I piloni votivi

Questo slideshow richiede JavaScript.

Tutti  noi, giovani o anziani, camminando lungo le strade e i sentieri delle nostre borgate e delle baite in montagna, ci siamo fermati a guardare queste piccole costruzioni, “I piloni votivi”. Quanti ne abbiamo visti! Alcuni piccoli, altri molto grandi, quasi piccole cappelle, tutti esempi di fede, di religiosità, talvolta anche di superstizione; e, nelle loro nicchie più o meno grandi, immagini sacre, Crocifissi, Madonne dallo sguardo dolcissimo. Sono stati costruiti spesso in ringraziamento per pericoli miracolosamente scampati, spaventose calamità naturali o per gravi incidenti.

I nostri nonni avevano tanta fede, ma soprattutto il “timor di Dio”, ormai sempre meno sentito. Il pilone era considerato luogo di devozione: passando davanti alla nicchia molti si facevano il segno della croce. Personalmente mi sono fermata tante volte per una breve preghiera.

Ho visto piloni in alta montagna nei luoghi più impervi, vicino alle baite. Mi ha sempre colpito un fatto: mentre le case venivano costruite in pietra a secco, spesso mal riparate, i piloni erano costruiti con sabbia e calce, perfetti nelle linee, il piccolo tetto coperto da lose, sormontato da una croce di ferro. Il biancore dei loro muri, fra il verde dei prati e dei boschi, faceva un forte contrasto, visibile da molto lontano ed era proprio questo a incutere rispetto per il luogo.

Degno di nota è il pilone, dedicato a San Vito, che si trova sulla provinciale di Voragno, salendo verso destra. Si racconta che un corteo funebre, scendendo lungo la strada per portare il defunto al cimitero di Ceres per la tumulazione, si fermò alla “posa”, luogo dove veniva posata la cassa per un breve tempo (una volta le salme venivano portate a spalla chiuse in una rudimentale cassa di legno). Ad un tratto coloro che stavano accanto al feretro parvero udire alcuni rumori provenienti dalla cassa; stupiti e anche un po’ timorosi decisero di sollevare l’asse di legno che,  fungeva da coperchio. Quale non fu il loro stupore nel vedere l’uomo disteso dentro al feretro che dava segni di vita! Portati i soccorsi necessari, l’uomo riprese piena coscienza; alcune testimonianze asseriscono che visse ancora per molti anni. Per questa miracolosa ripresa della vita fu costruito il pilone di San Vito, tuttora in buono stato di conservazione.

Con tristezza e nostalgia dobbiamo constatare che queste dimostrazioni di fede non sono più sentite. Molti piloni, testimonianza della religiosità e della civiltà della nostra gente di montagna, sono oggi coperti da rovi e cespugli o sono addirittura crollati; solo in rare nicchie resta qualche immagine del tempo che fu.

Ormai l’uomo si ritiene superiore ad ogni legge, come se fosse immortale.

Lia Poma

Per approfondimenti cliccare qui (il file e’ in pdf).

Serpillo1

Info serpillo1
Frequento praticamente da sempre le Valli di Lanzo, mi piace "rallentare", nel mio tempo liberato, facendo escursionismo tutto l'anno. Sono accompagnatrice nel C.A.I.

15 Responses to I piloni votivi

  1. ventefioca says:

    Sulla rotonda all’ingresso di Mathi un pilone del 1813, restaurato di recente, è stato abbattuto da un furgone qualche mese fa. Ora giace spezzato in due, in attesa del prossimo restauro o dell’oblio…

    • serpillo1 says:

      Purtroppo l’ho visto anche io… e leggendo sul Canavese mi sembra ci sia gia’ un rimbalzo di proprieta’ e responsabilita’… se non sbaglio l’avevano restaurato solo nel 2001.

      Serpillo1

      • ventefioca says:

        C’era da aspettarselo, così com’era all’incrocio tra una provinciale ed una comunale, in mezzo ad una rotonda terra di nessuno. Sarebbe bello se si trovasse un ente benefattore che lo “spostasse” sul terreno di sua competenza……. dopo aver traslocato i templi di Abu Simbel non penso sia difficiel rimettere in sesto un pilone alto due metri!
        Sarò pessimista, ma mi sento che un giorno o l’altro coloro che fanno manutenzione del verde nella rotonda lo caricheranno su un carretto, e addio pilone.

    • Beppeley says:

      Gp, e se chiedessimo un diamante a quelli della Lega ?
      Se hai il numero di Belsito, provo a chiedergli almeno un lingotto…

    • serpillo1 says:

      Sembra che lo stiano restaurando…sabato scorso ho visto due persone che stavano lavorando li’ intorno.

  2. Beppeley says:

    Storicamente si è ritenuto, sbagliando grossolanamente, che i montanari fossero persone rozze e poco istruite. La signora Lia non è laureata e non ha neanche un diploma di licenza media ma sa scrivere come poche persone sono in grado di fare oggigiorno (parlo dell’Italia). Qualcuno sostiene che chi scrive bene pensa anche bene. Sarà vero?

    Intanto noi, gente urbana “ricca” di superbia che sappiamo tutto e che abbiamo da tempo relegato il luogo montagna in una cartolina da luna park, sappiamo scrivere molto bene, soprattutto i laureati che aspirano ad occupare i “ponti di comando” della vita pubblica. Ce lo raccontano i giornali, come sicuramente molti di voi siete già a conoscenza. Ecco alcuni esempi della nostra “civilità” urbanocentrica rozza ed inconcludente (lo specchio in cui i nostri politici si riflettono):

    http://www.corriere.it/cronache/09_dicembre_22/orbetello-concorso-tutti-bocciati-gasperetti_71abd676-eeda-11de-82de-00144f02aabc.shtml

    http://www.giornalisticamente.it/index.php?option=com_content&view=article&id=390:litaliano-va-in-vacanza-strafalcioni-grammaticali-per-gli-aspiranti-avvocati&catid=42:societa&Itemid=60

    http://stella-ilbeneinnoi.blogspot.it/2010/02/habbiamo-e-correzzione-strafalcioni.html

    Divertitvi ancora facendo qualche ricerca su internet…

  3. Beppeley says:

    …. su questo post il tag “civiltà” è perfetto.

  4. E’ tutta cultuta “nostra”…
    Souleiado

  5. Beppeley says:

    Eccola qua la notizia, appena sfornata dalla penna magica di Massimo Gramellini (è straordinario…), di un comportamento “civile” in una scuola italiana dove si dovrebbe insegnare l’amore per la nostra lingua e le giuste regole per il suo corretto utilizzo (visto che non siamo scimpanzé e neanche trote…):

    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1164&ID_sezione=56

  6. popof1955 says:

    Nella bergamasca si chiamano anche “santelle”. Buon cammino 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: