Le Alpi e Torino

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E’ a dir poco impressionante notare come sia così vicina la pianura quando la si guarda dall’alto, da punti di osservazione tra le montagne particolarmente privilegiati.

Allo stesso modo è a dir poco impressionante notare come dalla pianura, con le città da lei ospitate, siano così distanti le montagne.

La distanza che separa la pianura, da questo angolo di roccia e pascolo, da questo verde-grigio totemico, è la stessa che separa le visioni urbane dalle vette aguzze?

In questo “mondo altro”, su cui ci siamo posati in una magnifica giornata estiva, ci proiettiamo, per qualche ora, in altre civiltà, mentre laggiù, nella pianura modellata dalle esigenze e dagli imperativi della modernità, inquietanti interrogativi emergono, giorno dopo giorno, proprio su dove stiamo andando.

L’acqua, simbolo da sempre della vita, i pascoli, le rocce, le valli e la visione urbanocentrica: da quassù Torino sembra assediata da alture, soffocata in un recinto di questioni che non trovano soluzioni.

Una via di fuga temporanea ma oltremodo benefica per rimodellare le nostre domande e tornare laggiù: forse con qualche risposta. Questioni di prospettive e di angoli di osservazione.

Torino e le Alpi.

Le Alpi e Torino.

Anche così, se abbiamo voglia di faticare, possiamo trovare qualche sentiero da percorrere. Non solo fisicamente ma anche e soprattutto mentalmente.

Grazie a ventefioca, Paolo e flaco, meravigliosi “compagni di cordata” con i quali ho finalmente realizzato quel sogno di raggiungere mondi al di fuori di tutto, anche delle carte escursionistiche, seguendo le tracce di Gian Marco Mondino, escursionista d’eccezione nelle Valli di Lanzo.

Per saperne di più, ecco il link al bellissimo post di ventefioca: Vagabondi sul Samberné.

2 pensieri su “Le Alpi e Torino

  1. Splendida la foto – oltre al testo – che evidenzia il canaletto scavato nella roccia in cui l’acqua “piega” a destra e, invece di scendere ai Funs, si dirige (viene fatta dirigere…) sui pascoli del Samberné
    Gp

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  2. Come hai ragione Beppe, le montagne viste dalle città sembrano lontanissime, la città assorbe come una spugna e le fa anche dimenticare. Pensa che che 38 anni fa, quando arrivai a Milano dalla Sicilia, dopo un po’ ho capito che soffrivo la pianura. Solo quando tornavo a Messina la fuga sui Peloritani o sui Nebrodi era immediata. Anche se non superano i 2000 ci son sempre almeno 1000 mt di dislivello.

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