Vestiti valsoanini

Lo panet del col, (lo scialle) – Crediti: http://www.vallesoana.it

E’ da qualche settimana che le statistiche di WordPress mi informano che in rete si sta cercando qualche risorsa sui “vestiti valsoanini“. Il fatto curioso è che questa ricerca finisce per intercettare, tramite Google (provate), il post  “Tera dla nei, tera dli pràche parla di Graziano Grua, valsoanino, ovvero colui che ha composto il canto che dà il nome al post (in italiano: “Terra della neve, Terra dei prati”).

Effettivamente, compiendo tale ricerca, Google restituisce solo quattro pagine di risultati e non mi sembra, da uno sguardo sommario, che ci sia alcun link che faccia proprio riferimento ai vestiti valsoanini.

Peccato, penso io. E poi, se ci soffermiamo un attimo a pensare, nell’era di internet e della condivisione, non è carino che Google non riesca a restituire qualche immagine dei costumi della Val Soana.

Ma ci saranno da qualche parte in rete?

Mi viene in mente un punto di partenza che si rivelerà subito azzeccato ed è rappresentato dal sito www.vallesoana.it (ricco anche di notizie per gli escursionisti) che ho scoperto alcuni anni fa quando ho sognato un trekking  nel Parco Nazionale del Gran Paradiso.

Amo molto la Val Soana e voglio credere che dietro a tale ricerca ci sia qualche nativo di questa fantastica Valle che, purtroppo, per esigenze di sopravvivenza, è stato costretto ad emigrare lontano, forse in altre nazioni, o addirittura in altri continenti, ed abbandonare così la propria terra (come è successo al consigliere comunale Armandio Rossio: leggete cosa ci racconta “La Stampa”). Chissà, penso io, forse avrà piacere di far vedere ai propri figli le immagini dei vestiti della Val Soana che venivano indossati dai nativi? Magari proprio dai nonni?

Costume della festa patronale di Arcando – Crediti: http://www.vallesoana.it

Oppure, visto che quest’anno ricorre il novantesimo anniversario dalla nascita del Parco Nazionale del GranParadiso, ci sarà qualche utente di internet che sta facendo qualche approfondimento su degli aspetti culturali delle valli rientranti in quest’area protetta?

A questo punto avrete capito che la curiosità di vedere questi vestiti è venuta anche a me e poi mi piacerebbe “sfruttare” la mia passione per la cultura di montagna per “donare” a questi signori, che finiscono puntualmente sui Camosci Bianchi, proprio qualche foto dei costumi della Val Soana.

Cara/o utente di internet, mi rivolgo a te che è da settimane che spesso digiti “vestiti valsoanini” su internet (presumo su Google), e che poi ti ritrovi catturata nella rete finendo ospitata tra i pensieri e le foto dei Camosci Bianchi: ho trovato qualcosa di molto interessante (da dove ho preso alcune foto che vedi su questo post) qui:

www.vallesoana.it/i-costumi/

Come non meravigliarsi di fronte a tanta eleganza e raffinatezza? E allora devo proprio ringraziare la signora o il signore che da tempo va alla ricerca di così tanta bellezza. Forse sarai a conoscenza che da queste parti, nel mondo reale della nostra Italia, di bellezza se ne vede davvero poca di questi tempi. La montagna, per chi sa osservarla con occhi attenti e disincrostati dalle visioni urbanocentriche, sa donarci un lato estetico della vita molto affascinante soprattutto se ci soffermiamo ad assimilare la sua essenzialità e sobrietà.

Quanto ne abbiamo bisogno… almeno per tentare di disintossicarci dall’obbrobrio che arriva dai gironi infernali di certe stanze del potere.

Festa patronale dell’Assunta nella frazione di Pezzetto – (Ronco) – Crediti: http://www.vallesoana.it

La montagna deve essere salvata da tutto questo affinché i nostri posteri possano avere in eredità una testimonianza genuina ed autentica della vita del nostro Paese, per quanto dura e severa, da cui attingere la forza per tirare avanti quando i tempi si fanno difficili, proprio come sta succedendo nella nostra epoca.

E l’Italia, si sa (o si dovrebbe sapere…anche a livello politico centrale) è fatta di montagne e sarebbe giusto che tutte quante fossero considerate come Patriomonio Naturale dell’Umanità e non solo quelle più simboliche e blasonate come le Dolomiti.

Le montagne, intese come luoghi ricchi di valori, possono fungere da “argini” nei confronti della globalizzazione omologante, spaesante e distruttiva di ogni traccia di identità.

Spero che la Signora Raimonda Bianco Levrin, che ha trattato dei costumi valsoanini sul sito della Val Soana, non me ne vorrà se ho messo qui alcune foto dei vestiti al solo scopo di contribuire a diffondere su internet un aspetto della cultura delle nostre montagne che merita di non cadere nell’oblio, se pensiamo che questi costumi venivano indossati soprattutto nei rari ma veri momenti di festa durante le quali le comunità alpine amavano ritrovarsi genuinamente per condividere un po’ di spensieratezza e di sincera e sentita umanità (nelle Valli di Lanzo ho ancora avuto la fortuna di parteciparvi e devo ammettere che è stata davvero Festa e non quella specie di orgia consumistica che ormai si presenta un giorno sì ed uno no nella nostra fatiscente “civilità” di pianura).

Spero di aver fatto cosa gradita a colei o colui che è alla ricerca di questo stupendo esempio della cultura materiale delle nostre incantevoli vallate piemontesi.

Grazie ancora al misterioso e tenace utente di internet, che mi ha convinto a scrivere questo post, e alla Signora Raimonda Bianco Levrin.

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

4 Responses to Vestiti valsoanini

  1. popof1955 says:

    Adesso bisogna aspettare il suo commento, sperando non si faccia prendere dalla timidezza D)

  2. Anonimo says:

    Grazie a chi rispetta ed ama i miei monti e non pensa solo a sfruttarli. Grazie a chi considera i costumi tradizionali di una Valle come simbolo di una cultura.
    Grazie a Beppeley.
    Raimonda Bianco Levrin

    • Beppeley says:

      Grazie Raimonda.
      Pensa che proprio qualche momento fa stavo riflettendo sull’identità e su quanto essa sia importante per sentirsi bene sul proprio territorio. Per sentirsi bene nel mondo.

      Qualche pazzo ci ha fatto credere, fino a ieri, che la globalizzazione sarebbe stata la migliore medicina per il nostro Pianeta, che ci avrebbe reso tutti felici con la fine della povertà.

      Adesso corriamo il rischio, soprattutto nelle grandi città, di essere comunque più poveri di ieri e di non avere neanche un’identità.

      Nelle valli come la Val Soana ho scopreto che ci sono ancora tracce profonde di identità.

      Sono cose, queste, che fanno stare bene.

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