Alpis Graia

Chiesetta di Pont-Serrand (1602 m – fraz. di La Thuile) dedicata a San Bernardo

l’uomo non poteva scappare perché un drago gli sbarrava la strada

La foto qui a lato (un clic per ingrandirla) raffigura San Bernardo da Mentone intento a tenere a bada un drago incatenato. Siamo in Valle d’Aosta, a Pont-Serrand (1602 m),  frazione bellissima del Comune di La Thuile, attraversata dalla antica via consolare delle Gallie, costruita dai Romani per guadagnare Alpis Graia  (il Colle del Piccolo San Bernardo) uno dei passi più importanti utilizzato nell’antichità per raggiungere le Gallie. Questo valico, prima della costruzione dei trafori autostradali del Bianco e del Frejus, era ancora uno dei più frequentati per andare in Francia (il Passo permetteva di collegare la Valle d’Aosta con la Valle della Tarantasia).

Ovviamente, nella nostra cultura, il drago riassume simbolicamente tutti gli aspetti della notturnità: mostro ridicolmente antidiluviano, bestia del tuono, furore delle acque, seminatore di morte, esso è una creatura della paura ereditata dalla mitologia celtica“.

 “Nel Vangelo, nelle lettere paoline, in quelle di San Pietro e nell’Apocalisse, il «diavolo», il «dragone», «l’antico serpente» edenico, sono tentatori che corrompono l’uomo, lo spingono al male.

Dragoni, serpenti ed altri mostri hanno da sempre alimentato l’immaginario popolare delle genti alpine, come ci spiega Piercarlo Jorio (sue le citazioni in questo post), fino all’avvento del cristianesimo (ma certi riti e credenze di origine celtica non sono mai stati sradicati completamente: pensiamo, ad esempio, ai fuochi della festa di San Giovanni a Torino).

“Le divinità pagane, qualche volta terribili, sono state nondimeno venerate protettrici. Le dee-madri, signore delle sorgenti, della prosperità e di conseguenza della fecondità della natura, hanno anche aiutato a morire: l’uomo è una creatura della Terra che, a differenza di tutte le altre, è consapevole di dover morire e cerca di esorcizzare questa consapevolezza, altrimenti paralizzante, con i sogni di un mondo parallelo di benessere (l’uomo inventa la divinità)”.

“Questi esseri soprannaturali, ricchi di forza oscura, conferirono, per la loro sola presupposta presenza, carattere sacro a certe topografie privilegiate, a promontori, grotte o sorgenti. A quei «posti» che abbiamo chiamato «mitologici» poiché in essi gli uomini conclusero, con la Natura, un patto di cui i miti sono l’estrema testimonianza”.

Facciamo un salto in Piemonte, nella Val Grande di Lanzo, e andiamo a visitare la «balma» delle fate di Vonzo (chiamata anche Balma d’Vuns), adagiata poco sopra l’omonima borgata (1200 metri circa, frazione del Comune di Chialamberto), di fronte al monte Bellavarda il cui toponimo deriverebbe, secondo quanto ci riporta Gian Marco Mondino,  da «Bel» che riconduce a Beleno, divinità celtica montana del fuoco e della luce, e da «Var», «Gar» radici preindoeuropee che stanno per «monte».

Intorno a questa «balma», ritrovo apprezzato dalle fate per esprimersi nelle loro danze,  è fiorita una delle più interessanti leggende alpine delle Valli di Lanzo che ci riconducono alle colonizzazioni celtiche.

La chiesetta di San Bernardo in Vonzo sembra sia stata eretta proprio per contrastare tali leggende, di origine celtica appunto, così radicate nelle popolazioni alpine. San Bernardo da Mentone viene in aiuto contro le masche.

Sebbene ci troviamo in aree alpine molto distanti tra loro, ritrovare certi “marcatori” culturali, e tentare di leggerne il contenuto, ci può far comprendere molto sul territorio scelto per la nostra escursione. Contro draghi, serpenti e masche, prodotte dall’immaginario popolare, alimentato dalle paure di un “di fuori” sconosciuto e terrorizzante, San Bernardo da Mentone, patrono degli alpinisti e dei viandanti, svolge un ruolo fondamentale nell’opera di cristianizzazione delle vallate alpine (su questo sito una scheda su San Bernardo, forse originario di Aosta).

E nella nostra Alpis Graia? Su questo Passo è presente quello che per molti studiosi è un cromlech (dal celtico croum = curva + lech = pietra sacra) ovvero un monumento megalitico a forma circolare di ben 72 metri di diametro che probabilmente veniva utilizzato per osservazioni astronomiche (qui un interessante articolo in proposito).

[…] nell’alone di una palpabile presenza panica che, né san Bernardo «cacciadiavoli» (il policromo simulacro ligneo rubato alcuni anni fa dalla cappella omonima in Vonzo) né la Madonna del Carmine o del Carmelo sono riusciti a esorcizzare in modo completo”.

“Come sempre, nell’immaginario popolare, le immagini fantastiche si mescolano, sovente fino confondersi. Una tale commistione si spiega riconoscendo in qual modo certi temi siano arrivati dalla preistoria, da altre epoche lontane, dai primi secoli cristiani: si tratta di una stratificazione millenaria”.

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Escursione al Passo del Piccolo San Bernardo (2188 m)

Luogo di partenza: La Thuile (1444 m)

Segnavia: n° 9 (attenzione che in Valle d’Aosta i segnavia sono di colore giallo; i bolli bianco-rossi sono invece utilizzati dalla forestale).

Dislivello: 744 m

Difficoltà: E

Tempo di percorrenza: 2,45 ore circa.

Cartografia: La Thuile – Piccolo San Bernardo – carta dei sentieri n. 2 edita da L’Escursionista editore.

Qui un link sull’escursione proposta. Attenzione che in questo periodo c’è ancora parecchia neve al di sopra dei 1700 – 1800 metri di quota. Conviene avere con se le racchette da neve oppure aspettare lo scioglimento della neve anche per poter vedere il cromlech. L’escursione è comunque apprezzabile anche in ambiente innevato.

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Escursione alla «balma» delle fate di Vonzo (1580 m circa – Roch d’le Masche sulla segnaletica verticale)

Luogo di partenza: Vonzo (1231 m, fraz. di Chialamberto, provincia di Torino).

Sentiero: n° 326 + 326B (sul web gis della Rete Escursionistica (qui il post) è possibile fare il download dell’itinerario in gpx per  l’uso con i dispositivi GPS).

Dislivello: 350 m

Difficoltà: E

Tempo di percorrenza: 45 minuti circa.

Cartografia: Valli di Lanzo carta n. 8 edita dalla Fraternali Editore.

Download della mappa (in formato pdf) della zona interessata dall’escursione (prelevata dal web gis: la balma delle fate è indicata con un stellina verde).

Per gli escursionisti più esperti ed allenati, suggerisco vivamente di raggiungere la Balma d’Vuns solo dopo aver guadagnato il Passo del Bojret (2328 m – valico che collega la Val Grande di Lanzo con la Valle di Locana), lungo il sentiero 326 che tocca prima il Santuario del Ciavanis (1827 m) e poi l’Alpe Tovo (2080 m). Rientrando dal Passo, scendere verso Combette (1990 m) e percorrere la strada sterrata fino a quota 1792 m per poi deviare in direzione SE,  subito dopo la bacheca del CAI di Lanzo. La «balma» delle fate la si raggiunge per pascoli prativi e tracce di sentiero, dopo essersi lasciati alle spalle Maleggia (1640 m circa). Si rientra a Vonzo innestandosi sul sentiero 326 che abbiamo percorso in salita. La borgata di Vonzo merita di essere visitata, vagabondando tra le chintane, così come vale la pena fermarsi all’Agriturismo La Muanda.

Quest’ultima è una stupenda escursione ad anello che richiede buone capacità di orientamento. Indispensabile carta (vi suggerisco la Fraternali, attualmente la più aggiornata e precisa delle Valli di Lanzo), altimetro e bussola .  Per i possessori del GPS segnalo che sul web gis si può scaricare un itinerario gpx di parte di questo giro ad anello. Qui la mappa della zona del Passo del Bojret (in pdf, sempre prelevata dal web gis della Rete Escursionistica).

