Scempio nel Vallone della Paglia

La pista realizzata per la captazione dell’acquedotto.

La distruzione di cui parlo non è certo una delle peggiori a cui ci tocca assistere in montagna, ma è comunque emblematica del disprezzo e della superficialità con cui vengono amministrate (?) le risorse e le bellezze naturali di cui disponiamo.

La cosa non è recente, risale a qualche anno fa, ma finalmente grazie a questo blog ho l’occasione di parlarne.

Il Vallone della Paglia è un vallone laterale sul versante solatio della Val Grande di Lanzo. La parte alta del Vallone, raggiungibile dalla frazione Vonzo di Chialamberto, ospita il bel Santuario del Ciavanis in uno scenario di stupendi ed ampi pascoli ancora utilizzati per il pascolo e la produzione del formaggio; proseguendo ancora più in alto si può raggiungere il Colle della Paglia e da qui la cima della Bellavarda, montagna facile ed estremamente panoramica nonostante la quota modesta (2345 m).

Lungo il percorso di salita verso il Santuario, fino a qualche anno fa si incontrava un’ottima sorgente. Ora sul sito di questa sorgente è stata realizzata una presa dell’acquedotto, cosa perfettamente legittima, ma per consentire l’accesso alle ruspe ed agli operai dell’impresa che ha fatto i lavori, quello che era uno splendido sentiero in mezzo ai pascoli è stato in molti punti distrutto e sostituito da una pista (non una strada!!!) realizzata senza nessun criterio e che per giunta viene continuamente erosa dalle piogge aumentando ulteriormente il dissesto del territorio. Dove c’era la sorgente, nascosta nell’ombra del bosco, ora termina la pista in mezzo a sbancamenti che continuano a franare e terreno desolato senza più alberi. Leggi il resto dell’articolo

La Cappella di San Bartolomeo

Cappella S.Bartolomeo – Cresto (fraz. di Ala di Stura)

Mi hanno sempre commosso le chiesette di montagna, simbolo di fede religiosa intensa e di vita comunitaria.

La Cappella di San Bartolomeo nella frazione Cresto (Comune di Ala di Stura – To) si trova sulla strada provinciale che porta al Piano della Mussa, alla sinistra ed è ben visibile.

Della frazione Cresto ne avevo già parlato qui

La Chiesetta aveva bisogno di lavori urgenti al tetto perché, come si sa, l’acqua piovana infiltrandosi nei muri crea danni ed umidità.

Finalmente la ristrutturazione è iniziata l’11 giugno grazie all’iniziativa dei volenterosi “Amici del Cresto” e, in particolare, se ne occupa l’impresa Bricco.

Per le notizie storiche ed attuali lascio la parola all’Associazione “Amici del Cresto” che gentilmente mi hanno messo a disposizione il materiale qui sotto riportato e mi tengono costantemente aggiornata. Leggi il resto dell’articolo

Caldo a 3000 metri

Il ghiacciao Ciardoney a 2850 metri di quota visto dalla webcam (20 giugno 2012)

Sono ben 5 i gradi a 2850 metri misurati alle ore 3:50 (temperatura aria minima) di mercoledì 20 giugno dalla stazione meteorologica in Val Soana (Gran Paradiso).

Questa è la temperatura minima registrata sul ghiacciaio Ciardoney. Troppo alta per evitare un precoce sciogliemento della neve accumulata nei mesi scorsi.

In città è molto difficile rendersi conto di cosa succede a quelle altezze. Qualche volta in estate capita di leggere sui quotidiani le notizie dello zero termico oltre i 4000 metri, magari parlando di zone alpine molto famose come il Monte Rosa.

Basta un clic per proiettarci direttamente sopra il ghiacciaio di Ciardoney e verificare cosa succede grazie alla  stazione meteorologica automatica con webcam con cui possiamo conoscere molti dati, quasi in tempo reale.

Ecco il sito: www.nimbus.it/moncalieri/ciardoney/ciardoney.asp

Se poi vogliamo verificare effettivamente se questi 5 gradi sono relativamente tanti a quella quota per il mese di giugno, effettuando un confronto storico (come temperatura minima del giorno), possiamo “giocare” con le risorse che ci offre il sito di Nimbus (www.nimbus.it). Leggi il resto dell’articolo

“L’anello forte di Usseglio”

Il Museo Civico Alpino “Arnaldo Tazzetti” di Usseglio (Alta Valle di Viu’) presenta Sabato 30 giugno 2012:

L’anello forte di Usseglio – Forum storico sul ruolo delle donne nella coesione sociale e famigliare di un villaggio alpino

Qui il programma

L’inquinamento fa PIL. Anche tra le Alpi.

Per un decennio ci hanno voluto far credere che la seconda canna del Frejus servisse a mettere in sicurezza il tunnel autostradale – afferma Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta -, ora gettano la maschera e svelano che si tratta di un vero e proprio raddoppio. Una mossa vergognosa che conferma ancora una volta come la politica dei trasporti alpini italiana mira ad incentivare unicamente il trasporto inquinante su gomma anziché quello su rotaia”.

Qui il seguito dell’articolo pubblicato ieri su “La Stampa” (Blitz di Legambiente a Bardonecchia contro la seconda canna del Frejus).

E’ la solita “Italia” che si mette in mostra anche tra le Alpi, proprio dove si dovrebbe capire, spalancando gli occhi, cosa c’è di importante e serio da tutelare per la nostra vita, per il nostro futuro. Leggi il resto dell’articolo

La Montanara

Toni Ortelli in discesa a corda doppia dalla Piccola Ciamarella. Sullo sfondo la Bessanese.

Sabato 9 giugno al Pian della Mussa sì è commemorato l’anniversario della nascita de “La Montanara“, il canto internazionale composto nel 1927 da Toni Ortelli  ispirato proprio dalla straordinaria bellezza delle montagne dell’alta Val d’Ala (la foto qui a lato è da vedere ingrandita: cliccateci sopra).

Su Barmes News Elisabetta Zanellato ci racconta di questo personaggio che ha lasciato un segno indelebile tra le nostre montagne.

Chi mai avrebbe potuto immaginare che Balme potesse essere il luogo di ispirazione di un canto internazionale quale è “La Montanara”? Pochi accordi per riconoscere uno dei più famosi brani del repertorio musicale alpino, repertorio che si identifica in un vero e proprio stile caratterizzato dalla forma polifonica come elemento determinante, unita ad un’espressività che alterna sonorità dimesse ad energiche che solo l’impasto timbrico maschile (i cori alpini sono maschili) sa offrire.

Non pensò a ciò il giovanissimo Toni Ortelli quando nel 1927 si ritrovò in Piemonte per questioni di studio. E non fu certo un trasferimento forzato visto che ebbe la possibilità di conoscere, oltre che percorrere, l’arco alpino occidentale.

Proprio in questo contesto assaporò il “piacere per la solitudine” unito al “senso di paura in certi momenti scabrosi dell’ascensione” al tempo stesso sollievo e “coscienza della propria volontà”, come ebbe a scrivere nei suoi ricordi. Leggi il resto dell’articolo

L’arte antica di Chialamberto

Ricevo dal C.A.I. di Ala di Stura un volantino che mi informa della seconda edizione della “Sagra d’li sautissè” che si svolgerà domenica 24 giugno  a Chialamberto (To).

Mi è piaciuto questo passaggio dell’articolo scritto da Giuliana Lonardi  per il settimanale Il Risveglio in occasione della prima edizione di questa iniziativa (2011):

“[…] E’ il ritorno all’arte antica,  a quell’unione mitica tra sapienza e memoria.  E’ qui la chiave: per chi viene da fuori, presentato così come domenica, Chialamberto è un “bel Paese”, un paese vivo, attraente, perchè ha creduto in se stesso,  se vogliamo – per usare una metafora psicologica – ha ricominciato ad amarsi e quindi è stato amato anche dagli altri […]”

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Da De Saussure a Viaticalpes

E’ davvero bellissimo “perdersi” tra le pagine del libro “La scoperta del Monte Bianco” di Horace-Bénédict De Saussure (qui il post) perché c’è quel caratteristico ed intenso sapore di animo esplorativo, quello che ha contraddistinto i primi alpinisti, coloro che sono saliti sulle montagne con la curiosità di capire il mondo delle vette ma anche  di ciò che incontravano lungo i loro viaggi di avvicinamento. Quel mondo che, prima di questi straordinari personaggi, è stato abitato da sempre da mostri e diavoli, dall’ignoto che alimentava l’immaginario delle genti alpine.

Il De Saussure, naturalista e professore di filosofia naturale, parte da Ginevra per conquistare il Monte Bianco. Lungo il suo cammino (siamo nel 1764) passa dalle parti di Cluse (Cluses) e si imbatte in una caverna che desta la sua attenzione: ai piedi di questa caverna sorge un villaggio che da essa ha preso il nome (Barme o Balme). Qui si imbatte in un pastore che gli parla di fate… Leggi il resto dell’articolo

Conoscere il tempo

Riporto una notizia interessante (tratta dall’ultima newsletter “Tele di Ragno” della Rete Escursionistica Regione Piemonte) che è perfettamente in tema con quanto ho scritto sul post “Dispersi” il 7 giugno scorso.

