Scempio nel Vallone della Paglia

La pista realizzata per la captazione dell’acquedotto.

La distruzione di cui parlo non è certo una delle peggiori a cui ci tocca assistere in montagna, ma è comunque emblematica del disprezzo e della superficialità con cui vengono amministrate (?) le risorse e le bellezze naturali di cui disponiamo.

La cosa non è recente, risale a qualche anno fa, ma finalmente grazie a questo blog ho l’occasione di parlarne.

Il Vallone della Paglia è un vallone laterale sul versante solatio della Val Grande di Lanzo. La parte alta del Vallone, raggiungibile dalla frazione Vonzo di Chialamberto, ospita il bel Santuario del Ciavanis in uno scenario di stupendi ed ampi pascoli ancora utilizzati per il pascolo e la produzione del formaggio; proseguendo ancora più in alto si può raggiungere il Colle della Paglia e da qui la cima della Bellavarda, montagna facile ed estremamente panoramica nonostante la quota modesta (2345 m).

Lungo il percorso di salita verso il Santuario, fino a qualche anno fa si incontrava un’ottima sorgente. Ora sul sito di questa sorgente è stata realizzata una presa dell’acquedotto, cosa perfettamente legittima, ma per consentire l’accesso alle ruspe ed agli operai dell’impresa che ha fatto i lavori, quello che era uno splendido sentiero in mezzo ai pascoli è stato in molti punti distrutto e sostituito da una pista (non una strada!!!) realizzata senza nessun criterio e che per giunta viene continuamente erosa dalle piogge aumentando ulteriormente il dissesto del territorio. Dove c’era la sorgente, nascosta nell’ombra del bosco, ora termina la pista in mezzo a sbancamenti che continuano a franare e terreno desolato senza più alberi.

Il sentierino del Ciavanis prima della devastazione

Ovviamente, ciliegina sulla torta, nessuno si è preoccupato di  ripristinare almeno la segnaletica di quello che è uno dei sentieri più frequentati della valle.

Di seguito qualche altra foto (gentilmente fornite da Beppeley) che permette di apprezzare meglio lo scempio perpetrato.

Lo stesso sentiero un pò più avanti (passa a sinistra del masso)

Il posto dove sgorgava la sorgente, nascosta in mezzo agli alberi.

La pista poco tempo dopo la sua costruzione: si può vedere dal confronto con le prime due immagini, come le piogge continuino a peggiorare la situazione.

Info paologiac
Amo la montagna, i boschi, gli alberi ed il...legno. Mi piace anche la montagna"minore", quella oggi meno frequentata ma che reca i segni della storia e delle genti che ci hanno vissuto.

12 Responses to Scempio nel Vallone della Paglia

  1. serpillo1 says:

    La prima volta che ho visto questa pista (che in alcuni punti e’ molto ripida) ho pensato, che oltre ad aver devastato un posto stupendo e tolto la sorgente per dissetarsi e rinfrescarsi, si sono portati avanti nei lavori… (parlo del progetto di impianto idroelettrico sul rio Paglia).
    Fa male vedere come poco tutelato e’ il nostro territorio che e’ un’intima parte di noi.

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  2. Anonimo says:

    Desolazione. E’ la prima parola che mi viente in mente.

    La stessa desolazione che alberga nelle menti delle persone che autorizzano queste vere e proprie distruzioni, operate nei confronti della natura, senza il minimo rispetto di coloro che amano la montagna.

    Tanta “devastazione”, “inquinamento”, “distruzione”, “immondizia” manifestiamo al di fuori di noi, nel nostro mondo, e tanto di tutto ciò è colma la nostra mente.

    Manco si accorgono che luoghi così straordinari “produrrebbero” ricchezza se fossero in grado di valorizzarli come meritano, attirando quelle forme di turismo lento che stanno davvero esplodendo oggigiorno.

    Ma non possono farlo perché è la desolazione il panorama più bello che godono con la loro mente.

    “Perdona loro perché non sanno quel che fanno”.

    M.R.

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  3. popof1955 says:

    Quante frane in giro, tante provocate dalla rincorsa a far soldi col turismo di massa e alla sua fame di piste. Tutto per mettere a disposizione delle cavallette angoli incontaminati.
    Ho un amico che spesso mi chiede “dai consigliami un posto dove andare domenica”, conoscendone le abitudini gli consiglio un bel documentario e una bottiglia di birra, almeno non fa danni all’ambiente montano.

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    • Beppeley says:

      Bellissimo commento e molto intelligente.

      Mi ha fatto tornare in mente il libro “Salvate le Alpi” di Reinhold Messner pubblicato nel 2001.

      “La presenza della neve è la sola cosa importante per sciatori e “snowboarders”: essi non desiderano altro che scendere da un qualsiasi pendio e divertirsi. Gli scalatori si affidano ai chiodi infissi nella roccia, gli alpinisti alle previsioni del tempo, gli amanti del ghiaccio solo a pochi attrezzi; tutti quanti poi in caso di emergenza estraggono dallo zaino il telefono cellulare , con cui da ogni parete, dirupo o cresta delle Alpi possono prontamente chiamare l’elicottero di salvataggio. “Viva la montagna!” Ridotte a scenario di un culto del corpo e della “performance” che costituisce una delle poche vie di fuga dell’immaginario cittadino, le Alpi stanno diventando un immenso parco giochi del rischio a pagamento, o più semplicemente il luogo indifferente di un turismo distratto e devastante. In funzione di questo turismo compaiono ovunque parcheggi, funivie, piste tracciate, sbarramenti contro le valanghe ecc. E insieme al numero dei «tossicomani del divertimento», aumentano gli incidenti. Da anni impegnato nella promozione di un più equilibrato e compatibile rapporto con la montagna, Messner denuncia qui quello che è sotto gli occhi di tutti e, lontano da qualsiasi fondamentalismo ambientalista, propone le sue ricette per salvare le Alpi (e l’alpinismo).”

      http://www.bollatiboringhieri.it/scheda.php?codice=9788833913360

      L’ho riletto qualche mese fa. Mi sa che è ora di rinfrescarsi la memoria.

