Musei della pietra

“Arrivano in Ossola da ogni angolo del mondo: dall’America, dall’Asia, dal Medio Oriente, dai Paesi europei. Con l’obiettivo di studiare e recuperare un patrimonio rurale in evidente abbandono. E ridar vita a villaggi montani che, cadendo a pezzi, sotterrano anni di cultura. Come se il tempo passasse un colpo di spugna su un’architettura di alto pregio. Cancellandola […]

[…] Gli amministratori devono esser consapevoli e orgogliosi di questi tesori che se solo li avessero gli americani farebbero salti di gioia.

Così scrive Renato Balducci sul suo articolo pubblicato ieri dal quotidiano La Stampa (qui potete leggere l’articolo completo).

Quante volte percorrendo i sentieri di montagna ci siamo fermati ad osservare quelle stupende borgate, le malghe e tutte quegli esempi meravigliosi di architettura rurale alpina così magicamente inserita nell’ambiente?

Qualche tempo fa Laura Solero, architetto ed attuale vice presidente della Società Storica delle Valli di Lanzo, mi ha donato la sua stupenda tesi “Beni architettonici e ambientali in Val di Lanzo: Ala di Stura. L’architettura rurale montana delle borgate a mezzacosta“, con la quale ha conseguito la laurea in Architettura al Politecnico di Torino, permettendomi di accedere ad una notevolissima fonte di conoscenza sull’ambiente alpino.

La sua è un’opera davvero meravigliosa che posa lo sguardo su di un angolo da fine del mondo nel versante a mezzogiorno della Val d’Ala.

Quante volte mi è successo di partire per un’escursione,  proprio su quel versante (ma così come in altre vallate), fare un paio di curve del sentiero, e poi, d’improvviso, trovarmi di fronte alla bellezza di quelle borgate, di quelle malghe che sembrano partorite dalla stessa montagna, inserite perfettamente nella bellezza selvaggia e severa delle rocce camaleonticamente trasformate dal ritmo incessante delle stagioni, dal suono del cosmo.

Il lavoro di Laura si divide in due volumi: nel primo si viaggia nel tempo e nello spazio per scoprire come l’uomo è arrivato ad abitare le Alpi quando, 10 mila anni prima di Cristo, il cambiamento climatico ha fatto regredire i ghiacciai preparando lo sbarco dell’uomo dall’alto e favorendo così i primi insediamenti in quota, perché, come ritengono molti studiosi, la montagna è stata “conquistata” dalle quote superiori verso quelle inferiori, quando ancora il fondovalle era il regno delle belve feroci, delle foreste impenetrabili e delle paludi.

Laura è davvero strepitosa nel riuscire ad aprirmi la mente permettendomi di comprendere profondamente la montagna, con le sue note puntuali ed autorevoli, le innumerevoli tavole,  con le splendide citazioni che, d’improvviso, come se si squarciasse il cielo, portano una luce meravigliosa nella buio della mia ignoranza.

Nella parte seconda Laura prende in considerazione i caratteri architettonici degli insediamenti, le tipologie, i materiali e  le tecniche costruttive. Completano l’opera oltre quaranta schede di sopralluogo.

La tesi dal titolo: «Beni architettonici e ambientali in Val di Lanzo: Ala di Stura. L’architettura rurale montana delle borgate a mezzacosta» si colloca nell’ambito degli studi condotti sull’architettura delle Valli di Lanzo e si fonda sulla convinzione che l’edilizia rurale costituisca una testimonianza unica e fondamentale per tramandare la memoria di un passato culturale trascorso.

Le borgate alpine rappresentano l’espressione di un complesso di caratteri architettonici e insediativi di particolare interesse per il loro significato storico e documentale, per il valore estetico e ambientale – espresso dalla magistrale coniugazione tra paesaggio naturale e opere costruite dall’uomo – e per le particolarità delle soluzioni tecnico-costruttive adottate. Tali caratteristiche risultano ancor più significative in quanto non rispecchiano un preciso intento progettuale ma sono la manifestazione di una cultura materiale spontanea e delle condizioni di vita dell’uomo di montagna, che le ha plasmate secondo le sue esigenze e la sua esperienza.

