Come provetti naturalisti

Chi è abbonato alla bellissima rivista “Piemonte Parchi” avrà probabilmente già letto l’articolo che trovate qui sotto, pubblicato nello Speciale 2012 e scritto dalla dottoressa Elisa Malenotti, che ho trovato molto importante, e non solo per chi va in montagna, perché ci permette di riflettere su aspetti della nostra vita che credo hanno assolutamente urgente bisogno della nostra massima attenzione. Ho così pensato di condividerlo con voi per renderlo disponibile a tutti coloro che amano leggere questo blog. Per farlo, ho chiesto via mail alla Redazione di Piemonti Parchi, e alla dott.ssa Malenotti, l’autorizzazione che mi è stata concessa con estrema gentilezza. Colgo l’occasione per ringraziare  loro della cortese attenzione e disponibilità manifestata.

Le foto che accompagnano l’articolo non sono quelle che si trovano sulla versione originale.

Al termine dell’articolo, riporterò le informazioni su come rintracciare questa stupenda rivista che non parla solo di Piemonte e che, tra l’altro, offre costantemente degli spunti per fare escursioni molto accattivanti. Può anche essere un’idea regalo al contempo  intelligente e poco costosa, aspetto questo non trascurabile visto i tempi difficili che stiamo vivendo.  

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LA GESTIONE (IN)SOSTENIBILE DELLA BIODIVERSITA’
Elisa Malenotti

Distruzione dell’ambiente, caccia sfrenata, mutamenti climatici, introduzione di specie alloctone: la varietà e la ricchezza della natura sono sempre più sotto attacco. Ma a rimetterci è l’uomo stesso che rischia di uccidere il proprio futuro

Che l’uomo sia la specie animale responsabile di tutte (o quasi) le trasformazioni ambientali che coinvolgono il pianeta Terra è ormai una verità consolidata e ampiamente diffusa.

Nessun’altra specie infatti ha saputo modificare così profondamente il suo ambiente di vita, tanto da condurlo al suo collasso strutturale. E  se pensiamo che l’uomo, con i suoi 7 miliardi di abitanti non è nemmeno la specie più abbondante perché rappresenta una piccola percentuale della biomassa totale della Terra, la portata delle azioni umane appare ancora più significativa.

Tra i cambiamenti ambientali maggiormente significativi apportati dall’uomo, c’è sicuramente l’impatto sulla biodiversità, una delle maggiori ricchezze della Terra. Gli esperti hanno definito la biodiversità come la totalità di varietà di forme viventi indicandone più livelli: la diversità degli ecosistemi (ambienti naturali quali acque, boschi, spazio alpino), la diversità delle specie (animali, piante, funghi, microrganismi) e la diversità del patrimonio genetico (razze o varietà di specie selvatiche e domestiche). Un quarto livello è costituito dalla biodiversità funzionale, ovvero dalla diversità delle interazioni che si esplicano all’interno e fra i tre livelli.

Perché è necessario preservare e conservare la moltitudine di specie animali e vegetali e di ambienti presenti sul nostro pianeta? Per il semplice motivo che tale diversità rappresenta la garanzia di sopravvivenza della vita sulla Terra, nel suo significato più ampio: tutte le forme di vita infatti, compreso l’uomo, basano la loro sopravvivenza sulla funzionalità degli ecosistemi naturali che, a loro volta si fondano sui cicli bio-geo-chimici e sulle catene trofiche tra gli organismi.

La funzionalità ecologica del nostro ambiente dipende quindi da quante forme di vita riusciamo a conservare.

Foto di paologiac

Purtroppo questa consapevolezza, seppur ampiamente supportata da autorevoli dati scientifici, non ha mai rappresentato, e non lo è tutt’ora, il faro che indirizza le scelte politiche, economiche e sociali. Infatti sono stimate in qualche centinaia le specie animali sterminate dall’uomo nell’epoca moderna; oltre il 95% delle estinzioni animali dal 1600 in poi sono state causate dalla caccia sfrenata, dalla distruzione dell’habitat o dai mutamenti climatici. A livello globale ci sono vari casi ampliamente conosciuti, come il tilacino, o lupo marsupiale della Tasmania (Tbylacinus cynocephalus), e il dodo (Raphus cucullatus), ma anche la nostra penisola è stata teatro di estinzioni di numerose specie animali, quali la gru (Grus grus), la foca monaca (Monachus monachus), l’avvoltoio (Aegypius monachus) e il prolago sardo (prolagus sardus). Di alcune specie sono stati avviati, o sono in corso, progetti di reintroduzione, come ad esempio per la cicogna bianca (Ciconia ciconia), il gipeto (Gypaetus barbatus) e il gobbo rugginoso (Oxyura leucocefala).