      Grazie popof.

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  4. Beppeley says:

    Quando nel 2009 ho visto per la prima volta quello sfregio fatto ad un angolo da cartolina, che a forza di percorrerlo e di cercarlo in ogni stagione, talmente è bello, diventa una parte di te, una parte del tuo mondo interiore, ho sentito quello sfregio sprofondare lentamente nella mia anima.

    Perché tutto questo?

    “Per l’acquedotto che va a Chialamberto” è stata la risposta da parte di alcuni amici che conoscono la zona.

    “Legittimo”, come tu hai scritto.

    E allora ti rinchiudi nel tuo silenzio è accetti passivamente che così dovevano essere fatte le cose. Non si poteva fare diversamente.

    Una ruspa arriva, fa tabula rasa di tutto quello che incontra nel suo “cammino”, e quello che per te un attimo prima era “magia” diventa in un batter d’occhio desolazione. E disperazione.

    Avrei voluto all’epoca fare quello che hai fatto tu qui, paologiac, parlare di quel tratto di sentiero, dove trovavi il fresco degli alberi e del Rio Paglia, e poi lì, prima di svoltare a destra, lungo una curva della traccia, quella fontana che ti attendeva soprattutto al ritorno, magari quando avevi appena conquistato il Bellavarda o quando più sommessamente ti eri fermato al Santuario, per goderti la pace e il magnifico panorama.

    Cose minime nell’epoca del gigantismo: grandi eventi, grande finanza, mega grattacieli, mega iperstore, mega di su e mega di giù… Mega nonluoghi, mega banalizzazioni della nostra casa Terra, mega devastazioni, mega olimpiadi… mega debiti pubblici…mega spese pubbliche… Mega truffe.

    Nella nostra epoca è tutto “grande”. Anche l’uomo si manifesta così. Grandioso.

    Davvero una mega cosa ritrovare qui, in questo spazio, un uomo che sa apprezzare quell’esile traccia (una cosa minima…), quell’ombra che ti accarezza il sudore, quell’oro bianco che ti impregna la carne e che inzuppa ogni cellula del tuo corpo.

    Grazie paologiac per aver espresso il tuo amore profondo e sincero verso la Montagna. E sebbene questa sia una cosa grande, sa comunque penetrare nel nostro cuore anche con i suoi lati più minimi, quelli più discreti e più sobri, ma ricchi di significato per chi sa riconoscere l’inestimabile valore della natura, intesa non solo come serbatoio di materie prime ma anche e soprattutto come un elemento fondamentale ed insostituibile dell’immagine che abbiamo dell’Uomo.

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  5. paologiac says:

    Beppe, quest’estate cercheremo di ripristinare almeno la segnaletica su questo percorso. In alcuni tratti, come sai, il sentiero c’è ancora ma pochi lo percorrono perchè una volta sulla strada è difficile da individuare. Se qualcuno vorrà darci una mano sarà benvenuto, e poi per non infrangere la tradizione……una bella merenda in compagnia!

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    • Beppeley says:

      Fammi sapere quando è stata fissata la manutenzione. Farò il possibile per esserci.
      Grazie.

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      • flaco says:

        Volevo scrivermi anch’io due righe, poi leggo qui… grazie per averlo fatto tu (molto meglio di come avrei potuto fare io).

        Quel che è peggio è che proprio nei pressi passa il sentiero da poco ripristinato dal CAI per salire al Roc d’le Masche. Peccato che detti lavori, fino all’anno scorso almeno, indirizzavano un bel ruscello d’acqua proprio dentro il sentiero ripristinato. Risultato: sentiero invaso d’acqua e rovi, con traccia ripristinata spontaneamente dentro i pascoli sotto il Praïas, dove passava prima del recupero del sentiero originale.

        La pista c’è sempre stata, ma prima dei lavori all’acquedotto era meno invasiva. Semplicemente, sarebbe bello e rispettoso se almeno un sentiero tagliato a metà venisse ripristinato in seguito al lavoro, considerandolo come parte del lavoro stesso. L’impegno dei volontari del CAI e di chi in generale cerca di tenere puliti i sentieri diventa frustrante di fronte a certe logiche.

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      • flaco says:

        Oggi sono stato in zona. Devo aggiungere che ieri alcuni volontari della Festa del Santuario del Ciavanis hanno ripulito davvero egregiamente il sentiero. Complimenti.

        L’acqua che dalla pista cingolata finiva dentro il sentiero non c’è più.
        Alla vasca dell’acquedotto è stata ripristinata anche l’uscita dell’acqua corrente in modo simile a quanto esisteva in passato.

        Per chi fosse interessato sabato prossimo c’è la festa della Madonna del Carmine, al Ciavanis.

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