L’ultimo secondo

L’altro giorno mi imbatto casualmente nel sito di Duccio Canestrini (grazie per avermi concesso di riportare qui il tuo pensiero) ritrovandomi così immerso in un suo articolo intenso e ricco di attualissime ed urgenti riflessioni: “Nel limite va trovata la misura del futuro“.

Qualche tempo fa avevo scritto in merito alla cultura del limite, quella conosciuta da chi non disdegna di tirarsi giù dal letto alle 5 di mattina  per inerpicarsi lungo i sentieri della nostre montagne. Perché il limite ti si appiccica sulla pelle, lo senti arrivare quando stai camminando da ore, quando la calura prodotta dal tuo corpo ti avvolge come una piovra e quando la tua meta è ancora allo stadio di miraggio. E così, forse, ti tocca tornare indietro perché intorno a noi c’è qualcosa di più grande della nostra presunzione. Oppure, come è capitato recentemente al mio amico paologiac (bellissimo il suo post “Incontri a Sea“), quando ti capita di riconoscere il tuo limite nell’impossibilità di attraversare un torrente in piena. O quando, per esempio, per chi ama arrampicare,  ti accorgi che quel 6a non riuscirai mai a superarlo se non dopo aver “sofferto” molto,  lungo percorsi rocciosi che ti tolgono il fiato e ti consumano le energie in un batter d’occhio.

Niente è scontato in montagna. Soprattutto la cultura del limite, per noi così giocosa mentre per i montanari, che ci vivevano tutto l’anno, una realtà durissima da accettare quando, per esempio, dovevano riuscire a ricavare da un fazzolettino di terra ciò di cui sfamarsi.

Accettare il limite vuol dire prendere contatto profondamente con la nostra umanità. E forse, come ci racconta Duccio Canestrini, fare finalmente pace con la nostra anima accettando serenamente che c’è qualcosa più grande di noi che bisogna saperlo rispettare con grande coraggio ed umiltà.

Ma per comprendere tutto questo bisogna necessariamente scalare le montagne?

Prima di riportare qui il suo articolo, vorrei parlarvi di una piccola simulazione, compiuta da un astronomo, comprimendo la storia della Terra lungo i suoi circa 4 miliardi e mezzo di anni sulla scala di un solo anno:

 «…secondo questa simulazione,

se a gennaio, su un braccio esterno della Via Lattea, si forma il Sole,

 a febbraio si forma la Terra,

 ad aprile i continenti emergono dalle acque,

a novembre appare la vegetazione,

 a Natale si estingue il regno dei grandi rettili,

 alle 23 del 31 dicembre compare l’uomo di Pechino,

 a mezzanotte meno dieci l’uomo di Neanderthal,

nell’ultimo mezzo minuto si svolge l’intera storia umana conosciuta,

 nell’ultimo secondo di questo mezzo minuto gli uomini si moltiplicano per tre o quattro volte e consumano quasi tutto quello che si era accumulato nei millenni precedenti…»

  _____________________________________________________________________________________

– di Duccio Canestrini

Questo articolo è stato pubblicato venerdì 11 maggio 2012 sul quotidiano “L’Adige”.

Non ha torto il signor Merlino (come il mago?) che ha caricato in internet un video di Belen Rodriguez, accompagnato da un testo durissimo. Il testo non è della showgirl. Parla di questa Italia da un suicidio al giorno. Per debiti, mancanza di lavoro, zero futuro. Dice che ormai il solo modo per farsi ascoltare su questi temi che riguardano tutti noi è mostrare le foto – calamita di Belen. Anche se non c’entrano niente. Parla di questa Italia dove si scende in piazza al top dell’entusiasmo per squadre di calcio corrotte. E, ancora, non ce ne frega niente. Neorealismo? No, questo è neosurrealismo. Ma per fortuna sono in molti – auspicabilmente altrettanti – che si chiedono se vi sia un fondo da toccare, e quale sia il limite.

Il concetto di limite è davvero affascinante. Penso alle mani della giovane pianista cinese Yuja Wang, e in particolare alla sua interpretazione del volo del calabrone di Rimskij-Korsakov, una performance che pare aldilà delle possibilità umane per precisione e velocità.

Penso all’avventura dell’atleta americano di origine sudanese Lopez Lomong, che la settimana scorsa ha contato male i giri dei cinquemila metri e ha staccato al penultimo anziché all’ultimo. Sicché arrivato stremato, per primo, al traguardo, ha dovuto ricominciare a correre a perdifiato altri 400 metri, incalzato dai concorrenti, e ha rivinto, abbassando clamorosamente il record mondiale. Dunque il limite, il suo limite, si poteva oltrepassare.

