La Montanara

Toni Ortelli in discesa a corda doppia dalla Piccola Ciamarella. Sullo sfondo la Bessanese.

Sabato 9 giugno al Pian della Mussa sì è commemorato l’anniversario della nascita de “La Montanara“, il canto internazionale composto nel 1927 da Toni Ortelli  ispirato proprio dalla straordinaria bellezza delle montagne dell’alta Val d’Ala (la foto qui a lato è da vedere ingrandita: cliccateci sopra).

Su Barmes News Elisabetta Zanellato ci racconta di questo personaggio che ha lasciato un segno indelebile tra le nostre montagne.

Chi mai avrebbe potuto immaginare che Balme potesse essere il luogo di ispirazione di un canto internazionale quale è “La Montanara”? Pochi accordi per riconoscere uno dei più famosi brani del repertorio musicale alpino, repertorio che si identifica in un vero e proprio stile caratterizzato dalla forma polifonica come elemento determinante, unita ad un’espressività che alterna sonorità dimesse ad energiche che solo l’impasto timbrico maschile (i cori alpini sono maschili) sa offrire.

Non pensò a ciò il giovanissimo Toni Ortelli quando nel 1927 si ritrovò in Piemonte per questioni di studio. E non fu certo un trasferimento forzato visto che ebbe la possibilità di conoscere, oltre che percorrere, l’arco alpino occidentale.

Proprio in questo contesto assaporò il “piacere per la solitudine” unito al “senso di paura in certi momenti scabrosi dell’ascensione” al tempo stesso sollievo e “coscienza della propria volontà”, come ebbe a scrivere nei suoi ricordi.

Come tutte le opere di successo concepite da una mente non geniale ma esteticamente predisposta ad una creazione valida e resistente al tempo, ecco che la Musa del giovane non fu una dea giunonica ma piuttosto un’ancella bucolica, una serva o servo (la fonte dell’ispirazione non ha mai un sesso) che, ignara dell’orecchio attento di un ascoltatore occasionale, intonò quella che sarebbe divenuta una delle più note canzoni montanare.

Il Pian della Mussa dal rifugio Città di Cirié

Si tinge di magico la nascita dell’opera. Quella magia che fa di essa un’entità a se stante, insita in un sistema cosmico determinato che l’artista scopre all’improvviso.

Tornando all’abitazione cittadina, nel locale di via Mazzini, la “Tampa artistica”, il musicista, con gli amici trentini, ecco che la Montanara prese forma, imprimendo nelle nostre menti e nei nostri cuori che contemplano le vette, quelle parole di sapore ancora romantico provenienti da un pastore francoprovenzale, si suppone, o magari da quel frammistarsi di sensazioni e ricordi che un’ascensione comporta – tra l’aspre rupi era morto l’amico Casimiro Bich, precipitando dallo Zumstein del Monte Rosa durante una tormenta.

Che non fosse stato proprio lo spirito di quel caro amico perduto a sussurrare quelle parole evanescenti? Magari un po’ tutte queste cose condussero alla stesura, peraltro di getto, del canto, che richiese poi un considerevole sforzo a Bepi Ranzi che provò e riprovò la musica unita alle parole, eseguite poi dal coro della Sosat (poi Sat), per la prima volta nel 1930, con l’armonizzazione del maestro Pigarelli di Trento. Ma va ricordato che “La montanara” fu cantata “ad orecchio” per la prima volta pubblicamente a Roma dal Coro della SOSAT ai microfoni dell’EIAR il 7 aprile 1929. Da lì, la Montanara potè estendere la sua notorietà ormai oltre i confini nazionali.

Pur diffusasi infatti in maniera “globale” dal 1927 ad oggi, ricordiamo che essa nacque al Pian della Mussa e che è in questo luogo che tutti gli elementi del paesaggio ispirarono la poesia, compreso il richiamo finale al personaggio mitologico di Soreghina che si sarebbe tranquillamente cosparsa di fiori anche qui, in questo luogo naturalisticamente rinomato. L’alpinista Toni Ortelli sente levarsi dall’Alpe dell’Uia di Ciaramella un dolce canto: é forse la voce di un pastorello. Ortelli aveva già sentito il motivo una sera in un’osteria di Balme.

Il pregio poetico e musicale del canto si mantiene tutt’oggi inalterato e lo dimostrano le numerose menzioni tra cui l’affermazione del tenore berlinese di Renè Kollo, uno dei massimi interpreti wagneriani, di orgoglio per avere nel proprio repertorio il canto che divenne poi uno dei suoi cavalli di battaglia, la vincita ad un concorso tedesco indetto per radio che la designò come miglior canto popolare europeo, per non parlare dell’esecuzione di essa durante la celebrazione delle consegne del Nobel a Salvatore Quasimodo a Stoccolma, che commosse il pubblico. E la traduzione in 148 lingue vale forse più di ogni citazione.

L’autore seppe mantenere lo stesso atteggiamento incredulo e modesto della gioventù, fronteggiando con pacatezza tutti i riconoscimenti, compreso l’appellativo di “Goffredo Mameli della montagna”.

L’amministrazione comunale di Balme si pregiò di riconoscerne la cittadinanza onoraria nel 1987, in occasione del sessantesimo anniversario, quando su iniziativa di Ugo Grassi, compianto Presidente della Pro Balme, furono organizzati i festeggiamenti e fu posta una targa commemorativa.

E nel 2002 fu la volta della celebrazione del 75° anniversario durante la quale furono organizzate diverse celebrazioni e manifestazioni. Ma il vicentino Ortelli morì poco prima, nel 2000, all’età di 96 anni. Fu presente la moglie, che salì fino al Pian della Mussa per ammirare con un sorriso sereno la nuova targa commemorativa. “Finchè canteranno questa canzone, lui non morirà mai”, disse la vedova, Maria Cravero. Mai dichiarazione fu più veritiera.

Elisabetta Zanellato

Barmes News n. 32 – luglio 2009

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Testo e video musicale

La leggenda di Soreghina.

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

One Response to La Montanara

  1. serpillo1 says:

    I canti sono universali e nello stesso tempo personali. Racchiudono pezzi della tua vita e ricordi. Molto bello, e commovente, “Signore delle Cime”.

    Mi piace

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