paesaggio@cai.it

Ecomostro dell’Alpe Bianca (Valle di Viù)

Riporto qui un estratto dell’editoriale della Rivista del Club Alpino Italiano (pubblicato nell’ultimo numero di agosto 2012), collegandomi a quanto ho scritto e documentato nel post “Alla ricerca del limite perduto”.

Un invito (valido anche per i non soci) ad aiutare il paesaggio delle nostre montagne a sopravvivere e a difenderlo documentando con fotografie gli esempi brutti, quelli che ci fanno sentire poco bene, e poco a nostro agio, quando ne incontriamo uno lungo le nostre escursioni.

Perché il “bene paesaggio” non lo comperiamo nell’iperstore o nell’outlet dietro casa. Non è un cosa da usare e gettare. Una volta devastato dalle pessime logiche della nostra epoca, così votata al consumo e al rifiuto, non lo riacquistiamo più.

La montagna e il suo brutto

Un racconto fotografico attraverso le vostre testimonianze

Secondo Lucio Gambi, uno dei più importanti geografi italiani del secolo scorso, il paesaggio è “l’insieme della realtà visibile che riveste o compone uno spazio più o meno grande, intorno a noi: cioè una realtà materiale che si sostanzia in forme, in fattezze visibili, rivestite di colori, e non di rado si esprime in suoni e odori”. Il paesaggio è dunque lo spazio percepito attraverso i nostri sensi ed elaborato da una complessa mediazione culturale ed inevitabilmente estetica (la nostra estetica, perché a culture ed epoche diverse si accompagna anche una diversa percezione del bello). Ma il paesaggio è anche molto di più: è un organismo pulsante di vita, con una storia precisa e un carattere in cui è possibile scorgere i segni lasciati da ogni epoca. E’ una sorta di gigantesco archivio vivente del nostro passato, è la realtà presente della nostra vita quotidiana, è la base su cui costruire il futuro. E’ l’espressione di uno stile, di un’identità collettiva, di un modo di vivere e di intendere il proprio mondo.

In montagna, più che altrove, andiamo alla ricerca del “bel paesaggio” che susciti in noi innanzitutto appagamento e meraviglia visiva, ma anche emozioni e sentimenti. Inevitabilmente cogliamo il bello e il brutto del paesaggio che stiamo osservando e indugiamo su entrambi, provando sentimenti diversi. E spesso siamo alle prese con un profondo turbamento davanti al brutto che l’uomo ha imposto anche alle montagne. In questa accezione il brutto della montagna è rappresentato da quegli elementi del paesaggio che secondo la nostra sensibilità si impongono come esteticamente sgradevoli, disarmonici, invadenti o più semplicemente brutti.

Il paesaggio come spazio percepito dai nostri sensi. Odori, suoni ed armonia sono elementi estetici del paesaggio che ci fanno stare bene

Vogliamo coinvolgere i soci e lettori per dare vita ad un racconto fotografico sulla montagna e il suo brutto. In pratica è nostra intenzione raccogliere testimonianze fotografiche sui segni lasciati dagli interventi dell’uomo che abbiano un impatto visivo particolarmente negativo nel paesaggio montano: tralicci e antenne, cave e altre cantieri, lottizzazioni e veri e propri ecomostri, impianti industriali, sbancamenti stradali, e via dicendo. Tutti noi incontriamo cose simili durante le escursioni o gli avvicinamenti alle montagne: purtroppo il nostro Paese ne è pieno. Non possiamo cancellare queste “brutture” con un colpo di bacchetta magica, e non le possiamo nemmeno ignorare. Possiamo però documentarle, creando un vero e proprio repertorio di immagini che vorremmo incrementare nel tempo con la collaborazione di tutti coloro che vorranno aiutarci. Inviateci le vostre fotografie all’indirizzo paesaggio@cai.it accompagnate da una breve didascalia, il nome dell’autore, l’indicazione di luogo e data della ripresa. L’invio non comporta la cessione dei diritti sulle immagini, che saranno utilizzate solo ed esclusivamente dal CAI ai fini della propria attività statutaria.

[…] Avevo 18 anni, ero innamorato, il paesaggio era così bello e facevo roccia con i miei amici…ero veramente felice.

“Quando sognavo l’Azaria”

Mario Rigoni Stern

8 pensieri su “paesaggio@cai.it

  1. Ancora la rivista di agosto non mi è arrivata, ma stavo anch’io pensando ad una cosa simile e di farne un filmato da caricare in you tube. Si invierò delle foto, perché sarebbe anche ora che non solo il sacchetto ma anche i tralicci tornassero a valle dopo l’uso, e certi fantomatici sport, come il trial, se proprio qualcuno vuole praticarlo, potrebbe farlo in estate sulle piste da sci, senza danneggiare i sentieri e i polmoni di chi incrociano.

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    1. Beppeley

      E’ un’ottima idea. Ogni tanto, tra un post ed un altro, dovremmo fare conoscere anche le cose più brutte della montagna.

      E’ facile e piacevole fare post sbandierando le cose belle di cui i nostri occhi si sono nutriti mentre siamo in giro nel tempo libero.

      Meno piacevole, meno da turisti “all inclusive”, testimoniare gli aspetti tristi del nostro mondo.

      Ma sicuramente molto più responsabile.

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  2. Marco Sartori

    Grandiosa idea! E l’immagine dell’Alpe Bianca in apertura dice tutto. Uno dei più grandi scempi di tutti i tempi che resta ad arruginire sotto il sole. E mi domando ancora: ma chi l’ha progettato dove è finito??
    Beppe,io di computer ci capisco poco… per accedere devo cliccare su “iscriviti”??
    Ciao, Marco

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    1. Beppeley

      Se clicchi su “iscriviti” potrai ricevere direttamente via mail i nuovi post dei Camosci.

      Per “postare” invcece (ovvero scrivere articoli e mettere foto) devo invitarti. A me fa molto piacere, ma se dici che di pc ci capisci poco, ti assicuro che non è semplice. Forse, se davvero ci tieni a scrivere su questo blog, dovremmo prima incontrarci di persona per spiegarti come si fa un post.

      Ti va l’idea?

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  3. Marco Sartori

    Ok, ti chiamo questa settimana che sono “su” così magari ci becchiamo. Magari non scrivo tantissimo, ma mi capita a volte di tirare fuori qualcosa di positivo (sono stato sulla Torre e ho un bel po’ di foto interessanti). Visto che mi trovo molto in siintonia con il blog potrei postare qualcosa.
    Ciao

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    1. Va benissimo! Basta che ci incontriamo in un luogo dove c’è una connessione veloce wireless…

      Ci fa piacere se vorrai postare qualche tua esperienza qui.

      Grazie.

      P.S.
      Se poi parli della Torre d’Ovarda… sono molto contento di leggere il tuo racconto e le foto, anche perché non ci sono mai andato.

      "Mi piace"

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