massimo Mila

Forse complice il fatto di aver compiuto un’immersione in una Valle da sogno (spero di riuscire a parlarvene presto), forse il fatto che sto iniziando una nuova avventura con il CAI Uget, forse il fatto che in quella Valle c’erano montagne da fine del mondo…ma soprattutto il caso, che ieri sera ha voluto che mi ritrovassi tra le mani un libro,  Montagnes valdôtaines, di Massimo Mila, acquistato qualche anno fa, in occasione del ventennale della sua morte avvenuta nel 1988.

Nella quarta di copertina leggo queste poche righe che mi sono piaciute tanto:

Se l’alpinismo è qualcosa di più di uno sport, questo è dovuto al fatto che è una forma di conoscenza. Conoscenza approfondita, a misura di microscopio, della crosta terrestre su cui ci tocca vivere. Conoscerla fino all’ultimo anfratto, fino all’ultima ruga che solca una parete, fino all’ultimo risalto infinitesimale che permette al sestogradista di passare su una placca disperatametne liscia.”

Massimo Mila