[…]

Scopo del lavoro è favorire la conoscenza generale delle Valli di Lanzo e di quella “civiltà d’altitudine” soggetta a progressivo declino, o addirittura alla scomparsa, di interi insediamenti, rappresentativi di un modo di costruire essenziale e autentico, oltre che di una parte della cultura tradizionale del Piemonte. Inoltre, il lavoro di raccolta e documentazione fotografica tenta di sopperire alla mancanza di documenti scritti, ponendosi come lettura oggettiva dello stato attuale e come base conoscitiva per eventuali interventi di recupero consapevole o di progettazione nell’ambito territoriale delle Valli di Lanzo.

Laura Solero

Tutto questo per capire, per conoscere. Per vedere. Perché senza conoscenza siamo condannati alla povertà, sia essa spirituale, intellettuale o materiale.

Ma tutti noi,  e non solo gli abitanti di queste vallate meravigliose ma anche noi abitanti di pianura, un po’ troppo distratti da mille stimoli, soventi soltanto effimeri ed inutili, siamo consapevoli che disponiamo di un vero e proprio tesoro? Un tesoro nascosto nelle nostre montagne, che sarebbe da curare e da tramandare alle future generazioni invece che seppellirlo definitivamente nel nulla, nella totale indifferenza?

Ma davvero dobbiamo attendere lo sbarco dei palestinesi o degli americani affinché ce ne accorgiamo? Ma quand’è che la smettiamo di farci prendere a schiaffi dal mondo intero soltanto perché siamo incapaci di lavorare tutti insieme per progettare il nostro futuro partendo dalle immense ricchezze a nostra disposizione, comprese quelle che risiedono nel nostro cervello?

E quand’è che finalmente potrò smetterla di sentirmi costantemente un idiota, quando mi accorgo che siamo davvero in pochi a vedere le nostre ricchezze, quando percepisco che noi italiani abbiamo delle potenzialità incredibili ma che in realtà nessuno in questo Paese riesce ad accorgersene, pochissimi credono nella cultura, nella conoscenza, nelle nostre facoltà intellettuali?

Ma l’architetto Laura Solero, con le sue straordinarie capacità, con la sua conoscenza, la sua cultura, non dovrebbe sedere ai posti di comando della vita pubblica? Dove sono le persone come Laura? Cosa fanno in questo disgraziato Paese? Dove lavorano? All’estero?

Ormai siamo annichiliti da decenni di becero assistenzialismo, storditi e distratti dalle carnevalate della nostra politica, dal marcio della corruzione, dal nulla che da troppo tempo sputa la nostra televisione, i nostri mass media, quegli strumenti tecnologici che avrebbero dovuto aiutarci a crescere. Bella parola “crescita”. I nostri tecno-politici la usano ovviamente in senso stretto, economico, perché quello è il dogma (ma anche quello sa di vecchio ormai). In questo Paese abbiamo urgentemente bisogno di qualcuno che ci aiuti a crescere come individui che vivono in società, condividendo obiettivi comuni, cominciando veramente ad accorgerci che, se solo vogliamo, possiamo sperare di rialzare la testa per credere in un avvenire migliore di come l’abbiamo fino adesso edificato.

Ma sul serio non ci tocca  altro che sentire parlare di spread, di articolo 18,  di pensioni mentre attendiamo miseramente il fallimento, la catastrofe, perché incapaci di immaginare il futuro?

Le cose più grandi del mondo cominciano dal piccolo.

Per questo il saggio non si occupa delle cose divenute grandi.

E’ cosi che realizza cose grandi“.

Provare ad osservare cosa hanno edificato i nostri montanari è forse una cosa piccola?

Cosa troppo umile nel nostro mondo ipertecnologico?