La campagna informativa Prenditi tempo per conoscere il tempo” è stata realizzata dalla Regione Piemonte con la collaborazione del Dipartimento Sistemi Previsionali ARPA Piemonte nell’ambito del progetto strategico di cooperazione italo-elvetica V.E.T.T.A.

Affrontare un’escursione “preparati” significa essere pronti a scoprire ambienti diversi da quello in cui solitamente viviamo. E’ opportuno quindi conoscere e sapere riconoscere i fattori che possono modificare le condizioni ambientali in cui svolgerà l’escursione, prime tra tutte le variabili nivo-meteorologiche che influenzano direttamente l’organizzazione e lo svolgimento della gita. Al fine di aumentare la conoscenza di tali elementi e adottare comportamenti che minimizzino il rischio, si sono realizzate: Leggi il resto dell’articolo

Tra Valle Orco e Val Grande

Il “mio” primo rifugio alpino dove ho bivaccato è stato il Guglielmo Jervis che verrà festeggiato nel prossimo week end nella sua nuova veste (cliccate qui per scaricare la locandina dell’evento).

Il rifugio invece che mi ha convinto a far parte della grande famiglia del Club Alpino Italiano, è stato il Paolo Daviso.

Questi due rifugi stanno per diventare due punti tappa di un interessante  percorso escursionistico (classificato EE – escursionisti esperti), battezzato “Duca degli Abruzzi” (cliccando sul link potete anche vedere un video) che li collegherà attraverso il Colle della Piccola (2705 m), passo che mette in comunicazione l’alta Valle Orco con l’alta Val Grande di Lanzo (qui la mappa del percorso). Leggi il resto dell’articolo

Utopia

“Lei è all’orizzonte.

Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi.

Cammino per dieci passi e l’orizzonte si sposta dieci passi più in là.

Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai.

A che serve l’utopia?

Serve proprio a questo: a camminare.”

Eduardo Hughes Galeano

La scuola di una volta

Aula dell’ex Istituto Bricco (Martassina – Valli di Lanzo)

Ogni giorno sentiamo ripetere che la scuola ha perso ogni valore, che i programmi stancano questi poveri bambini… stressati dalla fatica, che gli insegnanti pretendono troppo!

Siamo sicuri che sia così? Certo la scuola è cambiata e i metodi sono diversi.

Vorrei tornare indietro nel tempo, come scolara.

Nel Comune di Ceres vi erano allora quattro scuole comunali: a Ceres, Bracchiello, Grange Almesio e Fè. Essendo queste borgate molto abitate, ogni scuola era frequentata almeno da 15/20 ragazzi.

Molte famiglie di margari salivano in primavera agli alpeggi che erano situati a notevole distanza. Eppure i bambini continuavano a frequentare regolarmente la scuola, percorrendo chilometri con la loro cartella di legno sulle spalle. Al mattino presto già scendevano dalla montagna, su sentieri irti e difficili, agili come piccoli camosci, allegri come fringuelli, con il sole, con la pioggia e spesso ancora con la neve e facevano ritorno a casa mai prima delle due del pomeriggio. Nelle tasche avevano solo qualche noce e un pezzo di pane.

Spesso, durante l’inverno, ognuno portava un pezzo di legno per riscaldare la stanza in cui si tenevano le lezioni: c’era una piccola lavagna per imparare i numeri, pezzetti di gesso per scrivere e, su ogni banco, un calamaio pieno di inchiostro. Dovevamo stare attenti a non intingere troppo il pennino perché erano guai seri le «grosse macchie sui fogli»! La carta era considerata un bene prezioso: se strappavamo un foglio dal quaderno, la maestra ci toglieva un voto.

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Dispersi

Monte Bellavarda

“Non riuscivano a spiegare dove si trovassero”

[…] “L’odissea comincia poco prima delle 18, quando rientrando dall’ascensione alla Bellavarda, a circa 2000 metri di quota, si accorgono di aver perso il sentiero.” […]

Leggete questa notizia, prima di continuare in questo post, pubblicata l’altro ieri dal quotidiano La Stampa.

