Gens Taurina

Secondo alcuni autorevoli studiosi, l’etimologia del toponimo di Torino non è quello molto fantasioso che riconduce ad un Toro ma deriverebbe dalla parola di orgine celtica tàur che vuol dire “monte”.

Furono i Liguri, popolazione immigrata dagli altipiani asiatici, che nel III millennio a.C. occuparono i Taurini Saltus, cioè i monti e i piani taurini, e che qui presero il nome di Taurisci o Taurini proprio perché abitavano vicino ai monti.

Quante volte percorrendo la mia Città ho pensato che è così bella anche perché ha una cornice unica, quella appunto rappresentata dal profilo delle stupende montagne che la contornano. E quante volte mi sono chiesto: “Ma perché deve esserci una così forte discontinuità culturale all’interno di un territorio che in verità non è per niente discontinuo?”.

In realtà forse una risposta ce l’ho. Molto probabilmente sta nella percezione che tutti noi abbiamo del territorio. Eppure, lasciando da parte queste problematiche, forse troppo complesse da affrontare in questi tempi di crisi, il nostro spazio, ovvero ciò che ci circonda, dovrebbe far parte della nostra identità. Pensare a quella porzione di paesaggio e di spazio, che verrà ineluttabilmente sottratta ai Taurini dalla costruzione di grattacieli, provo un senso di smarrimento e di sconforto.

Altra domanda: “Perché è più importante un grattacielo di un paesaggio che fa parte di tutti noi da sempre?”. Ponendomi queste domande mi sono spesso sentito far parte di una minoranza. Forse un po’ troppo romantica, forse un po’ troppo attaccata a cose non poi così importanti quanto invece lo può essere una bella torre di cemento ed acciaio che esprime potere e porta tanti soldini nelle casse comunali.

Un giorno a febbraio, sul quotidiano La Stampa, nella rubrica “L’editoriale dei lettori” leggo queste righe che, di primo acchitto, penso provengano da uno come me, da uno di quelli che ogni tanto “rompono” e dicono di no. No all’ignoranza e all’arroganza del potere che sottrae bellezza che personalmente ritengo un bene comune indispensabile per poter vivere dignitosamente. Bellezza ed armonia di un paesaggio mi danno gioia.

Un tempo, in ciò che si elevava verso il cielo si andava a venerare gli dei, e poi un Dio, oggi, forse, verso il cielo ci si va per venerare il denaro.

Un grazie a Guido Montanari* che ha scritto parole molto significative in difesa proprio del nostro territorio e in cui mi sono ritrovato pienamente.

NON DI SOLI GRATTACIELI

“Mentre, nonostante le disponibilità offerte dal Comune di Torino nessuno si è fatto avanti per costruire il  secondo grattacielo gemello di corso Inghilterra, c’è chi guarda con ammirazione al cantiere del grattacielo Intesa San Paolo a Torino. Architettura tenacemente difesa dal suo progettista, Renzo Piano, che andando anche oltre il suo compito di tecnico, ne magnifica il ruolo sociale e paesaggistico: «valenza di pubblica utilità», «evidente manifestazione affettiva», «esempio di civitas», «edificio che vola», «sensibile agli umori del tempo»… e via esaltando.

Forse si dovrebbe dare voce anche a chi si è opposto all’operazione non solo per affetto verso la tradizione di Torino, città di paesaggi alpini e della Mole, ma soprattutto per una diversa idea del futuro. Gli stessi autori del Piano Regolatore, Cagnardi e Gregotti, hanno definito spropositata per Torino l’altezza prevista. La Città è andata vicina a indire un referendum, il cui esito sarebbe stato molto incerto. Buona parte degli addetti ai lavori non crede che i nuovi uffici siano necessari e attende di vedere la loro trasformazione in residenze di extra-lusso. Nelle varianti di Piano Regolatore approvate in un entusiasmo cementificatorio bipartisan sono previste altre torri sparse per la città, nella completa indifferenza verso una delle più lunghe e profonde tradizioni di controllo urbanistico delle visuali e del rapporto tra spazio pubblico e privato. Si dirà che finita la recessione ripartirà la spinta ai grattacieli anche nelle città storiche europee. Ne dubitiamo. Può darsi che i nostri nipoti non riusciranno neanche a immaginare i paesaggi urbani senza grattacieli. Ma ancora adesso molti auspicano piazza Castello a Torino senza il grattacielo costruito dall’arroganza del regime fascista.

La cura e la manutenzione minuta e costante del proprio territorio, la riqualificazione del patrimonio storico, la difesa dell’ambiente e del paesaggio non hanno nulla di nostalgico, ma sono invece la vera sfida di una modernità non effimera e non provinciale. La vera strada per un futuro per tutti.”

* Architetto, docente di storia dell’architettura al Politecnico di Torino, Presidente della Commissione Locale del Paesaggio di Torino

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Piccola personalissima osservazione: se nel III millennio d.C. i politici di Torino fanno fatica a comprendere la gente di montagna (i Taurini…), figuriamoci dalle parti di Roma…

Ogni riferimento con i Taurini della Val di Susa è puramente casuale…

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

9 Responses to Gens Taurina

  1. ventefioca says:

    Belle parole.
    Mi chiedo spesso perché mai dobbiamo sempre farci prendere dalla voglia di strafare con effetti speciali e roboanti. Perchè non lasciare i grattacieli a Dubai, Kuala Lumpur o Los Angeles? Dove sta il colpo di genio dell’archistar nel fare un grattacielo a Torino? suvvia, la creatività sta altrove. Metti la piramide di vetro davanti al Louvre, metti il Centre Pompidou con i tubi colorati in vista… non serve andare lontano per avere esempi di originalità più “paesaggio-compatibile”. Come la mettiamo però con la Tour Eiffel? uhm… qualche mugugno ci sarà anche stato, ma alla fine monsieur Eiffel ha avuto ragione (ricordiamoci, però, che il progetto originale prevedeva di smontarla una volta finita l’Esposizione Universale). A torino, per dare sfogo alle smanie di grandezza da primi della classe, ci ritroveremo un pugno – anzi, un ago – in un occhio per i decenni a venire…

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  2. serpillo1 says:

    Se leggo di un nuovo progetto nella mia citta’ riguardo la costruzione di una torre o di un grattacielo, la prima sensazione che provo e’ uno strano prurito fastidioso.

    Quando sono immersa nel pesante smog torinese, mi diletta osservare le montagne che ci circondano e indovinare i loro umori.

    Perche’ rovinare l’orizzonte con cemento, cemento, cemento….. non basta in larghezza ma anche in altezza…..

    Serpillo1

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  3. Anonimo says:

    Forse per vedere ed ammirare la splendida cerchia di montagne che circonda Torino bisogna essere capaci di guardare “oltre” ed un pò più lontano della banalità e del grigiore che ci circondano. Forse non tutti ne sono capaci. Forse non tutti ne hanno voglia………..
    Paolo

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    • Beppeley says:

      Anche io penso che il problema sia nel “guardare”, nell’osservare.

      Siamo talmente rimbambiti che forse neanche ci accorgiamo più delle cose belle, quelle vere, quelle ricche di significato per l’uomo, che sono lì, proprio davanti ai nostri sguardi purtroppo pericolosamente molto distratti…

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