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Un sincero grazie alla Maíson de Neíge e al Bar ristorante San Bernardo (dove un amico ci attende su questo Passo cosmico…foto qui a destra…) per la loro straordinaria accoglienza e gentilezza dopo aver sopportato il freddo tagliente di un vento teso, implacabile. Devo riscontrare che in Valle d’Aosta un escursionista non è mai un intruso bensì una persona da accogliere. E’ davvero una bella sensazione quella che ho spesso provato in questa Valle quando dall’ambiente esterno, con la sua durezza e severità, si entra negli ambienti “domestici”, in cerca di un rifugio: tanto belli sono i “panorami” all’esterno quanto quelli all’interno (forse qui il “fuori” va d’accordo con il “dentro” ?).

Alla Maíson de Neíge (4 stelle…lo scopro solo quando esco, guardando le stelline sul muro…) ci offrono pure la torta oltre all’estrema accoglienza e gentilezza. Viene voglia di tornarci, magari per un bel trekking di qualche giorno nei paraggi, giusto per sentirsi rispettati e ben accetti come semplici viandanti.

Siamo nati con le gambe, non con gli pneumatici. Grazie per averci onorato per la nostra voglia di camminare.

Buona Pasqua a tutti tra le nostre bellissime montagne.

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

4 Responses to Alpis Graia

  1. serpillo1 says:

    Mi piacerebbe avere una palla di cristallo (meglio ancora una macchina del tempo) per poter osservare S.Bernardo all’opera, capire meglio il significato del cromlech ed il perche’ e’ stato tagliato per costruire la strada, essere su un carro dei romani e trasportare merce, vedere danzare le fate e seguire una transumanza oltre il Passo del Bojret….

    Serpillo1

  2. Per noi valligiani “l’roch d’le masche” è luogo sacro, sopratutto per chi respira, vive e vuole ascoltare il canto dei nostri avi. Per fortuna, il terrorismo cristiano (qui ad opera sopratutto dei gesuiti) non è riuscito a cancellare questo luogo, come molti altri siti delle splendide Valli di Lanzo.

    • Beppeley says:

      E’ più corretta chiamarla la “balma” delle fate di Vonzo.

      Infatti la leggenda parla di fate, non di masche.

      Sarebbe carino sapere come mai sono spuntate le masche.

      • dragoonflame says:

        si tratta di due varianti della stessa leggenda o di due interpretazioni diverse dei segni…
        è una cosa comune in molte leggende
        mi autocito copiando dal mio sito:
        La Balma di Vonzo
        Salendo verso il Santuario del Ciavanis
         a media distanza da Vonzo, poco più in alto del sentiero v’è un enorme masso che funge da balma e da stalla.
        A questa pietra son solite trovarsi le fate a danzare e festeggiare com’è loro costume; e una notte, in gran numero, misero in atto l’impresa che da molto tempo si riproponevano: 
        si misero d’impegno e sollevarono la Balma dal suolo, portandola alta nel cielo! La trasportarono lontano nella valle sopra boschi e prati oscurando alla vista le stelle e la luna a chi avesse levato gli occhi in quella notte scura. Intendevano scagliar il masso sull’ardita costruzione del Ponte di Lanzo, giacché era opera del diavolo. Ma quest’ultimo si mise di mezzo, non volendo che la sua opera andasse distrutta, e le attese al centro dell’arco; e quando infine le fate giunsero in vista del ponte il demonio scagliò un’imprecazione infernale e le pareti delle montagne si chiusero davanti a loro, impedendo alla roccia di passare, anche se provarono a crearsi un varco con la stessa.
        Sconfitte nel loro intento, furono costrette a tornare indietro, riportando la Balma donde l’avevano scalzata; ma il viaggio era lungo e la pietra pesava sulle loro teste, tanto che pareva che vi stessero penetrando. Ma dopo l’estenuante volo, in tempo prima del sorgere del sole, giunsero alla meta posando nuovamente la roccia al suo posto.
        E chi vi passa davanti può ancor oggi vederla incavata, dove le teste dei piccoli esseri la sorressero durante l’incompiuta impresa.

        La Balma è anche conosciuta come Roc dle Masche; una variante della leggenda vuole infatti che fossero delle masche (feje in lingua locale) a trasportare il masso e lasciarvi l’impronta delle schiene, per aiutare il diavolo nella costruzione del ponte di Lanzo. Ma, a causa di un diverbio, il diavolo non volle più il loro aiuto ed esse lasciarono cadere la roccia nel luogo dove ora si trova.
        Balma di Vonzo, Roc dle Masche

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