Questo accadimento mi ha  fatto subito pensare a tutto quanto stiamo cercando di fare apprendere nell’ambito del Corso base di escursionismo organizzato dal CAI Uget di Torino che, personalmente, mi sta dando grandi soddisfazioni perché i partecipanti hanno accolto con entusiasmo gli insegnamenti, dopo le iniziali perplessità.

Vorrei prendere spunto da questo fatto di cronaca (presumibilmente accaduto domenica scorsa) per soffermarmi sull’estrema importanza di una frequentazione consapevole e responsabile dell’ambiente montano proprio per evitare di incappare in queste situazioni che rischiano di mettere a repentaglio la vita sia degli escursionisti che dei soccorritori e anche per evitare di far gravare sull’intera collettività (ovvero sui contribuenti) i costi nascenti dall’utilizzo di macchine straordinarie come l’elicottero del 118 (quando ovviamente il meteo ne permette l’utilizzo).

Intanto, da quanto ho letto sul giornale, è chiaro che il problema è nato dalla perdita dell’orientamento. Certo, detto così sembra una banalità, ma in verità non lo è per niente.

E’ da anni che andiamo in montagna ma non sapevamo mai dove eravamo!“. Leggi il resto dell’articolo

Verso il Gran Bernardé

Monte Gran Bernardé (2747 m) visto dal Gran Lago di Unghiasse (2490 m)

Vi racconto di un’escursione che è da tempo che voglio fare e che personalmente rappresenta un desiderio di esplorare la montagna delle donne e degli uomini che hanno abitato e lavorato a queste quote – siamo nella fascia altimetrica compresa tra i 1700 e i 2400  metri – per poi andare ancora più in alto, dove dimorano i sogni di coloro che nelle altezze cercano il respiro dell’anima.

Ho più volte parlato dei percorsi escursionistici della Val Grande di Lanzo, con difficoltà che non vanno oltre il grado E (escursionismo), adesso vorrei condividere con voi la voglia di andare un po’ più in su, oltre, verso quella cima che sovrasta San Berné e, nel fondovalle, Cantoira e Chialamberto.

Lo sguardo è ancora quello di Gian Marco Mondino che ci conduce lassù, oltre il limite del bosco e oltre San Berné, per rintracciare i segni di quella straordinaria civiltà alpina che lungo i secoli ha saputo trarre da questi ambienti severi ciò di cui vivere. Segni che attendono l’escursionista che ama ritrovare non solo nel movimento del corpo, ma anche in quello della mente, la soddisfazione di essere nel mondo. Leggi il resto dell’articolo

Alpi e dintorni…

Nuova solidarietà fra Alpi e metropoli

Diversi attori politici nell’arco alpino puntano su una strategia macroregionale per le Alpi. Prima della prossima Conferenza delle Alpi dei Ministri dell’ambiente della Convenzione delle Alpi, che si tiene a Poschiavo/CH nel settembre 2012, la CIPRA -Commissione internazionale per la protezione delle Alpi – chiarisce il suo ruolo. Si inserisce attivamente nel processo sulla macroregione alpina dicendo: «Sì, ma con condizioni quadro chiare.»

www.cipra.org/it/stampa/comunicati-stampa/cs/nuova-solidarieta-fra-alpi-e-metropoli

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COMUNICATO STAMPA DALLA CONVENZIONE DELLE ALPI
L’Italia ratifica otto dei nove protocolli di attuazione della Convenzione delle Alpi:

www.alpconv.org/it/newsevents/press/Documents/ratifica_Convenzione_delle_Alpi_IT.pdf

www.alpconv.org/it/convention/default.aspx

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Torino e le Alpi

Torino e le Alpi”, ideato da Dislivelli con la collaborazione del Museo Nazionale della Montagna e della Compagnia di San Paolo, è un network realizzato per unire i testimoni e gli attori attivi sul territorio piemontese e offrire un’occasione di collaborazione ai soggetti pubblici e privati interessati a rivitalizzare il legame sopito ma non spento tra la città di Torino e le sue montagne. Il progetto vuole unire tutte le realtà operanti sul territorio interessate a costruire una nuova immagine delle Alpi che superi gli stereotipi della montagna museo o della montagna parco-giochi. Una più realistica descrizione delle Alpi potrà certamente aiutare a comprenderne le ricchezze, le opportunità, le difficoltà e i bisogni, mobilitando le forze capaci di sostenere strategie di qualificazione e sviluppo durevole, con particolare attenzione ai processi di re-insediamento e di nuova residenzialità. Il sito internet www.torinoelealpi.it è quindi uno strumento a disposizione di quanti sono interessati a portare avanti questa nuova sfida.

Altre notizie… Leggi il resto dell’articolo