Ai ragazzi del Campus universitario di Lucca racconto di come gli Sherpa nepalesi, prima del turismo, considerassero sacre e inviolabili le vette. Il limite delle scalate era ben tracciato. Nel corso dell’ultima edizione del filmfestival di Trento (buona, come sempre) assisto ad un breve filmato in cui una cordata di sprovveduti (in dialetto trentino suonerebbe meglio stormeniti) che nel Karakorum pakistano sale sul Gasherbrum. Il loro leitmotiv è: “Che cosa ci faccio qui?” (con interiezione volgare, che ometto). Arrivati in vetta uno si spiega e vomita (tanta fatica per andare a vomitare su una montagna sacra), mentre l’altro dice: “Presto, via, andiamocene di qui”. Fine del documentario. Interessante, al limite.

E allora non sembri pellegrino questo titolo “Nel limite. La misura del futuro” del nuovo percorso culturale che il Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani svilupperà quest’anno fino a febbraio 2013. La pace deve interrogarsi sul delirio dell’uomo che ostinatamente vuole piegare la natura anziché considerarla in alleanza, cosa che ci ha già portati oltre il limite: ai cambiamenti climatici, alla perdita di biodiversità, all’impoverimento – scrivono – dei paesaggi naturali e della mente. Siamo sette miliardi.

O le risorse esistenti vengono gestite con attenzione e ridistribuite equamente, o sarà la guerra. In realtà la guerra è già in corso, per il petrolio, per il gas, per l’acqua, sia pure in silenzio e a bassa intensità. Guerra per la terra come spazio vitale, considerato che la superficie coltivabile per sfamare nove miliardi di persone richiederebbe una politica e una autorità morale mondiale che oggi non ci sono.

Come sempre la fantascienza, ci aiuta a ragionare sui nostri limiti e sul nostro possibile futuro. Hunger Games è un film tratto da un romanzo scritto in stile videogioco, distribuito in questi giorni nelle sale cinematografiche. Una storia di competizione senza esclusione di colpi tra giovani (affamati). Li costringe a combattere tra loro un governo autoritario che esige tale sacrificio. E loro si ammazzano a vicenda, più o meno eroicamente, senza pensare ad una rivolta contro il sistema, senza fare una rivoluzione. Ahinoi. Ora neppure la fantascienza, con i suoi scenari dark e le usuali utopie negative, ci fa pensare ad un riscatto. Allora sì, forse resta solo l’inganno. Venghino signori venghino, questa sera c’è da divertirsi, gossip, calcio, Belen e gare di chef in tv. Per poi servire, a tradimento, un discorso quasi clandestino su quelli che sono al limite e non ce la fanno più.

“Nel limite. La misura del futuro”www.forumpace.tn.it/index.php/ita/Nel-limite.-La-misura-del-futuro

Ce lo sussurrano anche i montanari…

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

8 Responses to L’ultimo secondo

  1. serpillo1 says:

    Bella la storia della Terra “compressa”….
    Il limite……nella nostra societa’ attuale ho la sensazione che non si teme neanche piu’ la morte perche’ si pensa di essere immortali o quasi…..
    Siamo degli esseri molto complessi e delicati ed abbiamo un incredibile bisogno di futuro, di sogni, di amicizia e soprattutto di “limite” per poter vivere e far vivere la nostra amata Terra.

    • ventefioca says:

      Il concetto di “andare avanti all’infinito” su un pianeta che è rotondo mi sembra già da sè un controsenso, ma nessuno evidentemente lo vuole capire fino in fondo.

    • Beppeley says:

      Noi italiani dovremmo essere un po’ facilitati a comprendere il concetto del limite in quanto siamo cosparsi di montagne dove l’uomo, in condizioni limite, ha saputo tirare avanti per secoli mentre noi, in pochi decenni (in condizioni oltre il limite del buon senso) stiamo devastando il futuro rendendolo un luogo mostruoso.

  2. popof1955 says:

    Conoscere il proprio limite è importante, un conto è dire al cardiologo (come faccio io) “aumenti la pendenza che altrimenti qui stiamo ore a misurare lo sforzo”, tanto il medico è lì a portata di mano, mal che vada mi soccorre, un conto è fare i conti con il ritorno 🙂 ma sopra ogni cosa è importante accertare e accettare i propri limiti, facendo sempre un piccolo sforzo in più, altrimenti finisce che non si va da nessuna parte.

    • Beppeley says:

      Soprattutto è importante comprendere il nostri limiti in rapporto al mondo che ci circonda perché di Terra al momento ne abbiamo una sola.

      Crediamo di essere onnipotenti. Crediamo illusoriamente che ogni problema, come, ad esempio, la devastazione degli ambienti naturali, sarà risolta con la scienza e la tecnologia…

      Queste favole ce le raccontiamo da decenni ma a me sembra che questo “miracolo” tecnologico, che risolve ogni problema garantendoci un futuro immaginabile e vivibile, non si sia ancora manifestato.

      Abbiamo perso la dimensione del mito, quella “tecnologia” primitva che ha permesso all’uomo di sopravvivere in ambienti difficilissimi e problematici.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: