I camosci del Pian delle Masche

Un ottimo libro che ci permette di andare alla scoperta di luoghi stupendi, al di fuori degli itinerari escursionistici più battuti, è quello scritto da Marco Blatto, Raffaele Monti e Luca Zavatta che si intitola “Le Valli di Locana, Piantonetto e Ribordone” edito da l’Escursionista & Monti editori.

Vi parlo di questa guida escursionistica perché mi ha permesso di scoprire qualcosa di più di quel “Pian delle Masche” di cui ho parlato nel post Tera dla nei, tera dli prà.

Questo pianoro delle streghe è una spianata circolare posizionata sulla cresta che unisce Cima Ròsta a Cima Loit, tra il vallone di Guaria e la conca sovrastante il santuario di Prascondù, nel comune di Ribordone (siamo in provincia di Torino a cavallo tra la Valle di Ribordone e la Val Soana). Molti sono i luoghi di montagna così battezzati dall’immaginario popolare delle genti alpine.

Ecco cosa ci racconta questa pubblicazione in merito all’escursione a Cima RòstaCima Loit (difficoltà E – Escursionistico; da notare che questa guida escursionistica è un esempio di guida ben fatta, molto curata nelle descrizioni dei percorsi, tra l’altro conditi con spunti culturali, e tutti completati con la carta topografica della zona: ve la suggerisco vivamente perché ci permette di fare un escursionismo di qualità; della stessa Collana fa anche parte “Val Soana“):

Le masche sono le streghe della tradizione popolare contadina occidentale. Più che di streghe nell’accezione comune del termine, si tratta di figure un po’ misteriose, generalmente di sesso femminile, che conoscono le arti della magia legata alla natura, dedite sì alle pratiche sataniche, ma spesso ribelli e nemiche nei confronti del diavolo stesso. Secondo la tradizione orale, ancor oggi viva tra i vecchi abitanti nelle vallate alpine occidentale, costoro erano in grado di trasformarsi in animali, generalmente dei gatti neri, e i loro poteri erano ereditabili dalle figlie. Più che di fatture maligne vere e proprie, le masche facevano dei dispetti, la mascrogni, che consisteva nel produrre effetti indesiderati nella caseificazione, nella produzione del burro e nello spaventare con dei rumori e delle sagome mostruose i viandanti. Ancora oggi, quando uno si spaventa o soffre di particolari dolori si dice “che ha visto le masche”. Come le streghe, però, anche le masche si ritrovavano in luoghi isolati per le pratiche malefiche comuni e per i sabba. E’ il caso del Pian delle Masche, situato nella depressione tra Cima Ròsta e Cima Loit. Si legge nell’opera “Le streghe del Canavese”, 1874, di Pietro Yayra: “Alcuni cacciatori, saliti un dì per tempissimo a quel piano, vi si imbatterono in sette camosci di straordinaria bellezza; l’un dopo l’altro portano all’occhio i loro fucili, ma essi ricusano ripetutamente di dar fuoco sui camosci, che impassibili non si curavano neppure di muoversi. Che mai potevano essere quei camosci se non tanti stregoni?”. Per esorcizzare quella diceria, ogni anno, il 27 di agosto (stesso giorno dell’apparizione della Madonna di Prascondù), i valligiani si davano convegno al Pian delle Masche per fare festa, ballare e mangiare.

Massimo Centini in Creature Fantastiche (di questo libro ne ho accennato qui) a proposito delle masche ci spiega che:

[…] Nelle storie di masche e bàsure le protagoniste sono spesso donne anziane, quasi sempre poste a latere della comunità, sia sul piano fisico, che culturale; frequentemente sono caratterizzate da aspetto che rimanda al modello della «strega vecchia e brutta». Il loro ruolo distruttivo è spesso determinato dall’invidia, che si esprime con azioni dirette a colpire uomini e animali con le fatture (la «fisica»).

Inoltre, questi racconti hanno il ruolo di esprimere anche una forte componente di tipo normativo, ammonendo gli individui a rispettare regole interne alla società, che fissano una barriera tra il noto e l’ignoto, tra il civile e il selvaggio.

Il territorio che si trova oltre la dimensione domestica, risulta quindi il luogo in cui si può maggiormente radicare la trasgressione e il disegno perverso di chi non ha accettato, o non conosce, le norme del centro.

In questo modo, la figura della masca discrimina il territorio legittimo da quello pericoloso, contribuendo ad aumentare la forza di coesione tra gli individui che tendono a sentirsi sempre più legati al loro territorio […].

Vi segnalo che il CAI di Viù, in collaborazione con il CAI di Lanzo, domenica 20 maggio propone, come uscita escursionistica, Cima Loit (qui la locandina con tutte le informazioni) con partenza dalla frazione Vasario.

Il Pian delle Masche si trova tra Cima Ròsta (a nord della mappa) e Cima Loit (a sud), a circa 1900 metri di quota.

Alcune interessanti risorse che ho trovato in Rete in merito a questa zona della Alpi Graie:

In precedenza ho affermato che la Guida di Blatto, Monti e Zavatta è di qualità: lo possiamo capire subito notando che la partenza per la Cima RòstaCima Loit (tra le quali troviamo il Pian delle Masche) è qui proposta dal santuario di Prascondù: in questo modo un’escursione non si limita solo a salire una cima ma anche a capire qualcosa di più di un territorio che, prima di essere stato esplorato nelle vette, è stato modellato dalle donne e dagli uomini che l’hanno abitato, trovando nella severità e durezza delle Alpi ciò di cui vivere, convivendo con una natura spesso perigliosa e spaventevole e alimentando il proprio coraggio di tirare avanti grazie alla Fede verso Dio. Un mondo sconosciuto che, grazie ad alcune fantastiche “strategie” (è proprio il caso di dirlo…), è stato tenuto a bada dalla straordinaria saggezza dei montanari.

Invece nella nostra epoca di saggezza in giro se ne vede davvero poca: forse anche nel caso del Referendum sulla caccia in Piemonte, annullato dall’amministrazione Cota, dopo 25 anni di battaglie legali per far valere un diritto sancito dalla nostra  Costituzione (la Democrazia vale molto di più di 22 milioni di euro: personalmente ritengo che abbia un valore inestimabile), ci sarebbe bisogno di qualche “fisica” delle masche, quantomeno per far fermare i proiettili dei cacciatori visto che le “pallottole” della democrazia, quelle che dovrebbero far partorire le leggi, quest’ultime espressioni della volontà del popolo, sono davvero poco efficaci nel nostro Paese.

E non solo per evitare di uccidere degli animali di straordinaria bellezza.

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

8 Responses to I camosci del Pian delle Masche

  1. ventefioca says:

    Complimenti, ogni post qui è un compendio di storia, geografia e sociologia, con un tocco di “umanità” (ooopss… volevo scrivere “naturalità”) che lo rende semplicemente avvincente. Questo è andare oltre l’accademia e l’erudizione per penetrare nell’anima dei luoghi. Ad ogni lettura sento il bisogno di approfondire, scavare, ragionare… e ricordare, visto che alcuni sono luoghi da me toccati nel corso degli anni e sui quali amo ritornare.
    Complimenti (ancora? sì, non li faccio mai ma quando il faut.. il faut!!) per l’idea di una escursione nella valle di ribordone. é la più trascurata e repressa delle valli dell’orco. Non ci sono pareti da scalare, non ci sono montagne over 3000 prestigiose da salire. Valichi nebbiosi, punte misconosciute, baite abbandonate, sentieri inerbiti… il terreno ideale per le masche!
    Buona gita! gp

    • Beppeley says:

      Ciao GP, intanto bentornato! Ti ringrazio molto per i complimenti!

      Volevo solo precisare che l’idea dell’escursione a Cima Loit è del CAI di Viù e l’ho saputo solo l’altro giorno quando mi è arrivata la mail con la locandina. Nel frattempo, da quando avevo scoperto questo luogo su Chambra d’oc (un mese fa circa…), avevo messo in cantiere di andarci e avevo già consultato la Guida di cui parlo in questo post .

      Domenica prossima sono già impegnato con il CAI Uget e non posso partecipare all’uscita con gli amici del CAI di Lanzo e di Viù.

      Ti va se combiniamo di andarci insieme prossimamente?

      • ventefioca says:

        Ottima idea…. la stagione adatta sarebbe in tardo autunno, tipo ottobre o novembre. Andarci in estate significa prendere tanta nebbia (a meno che non si voglia davvero icnontrare qualche masca)

      • Beppeley says:

        Forse anche in questo periodo, se non scoppia la calura, potrebbe essere ottimale, no?

  2. popof1955 says:

    Insomma quando si passa da te ci si ferma a lungo, le tue pagine sono molto ben documentate,

    • Beppeley says:

      Ti ringrazio popof1955. Chissà se si riesce anche a percepire che ci sono ore di lavoro dietro a questi post?

      Almeno spero che possano far capire un po’ di più di quei luoghi meravigliosi che tanto amo.

      • popof1955 says:

        e sopratutto di pazienza, perchè tante di quelle cose che noi diamo per scontate perchè conosciute da noi, per chi legge sono una novità. Lo dico poichè io ero molto prolisso, ultimamente vado sintetizzando al massimo, e mi rendo conto che non è un bene, in quanto devo sperare solo che chi legge abbia affinità di esperienze, cosa che raramente accade.

    • Beppeley says:

      Sono perfettamente d’accordo con il Prof. Annibale Salsa quando sostiene che:

      “Là dove vi è un mondo da capire, vi sono infiniti spazi per la ricerca. La mia sensibilità di fanciullo mi ha fatto intuire che la montagna, la sua gente, la sua cultura potevano regalare molto a chi avesse voluto conoscerle da vicino. Per questo motivo mi sono voluto calare, immergere in profondità, nel mondo delle altezze”.

      https://camoscibianchi.files.wordpress.com/2009/09/ecco-qui-lo-sguardo-di-annibale-salsa.pdf

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