Incontri a Sea

Finalmente una mattina di tregua dal maltempo di questo piovosissimo ponte primaverile, una levataccia alle 5, un caffè bevuto al freddo perché non c’è il tempo di accendere la stufa e si scende a Chialamberto per poi risalire la valle fino a Forno Alpi Graie dove parcheggiamo l’auto prima del ponte sulla Stura. Le premesse sono state ottime: da Candiela a Forno una dozzina di caprioli ci attraversano la strada, altrettanti ne vediamo pascolare nei prati che costeggiano la provinciale e a Campo Pietra una bellissima volpe ci osserva tranquilla dai prati a monte; peccato che sia ancora troppo buio per fotografare con la piccola digitale che mi sono portato.

L'Alpe Balma Massiet, vallone di Sea

L’Alpe Balma Massiet, Vallone di Sea

Mentre schiarisce e le nuvole sembrano promettere qualche ora di tregua, imbocchiamo la sterrata che si inoltra nel Vallone di Sea. Saliamo in silenzio cercando di non fare rumore e scrutando prati e pendii che cominciano a rinverdire (l’acqua non manca di certo questa primavera). L’acqua….la si percepisce con tutti i sensi: il rumore fortissimo del torrente in piena, l’odore di umido, cascate e cascatelle che vengono giù dalle pareti di granito di questo selvaggio vallone, ruscelli mai visti altre volte che attraversano il sentiero, le pietre scivolose.

I primi incontri cominciano quando finisce lo sterrato ed inizia il sentiero, da qui fin quasi all’Alpe Balma Massiet dove un guado peggiore degli altri, a rischio di bagno nell’acqua gelata, ci blocca saranno più di una ventina gli stambecchi incontrati, sempre a gruppi di due o tre.  Quando veniamo avvistati da lontano, normalmente si lasciano avvicinare abbastanza, quando invece li sorprendiamo perché nascosti da un masso o da un costone si spaventano e scappano meravigliandoci con la loro agilità ed il loro equilibrio: spettacolare è l’attraversamento del torrente in piena saltando da un masso all’altro.

Sono passate più di due ore, decidiamo di non tentare il guado e torniamo verso Forno, la luce è aumentata sia perché sono ormai le 9, sia perché il cielo si è rischiarato e così possiamo rifare qualche foto in condizioni migliori.

L’ultima sorpresa l’abbiamo quando oramai siamo quasi al parcheggio: nel prato sotto il santuario camosci e stambecchi pascolano tranquillamente a due passi dal paese e a giorno ormai inoltrato.

Un timido sole ci raggiunge quando arriviamo all’auto, ma mezz’ora dopo siamo di nuovo sotto le nuvole e dopo poco ricomincia a piovere……pazienza, queste poche ore e le emozioni provate sono state un grande regalo…

L’incontro con gli animali in montagna è una delle ragioni per cui è un piacere camminare in questi ambienti, certo non l’unica, ma sicuramente un “valore aggiunto”. Quando incontriamo un animale, può essere una semplice salamandra od un maestoso stambecco ritorniamo un po’ bambini, siamo presi da stupore e meraviglia per le forme e varietà che la natura e l’evoluzione hanno creato e che, nell’ambiente urbanizzato in cui la maggior parte di noi vive, non è più possibile apprezzare.

Questi incontri che da altre parti, come ad esempio nel Parco del Gran Paradiso, sono consueti, nelle nostre valli sono decisamente più rari, ma proprio per questo più apprezzati.

Il Vallone di Sea, stretto incassato e selvaggio nella parte iniziale, più aperto ed ameno nella sua parte alta, con le sue verticali pareti di granito amate da quel poeta dell’arrampicata che fu Gian Carlo Grassi, ha in questi facili incontri con la fauna selvatica un motivo di interesse in più che invita l’escursionista ad immergersi nella natura e a visitare questi gioielli a due passi dalla città.

Info paologiac
Amo la montagna, i boschi, gli alberi ed il...legno. Mi piace anche la montagna"minore", quella oggi meno frequentata ma che reca i segni della storia e delle genti che ci hanno vissuto.

One Response to Incontri a Sea

  1. Beppeley says:

    Post stupendo! Grazie per aver “dipinto” questo blog con un racconto di un luogo alpino da fine del mondo accompagnato da foto davvero uniche.
    Vorrei poter dire mille cose ma non è possibile condensarle in poche righe. Cercherò allora di farmi guidare dalle emozioni straordinarie che mi hai trasmesso.

    Il luogo, l’ora della tua partenza, la fauna strepitosa che hai incontrato, le bellissime foto, il ricordo di Gian Carlo Grassi, le pareti vertiginose che incombono lungo il cammino … davvero complimenti per avermi fatto percepire quella magia che solo certe escursioni sanno regalarti quando contengono tutti quegli ingredienti che tu hai amalgamato nella tua uscita.

    Il tempo non prometteva nulla di buono ma traspare, dalle tue parole, quella spinta incontenibile ad “uscire fuori” per andare lontano, in luoghi che ci permettono di ritrovare noi stessi e un po’ di senso.

    Alle 5 di mattina. Ma certo, è a quell’ora che bisogna partire con il sacco in spalla se si vuole vivere un escursionismo autentico sperando di incontrare quei bellissimi animali che mi ha fatto “vedere” grazie alle tue foto, immergendoti in quelle luci e in quei colori unici, che solo l’alba sa donarti e che ti fanno vibrare l’anima spalmando sui tuoi occhi i suoni dell’universo.

    E poi c’è un luogo in un luogo… Talvolta le montagne mi sembrano delle matriosche: entri in un luogo, poi in un altro ancora, e ancora in un altro… E’ come entrare in buco nero e ritrovarti di colpo in altri mondi…distanti anni luce dalle geometrie cittadine… entrare di colpo in altre civiltà…

    La Val Grande di Lanzo, Forno Alpi Graie, il selvaggio Vallone di Sea, il Santuario della Madonna Nera, la nord dell’Albaron di Sea, le pareti verticali che incombano al tuo passaggio e che ti fanno sognare scalate dure e difficili (con pareti dai nomi mitologici come “Specchio di Iside”, “Trono di Osiride”, “Torre di Gandalf” …) pensando al contempo all’opera millenaria dei ghiacciai e poi a tutti quei toponimi spettacolari…E poi, voltandoti mentre sali, l’Uja di Mondrone…E l’acqua che descrivi così imponente che ti pone di fronte ai limiti imposti dalla natura… Mi ricordo di una cascata pazzesca che si incontra da quelle parti, sulla sinistra idografica del torrente, e a cui, volendo, ti puoi avvicinare per sentirti piccolo piccolo nella potenza del nostro pianeta…

    Proprio su questo blog Gian Marco Mondino ci ha spiegato che Balma Massiet in origine era Balmamaschiett, “poiché gli enormi pietroni ivi “misteriosamente” franati e proprio li concentrati, con la loro mole ed i loro anfratti, evocarono la presenza delle masche, se non del demonio stesso” (https://camoscibianchi.wordpress.com/2012/03/24/limpercettibile-sussurro-delle-pietre/).

    “…Quando si mette piede nel vallone, camminando per il sentiero acciottolato, si avverte qualcosa di unico e impenetrabile, affascinante come può esserlo soltanto ciò che è fuori dall’umano…” così descriveva Sea Gian Carlo Grassi.

    Grazie Paolo.

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