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

15 Responses to Musei della pietra

  1. popof1955 says:

    E aggiungo che quei gruppetti di case rappresentano la voglia, la necessità di essere vicini agli altri, di cooperare. Perchè le valli alpine hanno insite anche questo, la cooperazione, la solidarietà, il gruppo, basta vedere quante sono e come son consolidate sul territorio ossolano le realtà di questo tipo.
    Ciao.

    • Beppeley says:

      Anche per questioni climatiche come ci spiega Laura. Quando si cammina in un villaggio alpino si nota che i tetti delle abitazioni praticamente si sfiorano: serviva per non fare cadere troppa neve nei viottoli (a Balme si chiamano “chintane”). Addirittura ho capito, grazie alla sua tesi, che in certe borgate le baite venivano costruite con disposizione sfalsata per rompere la velocità del vento (non sono disposte a schiera, ma con geometria varibile…).
      E’ stupefacente, quando si tenta di leggere l’ambiente alpino, imparare come le genti alpine fossero raffinate culturalmente nel saper “fronteggiare” con astuzia le avversità climatiche e meteorologiche. Era un continuo “dialogo” rispettoso con il mondo naturale.

      Esattamente come sappiamo fare noi nella nostra epoca.

  2. ventefioca says:

    Questo è un contributo eccellente alla conoscenza di un mondo che si va perdendo. Bisognerebbe avere più tempo per fermarsi davanti ad un gruppo di case, guardare, studiare, capire. Con un buoo “strumen to” in mano è più facile, più immediato. Più utile.

    • Beppeley says:

      Immagina se queste splendide borgate fossero poi collegate le une con le altre da una rete sentieristica curata e ben dotata di segnaletica verticale ed orizzontale… Credo che tutto ciò potrebbe favorire l’escursionismo di scoperta, come tanto è aprrezzato all’estero…

  3. serpillo1 says:

    A distanza di anni, ritornando negli stessi luoghi, si osserva l’avanzare del tempo e l’incuria: ad esempio, baite che alcuni anni fa avevano una leggera crepa sul muro ora hanno il tetto sfondato, muri crollati e piante pioniere che avanzano…
    Piccoli capolavori creati osservando i cicli della natura e rispettando il territorio.

    La nostra civilta’ occidentale e’ in crisi e sta scoppiando. Esistono altri modelli di vita, di societa’, di economia, di sviluppo, di collaborazione: sta a noi decidere cosa scegliere e diventare prima che sia troppo tardi.

    • Beppeley says:

      Quei segni materiali lasciati dalle genti alpine, che possiamo ancora rintracciare quando percorriamo i sentieri di montagna, hanno ancora tanto da insegnarci.

      Quelle pietre celano secoli di sedimentazioni culturali, di sapienza antica che si è stratificata lungo la storia di centinaia di anni….

      Sarebbe un grave errore perdere completamente tutte quelle ricchezze culturali e storiche. Per l’umanità intera, perché sulle Alpi si è sviluppata una civiltà capace di consegnarci un mondo ancora intatto e vivibile.

      Ci riusciremo anche noi? O l’abbiamo già compromesso?

    • Anonimo says:

      esistono altri modelli di vita che la massa ha rigettato. Chi tornerebbe in cima alle vallate senza servizi per il gusto di vivere in un bel posto? che prezzo avrebbe vivere cosi? non solo monetario intendo. chi si puo’ permettere di ripristinare questi piccoli capolavori semplici quando chi sa ancora metterci le mani è inarrivabile e la gente comune, che una volta faceva un po’ di tutto, adesso non sa piantare un chiodo?
      I vecchi tipi edilizi andavano bene quando l’uomo era un uomo, non una macchinetta di carne e ossa. Per quel che si vede in giro un alveare potrebbe andare bene, magari arriveremo alle case alveari.. o ci siamo già??

  4. serpillo1 says:

    Nell’ultimo numero di PieMonti (periodico di informazione della delegazione Piemontese UNCEM) si parla di “Un patrimonio da rivalutare”.
    …”Migliaia di baite abbandonate che si stanno degradando: un ulteriore colpo agli interessi del territorio montano. Serve un progetto e l’UNCEM e’ gia’ al lavoro”….

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