Un altro fattore che riveste una certa importanza nel determinare estinzioni faunistiche è l’introduzione di specie animali al di fuori del loro range originale. Recentemente “Repubblica” ha condotto un’interessante inchiesta dal titolo “Animali dell’altro mondo” nella quale vengono descritte le principali specie alloctone che negli ultimi vent’anni la moltiplicazione dei viaggi, la globalizzazione e i cambiamenti climatici hanno portato in Europa. Una specie animale, o vegetale, viene definita alloctona se per opera dell’uomo o di un evento naturale eccezionale, si trova ad abitare e colonizzare un habitat diverso dal suo luogo di origine. A volte può succedere che nel nuovo ambiente la specie non riesca a sopravvivere perché non trova le risorse di cui necessita, ma in alcuni casi, può accadere il fenomeno inverso, ovvero che, grazie all’assenza di predatori e parassiti specifici che ne possano frenare la crescita, le specie alloctone aumentino in modo incontrollato fino ad alterare gli equilibri naturali del nuovo habitat e ad entrare in competizione con le specie autoctone. Non a caso infatti, l’introduzione di specie alloctone viene definita una delle principali cause di perdita di biodiversità, insieme alla frammentazione e distruzione degli habitat naturali. Alcuni esempi di queste specie-killer presenti in Italia e arrivate da altri paesi o continenti grazie all’azione dell’uomo, sono il gambero della Louisiana (Procambarus clarkii), la nutria (Myocastor coypus), il pesce siluro (Silurus glanis), la cozza zebrata (Dreissena polymorpha) e naturalmente il noto scoiattolo grigio (Sciurus carolinensis) che, oltre a far divertire adulti e bambini inconsapevoli nei parchi e giardini periurbani, sta portando sull’orlo dell’estinzione l’autoctono scoiattolo rosso (Sciurus vulgaris).

Oltre ai danni ambientali, queste specie creano gravi conseguenze economiche: è stato stimato infatti che in Europa vengono spesi più di 12 miliardi di euro all’anno per sopperire ai danni arrecati dalle specie alloctone nell’ambito dell’agricoltura, della pesca, delle foreste e delle infrastrutture.

La traslocazione di specie animali è avvenuta nel passato anche per scopi venatori: ad esempio il muflone (Ovis musimon) è una specie di ungulato originario dell’Asia minore e del Caucaso che è stato portato in Italia, dapprima in Sardegna e successivamente sulle Alpi e sugli Appennini, allo scopo di incrementare la gamma di specie cacciabili. Stessa sorte è toccata al daino (Dama dama) che, per la maestosità del suo palco, è stato oggetto di numerose immissioni in residenze reali e tenute di caccia aristocratiche. Oggi queste specie, seppur presentino una distribuzione piuttosto limitata, dovuta principalmente alla loro scarsa capacità di incremento demografico nel nuovo habitat, fanno pienamente parte degli animali a noi familiari e nemmeno viene posta in dubbio la “naturalità” della loro provenienza.

Se gli impatti diretti sulla presenza e sulla consistenza delle popolazioni animali sono i più visibili tra tutte le conseguenze che le attività antropiche possono avere, non dobbiamo dimenticare che la trasformazione e la frammentazione del territorio rappresentano le principali minacce per la sopravvivenza di molte specie. Le aree naturali sono sempre più ridotte a piccoli “fazzoletti” di terra e spesso fra di esse non vi è una sufficiente connessione ecologica, necessaria per garantire un buon flusso genico tra le popolazioni. Molte strutture antropiche possono costituire delle vere e proprie barriere per molte specie animali, limitandone non solo la dispersione e la colonizzazione di nuovi territori, ma anche gli spostamenti stagionali e giornalieri. Non pensiamo solo alle infrastrutture stradali e ferroviarie: ad esempio un’area molto illuminata può rappresentare uno sbarramento invalicabile per molte specie di pipistrelli che, come strategia antipredatoria, evitano accuratamente le sorgenti luminose. L’impatto sulla connettività ecologica dell’ambiente naturale può essere mitigato mediante la realizzazione di reti e corridoi ecologici, ma rimane assodato che solo una gestione sostenibile del territorio nel suo complesso può contrastare il trend di perdita della biodiversità.

Il problema è che l’uomo, non solo commette errori nello sfruttamento del territorio, ma anche quando lo abbandona a se stesso rischia di provocare danni altrettanto significativi. Pensiamo per esempio all’ambiente alpino: fino a qualche decennio fa, la montagna rappresentava una risorsa importante per l’uomo, tanto da favorire la nascita di piccoli insediamenti rurali nelle aree adatte alla coltivazione e all’allevamento. Molte comunità animali, ad esempio di insetti, si sono insediate e ben adattate a questi ambienti semi-antropizzati, grazie principalmente al fatto che tali attività erano condotte in modo non intensivo e rispettoso dei cicli naturali. Dalla fine della seconda guerra mondiale in poi, a causa del progressivo aumento delle attività industriali in aree di pianura e all’abbandono delle attività agricole in montagna, gli ambienti alpini stanno nuovamente subendo trasformazioni importanti, quali ad esempio il ritorno di specie arboree ed arbustive nelle aree mantenute a prateria dal pascolo degli animali domestici. Alcune specie animali possono subire un’incidenza negativa a seguito di tali cambiamenti, come ad esempio il lepidottero Erebia christi, una farfalla che, adattata ai pascoli alpini d’alta quota, vede fortemente minacciato il suo status di conservazione a causa delle variazioni nelle pratiche agricole tradizionali che determinano una perdita e frammentazione di habitat.

Da tutte queste riflessioni emerge chiaramente che il futuro della biodiversità dipende dalle scelte che l’uomo avrà il coraggio di fare nel prossimo futuro. Scrive Danilo Mainardi, docente di ecologia comportamentale all’Università di Venezia: “Solo essendo un provetto naturalista l’uomo dei primordi poteva stare al mondo”. Con queste parole, il celebre etologo non auspica certo a un ritorno di stili di vita cavernicoli ma vuole sottolineare come l’uomo, in un momento storico ormai troppo lontano, sia stato capace di evolvere in armonia con l’ambiente naturale. Se di tale capacità è rimasta traccia nella memoria umana, questo è il tempo di farla tornare alla luce.

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Piemonte Parchi non lo trovate in edicola ma è possibile abbonarsi grazie a due formule: quella online costa  10,00 euro mentre la versione cartacea costa 16,00 euro. Tutte le informazioni per abbonarsi le trovate qui:

www.regione.piemonte.it/parchi/ppweb/rivista/abbona.htm

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

3 Responses to Come provetti naturalisti

  1. popof1955 says:

    Condivido e apprezzo il tuo articolo, ma acc… voi piemontesi fate pagare tutto, anche le riviste on-line? Ti do un indirizzo http://www.orobie.it/orobie/my_orobie/ basta registrarsi, è aggratiss 😛

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    • Beppeley says:

      “Nessun pasto è gratis”… popof… ma non te l’ho appena scritto come commento ad un tuo post che parlava di sanità ? 🙂

      Neanche dove pensi “sia aggratis” in verità qualche cosa in cambio la dai sempre… per esempio la tua privacy… le tue abitudini, le tue preferenze…

      Comunque ho chiesto via mail alla Redazione se almeno i numeri degli anni passati possono essere consultabili liberamente visto l’alto contenuto divulgativo.

      E poi fidati… una rivista come Piemonte Parchi è da consultare su carta, da portarsi dietro mentre vai al lavoro e ti stai spostando con il bus… o mentri ti ritrovi con un attimo di tempo libero per far respirare la tua mente…o prima di concludere la tua giornata…. prima di addormentarti…

      E’ davvero benefica…. Sapessi cosa ti sei perso quando hanno parlato delle Stanze dell’Anima….

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  2. serpillo1 says:

    Finalmente un articolo in cui viene spiegato in modo chiaro la biodiversita’.

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